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News:    Il "TESTO UNICO" è stato pubblicato come D.Lgs. n. 81 del 09/04/08 sul Supplemento n. 108/L della G.U. n. 101 del 30/04/2008.

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NEWS

Dicembre 2008

 

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Le fonti sono riportate alla fine delle notizie. L'A.S.L. Az. Sicurezza Lavoro (www.aslsicurezzalavoro.it) non è responsabile del contenuto degli articoli riportati in questa pagina.

 

29/12/2008

 

Lavoro/ Istat: 10 mln occupati avverte fattore rischio salute  

Sono oltre 10 milioni gli occupati, pari al 44% del totale, che percepiscono nello svolgimento del proprio lavoro la presenza di almeno un fattore di rischio per la propria salute. Lo riferisce uno studio dell'Istat su salute e sicurezza sul lavoro relativo prendendo in considerazione il secondo trimestre del 2007. In particolare 8.706.000 lavoratori avvertono la presenza di fattori di rischio che possono compromettere la salute fisica, mentre 4.058.000 ritengono di essere esposti a rischi che potrebbero pregiudicare l'equilibrio psicologico. In rapporto agli occupati, emerge in modo netto il differenziale di genere: avverte il rischio di compromettere la salute fisica il 44% degli uomini contro il 26,7% delle donne, mentre per quanto riguarda i fattori di natura psicologica entrambi i generi si attestano sui livelli del valore medio pari al 17,4%. Per entrambe le tipologie la quota più alta risiede al Centro. Le classi di età più interessate dall'esposizione ai rischi risultano quelle centrali sia per i fattori di natura fisica (con il 39,4% della classe 35-44 e il 40,1% della classe 45-54 anni) sia per quelli di natura psicologica (per le due classi di età rispettivamente il 18,6% e il 20,9%). La componente straniera dell'occupazione avverte in misura maggiore rispetto a quella italiana l'esposizione ai fattori di rischio per la salute, in particolare per quelli di natura fisica (46,7% contro 36,7%) e in misura più lieve per quelli psicologici (19,1% contro 17,3%). Tra questi ultimi rientra il rischio derivante da carichi di lavoro eccessivi. I fattori di rischio per la salute fisica vedono maggiormente esposti gli operai, oltre la metà, e i lavoratori in proprio (42,2%), che sono le categorie più coinvolte nei lavori di tipo manuale mentre sul fronte dei rischi che impattano sull'equilibrio psicologico sono i dirigenti quelli maggiormente esposti con il 26,4%. La maggiore concentrazione di persone esposte a rischi per la salute fisica si registra nei settori delle costruzioni (63,4%), agricoltura (54,3%), trasporti (48,3%), sanità (45,5%) e attività manifatturiere (44,7%). Anche nel settore della pubblica amministrazione si registra una quota cospicua pari al 35,7%, che si riduce al 26,6% se si escludono da questa i dipendenti dei settori più esposti quali la sicurezza nazionale, ordine pubblico e difesa nazionale, vigili del fuoco e protezione civile. I comparti della sanità e alberghiero sono gli unici in cui questi fattori di rischio sono percepiti in misura maggiore dalle donne. I fattori di rischio di tipo psicologico sono percepiti maggiormente tra le persone che lavorano nella sanità (26%), trasporti (24,6%) e pubblica amministrazione (23%). Il rischio di infortunio è quello maggiormente percepito: oltre un quinto degli occupati (4.915.000) ne avverte la presenza. Come avviene anche per gli altri fattori c'è una forte differenza a livello di genere (27,3% degli uomini contro 11,5% delle donne). La categoria professionale più esposta a questo fattore è quella degli operai dove quasi uno su tre percepisce questo tipo di rischio, mentre quello delle costruzioni è il settore a più elevata esposizione con il 45% degli occupati, seguito da trasporti (32,3%) e agricoltura (31,8%). Tra i fattori di natura psicologica quello prevalente risulta il carico di lavoro eccessivo, citato dal 14,5% degli occupati. Le manifestazioni di prepotenza e discriminazione o di minacce o violenze fisiche sono avvertite da una quota più bassa di lavoratori (rispettivamente 4,6% e 1,6%). Se considerate in termini assoluti, riguardano nel caso di prepotenza e discriminazione oltre un milione di occupati, mentre nel caso di minacce o violenze fisiche 381mila. Le donne, con il 5,4%, mostrano una maggiore esposizione degli uomini (4,1%) a fenomeni di prepotenza e discriminazione mentre, per quanto riguarda le minacce e le violenze fisiche, entrambi i sessi si attestano intorno al valore medio. Nel secondo trimestre 2007 gli occupati e i non occupati che hanno svolto un lavoro nei precedenti dodici mesi sono risultati pari a 25.116.000: il 50,1% al Nord, il 20,6% al Centro e il 29,3% nel Mezzogiorno. Il numero di eventi infortunistici, pari a 1.066.000 è in linea con i dati dell'Inail. Le persone che hanno dichiarato di aver subito un infortunio sul luogo di lavoro o durante il tragitto casa-lavoro nell'arco dell'ultimo anno sono 937.000 e costituiscono il 3,7% di coloro che svolgono o hanno svolto un'attività lavorativa negli ultimi dodici mesi. Il 72,4% degli infortunati è rappresentato da uomini, il 27,6% da donne. Le persone che hanno dichiarato di aver subito un infortunio sul luogo di lavoro sono 672.000, mentre il numero di coloro che hanno dichiarato di essere stati vittima di un infortunio nel tragitto tra casa e il luogo di lavoro è pari a 283.000. 


Fonte: economia.alice.it
 

 

Più infortuni sul lavoro in aziende giovani e guidate da imprenditori stranieri  

Provincia di Perugia e Inail hanno sottoscritto un protocollo di intesa finalizzata alla prevenzione del fenomeno sul territorio proviciale: il progetto "Imprendosicuro" prevede dei corsi gratuiti

Sono le imprese guidate da neo-imprenditori e quelle guidate da imprenditori cittadini stranieri di Paesi UE ed extra-UE le categorie aziendali più esposte al rischio infortunistico. A rilevarlo è uno studio del fenomeno infortunistico e delle tecnopatie nella provincia di Perugia svolto dal Comitato Consultivo Provinciale INAIL (CO.CO.PRO), dal quale è emerso anche come solo nel 2008 siano state 4.700 le nuove imprese a carattere individuale sorte nel territorio.
Il calo del 15% degli infortuni mortali sul lavoro registrato nell’anno in corso non allenta la preoccupazione degli enti territoriali impegnati per abbattere il triste primato umbro di questo tipo di incidenti. Da qui la scelta maturata in seno allo stesso Comitato e alla Direzione Provinciale INAIL di sviluppare un'iniziativa specifica sul tema della prevenzione infortunistica, e a sottoporre ad altri soggetti un accordo specifico per “azioni integrate di informazione e formazione per neo-imprenditori e imprenditori cittadini stranieri”.

La firma del protocollo d’intesa in questione è avvenuta questa mattina in Provincia, ad opera di Alessandra Ligi (Direttrice provinciale Inail di Perugia), Giuseppe Siniscalchi (Co.Co.Pro. Inail Perugia), Mario Pera (Camera di Commercio), Giuliano Granocchia (Assessore provinciale alle Politiche del Lavoro, Formazione e Pubblica Istruzione), Giancarlo De Vecchi (Direzione provinciale del lavoro).
Con questa intesa, i soggetti firmatari aderiscono all'iniziativa denominata "Imprendosicuro" proposta dall'Inail - Co.Co.Pro. di Perugia e Direzione Provinciale di Perugia, finalizzata alla prevenzione del fenomeno infortunistico nel territorio provinciale.

Due gli obiettivi principali che si sono posti di perseguire i soggetti firmatari: uno informativo per migliorare le conoscenze della popolazione provinciale di imprenditori in ordine alle loro responsabilità e connesse questioni inerenti la tutela della salute e della sicurezza, ed un obiettivo formativo consistente nel migliorare le competenze dei neo-imprenditori e degli imprenditori cittadini stranieri in ordine alle problematiche della prevenzione e della sicurezza.
Su questo versante è previsto un corso specifico, gratuito, rivolto ad un numero congruo di neo-imprenditori e imprenditori stranieri non obbligati all’istituzione del servizio di prevenzione e protezione all’interno dell’azienda, della durata minima di 18 ore, da svolgere nei principali centri umbri.


Fonte: iltamtam.it
 

 

SICUREZZA LAVORO: ISTAT,UN OCCUPATO SU DUE TEME PER SALUTE 

Roma - Quasi un lavoratore su due percepisce la presenza di almeno un fattore di rischio per la salute durante lo svolgimento del proprio lavoro. Il dato emerge dal rapporto "Salute e sicurezza sul lavoro" curato dall'Istat per il secondo trimestre del 2007. Oltre 10 milioni di occupati, il 44% del totale, avverte la presenza di rischi per l'integrità fisica e per l'equilibrio psicologico. E la percezione è più forte tra gli stranieri: il 46,7% contro il 36,7% degli italiani. La maggiore concentrazione di persone esposte a rischi si registra nei settori delle costruzioni (63,4% degli occupati), dell'agricoltura (54,3%), dei trasporti (48,3%), della sanità (45,5%) e del manifatturiero (44,7%). Non 'sfigura' la pubblica amministrazione con un cospicuo 35,7%. I fattori di rischio di tipo psicologico sono percepiti maggiormente tra le persone che lavorano nella sanità (26%), nei trasporti (24,6%) e nella pubblica amministrazione (23%).
L'infortunio e' il fattore di rischio più percepito: ne avverte la presenza oltre un quinto degli occupati (4.915.000).
Il 16% dei lavoratori e' preoccupato dell'esposizione a sostanze chimiche e il 14% a rumori e vibrazioni. Tra i fattori di natura psicologica prevale il carico di lavoro eccessivo (14,5%), ma oltre un milione di occupati dice di essere preoccupato dalla prepotenza e dalla discriminazione da parte dei superiori. Un timore, questo, avvertito particolarmente dalle donne impiegate nel settore della pubblica amministrazione. Il rapporto dell'Istat evidenzia come nel secondo trimestre del 2007 2 milioni 797 mila persone hanno sofferto di problemi di salute causati o aggravati dall'attività lavorativa (6,9%). A causa del massiccio utilizzo dei computer, sono in costante aumento i problemi alla vista per impiegati e collaboratori. Sono stati 1 milione 66 mila gli eventi infortunistici rilevati nel periodo considerato dall'Istat e 88 mila hanno riguardato gli immigrati. In seguito agli infortuni, oltre un quarto degli intervistati dichiara di essersi assentato dal lavoro per un mese o più e il 16,2% da due settimane a un mese. Nel tragitto percorso per arrivare da casa a lavoro, infine, 283 mila occupati hanno subito un infortunio, l'1,1% del campione considerato.


Fonte: agi.it
 

 

INAIL - consultabile il numero 221 del servizio di documentazione multimediale INAIL.DOCMULT  

Appalti Pubblici
-Determinazione 8 ottobre 2008 - Utilizzo del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa negli appalti di lavori pubblici
(normativa)
http://gazzette.comune.jesi.an.it/2008/273/2.htm


Concorsi
-"Unione europea e cittadinanza": la Commissione lancia un concorso destinato a tutti igiovani nell'Unione europea
(concorso)
http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/08/1833&format=HTML&aged=0&language=IT&guiLanguage=fr


Congressi e convegni
-Economia e diritto del lavoro
(Seminari - Milano, 19 - 26 gennaio - 9 febbraio 2009)
http://www.lex.unict.it/eurolabor/ricerca/eventi/febbraio09/c090209.pdf


Contabilità
-Regolamento (CE) n. 1126/2008 della Commissione del 3 novembre 2008 che adotta taluni principi contabiliinternazionali conformemente al regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio
(Regolamento)
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:320:0001:0481:IT:PDF


Diritti Fondamentali
-R. Dickmann: "Il rilievo nel diritto internazionale dei diritti umani nell'interpretazione costituzionale"
(articolo)
http://federalismi.it/applMostraDoc.cfm?Artid=11458&content=Il+rilievo+del+diritto+internazionale+dei+diritti+umani+nell'interpretazione+costituzionale&content_author=Renzo+Dickmann

 
Finanza e Fisco
-Agenzia Entrate: non imponibile il 28% degli straordinari 2008 per gli autotrasportatori
(istruzioni operative)
http://www.agenziaentrate.gov.it/ilwwcm/resources/file/eb4f1c4dd0a6de0/PROV%20TO%20DIR%20AE%20-%20STRAORDINARI%20AUTOTRASPORTO%2026%2011%2008.pdf

-La Finanziaria 2009 definitiva
(normativa)
http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=86615&idCat=54


Lavori atipici
-Le novità "in progress" sul lavoro accessorio e differenze con altri rapporti "atipici"
(articolo)
http://www.dplmodena.it/LAV_ACC_COMMERCIO.doc


Mercato del Lavoro
-Più tutela UE dei lavoratori tramite agenzie interinali
(articolo)
http://www.aziendalex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=86616&idCat=394

-Collaborazioni coordinate e continuative nella modalità a progetto e attività dei call center. Chiarimenti in merito alla corretta applicazione delle circolari ministeriali n. 1/2004, n. 17/2006 e n. 4/2008
(circolare INPS)
http://www.inps.it/circolari/Circolare%20numero%20111%20del%2017-12-2008.htm

-Corte Costituzionale, Sentenza n. 399 del 5 dicembre 2008
(sentenza)
http://www.eius.it/giurisprudenza/2008/158.asp


Mobbing
-Annuncio di una proposta di legge di iniziativa popolare
(comunicazione)
http://gazzette.comune.jesi.an.it/2008/280/4.htm


Pubblica Amministrazione
-DDL Brunetta approvato al Senato
(articolo)
http://www.funzionepubblica.it/ministro/salastampa/notizie/5929.htm


Innovazione
-Protocollo d'intesa tra il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione e il Ministro della Giustizia per la realizzazione di programmi di innovazione digitale
(protocollo d'intesa)
http://www.giustizia.it/data/multimedia/2624.pdf


Rapporto di lavoro
-Consiglio di Stato, Sentenza n. 6208 del 15 dicembre 2008
(sentenza)
http://www.infocds.it/public/articoli/pdf/Sentenza_CdS_6208_2008_ordineillegittimo.pdf


Sistema sociale
-Contenuti dell'Annuario statistico italiano 2008
(Dossier)
http://www.istat.it/dati/catalogo/20081112_00/contenuti.html


Trattamento dei dati personali
-Garante Privacy: semplificazione delle misure minime di sicurezza
(articolo)
http://www.filodiritto.com/index.php?azione=archivionews&idnotizia=1680


Welfare
-Annuncio di una proposta di legge di iniziativa popolare
(comunicato)
http://gazzette.comune.jesi.an.it/2008/282/2.htm


Fonte: inail.it
 

 

Scuola. Dall'Inail 50 milioni per la sicurezza e l'accessibilità 

L'Istituto sblocca cinquanta dei cento milioni di euro previsti per il triennio 2007-09 per adeguare gli edifici scolastici alle disposizioni in tema di sicurezza, igiene e abbattimento delle barriere architettoniche. Interventi anche nel campo dell'edilizia sanitaria e dell'artigianato.

ROMA - L'Inail ha sbloccato 50 milioni di euro, dei 100 previsti per il triennio 2007-2009, per adeguare gli edifici scolastici alle disposizioni in tema di sicurezza, igiene e abbattimento delle barriere architettoniche. I fondi saranno attribuiti, in base alla graduatoria del 2008, agli enti pubblici proprietari di edifici scolastici di istruzione secondaria di primo e secondo grado. "E' un'iniziativa di grande rilevanza - ha commentato il neo-presidente di Inail, Marco Fabio Sartori - soprattutto alla luce dei recenti eventi tragici come quello del crollo del liceo di Rivoli".

Quasi 80 milioni per gli investimenti in sanità, riduzione dei premi dovuti dalle aziende artigiane e 50 milioni per la messa in sicurezza degli edifici scolastici. Sartori ha autorizzato l'impiego di ingenti risorse in settori di particolare interesse sociale. Tra i primi obiettivi ci sarà l'acquisto di immobili per il complesso ospedaliero di Cona (Ferrara) e per il Centro di formazione per disabili a Padova. Previsto anche il recepimento degli articoli della legge finanziaria che prevedono la riduzione dei premi assicurativi per gli artigiani. Tali disposizioni prevedono la riduzione dei premi dovuti dalle aziende artigiane da riconoscere prioritariamente alle aziende che abbiano effettuato interventi prevenzionali nell'ambito di piani pluriennali concordati tra le parti sociali e che non abbiano denunciato infortuni nell'ultimo biennio. La presidenza Sartori punterà anche sui progetti di adeguamento degli edifici scolastici alle disposizioni in materia di sicurezza e igiene del lavoro. L'entità delle risorse da destinare all'iniziativa per il triennio 2007-2009 era già stata determinata dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'Inail in 100 milioni, di cui 30 milioni per l'anno 2007. Ecco, nello specifico, i dettagli delle tre delibere approvate dall'Inail.

Tariffe ridotte per l'artigianato. La riduzione dei premi assicurativi per gli artigiani si inserisce nell'ambito dei commi 780 e 781 dell'articolo 1 della Finanziaria 2007. Le disposizioni della legge prevedono il riconoscimento di uno sgravio dei premi (a partire dal 1° gennaio 2008) a favore di quelle aziende che hanno effettuato interventi prevenzionali nell'ambito di piani pluriennali concordati tra le parti sociali e che - in regola con gli adempimenti contributivi e con le disposizioni del Testo unico sulla sicurezza - non hanno denunciato infortuni nell'ultimo biennio. La delibera dell'INAIL, così, stabilisce tale riduzione nella misura del 2% sull'ammontare complessivo dei premi per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dovuti per il 2008, riservando all'Istituto la facoltà, per il 2010, di provvedere a un conguaglio in negativo dell'importo nel caso le aziende non aderiscano ai piani pluriennali di prevenzione (a seguito, naturalmente, di opportune verifiche). Secondo Sartori "si tratta di un provvedimento che riconosce al settore artigiano l'importanza che riveste nel tessuto economico-produttivo del Paese".

Investimenti in edilizia sanitaria. Ammonta a 65.200.000 euro e a 13.650.000 euro (esclusi gli oneri fiscali) gli stanziamenti promossi dall'INAIL per l'acquisto in forma diretta rispettivamente degli immobili di Cona (Ferrara) e Padova (già ricompresi nei piani deliberati dal Consiglio d'Amministrazione dell'Ente nel 2005) da adibire al settore sanitario. "Si tratta di un investimento di grande importanza che dimostra la volontà e la capacità di Inail di proseguire nello sviluppo di centri sanitari e riabilitativi di altissimo livello", ha commentato Sartori. "A Cona verrà, infatti, realizzato un nuovo complesso ospedaliero, mentre a Padova l'immobile verrà destinato alla formazione a favore di persone disabili. In questo modo contiamo di essere sempre più presenti sul territorio, partecipando attivamente allo sviluppo sociale delle comunità".

Messa in sicurezza delle scuole. Cinquanta milioni di euro, infine, sono stati deliberati da Sartori per il finanziamento di progetti per l'adeguamento di edifici scolastici e l'abbattimento delle barriere architettoniche (come previsto dall'articolo 1, comma 626, della legge finanziaria 2007). L'entità delle risorse da destinare all'iniziativa per il triennio 2007-2009 era già stata determinata dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'INAIL in 100 milioni di euro, 30 milioni dei quali per l'anno 2007. L'INAIL ha deliberato, dunque, la prosecuzione dell'iniziativa, disponendo che le graduatorie del 2008 saranno utilizzate anche per l'erogazione della terza annualità del finanziamento, fino a concorrenza dei 20 milioni di euro previsti per l'anno 2009, ad esaurimento dell'importo complessivo per il triennio. Destinatari del finanziamento sono Enti locali proprietari di edifici scolastici pubblici di istruzione secondaria di primo e secondo grado. "Si tratta di un'iniziativa di grande rilevanza", ha commentato Sartori, "soprattutto alla luce dei recenti eventi tragici come quello del crollo del liceo di Rivoli". A breve uscirà il bando, che sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale e - oltre che sul sito dell'INAIL - anche su quello del ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.


Fonte: inail.it
 

 

Morti bianche, Maroni annuncia i nuclei speciali dei Vigili del Fuoco 

22 dicembre 2008. Il nuovo corpo sarà avviato nel 2009 e avrà finalità di assistenza alle imprese per garantire la sicurezza dei lavoratori. Il ministro: "Mai più tragedie come alla ThyssenKrupp"

ROMA - Nel 2009 il ministero dell'Interno istituirà presso il corpo nazionale dei Vigili del Fuoco dei "nuclei specialisti" dedicati all'assistenza delle imprese per garantire la sicurezza dei lavoratori. Lo ha annunciato oggi il ministro Roberto Maroni nella conferenza stampa di fine anno. "In questo modo potremo evitare tragedie come quella della Thyssen Krupp" ha sostenuto il numero uno del Viminale. "A tal fine entro marzo assumeremo circa 1.400 nuovi Vigili del Fuoco da dedicare al sostegno e allo sviluppo dei nuclei per l'assistenza alla sicurezza delle imprese".

"Contrariamente a quanto qualcuno va dicendo abbiamo un corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile in buona salute, molto motivato e in grande efficienza", ha continuato Maroni. "Rispetto agli incendi, ad esempio, tutti i dati nel 2008 hanno un segno 'meno' davanti, soprattutto grazie alla prevenzione fatta. Quest'anno abbiamo completato il censimento di tutte le aziende a rischio di elevato incidente, la cosiddetta "direttiva Severo", e nel 2009 vogliamo completare questa azione garantendo un maggiore livello di sicurezza". Per questo, ha concluso Maroni, nasceranno "i nuclei specialisti dei Vigili del Fuoco per assistenza alle imprese, per l'intervento nelle imprese in caso di incidente e per garantire, soprattutto, la sicurezza dei lavoratori".

Fonte: inail.it
 

 

Sicilia, un "bollino verde" per la aziende a misura di sicurezza 

22 dicembre 2008. Firmato un protocollo d'intesa tra INAIL e Confindustria per la promozione di agevolazioni a favore delle imprese che si impegnano maggiormente sul fronte della prevenzione degli infortuni


PALERMO - Un "bollino verde" per le aziende sicure. E' uno degli incentivi previsti dal protocollo d"intesa siglato dal direttore regionale dell'INAIL, Carlo D'Amato, e dal consigliere di Confindustria Sicilia delegato alla Sicurezza sul lavoro, Enzo Taverniti. Fra i benefici che saranno definiti a favore delle aziende che si impegneranno sul fronte della prevenzione per ottenere la "certificazione verde", anche la possibilità di utilizzare, attraverso azioni mirate di supporto, i previsti benefici contributivi per la riduzione dei premi obbligatori da versare annualmente all'INAIL. A tal fine è stato costituito un gruppo di lavoro - coordinato da Maurizio Termini per Confindustria Sicilia e da Pietro La Spisa per l'INAIL, - che monitorerà le iniziative e i risultati ottenuti. In particolare, attraverso l'accordo, Confindustria Sicilia e INAIL realizzeranno campagne informative per spiegare che gli infortuni rappresentano un costo sociale e che gli investimenti nel settore della prevenzione si traducono in un sostanziale risparmio e incrementano la responsabilità sociale delle imprese.

Fra le numerose attività che saranno svolte in sinergia: la promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro, l'assistenza e formazione (rivolta a lavoratori e responsabili aziendali) per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, diffusione della cultura della legalità e della sicurezza, incentivi per l'adozione in azienda delle linee guida per la formazione sulla sicurezza, la realizzazione di un sistema di gestione della salute e della sicurezza sul lavoro, la promozione della diffusione dei criteri di qualità per la salute nei luoghi di lavoro e la campagna di sensibilizzazione sui temi della responsabilita' sociale e della certificazione etica.


Fonte: inail.it
 

 

Garante Privacy: in Gazzetta il nuovo modello per le notificazioni| 

E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 287 del 9 dicembre 2008 la Deliberazione del Garante Privacy del 22 ottobre 2008 recante Semplificazioni al modello utilizzato per effettuare le notificazioni al Garante

Con tale atto si è deliberato di introdurre talune semplificazioni al modello utilizzato per effettuare le notificazioni al Garante, approvando il nuovo modello di notificazione riportato nell'allegato A al provvedimento che sarà reso disponibile e operativo sul sito Internet del Garante (http://www.garanteprivacy.it) entro sessanta giorni. L'introduzione del nuovo modello non comporta, per ciò stesso, l'obbligo di effettuare una nuova notificazione da parte dei soggetti che l'abbiano già effettuata.


Fonte: amblav.it
 

 

Misure di sicurezza dati personali: in Gazzetta il Provvedimento del Garante del 27 novembre 2008 

E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 287 del 9 dicembre 2008 il Provvedimento del Garante del 27 novembre 2008 recante Semplificazione delle misure minime di sicurezza contenute nel disciplinare tecnico, di cui all'allegato B) al codice in materia di protezione dei dati personali

Tale provvedimento individua modalità semplificate di applicazione delle misure minime di sicurezza contenute nel disciplinare tecnico di cui all'allegato B) al codice in materia di protezione dei dati personali.
I soggetti che trattano dati personali sono tenuti a proteggerli attraverso adeguate misure di sicurezza.
Alcune di esse sono individuate puntualmente dal codice e delineano il livello minimo di protezione dei dati: si tratta delle misure indicate dagli articoli 33 ss. del codice, da adottare nei modi previsti dall'allegato B).
Di recente sono state introdotte con disposizione di legge alcune semplificazioni relative ai trattamenti effettuati con strumenti elettronici da parte dei soggetti che utilizzano soltanto dati personali non sensibili e che trattano, come unici dati sensibili, quelli inerenti allo stato di salute o alla malattia dei propri dipendenti e collaboratori anche a progetto, senza indicazione della relativa diagnosi, ovvero all'adesione a organizzazioni sindacali o a carattere sindacale.
Per questi casi, la tenuta di un aggiornato documento programmatico sulla sicurezza (art. 34, comma 1, lett. g) del Codice) e' stata sostituita da un obbligo di autocertificazione (resa dal titolare del trattamento ai sensi dell'art. 47 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445) di trattare soltanto tali dati in osservanza delle altre misure di sicurezza
prescritte (art. 29 d.l. 25 giugno 2008, n. 112, come modificato dalla legge di conversione 6 agosto 2008, n. 133).
In relazione ai trattamenti sopra menzionati, nonché a quelli effettuati da chiunque per correnti finalità amministrative e contabili in particolare presso piccole e medie imprese, liberi professionisti e artigiani, il Garante individua, mediante questo provvedimento, modalità semplificate di applicazione dell'allegato B) sentito il Ministro per la semplificazione normativa

Fonte: amblav.it
 

 

Modello Unico di Dichiarazione Ambientale per il 2009: in. G. U. il D.P.C.M. 2 dicembre 2008 

E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 294 del 17 dicembre 2008 (S.O. n. 278) il decreto recante "Approvazione del modello unico di dichiarazione ambientale per l'anno 2009"

Il decreto consta di 3 articoli ed un allegato.
L'articolo 1 prevede che "Il modello di dichiarazione allegato al proprio decreto del 24 dicembre 2002, come rettificato con decreto 24 febbraio 2003 ed integrato con il proprio decreto 22 dicembre 2004, con le relative istruzioni, e' sostituito dal modello e dalle istruzioni allegate al presente decreto.
2. Il modello adottato con il presente decreto sarà utilizzato per le dichiarazioni da presentare, entro il 30 aprile 2009, con riferimento all'anno 2008, da parte dei soggetti interessati."
Ai sensi dell'articolo 2, poi, "I produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche di cui al decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, entro il 30 aprile
2009, presentano la comunicazione AEE scheda «IMMA EE: apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato» del modello allegato al presente decreto sia per l'anno 2008, con riferimento alle AEE immesse sul mercato nell'anno 2007, sia per l'anno 2009, con riferimento alle AEE immesse sul mercato nell' anno 2008, compilando due schede distinte."
In ultimo, l'articolo 3 dispone che "L'accesso alle informazioni e' disciplinato dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195."

Fonte: amblav.it
 

 

Elettra2000: misure ed interventi per la protezione dei lavoratori dall’esposizione ai campi elettromagnetici 

"La protezione dei lavoratori dall’esposizione ai campi elettromagnetici: misure ed interventi" è il tema della Giornata di studio promossa da Elettra 2000 per affrontare il tema della sicurezza dei lavoratori alla luce delle modifiche normative introdotte dal Testo Unico pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 30 aprile 2008, con particolare riferimento all’entrata in vigore delle nuove norme in materia di protezione dei lavoratori dalle esposizioni ai campi elettromagnetici.

Il nuovo Testo Unico ridisegna la materia della salute e sicurezza sul lavoro le cui regole, fino ad oggi contenute in una lunga serie di disposizioni succedutesi nell’arco di quasi sessanta anni, sono state rivisitate e collocate in un’ottica di sistema.

La Giornata di studio di Elettra 2000, consorzio costituito dalla Fondazione Ugo Bordoni, dalla Fondazione Guglielmo Marconi e dall’Università di Bologna, è stata occasione di approfondimento del tema della tutela dall’esposizione ai campi elettromagnetici in ambiente di lavoro e degli aspetti operativi legati agli obblighi introdotti dal Testo Unico.

Dopo l’apertura dei lavori di Gabriele Falciasecca della Fondazione Guglielmo Marconi, Mario Frullone del Consorzio Elettra 2000, ha moderato i lavori della sessione della mattinata. Tra i partecipanti, Omar Nicolini del Servizio di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro dell’azienda USL di Modena, ha descritto la legislazione per la prevenzione dei rischi da campi elettromagnetici sul luogo di lavoro. Paolo Vecchia, ISS (Istituto Superiore di Sanità), ICNIRP (International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection), ha affrontato il tema degli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute, tra conoscenze e incertezze.

Quale ruolo nella prevenzione del rischio da campi elettromagnetici del medico competente? A questa domanda ha risposto Fabriziomaria Gobba Università di Modena e Reggio Emilia, Medicina del Lavoro, illustrando i requisiti richiesti al medico competente e l’attività svolta.

Claudia Cevenini e Alessandro Rocchi, CIRSFID (Centro Interdipartimentale di Ricerca in Storia del diritto, Sociologia e Filosofia del diritto e Informatica) Università di Bologna, hanno presentato una relazione sui profili di responsabilità connessi alla valutazione dei rischi, introducendo il quadro normativo italiano in cui la normativa di settore è affiancata dai principi generali in tema di responsabilità previsti dall’ordinamento giuridico italiano.

Paolo Rossi, Dipartimento Igiene del Lavoro ISPESL (Istituto Superiore per la Prevenzione E la Sicurezza del Lavoro), ha dedicato il suo intervento ad esempi pratici di valutazione dell’esposizione esposizione a campi elettromagnetici nelle attività lavorative, portando ad esempio i valori di emissione di diverse macchine in vari ambienti industriali.

Giuseppe Sgorbati, ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) Lombardia, ha proposto una relazione che ha sottolineato i tratti salienti che contraddistinguono gli approcci adottati per il pubblico e i lavoratori in materia di esposizione ai campi elettromagnetici.

Nel programma è stata prevista una tavola rotonda dedicata alle esperienze delle realtà locali private ed istituzionali interessate al tema della esposizione dei lavoratori, moderata da Francesco Saverio Violante, Università degli Studi di Bologna, Dipartimento Medicina Interna, dell’Invecchiamento e Malattie Nefrologiche, cui sono intervenuti, Giuseppe Monterastelli, Direzione Generale Sanità e Politiche Sociali Regione Emilia Romagna, Leonildo Morisi, SIRS (Servizio Informativo per Rappresentanti della Sicurezza) Emilia-Romagna, Luca Maria Neri dell’AIAS (Associazione Italiana fra gli Addetti alla Sicurezza ), Gianluca Rusconi Confindustria Emilia-Romagna e Silvia Violanti ARPA Emilia-Romagna, che hanno parlato dei diversi ruoli operativi sul territorio che competono alla gestione della sicurezza dei lavoratori dall’esposizione ai campi elettromagnetici. .

La promozione di una giornata studio sulla protezione dei lavoratori dall’esposizione ai campi elettromagnetici è solo una delle iniziative che Elettra 2000 sta promuovendo per la diffusione della conoscenza scientifica in materia di elettromagnetismo. Infatti, alla luce delle modifiche del Testo Unico che inseriscono tra gli agenti fisici oggetto di valutazione anche i campi elettromagnetici, il consorzio mette a disposizione di soggetti privati e istituzionali piani di informazione e formazione specifici per la divulgazione della conoscenza tecnica e scientifica sul tema della sicurezza dei lavoratori in relazione alla esposizione ai campi elettromagnetici.

A tale proposito, Elettra2000 si propone come soggetto di riferimento per:

  • Attività didattica e di aggiornamento professionale rivolte ad operatori di enti pubblici e privati operanti nel settore della sicurezza sul lavoro;

  • Rilevazioni strumentali per la valutazione dell’esposizione e analisi elettromagnetica attraverso valutazioni modellistiche;

  • Attività mirate di comunicazione, con particolare riferimento a giornate di studio di approfondimento su specifici aspetti legati alla sicurezza (normativa, valutazione e misure dei campi elettromagnetici, effetti sanitari);

  • Organizzazione di tavole rotonde, convegni, congressi, conferenze, dibattiti finalizzati alla costruzione del rapporto informativo e comunicativo con i cittadini e i lavoratori;

  • Progetti culturali ed educativi indirizzati ai giovani (Elettra 2000 ha promosso nel corso dell’Anno Scolastico 2007-2008 un Concorso per le scuole medie superiori dedicato alla sicurezza dei lavoratori);

  • Valutazione, selezione e diffusione di notizie e documenti che contengano aspetti di interesse rilevante relativamente all’impatto sanitario, sociale ed ambientale dell’uso delle onde elettromagnetiche in senso lato.

Elettra2000 ha realizzato un portale dedicato alla sicurezza dei lavoratori, articolato in tre sezioni: Normativa & Adempimenti; Sorgenti, Tecnologia & Strumentazione; Attività di supporto alle Aziende.


Fonte: key4biz.it
 

 

I doveri del committente di lavori edili - Questo il tema a cui è dedicata buona parte della puntata di 'Edilizia sicura' tv 

I doveri del committente di lavori edili

A questo tema è dedicata buona parte della puntata di 'Edilizia sicura' tv che andrà in onda da natale in poi (eccezionalmente per tre settimane tenendo conto del periodo delle festività).
Si danno alcuni suggerimenti ai proprietari di casi e ai condomini.
Intervengono l'ing. Antonio Mazza, Presidente IIPLE, Rina Capponi, Responsabile Edili CISL della provincia di Bologna, Mauro Vignoli, imprenditore edile, Franco Turri, della Commissione nazionale CPT.
Sempre sul tema dei doveri del committente, viene messa in onda una informazione per i lavoratori e imprenditori di lingua araba.
Vengono inoltre trasmessi uno spot sulla sicurezza sul lavoro prodotto dalla Provincia di Brescia e un cartone animato NAPO realizzato dall'Agenzia europea sulla sicurezza (OSHA) in collaborazione con INAIL.
Nella parte finale vengono trasmesse un'intervista con il Direttore regionale INAIL Emilia-Romagna,dott.Alessandro Crisci, che riassume i contenuti principali del Rapporto INAIL regionale su attività dell'ente e infortuni nel 2007, e successivamente un intervento del Vescovo di Imola, mons.Tommaso Ghirelli, sul tema della prevenzione infortuni ed etica.
Al termine, va in onda MIKROKOSMOS - Coro multietnico di Bologna con un canto dell'Est europeo.

Gli orari di messa in onda della trasmissione tv su E’Tv, SKY, Canale 11 e su Radio CittàFujiko nel volantino scaricabile all'indirizzo:

http://www.cpto.it/ES_definitivo.pdf.pdf


Fonte: edili.com
 

 

Procedura DURC - Chiarimenti  

Circolare n. 34 del 15 dicembre 2008

Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali pubblica la Circolare n. 34 del 15 dicembre 2008, d'intesa con INPS e INAIL al fine di fornire ulteriori chiarimenti legati sia alle procedure amministrative per la concessione dei benefici di carattere contributivo, sia gli adempimenti che sono posti a carico dei datori di lavoro.

Parte integrante della circolare l'allegata dichiarazione, in autocertificazione, per i benefici contributivi INPS e/o INAIL.

Circolare n. 34 del 15 dicembre 2008 (formato .pdf 0,89 Mb)

Per ulteriori approfondimenti:

Circolare n. 5 del 30 gennaio 2008 (formato .pdf 3,3 Mb)


Fonte: lavoro.gov.it
 

18/12/2008

 

I quesiti sul decreto 81/08: aggiornamento della valutazione dei rischi 

Chiarimenti circa la scadenza del primo gennaio 2009 per l’adeguamento della valutazione dei rischi. Che validità ha il DVR redatto secondo le disposizioni del D.Lgs. 626/94?

Presentiamo due quesiti che forniscono chiarimenti circa l’obbligo di adeguamento della valutazione dei rischi al D.Lgs. 81/08 e la scadenza del primo gennaio 2009. Da questa data, a meno che non intervengano proroghe dell’ultimo minuto, l’adeguamento della valutazione dei rischi alle nuove prescrizioni del decreto 81/08 è obbligatorio, ma fino alla data dell’entrata in vigore di tale obbligo è sufficiente la valutazione redatta ai sensi del D.Lgs. 626/94.

Primo quesito
Una azienda che ha effettuato la valutazione dei rischi ai sensi del D. Lgs 626/94 entro il 15/05/2008 (data di entrata in vigore del testo unico sulla sicurezza), cosa deve fare entro il 1° gennaio 2009 per trovarsi in regola con la normativa una volta che è pienamente in vigore il testo unico? E se una azienda la valutazione dei rischi la deve effettuare oggi e comunque prima del 1° gennaio 2009 è tenuta a farla seguendo le disposizioni dell'art. 17, comma 1, lettera a) e quelle dell'art. 28 del Testo Unico?

Risposta
Se una azienda al 15 maggio 2008 era in regola con il D. Lgs. n. 626/1994 e s.m.i. ha solo l’obbligo di rivedere la valutazione dei rischi per adeguarla alle nuove disposizioni previste dall’art. 28 del D. Lgs. n. 81/2008 entro il 1° gennaio 2009, data a partire dalla quale, secondo la modifica al D. Lgs. n. 81/2008 apportata con l'art. 4 del decreto legge 3 giugno 2008 n. 97 convertito dalla legge 2 agosto 2008 n. 129, avrà efficacia lo stesso art. 28 ed avranno efficacia, altresì, anche le sanzioni relative, che come è noto sono state incrementate.
Fino al 1° gennaio 2009, pertanto, la valutazione dei rischi esistenti nella propria azienda può essere fatta ancora in base all’art. 4 del D. Lgs. n. 626/1994, fermo restando che entro tale data dovrà comunque essere adeguata, per cui tanto vale che venga già effettuata seguendo le nuove modalità fissate dal Testo Unico.

Secondo quesito
Una ditta già in possesso del DVR redatto ai sensi della 626/94 è tenuta comunque ad aggiornarlo secondo le disposizioni di cui al T.U. entro il 1° gennaio 2009, tenuto conto che la vecchia valutazione non abbisogna di aggiornamenti ed è provvista di data certa?

Risposta
Si, è tenuta ad aggiornarlo se il documento di valutazione dei rischi (DVR) non è stato redatto secondo i nuovi criteri ed i nuovi contenuti indicati nell'art. 28 comma 2 lettere a), b), c), d), e) e f) del D. Lgs. 9/4/2008 n. 81, contenente il Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, nonché secondo le indicazioni previste dalle specifiche norme sulla valutazione dei rischi contenute nei Titoli successivi al Titolo I del medesimo decreto legislativo, così come indicato nel comma 3 dello stesso articolo 28.
Diciamo, in sintesi, che entro il 1° gennaio 2009, termine a decorrere dal quale, salvo proroghe, diventano efficaci (secondo la modifica al D. Lgs. n. 81/2008 apportata con l'art. 4 del decreto legge 3 giugno 2008 n. 97 convertito dalla legge 2 agosto 2008 n. 129), le disposizioni in materia di valutazione dei rischi di cui agli articoli 17, comma 1, lettera a), e 28 dello stesso D. Lgs. n. 81/2008, nonché le altre disposizioni in tema di valutazione dei rischi che ad esse rinviano ivi comprese le relative disposizioni sanzionatorie, conviene comunque fare, una sorta di revisione del DVR già redatto al fine proprio sia di verificare la conformità dello stesso al D. Lgs. n. 81/2008 che di accertarsi della validità della documentazione attestante l'apposizione della data certa.


Fonte: porreca.it
 

 

Esplorare il "TESTO UNICO" sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 

Agile strumento di lavoro per una consultazione più immediata del D.Lgs. 81/2008.
L'Autore ha infatti usato alcuni espedienti grafici che consentono di evidenziare il sistema sanzionatorio collegato ai singoli articoli.
Inoltre, il ricorso a codici di colore diversi ha reso possibile:

una lettura tematica del testo, individuando poche ma significative parole chiave sui principali punti di attenzione del testo Unico;
una lettura mirata al ruolo dei soggetti coinvolti nella sicurezza sul lavoro, in funzione degli obblighi, responsabilità e competenze.
Prodotto: Volume
Edizioni: INAIL - Università di Napoli "Federico II" - Ottobre 2008
Disponibilità: Sì - Consultabile anche in rete
Informazioni e richieste: sovrintendenzamedica@inail.it


Fonte: inail.it
 

 

INAIL - consultabile il numero 220 del servizio di documentazione multimediale INAIL.DOCMULT 

Andamento Infortunistico
-INAIL, Casellario Centrale Infortuni: Rapporto statistico
(Rapporto)
http://casellario.inail.it/RappStatisticoCasellario.pdf


Concorsi
-Premio di laurea alla memoria di "Marco Biagi" - edizione 2009
(concorso)
http://www.lex.unict.it/eurolabor/news/premio_marco_biagi_09.pdf


Igiene del lavoro
-Il monitoraggio delle condizioni di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro: un'indagine pilota relativa al Veneto
(articolo)
http://prevenzioneoggi.ispesl.it/pdf%5Cric2008_01_3_it.pdf


Infortuni sul lavoro
- Infortunio del lavoratore - Responsabilità del datore di lavoro - Macchina difettosa munita di marcatura CE - Corte di Cassazione Sezione Feriale, Sentenza n. 45335 del 5 dicembre 2008
(sentenza)
http://www.filodiritto.com/index.php?azione=archivionews&idnotizia=1687


Responsabilità
-Responsabilità dell'appaltante per infortunio dipendente dell'impresa appaltatrice - Corte di Cassazione Sezione Quarta Penale, Sentenza n. 41815 del 7 novembre 2008
(sentenza)
http://www.filodiritto.com/index.php?azione=archivionews&idnotizia=1651


Ispezione del lavoro
Art. 14 D.Lgs 9 aprile 2008, n. 81 sospensione dell'attività imprenditoriale
(Istruzioni Ministeriali)
http://www.dplmodena.it/Circolare%20n%20%2030-08.pdf


Lavoro sommerso
-Consiglio di Stato: procedure di regolarizzazione di lavoratori "in nero"
(Parere)
http://www.dplmodena.it/CDS_200801073_2_DE_24-09-2008.doc


-UE: lotta allo sfruttamento dei lavoratori clandestini. La commissione parlamentare Libertà civili approva la direttiva per punire i datori di lavoro che assumono i clandestini
(articolo)
http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/2008/novembre/06_3.html


Libri Aziendali
Vademecum sul Libro Unico del Lavoro
(Istruzioni Ministeriali)
http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/B22E8B0C-076F-4146-B894-CE5F1E5F6BD6/0/Vademecum_09122008l.pdf


-Libro Unico del Lavoro
(Istruzioni INAIL)
http://www.inail.it/Portale/appmanager/portale/desktop?_nfpb=true&_pageLabel=PAGE_NORMATIVA&nextPage=INAIL/Istruzioni_Operative/2008/info-1185765156.jsp


Malattie Professionali
-Corte Costituzionale, Sentenza n. 376/2008, in tema di malattie professionali
(sentenza)
http://www.federalismi.it/ApplOpenFilePDF.cfm?dpath=document&dfile=21112008191745.pdf&content=Corte+Costituzionale,+Sentenza+n.+376/2008,+in+tema+di+malattie+professionali+-++-++-+

-Il Terzo rapporto ISPESL-REGIONI sulle malattie professionali
(Rapporto)
http://www.ispesl.it/statistiche/documenti/Malprof_2003_2004.pdf


Mobbing
-V. Boncristiano: Il fondamento della responsabilità civile del datore di lavoro per mobbing
(articolo)
http://www.filodiritto.com/index.php?azione=visualizza&iddoc=1301
 

Obbligo Assicurativo
-R. Girotto: L'INAIL espone un nuovo punto di vista in merito all'obbligo assicurativo di amministratori e soci
(articolo)
http://www.filodiritto.com/index.php?azione=visualizza&iddoc=1295


Rischio professionale
 

Agenti biologici
-B. Pietrangeli: Il rischio biologico nei luoghi di lavoro: priorità di ricerca per la valutazione del rischio
(articolo)
http://prevenzioneoggi.ispesl.it/pdf/foc2008_01_1_it.pdf


Sicurezza del Lavoro
-Ministère du Travail, des Relations Sociales, de la Famille et de la Solidarité - Décret n. 2008 - 1217 du 25 novembre 2008 relatif au Conseil d'orientation sur les conditions de travail
(normativa)
http://bollettinoadapt.unimore.it/allegati/08_39_53_SALUTE_E_SICUREZZA.pdf


Cantieri
-Infortuni e linee guida nei cantieri stradali ed autostradali
(linee guida)
http://www.puntosicuro.it/italian/index.php?VM=articolo&IA=8457


Stress
-Buone Pratiche negli interventi di gestione dello stress correlato al lavoro
(articolo)
http://prima-ef.ispesl.it/documenti/09_Stress%20Interventions_Layout%202.pdf 

 

Fonte: inail.it
 

 

Lavoro, il Parlamento europeo boccia settimana da 65 ore
 

I numeri hanno dato ragione al relatore dell'Europarlamento sull'orario di lavoro Alejandro Cercas, che fino a ieri, conti alla mano, non aveva la certezza matematica che la sua linea avrebbe retto alla prova del voto.
L'aula di Strasburgo ha, infatti, inflitto una sonora sconfitta alla proposta del Consiglio di rendere possibile la settimana lavorativa a 65 ore in Europa, superando di gran lunga la soglia minima di 393 voti prevista dal regolamento per poter modificare, in seconda lettura, la proposta di revisione dell'attuale direttiva. Gli emendamenti qualificanti sono stati sostenuti da una maggioranza trasversale composta da Pse, sinistra europa (Gue), Verdi e il gruppo di destra Uen. I gruppi dei Popolari e dei liberaldemocratici si sono sostanzialmente divisi a metà fra favorevoli e contrari. Il Pd si è schierato per gli emendamenti.
Con 544 voti favorevoli, 160 contrari e 12 astensioni, il Parlamento ha eliminato la possibilità per un lavoratore che ne abbia dato il consenso a superare le 48 ore settimanali per arrivare fino a 65 ore. Questo emendamento, secondo quanto emerge dai tabulati di voto, ha avuto il sostegno di gran parte degli eurodeputati di Forza Italia, An e Lega. Contro si sono espressi Stefano Zappalà, Guido Podestà, Elisabetta Gardini, Giuseppe Gargani e Giorgio Carollo, tutti di Forza Italia.
Con 421 voti favorevoli, 273 contrari e 11 astensioni, il Parlamento ha poi concesso un periodo transitorio di tre anni agli Stati Ue, durante i quali è ancora possibile derogare al limite delle 48 ore settimanali. Su questo emendamento, invece, Forza italia si è schierata per il no, mentre An e Lega hanno mantenuto il loro voto favorevole.
Il primo paese ad avere adottato il cosiddetto 'opt out' per consentire la settima 'lunga' ai lavoratori era stata la Gran Bretagna e ad oggi sono quindici i paesi europei che ricorrono a questa possibilità. Bulgaria, Cipro, Estonia, Malta e Regno Unito in tutti i settori, mentre Repubblica ceca, Francia, Germania, Ungheria, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Spagna lo consentono solo nei settori in cui vi è un esteso ricorso ai periodi di guardia. Positiva la valutazione del voto degli europarlamentari del Pd. «Riafferma in modo netto la posizione del Parlamento Europeo» ha affermato Luigi Cocilovo, «tanto più in questo momento di crisi economica e di precarietà», ha incalzato Patrizia Toia, mentre Gianni Pittella e Antonio Panzeri hanno affermato che il voto segna «una bella giornata per l'Europa». Per Roberto Musacchio (Prc) «viene respinto il golpe del Consiglio ed è una vittoria di tutti i lavoratori». Soddisfazione anche da parte del capodelegazione di An all'Europarlamento Roberta Angelilli: «Il Parlamento Europeo ha fatto sentire la sua voce rispetto ad un compromesso al ribasso che rischiava di consumarsi sulla pelle dei lavoratori in termini di salute, di sicurezza e di conciliazione tra vita familiare e lavorativa», ha affermato l'europarlamentare.
Dopo il voto di oggi, riparte la trafila della conciliazione col Consiglio, probabilmente da febbraio. A quel punto i negoziatori avranno otto settimane per appianare le differenze fra eurodeputati e rappresentanti dei Ventisette, che a fatica avevano trovato a giugno l'intesa bocciata oggi dall'aula. 
 

Fonte: ilsole24ore.com

 

17/12/2008

 

Imperia: una giornata sul lavoro nero, irregolare e insicuro 

Si è svolta ad Imperia una giornata dedicata al tema del lavoro nero-irregolare-insicuro, organizzata da Amministrazione Provinciale di Imperia (settore Centri per l’Impiego), Direzione Provinciale del Lavoro di Imperia, INAIL sede di Imperia ed Ufficio Scolastico Provinciale di Imperia.

La giornata, che ha avuto l’onore di ricevere il Patrocinio della Prefettura di Imperia, ha visto al mattino, presso il teatro Cavour di Imperia, una rappresentazione teatrale (aperta alle scuole) sul tema della sicurezza del lavoro, a cura di INAIL sede di Imperia. Il gruppo teatrale della “Compagnia degli Evasi” ha infatti proposto con grande successo lo spettacolo “Sepolti vivi”, ambientato nel 1936, nella Piana di Luni. Un luogo che “…D’improvviso si scopre essere molto prezioso, perché è possibile estrarre la lignite, un parente povero del carbone, che serve però a mandare avanti il cuore della nazione, l’industria. Si produce allo stesso modo in cui si muore: senza ritegno, senza regole. Nei fatti, se l’industria ne trae benefici enormi, i minatori muoiono sfruttati, scavando affogati nel loro stesso sudore, quando non schiacciati dai metri di terra che li separano dal cielo. Questa è la vita nei pozzi: un giorno dopo l’altro, un metro dopo l’altro, chini a raschiare le viscere della terra in cunicoli troppo stretti, troppo caldi e con poca, se non nessuna, osservanza di costose norme di sicurezza, utili solo a preservare la vita dei minatori e la longevità della miniera, inutili per una società che guardava al profitto e pagava a metri d’avanzamento: almeno uno al giorno. Incendi, esplosioni, cedimenti e frane erano la normalità, come la morte… ”.
Al pomeriggio, presso la sala dei Comuni dell’Amministrazione Provinciale di Imperia, sono stati invece presentati i risultati del progetto “La sicurezza? Una questione di educazione…”. Il progetto (preso come buona prassi a livello nazionale/regionale) che vede insieme dal 2006 Amministrazione Provinciale di Imperia (settore Centri per l’Impiego), Direzione Provinciale del Lavoro di Imperia, INAIL sede di Imperia e Ufficio Scolastico Provinciale di Imperia, consiste in una attività di prima informazione/sensibilizzazione ai giovani studenti del territorio sui temi del lavoro nero/irregolare/insicuro. Nello specifico, è stata presentata l’elaborazione dei 600 questionari raccolti dal gruppo di lavoro nel corso dell’attività svolta durante l’anno scolastico 2007-2008, proseguendo così il percorso cominciato nel 2005 in questa provincia con Italia Lavoro (progetto SPINN).

Allo stesso pomeriggio hanno partecipato anche gli studenti dell’Istituto ITCG “G. Ruffini” di Imperia coinvolti nel progetto “Euromath”, che hanno presentato delle considerazioni sulla materia della giornata grazie ad un centinaio di interviste da loro effettuate all’interno del loro Istituto , nonché un filmato autoprodotto in tema di lavoro nero e di infortuni sul lavoro.
Entrando nello specifico della presentazione dei risultati del progetto “La sicurezza? Una questione di educazione…”, i questionari relativi alle scuole secondarie di primo grado validi ed elaborati sono stati 243. Tra i vari concetti emersi, il 40% dei giovani incontrati ha ammesso di non aver mai sentito parlare di prevenzione della salute e della sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro. Al primo posto, invece, nella classifica dei luoghi dove i ragazzi hanno sentito parlare di questi temi, è risultata la famiglia (34%), seguita dal telegiornale (21,7%) e dalla televisione in generale (21,7%).

Il mestiere più pericoloso da svolgere, secondo gli alunni incontrati, è risultato essere il muratore, con il 40% delle risposte totali, seguito da operaio in fabbrica (15%) ed elettricista (12,4%). Per quanto riguarda invece gli studenti degli istituti secondari di secondo grado, il gruppo di lavoro ha raccolto ed elaborato 357 questionari validi. Alla domanda sul giudizio dato alla prassi di svolgere lavoro nero o grigio, il 47,2% delle risposte è stato negativamente, perché viola i diritti dei lavoratori, seguito da negativamente, perché impedisce al lavoratore di certificare le competenze acquisite (22,19%). Scorporando questi dati per genere, è però emersa una pericolosa percentuale di maschi che ritengono accettabile/positiva la prassi di svolgere lavoro nero o grigio: circa il 16% delle risposte date dai maschi è stata infatti di tal genere, contro l’8% delle femmine.

Tra i motivi che spingono a lavorare in maniera irregolare, la risposta non si trova altro lavoro, con il 30%, è risultata la prima in classifica, seguita da scarsa informazione da parte del lavoratore sui suoi diritti (16,67%) e è economicamente più conveniente (16,36%). Su questa ultima risposta, in particolare, gli ispettori della Direzione Provinciale del Lavoro e dell’INAIL si sono soffermati a lungo negli incontri con gli studenti, dimostrandone con esempi pratici l’assoluta infondatezza.
Tra le misure ritenute invece utili per aiutare i giovani ad inserirsi regolarmente nel mercato del lavoro, i ragazzi intervistati hanno sottolineato il bisogno di ottenere assistenza nella ricerca del lavoro (40%), e di avere più informazioni su diritti tipologie di contratto (28%).

Quando è invece stato chiesto agli alunni di associare la parola lavoro nero ad un concetto, il termine più frequente è risultato essere illegalità (15,1%), seguito da sfruttamento (14,4%) e irregolarità (7,4%). Dalle altre domande proposte in aula è inoltre emerso come gli studenti conoscano in generale l’esistenza dei Centri per l’Impiego (63,2%), ma non conoscano poi i servizi da questi offerti (37,9%), e come siano più a conoscenza dell’esistenza dell’INAIL (66,5%) rispetto alla Direzione Provinciale del Lavoro (46,9%). Da ultimo, circa il 52% degli studenti incontrati dichiara di conoscere i Centri di Orientamento/Informagiovani presenti in provincia, mentre scende fino al 23,5% la percentuale che dichiara di essere a conoscenza dell’esistenza dell’Ufficio delle Consigliere di Parità.

Venendo ai settori maggiormente esposti al pericolo del lavoro sommerso/irregolare/insicuro, al primo posto è risultato il settore edile (molto votato dai maschi), con il 56,7% delle risposte valide totali. Al secondo posto agricoltura (23,6%), quindi ristorazione (8,4%, molto votato dalle femmine). Il gruppo di lavoro sta contattando tutti gli Istituti secondari di primo e di secondo grado del territorio per pianificare l’attività 2008/2009.


Fonte: sanremonews.it
 

 

LAVORO: CREMASCHI, GOVERNO ATTENTA ALLA SALUTE DEI LAVORATORI 

Roma, 17 dic. - “Il Governo attenta alla salute dei lavoratori”. Cosi’ Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom-Cgil e responsabile dell’ufficio Salute e sicurezza, commenta la notizia “gravissima” apparsa sul “Il Sole 24 Ore”, “secondo cui nel decreto milleproroghe il Governo si appresterebbe a rinviare l’applicazione di norme decisive per l’attuazione del Testo Unico sulla salute e la sicurezza del lavoro”. Durante il rinvio per il sindacalista ci sarebbe cosi’ “il tempo per il Governo di accogliere gli inaccettabili emendamenti presentati da Confindustria e dalle Associazioni delle Imprese che, se accolti, renderebbero carta straccia la legge sulla salute nei luoghi di lavoro”. “Questa decisione del Governo - conclude Cremaschi - e’ un attentato alla salute e alla vita dei lavoratori, dopo che abbiamo ancora una volta registrata la continuita’ della strage nei posti di lavoro. Ancora una volta viene dimostrato che la gravita’ dello stato della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro non e’ frutto della fatalita’, ma di precise e gravi e colpevoli inadempienze, in questo caso del governo. Con questo rinvio, che accompagna il degrado delle condizioni di lavoro dovuto alla crisi, c’e’ davvero il rischio di una nuova drammatica ondata di infortuni”.


Fonte: aziende-oggi.it
 

 

Lucca: Le figure professionali più richieste 

LUCCA - Secondo quanto emerso da un'indagine della Provincia di Lucca, tra le figure professionali maggiormente richieste troviamo: esperti di formazione ed informazione ambientale, tecnici per la sicurezza sui luoghi di lavoro, certificatore energetico degli edifici, esperti di normative ambientale, sicurezza e trattamento acque, addetto all’installazione e alla manutenzione degli impianti termici.
 

Fonte: loschermo.it
 

 

Infortuni sul lavoro: a Brindisi corsi prevenzione della Asl  

Il triste primato italiano di incidenti mortali nei luoghi di lavoro, che vede la Puglia tra le regioni maggiormente colpite, ha portato la Giunta Regionale a decidere interventi mirati e aggiuntivi per la prevenzione nei luoghi di lavoro.

Sono stati potenziati gli organici dei Servizi di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro delle AA.SS.LL. per assicurare un numero più elevato di necessari controlli. Il territorio brindisino ha visto l'arrivo allo S.P.e S.A.L. del Dipartimento di Prevenzione dell'A.S.L. Di Brindisi, di 2 nuovi Medici del Lavoro e di 6 nuovi Tecnici della Prevenzione, per un tempo al momento determinato. Inoltre sono state previste e finanziate nel Piano Triennale della Prevenzione, iniziative per favorire la formazione dei lavoratori, nei vari ruoli di promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro. L'A.S.L. di Brindisi, in attuazione del Piano Regionale della Prevenzione, ha articolato la sua azione chiamando a raccolta tutti i soggetti che a diverso titolo operano nel mondo del lavoro. Principale obiettivo e' di introdurre elementi efficaci di sicurezza, "buone prassi" come da linee guide comunitarie, nei luoghi di lavoro, come ad esempio nei tanti cantieri edili dove si registrano il maggior numero di incidenti.

La prima azione messa in campo riguarda Corsi di formazione rivolti ai Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RR.LL.S.) del territorio provinciale di Brindisi, a carattere gratuito. Il Corso viene realizzato senza costi per i partecipanti, volendo costituire uno sprone alla partecipazione degli R.L.S. soprattutto di Istituzioni scolastiche e piccole aziende, spesso in difficoltà ad affrontare i costi della formazione del personale, formazione obbligatoria per legge e necessaria per l'organizzazione efficace del sistema di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro. Per iscriversi bisognerà compilare l'apposita scheda di iscrizione, ritirabile presso lo S.P.e S.A.L. in orario di ufficio o le sedi degli Enti aderenti, da consegnare con dichiarazione del Datore di Lavoro, sottoscritta allegando documento di identità. Tale documentazione potrà essere anticipata via fax. L'iniziativa sarà illustrata domani alle 11 presso l'ex ospedale Di Summa, ed è promossa dall'ASL in collaborazione con Inail, direzione provinciale del lavoro, ispesl, Cgil, Cisl, Uil, Cobas, comitato paritetico territoriale, Confindustria Brindisi, ente scuola edili di Brindisi, cassa edile, Cna, Confartigianato, Confesercenti, Cittadella della ricerca.


Fonte: ilpaesenuovo.it
 

 

MARCHE/SICUREZZA LAVORO: APPROVATA CONVENZIONE INAIL-UNIVERSITA'  

Ancona - La Giunta Regionale ha approvato, su iniziativa dell'assessore regionale alla sanita' Almerino Mezzolani, la convenzione con l'Inail e l'Universita' Politecnica delle Marche relativa all'ampliamento della ricerca conoscitiva sul ruolo e sulle esigenze dei rappresentanti dei lavoratori che svolgono funzioni di sorveglianza e prevenzione degli infortuni all'interno delle aziende marchigiane. ''L'obiettivo - ha detto l'assessore - e' sviluppare progetti comuni di ricerca scientifica volti al miglioramento della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro''. Di qui la necessita' di sostenere e consolidare, d'intesa tra istituzioni e organizzazioni sindacali, il percorso di conoscenza dei bisogni e di aggiornamento dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza iniziato nel 2007. Dalla ricerca, condotta su un campione di aziende di piccola e piccolissima dimensione, erano emerse difficolta' - spiega una nota - nel reperire i rappresentanti dei lavoratori che, per legge, svolgono un compito fondamentale nella sicurezza aziendale. Di qui la decisione di promuovere ulteriori attivita' conoscitive, estendendo la ricerca ad un campione di aziende con piu' di 15 dipendenti ed ampliando la fase di elaborazione statistica. Sempre in materia di sicurezza sul lavoro, la Giunta regionale ha approvato l'atto di intesa tra la Regione Marche, l'Inail e l'Universita' degli Studi di Urbino per l'implementazione e il consolidamento dello Osservatorio Olympus per il monitoraggio permanente della legislazione e della giurisprudenza.


Fonte: asca.it

 

 

TOSCANA: REGIONE, 815 MILA EURO PER SICUREZZA IN SETTORE SIDERURGICO 

La Regione Toscana stanzia 815 mila euro per la sicurezza nel comparto siderurgico.

La giunta regionale ha approvato il Piano di controllo straordinario nel settore siderurgico per il 'Lavoro più sicuro' e il 'Piano programmatico di interventi per la sicurezza nello stabilimento delle acciaierie Lucchini di Piombino per gli anni 2008-2010'.

''Non da oggi - afferma l'assessore alla salute Enrico Rossi - abbiamo affrontato con interventi specifici il problema della sicurezza nei grandi impianti industriali e soprattutto nelle strutture della siderurgia, concentrate nell'area livornese. Il nostro obiettivo e' oggi quello di aumentare ancora l'attenzione e la vigilanza in un settore particolarmente interessato ai fenomeni dell'esternalizzazione e dell'appalto, situazioni che moltiplicano i fattori di rischio".

Al primo posto tra le attività previste dal progetto si colloca l'analisi dei livelli di sicurezza per la prevenzione degli incendi nei reparti dello stabilimento Lucchini e nelle ditte che operano al suo interno. L'analisi non prevede soltanto un controllo dei documenti predisposti ma soprattutto la verifica della applicazione pratica delle misure di sicurezza.

Sarà incrementata l'attività' di vigilanza e ispezione all'interno di tutte le aree dello stabilimento Lucchini, delle imprese appaltatrici stanziali all'interno del perimetro industriale e dei cantieri di manutenzione e installazione impianti eventualmente aperti.

Il progetto prevede poi la realizzazione di una nuova campagna di monitoraggio per la valutazione del rischio dovuto alla esposizione dei lavoratori ad agenti cancerogeni.


Fonte: asca.it
 

 

Il punto sulla valutazione dei rischi   

Dal primo gennaio, salvo proroghe, entreranno in vigore tutte le disposizioni contenute nel decreto legislativo 81/08, compreso l’adeguamento della valutazione dei rischi alle nuove prescrizioni. Quali le principali novità? Come garantire la data certa?

Il primo gennaio, salvo proroghe dell’ultimo momento, entreranno in vigore tutte le disposizioni contenute nel decreto legislativo 81/08.
Tra le più importanti novità troviamo l’adeguamento della valutazione dei rischi alle nuove prescrizioni del decreto 81/08 con la conseguente elaborazione di un adeguato documento di valutazione dei rischi (DVR). Ricordiamo che tutti i datori di lavoro sono tenuti ad adempiere a tale obbligo, anche se in caso di imprese con meno di 10 dipendenti i datori di lavoro possono autocertificare l'effettuazione della valutazione dei rischi (comma 5, art. 29, D.Lgs. 81/08).

La valutazione dei rischi è definita dal decreto legislativo 81/08 come “valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell'ambito dell'organizzazione in cui essi prestano la propria attività finalizzata a individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e a elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza”.

La procedura della valutazione dei rischi consiste in tre principali attività: la valutazione di tutti i rischi, l’individuazione delle misure necessarie a prevenire e proteggere i lavoratori da questi rischi e l’elaborazione di un programma di miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza.

La redazione del DVR che ne consegue deve essere effettuata obbligatoriamente dal datore di lavoro (che non la può delegare), previa consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e in collaborazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione e, nei casi di sorveglianza sanitaria, anche con la collaborazione del medico competente. Il datore di lavoro, in caso di redazione con la collaborazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, deve comunque essere in grado di capire e interpretare il documento.
Il documento (DVR) deve essere custodito presso l'unità produttiva alla quale si riferisce la valutazione in modo da poter essere sempre consultabile (comma 4, art. 29, D.Lgs. 81/08).

Il D.Lgs. 81/08 ha introdotto alcune novità nella valutazione dei rischi. In particolare è stato inserito espressamente tra i rischi da valutare il rischio psicosociale.

Nella compilazione del documento finale di valutazione dei rischi, è ora obbligatoria (e sanzionata l’omissione):
- l'individuazione delle procedure per l'attuazione delle misure da realizzare nonché dei ruoli dell'organizzazione aziendale che vi debbono provvedere a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri;
- l'individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a rischi specifici che richiedono una riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza, adeguata formazione e addestramento.

La redazione di questo documento deve avvenire la prima volta in concomitanza con l'avvio delle attività lavorative. Il comma 3 dell’art. 29 del Testo unico precisa inoltre che “La valutazione e il documento […] debbono essere rielaborati, […] in occasione di modifiche del processo produttivo o dell'organizzazione del lavoro significative ai fini della salute e della sicurezza dei lavoratori, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione e della protezione o a seguito di infortuni significativi o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità. A seguito di tale rielaborazione, le misure di prevenzione debbono essere aggiornate.”

Per l’approfondimento delle modalità di effettuazione della valutazione dei rischi rinviamo all’art. 29 del D.Lgs. 81/08.

Dal primo gennaio 2009, la mancata valutazione e redazione del documento di valutazione dei rischi o l’adozione di un documento senza gli elementi essenziali indicati dall'art. 28 D.Lgs. n. 81/08 comporta l’applicazione di sanzioni più punitive rispetto al passato e indicate nell’art. 55 del D.Lgs. 81/08:

“Art. 55. Sanzioni per il datore di lavoro e il dirigente
1. È punito con l'arresto da quattro a otto mesi o con l'ammenda da 5.000 a 15.000 euro il datore di lavoro:
a) che omette la valutazione dei rischi e l'adozione del documento di cui all'articolo 17, comma 1, lettera a), ovvero che lo adotta in assenza degli elementi di cui alle lettere a), b), d) ed f) dell'articolo 28 e che viola le disposizioni di cui all'articolo 18, comma 1, lettere q) e z), prima parte;
[…]
2. Nei casi previsti al comma 1, lettera a), si applica la pena dell'arresto da sei mesi a un anno e sei mesi se la violazione è commessa:
a) nelle aziende di cui all'articolo 31, comma 6, lettere a), b), c), d), f);
b) in aziende in cui si svolgono attività che espongono i lavoratori a rischi biologici di cui all'articolo 268, comma 1, lettere c) e d), da atmosfere esplosive, cancerogeni mutageni, e da attività di manutenzione, rimozione smaltimento e bonifica di amianto;
c) per le attività disciplinate dal titolo IV caratterizzate dalla compresenza di più imprese e la cui entità presunta di lavoro non sia inferiore a 200 uomini-giorno.
3. È punito con l'ammenda da 3.000 a 9.000 euro il datore di lavoro che non redige il documento di cui all'articolo 17, comma 1, lettera a), secondo le modalità di cui all'articolo 29, commi 1, 2 e 3, nonché nei casi in cui nel documento di valutazione dei rischi manchino una o più delle indicazioni di cui all'articolo 28, comma 2, lettere c) ed e).
[…]”.

Ricordiamo inoltre, che la mancata custodia del documento di valutazione presso l'unità produttiva a cui si riferisce è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 2,5 mila a 10 mila euro a carico del datore di lavoro e del dirigente.

Sempre dal primo gennaio 2009, il documento di valutazione dei rischi dovrà avere “data certa”. Anche questa è una novità introdotta con il Testo Unico e nessuno è escluso da questo obbligo che, se ignorato, rende inadeguato il DVR con le conseguenti sanzioni per il datore di lavoro.

Il D.Lgs. 81/08 non chiarisce però le modalità con le quali la stessa possa essere garantita e provata. È necessario rifarsi quindi all’art. 1 della legge n. 325/00 in materia di protezione dei dati personali (privacy) che include «Chiarimenti sulla data certa» e in cui si legge:

«In questa prospettiva, senza pretesa di indicare in modo esauriente tutti i possibili strumenti idonei ad assegnare al documento una data certa, il garante richiama l'attenzione dei titolari del trattamento sulle seguenti possibilità che appaiono utilmente utilizzabili:
a) ricorso alla cosiddetta «autoprestazione» presso uffici postali prevista dall'articolo 8 del d. lgs. n. 261/1999, con apposizione del timbro direttamente sul documento avente corpo unico, anziché sull'involucro che lo contiene;
b) in particolare per le amministrazioni pubbliche, adozione di un atto deliberativo di cui sia certa la data in base alla disciplina della formazione, numerazione e pubblicazione dell'atto;
c) apposizione della cosiddetta marca temporale sui documenti informatici;
d) apposizione di autentica, deposito del documento o vidimazione di un verbale, in conformità alla legge notarile; formazione di un atto pubblico;
e) registrazione o produzione del documento a norma di legge presso un ufficio pubblico».
È inoltre possibile certificare la data certa con autentica notarile o posta elettronica certificata (PEC).

In vista della scadenza del 31 dicembre, AIAS (Associazione professionale Italiana Ambiente e Sicurezza) ha prodotto e un “documento di indirizzo per la valutazione dei rischi e redazione del documento programmatico” elaborato da un gruppo di lavoro con l’obiettivo di fornire un supporto metodologico all’elaborazione della valutazione dei rischi e redazione del Documento Programmatico, fornendo così uno strumento di lavoro indirizzato a utenti professionali che si accingono ad effettuare la “valutazione dei rischi” in un ambiente di lavoro, ai sensi del D.Lgs. 81/08, o una revisione della stessa, nei casi previsti.
 

Fonte: puntosicuro.it
 

 

Nuova puntata di ‘Edilizia sicura’ in tv , radio e web sul rischio chimico, e con interviste al Presidente della Camera dei Deputati on.Gianfranco Fini e all’on. Cesare Damiano, già Ministro del Lavoro. 

REACH è già una realtà come pure la Agenzia europea REACH di Helsinki.
Sono intervistati a questo proposito uno degli estensori del Regolamento europeo,

- l’eurodeputato GUIDO SACCONI,

e uno dei maggiori esperti chimici in Emilia-Romagna,

- il dott. CELSINO GOVONI della AUSL di Modena.

Vengono trattati nella puntata due altri temi.

In apertura, in occasione dell’inaugurazione della mostra nazionale promossa a Roma da ANMIL e dalla Agenzia fotografica CONTRASTO sugli incidenti su lavoro e sulle loro conseguenze, con il patrocinio della Presidenza della Repubblica e della Camera dei Deputati, sul tema della legislazione contro gli infortuni , abbiamo intervistato il Presidente della Camera dei Deputati on.GIANFRANCO FINI e l’on. CESARE DAMIANO, già Ministro del Lavoro.

Al termine della trasmissione vi è poi un approfondimento sulla situazione dell’edilizia e della sicurezza nel comprensorio Imolese, con interviste a:

- LUIGI ALBONETTI, degli Edili CISL di Imola,
- MORENA VISANI, Responsabile degli Edili CGIL di Imola.


Come nelle altre puntate, nel corso della trasmissione sono inseriti cartoni animati europei NAPO, e spot sulla sicurezza sul lavoro, oltre a varie informazioni per lavoratori e artigiani edili.

Gli orari di messa in onda sono reperibili nel link http://www.cpto.it/orari_edilizia_sicura.htm
 

Fonte: La Redazione di ‘Edilizia sicura’
 

 

Vigilanza sui luoghi di lavoro in Italia, le forze in campo 

Esistono, in TUTTE le ASL d’Italia:
- 853 Medici del lavoro (1 ogni 6.000 aziende circa
- 266 (!) Tecnici laureati (ing., chimici, biologi, ecc.) si 256 ! (1 ogni 20.000 aziende circa)
- 2.150 tecnici delle prevenzione - (1 ogni 2.790 aziende circa).

Il rapporto è ancora più indicativo se si esaminano i dati a livello regionale rispetto ai tecnici laureati:

- Lombardia ha 10 tecnici laureati (1 ogni 90.000 imprese circa
- Emilia e Toscana ne hanno oltre 50 cad. (1 ogni 9.000 imprese circa)
- Veneto e Lazio circa 20 cad. 1 ogni 25.000 imprese circa)
- Piemonte 6 (1 ogni 70.000 imprese circa)

Altrettanto indicativo se si esaminano i dati a livello regionale rispetto ai tecnici di prevenzione


- ITALIA: : 1 ogni 2.700 aziende circa
- Sicilia: 1 ogni 8.000 aziende circa
- Veneto, Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria: 1 ogni 3.000/5.000 aziende circa
- Piemonte, Lombardia, Friuli, Emilia, Marche, Lazio, Molise, Basilicata, Sardegna: : 1 ogni 2.000/3.000 aziende circa
- Valle d’Aosta e Toscana e Umbria: : 1 ogni 1.000-2.000 aziende circa.

Da questi dati si dovrebbe "ragionare" anche sulla "capacità" sia "quantitativa" sia "qualitativa!" delle ispezioni. Un secondo problema è che le "entrate" delle sanzioni dovrebbero andare alle ASL per potenziare le attività sia di intervento/assistenza sia di formazione sulla sicurezza sul lavoro. Purtroppo questa prescrizione (obbligatoria!) è disattesa dalla stragrande maggioranza delle Regioni e le entrate finiscono in capitoli di bilancio che nulla hanno a che fare con la sicurezza sul lavoro.

 

VEDI SCHEMA COMPLETO


Fonte: snop.it
 

 

Caselli: "Guariniello resta a Torino" 

Raffaele GuarinielloIl procuratore capo Giancarlo Caselli ha dato l´attesa notizia a tutti i sostituti: Raffaele Guariniello, designato come aggiunto alla Procura di Roma, ha deciso di restare a Torino. Per ora come coordinatore del suo gruppo di specialisti in sicurezza del lavoro. La decisione di Guariniello che si affianca alla nomina «in pectore» dei tre nuovi aggiunti permette di delineare il nuovo assetto della Procura della Repubblica di Torino

Giancarlo Caselli che nel settembre scorso ha sostituito al vertice dell´ufficio giudiziario Marcello Maddalena, destinato alla Procura Generale, aspettava solo la decisione della commissione del Csm (e quella di Guariniello) per avviare, nel segno della continuità, il processo di riassestamento del suo ufficio. Un mese fa aveva già «creato» un nuovo pool composto da otto sostituti, la Sicurezza urbana, affidandolo a Paolo Borgna, 54 anni, in magistratura dal 1981 che alla lunga esperienza come pm affianca quella maturata in due anni a Bruxelles come consulente esperto di criminalità organizzata. Borgna che è anche noto per aver scritto diversi libri tra cui una biografia di Galante Garrone (Un paese migliore), il volume «Difesa degli avvocati scritta da un pubblico ministero» e «Il giudice e i suoi limiti» scritto con Marcello Maddalena, designato come aggiunto continuerà a coordinare la Sicurezza urbana. Caselli sta però ideando anche un altro pool, Misure di prevenzione e riciclaggio, che sarà affidato a Sandro Ausiello, aggiunto responsabile della Direzione distrettuale antimafia, considerato uno dei migliori magistrati italiani. La nuova squadra si occuperà del sequestro dei capitali malavitosi, contando anche sull´esperienza di Caselli che da capo della Procura di Palermo diede un colpo durissimo alla mafia sequestrando beni per 10mila miliardi di lire alle cosche. Corsi e Beconi, gli altri due aggiunti, arrivano dalla Procura Generale. Andrea Beconi, classe 1953, in magistratura dal ´79 (fiorentino da studente per pagarsi gli studi ha fatto l´attore in alcuni film, tra cui «Un attimo, una vita» di Sidney Pollack con Al Pacino), ha fatto il pm, il pretore, il giudice monocratico e quello collegiale a Genova. Ha all´attivo il processo Snam ed è alla Procura generale di Torino dal 2004. Esperto di criminalità economica (ha rappresentato l´accusa al processo di appello della Juve) dovrebbe guidare il pool specializzato in reati finanziari ora retto «ad interim» da Vincenzo Pacileo. Vittorio Corsi (nome completo Vittorio Piero Corsi Di Bosnasco), 61 anni, in magistratura dal ´74 ha alle spalle una luminosa carriera come pm e dovrebbe dirigere il pool Pubblica amministrazione (affidato per ora a Marcello Maddalena). Nessuno ha più titoli di lui per quel posto dato che negli anni si è fatto un nome coordinando inchieste delicatissime su colletti bianchi e tangentomani. C´è però un´incognita. Vittorio Corsi che ha salvato l´inchiesta sul delitto di Cogne, colmando i buchi neri dell´indagine aostana, è un investigatore puro, non appartiene a nessuna corrente e ama lavorare da solo. Ha presentato domanda per il posto di aggiunto solo per dimostrare che a volte anche gli indipendenti possono avere una chance. E ora pare avere intenzione di rinunciare all´incarico. L´eventuale rinuncia di Corsi affiancandosi alla decisione di Forno di lasciare la direzione della Fasce Deboli per la carica di aggiunto a Milano potrebbero ridare fiato alle candidature per i due posti da aggiunto di Gianfranco Burdino, Annamaria Loreto e Giuseppe Ferrando.

Fonte: torino.repubblica.it

 

16/12/2008

 

Sicurezza sul lavoro, Sacconi: le tante competenze a un soggetto unico   

ROMA - Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, lavorerà per arrivare, sui temi della salute e della sicurezza sul lavoro, alla creazione di un unico soggetto gestito a livello centrale che tenga insieme le varie competenze (direzioni provinciali del lavoro, Asl, Inal, Ispesl) oggi distribuite tra i vari enti. È lo stesso ministro ad annunciarlo intervenendo alla presentazione del calendario '2009... Un anno sicuro', realizzato dall'Amnil e da Euroesse.

"Confermo quanto già detto agli amici dell'Amnil- spiega in proposito Sacconi- ovvero che mi batterò perchè sui temi della salute e della sicurezza sul lavoro si arrivi ad un unico sistema integrato e che dunque le competenze tornino allo Stato". In tal senso, aggiunge il ministro, "sarà prodotta un'integrazione tra Inal e Ispesl entro breve tempo".
 

Fonte: dire.it
 

 

Proroga e modifiche al decreto 81? 

Il decreto milleproroghe di fine anno potrebbe contenere una proroga al 15 maggio per i nuovi obblighi previsti dal decreto legislativo 81/08. Nuove proposte di modifica al decreto da parte di associazioni e industriali.

La nuova proroga (ricordiamo che la data di entrata in vigore del decreto legislativo 81/08 è già stata rinviata una volta spostandola dal 29 luglio al 1 gennaio 2009) farebbe quindi corrispondere il nuovo rinvio alla data termine entro il quale il governo deve emanare gli eventuali decreti integrativi e correttivi.

Tutto questo mentre le richieste di modifiche al decreto provengono da più parti e il confronto con le parti sociali al Ministero del lavoro prosegue, anche se difficilmente si troverà un accordo su tutti i punti per il 18 dicembre come il Ministro Sacconi prevede.

Il Ministro Sacconi è comunque intenzionato a emanare un provvedimento sui punti sui quali si sia stato raggiunto un accordo tra le parti sociali, sia su altri punti ove non si sia raggiunto l'accordo, sia su materie e questioni non oggetto del confronto.

Le ultime proposte di modifiche rese pubbliche in ordine di tempo sono quelle della CIIP (Consulta Interassociativa Italiana della Prevenzione) approvate dall’assemblea delle 14 Associazioni che la costituiscono il 1 dicembre e che integrano quanto già presentato in precedenza.

Le proposte della CIIP (formato PDF, 66 kB).

Sempre in tema di proposte di modifica al decreto legislativo 81/08 riportiamo un documento non ufficiale che dovrebbe sintetizzare le proposte delle associazioni dei datori di lavoro presentate al confronto con il Ministero.

Le proposte delle associazioni dei datori di lavoro - documento non ufficiale (formato PDF, 18 kB).

Fonte: puntosicuro.it
 

 

MORTI SUL LAVORO, UNA GUERRA NON DICHIARATA  

 

Cosa resta dell'orrore di quella terribile notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, quando sette operai morivano nel rogo dello stabilimento torinese delle acciaierie Thyssenkrupp in cui lavoravano 12-13 ore di fila, per di piu' di notte, oltre al dolore delle loro famiglie e dei loro compagni per sempre segnati da un trauma indelebile? Restano i lori nomi: Antonio Schiamone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Giuseppe Demasi, Rosario Rodino'.

Resta il Testo unico della sicurezza nei luoghi di lavoro, vero lascito di quella strage; che oggi Berlusconi e Confindustria stanno demolendo un pezzo dopo l'altro.

Resta la vicenda giudiziaria: il processo iniziera' il prossimo 15 gennaio in Corte d'Assise. Sei dirigenti della multinazionale tedesca sono indagati per omicidio colposo, ed il dirigente della Thyssenkrupp Italia, Harald Espenhahn, per omicidio volontario con dolo eventuale. Avrebbe evitato di spendere in manutenzione e sicurezza in un'acciaieria destinata a chiudere, avendo la consapevolezza che il suo comportamento esponeva i dipendenti ai rischi che poi si sono verificati. Lo stabilimento della Thyssenkrup torinese era una fabbrica in cui non si capiva bene chi avrebbe dovuto provvedere alla sicurezza, col risultato che alla fine nessuno ci pensava (come con gli estintori scarichi), e tutto era affidato alla buona volonta' di qualcuno. Comunque, e' la prima volta in Italia, che un infortunio mortale sul lavoro verra' giudicato come omicidio volontario. A conferma che il nostro paese in materia di lavoro ha buone leggi, ma allo stesso tempo pessime pratiche.

Resta lo stillicidio quotidiano degli incidenti di lavoro, dai mutilati (migliaia) ai morti (non chiamiamole piu' "morti bianche"), ogni anno piu' di mille persone.

Ma vittime sono anche i familiari a cui e' stato strappato un pezzo di se', che magari combattono per un risarcimento che arrivera' troppo tardi, se arrivera'. Ha scritto Loris Campetti: "Molte spesso le vittime sono uomini, lo sono sempre le donne. Poiche' invalide, uccise, ammalate, oppure figlie, madri, mogli, fidanzate. Sono italiane ma anche ghanesi come la moglie di Kweku Abakan Reebodj, morto schiacciato da un cavo d'acciaio in un cantiere vicino a Reggio Emilia. Il suo corpo e' rimasto in freezer per due mesi, in attesa che i suoi figli trovassero i soldi per volare a Reggio per l'ultimo saluto".

Resta, purtroppo, l'indifferenza verso questi morti; e resta la "razionalita'" capitalistica e tecnologica (in realta' orrendamente irrazionale), per cui le vite umane sono fattori sacrificali per il bene del profitto aziendale. Cosa dire allora di quei padroni che ignorano le piu' elementari misure di sicurezza e di protezione dei lavoratori? Ordine o disordine, razionalita' o irrazionalita', non cambia il risultato finale: quando l'uomo disprezza l'uomo, il piu' debole o piu' indifeso o meno protetto e' destinato a una tragica fine.

Cosi' le tragedie scaturiscono anche da una assenza di responsabilita' collettiva; perche', se i padroni possono fregarsene, e' anche perche' la sensazione di impunita' garantita pervade l'insieme della societa' italiana attuale. Non solo, e' lo stesso lavoro umano che nel conflitto con il capitale e' stato ridotto, sempre piu', a forme che possiamo definire prossime alla schiavitu'. Neppure sotto la dittatura fascista il lavoro in Italia ha conosciuto le forme di degradazione, precarieta', umiliazione patite nell'ultimo ventennio, nella cornice di uno stato formalmente democratico. Si pensi alla flessibilita': nuova formula magica che riduce la persona umana a un accessorio variabile dell'impresa.

Il capitalismo attuale, chiamato con formula semplificata "post-fordista", ha per cosi' dire "disdetto" quei compromessi sociali che alla fine della seconda guerra mondiale avevano inserito nelle costituzioni politiche i diritti economici che progressivamente si sono allargati alla parziale condivisione della conoscenza delle decisioni economiche. Un processo storico che ha travolto la fabbrica fordista e la costellazione di istituzioni che le erano necessarie, dal settore pubblico dell'economia che produceva servizi che non davano profitti, allo stato sociale che manteneva nelle fasi recessive operai e tecnici difficilmente sostituibili.

Infine, e' bene sottolineare come tutto questo non e' solo responsabilita' dei governi di centrodestra, anche il centrosinistra, purtroppo, ha fatto la sua deleteria parte.
Tratto da
Notizie minime de
La nonviolenza è in cammino

proposto dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini.
Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it
 

 

Ferrara, on line il Protocollo sulla sicurezza nei cantieri di lavoro  

La Provincia ha promosso, attraverso l’Assessorato alle Politiche del Lavoro e Formazione Professionale, la realizzazione di un Protocollo d’intesa (leggilo) per la sicurezza sul lavoro nei cantieri edili e delle opere di genio civile. Gli interlocutori principali di tale intesa sono stati assieme ai Comuni, le altre principali stazioni appaltanti pubbliche, le autorità ispettive, la Camera di Commercio, Agricoltura, Industria e Artigianato di Ferrara, le organizzazioni datoriali e sindacali di categoria. Il protocollo è stato ufficialmente presentato questa mattina in Castello Estense dall’assessore alle Politiche del Lavoro e Formazione Professionale Paola Ricci e da numerosi rappresentanti degli enti sottoscrittori.
L’intento del protocollo è l’incremento indispensabile delle attività di prevenzione, il contrasto all’incidentalità nel lavoro, la tutela dei lavoratori e la salvaguardia della qualità del lavoro. A tal fine, viene posta particolare attenzione alla formazione dei lavoratori sul cantiere specifico oggetto dell’appalto, laddove esso superi i 500.000 €, attraverso un fondo aggiuntivo integrato ai costi della sicurezza. La Provincia metterà a disposizione delle autorità ispettive i dati in materia di lavoro contenuti nelle banche dati SILER (Sistema Informatico Lavoro Regione Emilia-Romagna) e desunti dallo sviluppo del progetto LABOR (Lavoro + Azioni + Benefici + Organizzazione + Rete), e ha previsto la priorità delle tematiche di sicurezza nei cantieri nell’ambito delle attività formative a programmazione provinciale.
I Comuni sono promotori di un ulteriore ruolo di attenzione delle Polizie Municipali in coordinamento con le autorità ispettive, in tutti i cantieri presenti nei territori di competenza. Per migliorare e rendere più efficiente lo svolgimento dell’attività ispettiva si prevede l’utilizzazione anche di gruppi ispettivi interistituzionali al fine di attuare interventi di controllo congiunto, anche con l’ausilio delle Forze di Polizia.
La sottoscrizione del Protocollo avrà un suo secondo momento pubblico mercoledì 17 dicembre alle 9.30 alla sala Estense. Si è scelta una modalità inconsueta, tesa al coinvolgimento dell’attenzione anche dei lavoratori di domani: unitamente alla sottoscrizione del protocollo, si terrà infatti una rappresentazione teatrale aperta agli istituti tecnici e professionali, che affronta i temi della sicurezza con lo scopo di richiamare l’attenzione sulla prevenzione degli infortuni. L’iniziativa teatrale è organizzata in collaborazione con il Comune di Ferrara. Lo spettacolo teatrale è composto di alcune piéces tratte dall’opera “La classe operaia non va in paradiso” autori: Andrea Tè e Giuseppe Campo.
“La sicurezza sui luoghi di lavoro rappresenta una delle priorità assolute – ha detto l’assessore Paola Ricci – il Protocollo nasce dopo una concertazione che ha dato ottimi frutti. L’intervento parte dal settore dell’edilizia che per sue caratteristiche è molto esposto al verificarsi di incidenti gravi. Si rafforza la formazione, si prevedono interventi specifici legati a quel determinato cantiere”.
Il Protocollo è stato approvato all’unanimità dal Consiglio Provinciale, è già giunta l’adesione della maggior parte dei Comuni, delle associazioni datoriali e di categoria.
 

Fonte: Ufficio Stampa della Provincia di Ferrara
 

 

Palumbo (Ugl Caserta): "Sicurezza mai più materia concorrente"  

Una delegazione della commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro, presieduta dal senatore Oreste Tofani ha incontrato questa mattina le organizzazioni sindacali di Caserta per acquisire informazioni in merito alle tematiche della salute e della sicurezza sul lavoro.

Al termine dell'incontro, tenutosi in prefettura, il vicesegretario provinciale della Ugl Caserta Ferdinando Palumbo ha tracciato il punto sulle posizioni rappresentate affermando: "La questione sicurezza nella nostra provincia assume un taglio allarmante poiché mancano cultura d'impresa e spesso della legalità.

Esistono enormi sacche di lavoro sommerso che fanno capo ad una miriade di microimprese, le quali, spesso inducono a concertare nomine ed elezioni delle Rls.

Avere un lavoro in questa provincia" secondo Palumbo "rappresenta un miracolo, e per questo motivo, difficilmente si denunciano le irregolarità: ci troviamo di fronte ad un cane che si morde la coda.

E' necessario intensificare i controlli e nello stesso tempo assicurare formazione continua.

A tal proposito la Ugl sta raccogliendo su scala nazionale le firme per due petizioni che si pongono l'obbiettivo di portare la materia sicurezza sul lavoro nelle scuole, e per far si che la stessa non sia considerata materia concorrente stato-regione".
 

Fonte: primapaginamolise.it

 

 

Malattie professionali, nel 2008 aumentano le ‘tabellate’  

Ascoli Piceno | Con il Decreto Legislativo n. 81/08 in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, vengono riconosciute alcune patologie che prima non erano direttamente imputabili all'attività lavorativa. Dall’Inail di Ascoli Piceno utili informazioni.

Ogni giorno o quasi i mass media ci comunicano nuovi e gravi fatti: morti bianche o infortuni sul lavoro. Meno si parla delle malattie professionali, altro argomento importante e da non sottovalutare per quanto riguarda la sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.

La tutela della persona nello svolgere la propria attività lavorativa contro eventi infortunistici è stata contemplata nella storia italiana fin dal 1898, quando venne istituito l'Inail, l'Istituto nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro.

Negli anni il tipo di intervento assicurativo a favore dei lavoratori ha subìto mutamenti, in sintonia con i cicli storici, fino ad arrivare ai giorni nostri, anzi fino alla scorsa estate. Infatti da luglio 2008 è entrato in vigore il Decreto Legislativo n. 81, dello scorso 9 aprile, che ha portato variazioni importanti per quanto concerne le malattie professionali.

Nel mese di novembre sono stati pubblicati i risultati contenuti nel Rapporto Annuale Regionale 2007 Inail della nostra Regione, in cui risulta anche che la provincia di Ascoli Piceno è la più virtuosa: ha registrato un calo del 7,2 % rispetto al 2006 per numero di denunce presentate (6.217). Nel testo si evince che a fronte del calo delle denunce per gli infortuni sono aumentati però i casi di malattie professionali. E nel 2008 si risponde a questa necessità di maggior tutela con il nuovo Testo Unico (D. Lgs. 81/08).

Per capire cosa è cambiato da questa estate siamo andati alla sede provinciale Inail di Ascoli Piceno, dove il Direttore amministrativo Lino Cimini e la Dirigente Medico legale Giuseppina Bomba si sono resi disponibili a chiarirci un po' le idee su una materia tanto complessa.

"Non facendo una distinzione fra la provincia di Ascoli Piceno e Fermo, i dati unitari Inail relativamente all'andamento infortunistico nel Piceno sono confortanti" spiega il Direttore Cimini. "Negli ultimi 4 anni circa si è verificata una diminuzione di infortuni e questo perché nella nostra Regione si è fatto un discorso di rete fra istituzioni, parti sociali e il nostro ente. A lungo andare i risultati si iniziano a vedere, e fino a pochi anni fa la Marche avevano la maglia nera in fatto di infortuni".

Ricordando che fra costi diretti e indiretti per la prevenzione o i danni per la sicurezza nei luoghi di lavoro si attesta al 3,29% del PIL, significa che per il sistema Paese si sostiene un impegno immenso sia intermini di danni alla salute, sia in termini di civiltà e diritti negati, come sottolinea ancora il dott. Cimini.

Ma quali sono le malattie professionali più diffuse e come sono cambiate nel tempo? Sapere cosa è variato aiuta a capire il cambiamento apportato dal nuovo testo unico del 2008. "Dobbiamo premettere che c'è stato un cambiamento non solo naturalistico ma anche giurisprudenziale - afferma la dott.ssa Giuseppina Bomba - cambiamento che ha sovvertito l'andamento della patologia, della tecnopatia in ambito lavorativo e previdenziale, in quanto siamo passati ad un aumento a livello nazionale di denunce di patologie professionali da circa 25mila a 27mila, mentre in ambito regionale abbiamo assistito ad un incremento del 3,3% pari a 1837 patologie professionali denunciate.

Per la maggior parte dei casi, in riferimento a previsioni legislative completamente diverse da luglio 2008, sono patologie non ‘tabellate' (ndr: al di fuori cioè della ‘liste ufficiali' precedentemente esistenti) riconducibili a sovraccarico biomeccanico del rachide e degli arti superiori".

La dottoressa si è soffermata sull'importanza del nuovo decreto entrato in vigore da luglio scorso grazie al quale alcune malattie sono state inserite nelle tabelle, ossia vengono ora riconosciute subito come causate, in maniera anche parziale, dall'attività lavorativa svolta.

La buona notizia, per i lavoratori che purtroppo soffrono di queste patologie ‘new entry' - come l'ernia discale, l'osteodiscopatia, tendinite, epicondiliti o tunnel carpale - è il fatto che denunciandole non dovranno più assumersi il carico dell'onere della prova. Non servirà più la difficoltosa raccolta di documentazione tecnica e sanitaria da presentare insieme alla denuncia, perché queste malattie da luglio 2008 sono riconosciute ufficialmente, ossia ne viene riconosciuta l'origine lavorativa.

"Per il 2008 - precisa la dirigente Inail - non ci sono ovviamente ancora i dati ufficiali per i riconoscimenti effettuati, ma nel Piceno stiamo vedendo che dal 30% si è già passati al 40% di riconoscimento delle patologie, grazie all'ascrizione in tabella delle stesse patologie, che prima godevano di un riconoscimento non gabellato nell'ambito del cosiddetto ‘sistema misto' delle patologie professionali".
 

Fonte: ilquotidiano.it

 

15/12/2008

 

Guida al confronto tra la nuova e la vecchia Direttiva Macchine 

Disponibile on line una guida che permette di confrontare la Direttiva 2006/42/CE con la precedente Direttiva Macchine 98/37/CE. La guida è a cura dell'ISPESL ed evidenzia e commenta le novità e le differenze nell’allegato I delle due Direttive.

Come già ricordato in precedenti articoli di PuntoSicuro, il 9 giugno del 2006 sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea è stata pubblicata una nuova Direttiva Macchine, la 2006/42/CE, che abroga la Direttiva Macchine precedente, la 98/37/CE (recepita con l’emanazione del DPR n. 459 del 24 luglio 1996).

Per facilitare il confronto tra la prima e la seconda direttiva, mettendone in rilievo le novità, l’Ispesl ha prodotto una “Guida al confronto fra la nuova Direttiva Macchine (2006/42/CE) e la Direttiva 98/37/CE” e per rendere la lettura più semplice e immediata (il documento è di ben 170 pagine!) è presentata l’intera direttiva e sono evidenziati e commentati tutte le novità rispetto alla normativa precedente.
Successivamente viene fatto un confronto fra l'allegato I della nuova Direttiva Macchine con l'allegato I della precedente.
L’evidenziazione del testo con colori diversi (il rosso indica il testo nuovo, il giallo il testo della vecchia direttiva non più presente nella nuova, il grigio le frasi modificate) e i commenti esplicativi rendono la lettura semplice e immediata.

Ricordiamo, a questo proposito, che l'allegato I della Direttiva Macchine è importante in quanto detta i requisiti essenziali di sicurezza a cui devono soddisfare le macchine per poter essere immesse sul mercato europeo.

La prefazione del documento, a cura dell’Ing. Emilio Borzelli, ricorda che “il 29 dicembre del 2009 entra in vigore in tutta Europa la nuova direttiva macchine 2006/42/CE in sostituzione della direttiva 98/37/CE. I cambiamenti sono molteplici e non tutti evidenti. E’ in preparazione presso la Commissione Europea una guida per chiarirne il contenuto”.

Se a maggio 2008 è stata presentata una pubblicazione sulla Nuova Direttiva Macchine edita da ETUI-REHS (European Trade Union Institute for Research, Education, Health and Safety) e dal KAN (Commission for Occupational Health and Standardization) che mette a confronto il testo inglese della nuova direttiva con il corrispondente testo della direttiva 98/37/CE, “si è ritenuto opportuno” – continua la prefazione – “elaborare un documento analogo per il confronto delle versioni italiane delle due direttive”.
Confronto che “ha permesso di evidenziare anche le difformità fra le versioni italiane e le corrispondenti versioni inglesi, che si ritengono di particolare utilità nell’interpretazione del contenuto tecnico dei requisiti essenziali di sicurezza”.

Con la direttiva 2006/42/CE gli Stati membri dovranno adeguarsi per garantire sul loro territorio la sicurezza e la salute delle persone, segnatamente dei lavoratori e, all’occorrenza, degli animali domestici e dei beni, specie nei confronti dei rischi che derivano dall’uso delle macchine.

Se tra le novità introdotte dalla direttiva ci sono 12 definizioni tecniche, di cui alcune nuove rispetto alla precedente 98/37/CE, forse una di particolare rilievo e interesse è quella che riguarda le “quasi macchine”.
Secondo questa definizione le “quasi macchine” sono “insiemi che costituiscono quasi una macchina, ma che, da soli, non sono in grado di garantire un'applicazione ben determinata”.
Le quasi-macchine sono “unicamente destinate ad essere incorporate o assemblate ad altre macchine o ad altre quasi-macchine o apparecchi per costituire una macchina” disciplinata dalla direttiva.

Per questa tipologia di prodotti, secondo la direttiva, non vige più l’obbligo dell’apposizione della marcatura CE di conformità, ma va redatta la sola Dichiarazione di Incorporazione.
Il fabbricante delle quasi - macchine sarà tenuto ad accompagnarle con un’apposita dichiarazione d’incorporazione e dalle istruzioni per l’assemblaggio delle stesse con le altre parti.

Ricordiamo infine che rientrano nel campo di applicazione della presente direttiva, modificando in questo senso la direttiva 95/16/CE, anche gli ascensori da cantieri per il trasporto di persone o di persone e cose.

“Guida al confronto fra la nuova Direttiva Macchine (2006/42/CE) e la Direttiva 98/37/CE”, Ispesl (formato PDF, 4.48 MB).


Fonte: puntosicuro.it
 

 

UNI EN ISO 9001:2008. Qualità ed organizzazione 

 

Aggiornata la norma che definisce i requisiti per i sistemi di gestione per la qualità aziendale. Tra le novità chiarimenti sul concetto di “prodotto”, la valutazione del contesto e la compatibilità con la norma sui sistemi di gestione ambientale.

Qualità ed organizzazione: pubblicata la norma sulla qualità, la UNI EN ISO 9001:2008, un passaggio fondamentale che permette, al termine di un ciclo di verifiche e studi partito nel 2000, di aggiornare la norma tecnica per eccellenza.
La UNI EN ISO 9001 è, infatti, la norma che definisce i requisiti per i sistemi di gestione per la qualità aziendale, il suo scopo è quello di consentire alle organizzazioni di capire cosa vogliono i clienti, fissare i propri obiettivi, stabilire con quali processi raggiungere gli obiettivi stessi e soddisfare i clienti, mediante un sistema efficace che sappia migliorarsi.

L’edizione 2008 della norma UNI EN ISO 9001, quindi, permette di consolidare l’evoluzione del modello di gestione dei sistemi per la qualità avviata nel 2000 ed è il risultato delle attività di monitoraggio ed aggiornamento continuo attuate dall’ISO per definire gli elementi chiave per la revisione della norma. Il nuovo testo, oltre a chiarire le parti la cui applicazione ha rilevato richieste di interpretazione o la cui applicazione non è risultata uniforme, migliora la compatibilità con la norma UNI EN ISO 14001 sui sistemi di gestione ambientale, con l’obiettivo di individuare gli elementi comuni evitando inutili duplicazioni.
Altro elemento di novità è rappresentato dalla valutazione del contesto nel quale opera l’organizzazione, i suoi cambiamenti ed i rischi ad esso correlati: la norma concentra l’attenzione sull’ambito di mercato, stimolando le aziende a effettuare indagini utili a progettare ed attuare il sistema di gestione per la qualità.
Viene inoltre chiarito il concetto di “prodotto” quale risultato di tutti i processi che concorrono nella realizzazione (compresi anche quelli intermedi) e quindi i requisiti di norma affinché sia assicurata la conformità del prodotto finale, devono essere rispettati durante tutte le fasi del processo.
Naturale conseguenza di questa definizione è la piena responsabilità dell’organizzazione su tutti i processi, anche quelli “esternalizzati”, che devono essere inclusi nel sistema di gestione per la qualità.

La nuova ISO 9001 sottolinea e rimarca come la conformità del prodotto ai requisiti del cliente è influenzata (anche indirettamente) dal personale con la conseguente necessità/opportunità di ampliare le azioni di istruzione, addestramento e formazione.
Maggiore attenzione nei confronti della clientela e valutazione della reale soddisfazione: la norma chiarisce che la rilevazione della soddisfazione del cliente può avvalersi di fonti e strumenti più vicini alla reale sensazione del mercato rispetto alle classiche indagini di customer satisfaction.

La brochure informativa della norma UNI EN ISO 9001:2008 (formato PDF, 704 kB).

Fonte: UNI.
 

12/12/2008

 

SICUREZZA SUL LAVORO, UNA PRIORITA' PER TUTTI 

Presentato stamani un manuale per la sicurezza degli studenti, istruzioni di pronto soccorso per le scuole

Treviso - La Marca si attiva per rafforzare la sicurezza nei luoghi di lavoro. Stamani in Provincia, alla presenza del prefetto Vittorio Capocelli, sono state presentate le azioni e i progetti elaborati dal Tavolo provinciale di coordinamento per la sicurezza sul lavoro. In particolare è stato presentato il “Manuale di primo soccorso a scuola e in palestra” realizzato dalla Provincia di Treviso assieme all’Associazione nazionale dei medici del lavoro pubblici e la Rete di Agenzie per la Sicurezza della Provincia di Treviso.

Una guida che sarà trasmessa a tutte le scuole e a tutti i Comuni della Provincia. “Quello che mi preme sottolineare – ha detto Michele Noal, assessore provinciale alla Salute e sicurezza sui luoghi di lavoro – è la sinergia che si crea in questo tavolo, dove nascono idee e progetti condivisi, come gli emendamenti al testo unico che insieme abbiamo spedito al Ministro Sacconi.

Il lavoro di squadra permette anche unioni di forze e, quindi, utili risparmi di risorse per gli enti e la cittadinanza intera”. Da parte sua il prefetto Capocelli, si è augurato il potenziamento degli Sisal. Fra gli altri progetti segnaliamo l’istituzione di una “banca dati dinamica”, l’interazione tra i soggetti del Tavolo, la messa in comune delle esperienze, individuazione nuovi strumenti di comunicazione".

Progetti specifici sono stati attivati per favorire la sicurezza in vari ambiti lavorativi: in agricoltura, in azienda, a scuola, il progetto “Sicuropoli” è espressamente rivolto agli alunni delle scuole. In programma anche l’iniziativa “Sbagliando s’impara” che è un modello d’analisi per la ricostruzione delle cause e delle dinamiche degli infortuni che avvengono nel mondo del lavoro, ideato una ventina d’anni fa da Giovanni Pianosi, medico del lavoro di uno Sisal di Milano.

Il metodo è stato adottato dall’istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro del ministero della Salute), che l’ha diffuso nell’ambito degli Spisal di tutta Italia, attraverso la conferenza delle Regioni. Oggi tutti gli infortuni professionali mortali e gravissimi che avvengono in Italia vengono analizzati con tale metodo Obiettivi del progetto “sbagliando s’impara nell’azienda artigiana”. I

Verranno attivati anche progetti di formazione dei lavoratori e il progetto “Check-up aziendali” che prevede la realizzazione di circa 150 check-up aziendale i da professionisti e/o strutture dedicate delle Associazioni Artigiane.


Fonte: oggitreviso.it
 

 

PIEMONTE: REGIONE, APPROVATA LA NUOVA LEGGE SUL LAVORO 

 

E' stata approvata questa mattina dal Consiglio regionale del Piemonte la legge, di iniziativa della Giunta, ''Norme in materia di promozione dell'occupazione, di qualità, sicurezza e regolarità del lavoro" che definisce gli obiettivi e gli strumenti di politica del lavoro della Regione Piemonte. La legge riunisce in un unico testo le disposizioni legislative regionali in materia di politiche del lavoro e di servizi per l'impiego, integrate ed adeguate alla riforma del titolo V della Costituzione, alla normativa comunitaria e statale e allo Statuto, introducendo nuove norme nell'attuale contesto di trasformazione del mercato del lavoro e delle sue regole. ''Il riassetto complessivo della normativa sul lavoro - afferma la presidente Bresso - rientrava nel nostro programma di governo, perche' era necessario rivedere una legislazione ormai 'invecchiata'. Una legge unica su questa materia facilita la gestione di norme complesse, semplificandole e aggiornandole, e assume una rilevanza ancora maggiore in un momento di crisi come quello attuale che ripropone il tema del lavoro in modo drammatico. Mi auguro che questo sia il preludio a un riordinamento della legislazione anche a livello nazionale per ridefinire gli strumenti del welfare e del lavoro, ad esempio ampliando le garanzie a tutela dei lavoratori atipici e temporanei come abbiamo chiesto al Ministro Scajola''.

''La legge approvata oggi - dichiara l'assessore regionale al Lavoro, Teresa Angela Migliasso - intende promuovere l'occupazione, la sua qualità e stabilita', la sicurezza del lavoro e sul luogo di lavoro, valorizzando il ruolo degli enti locali e riconoscendo l'importanza del metodo della concertazione con le parti sociali, perseguendo la lotta al lavoro nero, come pre-requisito per combattere ogni forma di sfruttamento, promuovendo la responsabilita' sociale delle imprese. La nuova normativa si propone inoltre di rimuovere ogni ostacolo alla parità di accesso e alle discriminazioni di qualunque tipo, nel concreto rispetto dei principi costituzionali e comunitari troppo spesso disattesi''.


Le politiche regionali si baseranno in particolare su tutela, sicurezza, dignità del lavoro e centralità della persona, con l'obiettivo: di consentire a tutti l'accesso al mercato del lavoro in condizioni di regolarità, rispetto a quanto stabilito dalla legge e dai contratti collettivi, promuovendo l'adattabilità, l'occupabilità, l'imprenditorialità e le pari opportunità, di promuovere condizioni lavorative continuative e stabili, contrastando la precarizzazione del lavoro e le azioni per incrementare l'occupazione, attraverso misure di sostegno ai datori di lavoro privati che creino occupazione stabile. Ed ancora: di ridurre le disuguaglianze, incoraggiando l'inserimento, il reinserimento e la permanenza nel lavoro delle persone a rischio di esclusione sociale e in particolare dei soggetti svantaggiati, di realizzare azioni volte a favorire le pari opportunità tra uomo e donna in materia di accesso e permanenza nel mercato del lavoro e di progressione nella carriera lavorativa, di permettere una migliore conciliazione della vita professionale e della vita familiare, di sostenere l'autoimpiego, tramite lo sviluppo dell'imprenditorialità' e la valorizzazione della professionalità delle persone, di promuovere interventi ed iniziative volti alla riduzione dei rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori e rafforzare la prevenzione in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

''Con questa legge - conclude l'assessore Migliasso - vogliamo contribuire a supportare le grandi trasformazioni avvenute ed ancora in atto nell'economia della nostra Regione, sostenendo le persone nei loro percorsi lavorativi e di vita e valorizzandole come prima risorsa dell'impresa nella competizione globale''.

Fonte: asca.it
 

 

"Vivere la sicurezza per non morire sul lavoro"  

Le leggi cambiano ma il numero degli infortuni non scende. In Italia, dagli anni Novanta a oggi, il trend è rimasto lo stesso: più di mille i morti all'anno e più di un milione gli incidenti sui luoghi di lavoro. Vittime giovani, giovanissime a volte. Eppure nel tempo le norme sono aumentate e le regole rinnovate. Che cosa non funziona dunque? Se lo sono chiesti oggi gli esperti e i docenti che hanno partecipato al seminario, dedicato alle norme del nuovo testo unico sulla sicurezza, organizzato dal collegio e dall'associazione dei periti industriali della provincia di Varese in collaborazione con il Dipartimento ambiente-salute e sicurezza dell'università degli studi dell'Insubria.

Anche Varese non migliora - Nel 2007, secondo i dati dell'Inail provinciale, gli infortuni denunciati sono stati 14.322: un dato praticamente invariato rispetto a quello del 2006. Gli infortuni mortali invece sono sono stati 11, meno dei 16 del 2006 e più dei 10 del 2005. Non ci sono settori esclusi da questo triste bilancio: nell'agricoltura, in provincia di Varese, gli infortuni sono stati 195, contro i 13.819 del più ampio settore dell'industria e dei servizi e i 308 dei dipendenti pubblici. Non cala inoltre il dato dei lavoratori stranieri che subiscono incidenti sul lavoro: nel 2007 a Varese i casi di questo tipo sono stati più di 2.300. Gli immigrati vittime di incidenti mortali sul lavoro sono stati 5, vale a dire la metà del totale.

Da Seveso alla Thyssen - «In Italia abbiamo cominciato a riflettere sul tema della sicurezza dal caso dell'Icmesa a Seveso nel 1976 - ha spiegato Mario Banfi, consigliere del collegio periti industriali e periti industriali laureati della provincia di Varese -. Ci sono morti che fanno più notizia di altre ma di fronte a una realtà come quella italiana rimane solo il silenzio: ogni giorno si verificano 2500 incidenti, muoiono 3 persone e 27 rimangono invalidi permanenti».

Cambiare la "cultura" non basta - «Il 76 per cento degli incidenti è causato da comportamenti imprudenti - ha aggiunto Banfi -. Il comportamento è ciò che una persona fa per essere sicura o esporre se stesso a rischio. Per questo occorre integrare i programmi di prevenzione con un lavoro psicologico di sicurezza comportamentale. È il nostro modo di pensare che deve cambiare».

Imparare la sicurezza - «La cultura della sicurezza va vissuta come una scelta individuale di vita esportata all'esterno dell'impresa per avvantaggiare tutti e per contribuire a diminuire il rischio di incidenti - ha commentato Giorgio Tilli - presidente del collegio -. Possedere una cultura della sicurezza significa avere un atteggiamento attivo, partecipativo nei confronti della prevenzione degli infortuni e della tutela della salute, significa applicare con attenzione e le regole comprendendone il valore e assumere in prima persona la responsabilità e condividerla».
 

Fonte: varesenews.it

 

 

Decreto 81/08: sugli obblighi del lavoratore autonomo  

Quali gli obblighi del lavoratore autonomo secondo le disposizioni del decreto 81/08? Sussiste l’obbligo di sottoporsi a sorveglianza sanitaria e di frequentare corsi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro?

Da una prima e superficiale lettura dell’art. 21 del D. Lgs. 9/4/2008 n. 81, contenente il Testo Unico in materia di salute e di sicurezza sul lavoro, sembrerebbe che i lavoratori autonomi che compiono opere o servizi ai sensi dell'art. 2222 del codice civile siano obbligati ad ottemperare esclusivamente a quegli adempimenti indicati esplicitamente nel comma 1 dello stesso articolo e cioè ad utilizzare attrezzature di lavoro in conformità alle disposizioni di cui al Titolo III del D. Lgs. n. 81/2008 (lettera a), a munirsi di dispositivi di protezione individuale ed utilizzarli conformemente alle disposizioni di cui al titolo III dello stesso D. Lgs. (lettera b) ed a munirsi di apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia, contenente le proprie generalità, nel caso in cui effettuino la loro prestazione in un luogo di lavoro nel quale si svolgano attività in regime di appalto o subappalto (lettera c). Le cose però non stanno così e ciò discende da un esame più approfondito e da una lettura più integrale del citato D. Lgs. n. 81/2008, né avrebbe senso una interpretazione delle disposizioni di legge così limitativa anche alla luce degli indirizzi forniti dalla legge delega 3/8/2007 n. 123 e della logica della prevenzione in base alla quale deve essere garantita la salute e la sicurezza di tutti i lavoratori e di tutti coloro che prestano la propria attività lavorativa nei luoghi di lavoro.

Si osserva preliminarmente che le disposizioni contenute nel D. Lgs. n. 81/2008, secondo quanto indicato nell’art. 3 comma 4 dello stesso decreto e relativo al suo campo di applicazione, “si applica a tutti i lavoratori e lavoratrici, subordinati e autonomi, nonché ai soggetti ad essi equiparati, fermo restando quanto previsto dai commi successivi del presente articolo” il quale al comma 11 precisa in più che “nei confronti dei lavoratori autonomi di cui all'articolo 2222 del codice civile si applicano le disposizioni di cui agli articoli 21 e 26“.

È evidente quindi che il legislatore, anche per dar corso alle indicazioni contenute nella già citata legge delega n. 123/2007, ha voluto, ai fini della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e dell’applicazione delle norme di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, equiparare i lavoratori autonomi di cui all'articolo 2222 del codice civile agli altri lavoratori imponendo di conseguenza a questi gli stessi obblighi che il decreto medesimo pone a carico di tutti gli altri lavoratori, fermo restando ovviamente il rispetto delle disposizioni che sono ad essi destinati specificatamente e contenute sia nell’art. 21, che detta delle prescrizioni specifiche oltre che per i componenti delle imprese familiari anche per i lavoratori autonomi, che nell’art. 26 il quale impone degli obblighi a carico anche degli stessi lavoratori autonomi nel caso di contratti d’appalto, d’opera o di somministrazione.

Da quanto sopra detto sembra evidente quindi che il lavoratore autonomo debba adempiere agli obblighi che il D. Lgs. n. 81/2008 con l’art. 20 pone a carico di tutti i lavoratori. In tale articolo, peraltro, al comma 1 viene precisato che “ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quelle delle altre persone presenti sul luogo di lavoro su cui ricadono gi effetti delle sue azioni o omissioni” e fra i suddetti obblighi è possibile riscontrare appunto al comma 2 lettera h) quello di partecipare ai programmi di formazione e di addestramento ed al comma 2 lettera i) quello di sottoporsi ai controlli sanitari previsti dallo stesso D. Lgs. o comunque disposti dal medico competente.

La convinzione, a dire il vero abbastanza diffusa, che il lavoratore autonomo non abbia l’obbligo di sottoporsi alla formazione ed alla sorveglianza sanitaria in relazione ai rischi della propria attività lavorativa deriva da quella che si ritiene una imprecisione del legislatore che li avrebbe dovuti inserire esplicitamente nell’articolo 21 del D. Lgs. n. 81/2008 assieme agli obblighi in esso elencati al comma 1 nonché da una frettolosa lettura del comma 2 dello stesso articolo che indica che i soggetti di cui al comma 1, fra i quali appunto i lavoratori autonomi, hanno facoltà di:
“a) beneficiare della sorveglianza sanitaria secondo le previsioni di cui all'articolo 41, fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali;
b) partecipare a corsi di formazione specifici in materia di salute e sicurezza sul lavoro, incentrati sui rischi propri delle attività svolte, secondo le previsioni di cui all'articolo 37, fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali”.

È del tutto evidente ora che la facoltà che il legislatore esprime al comma 2 non è quella di sottoporsi alla sorveglianza sanitaria in relazione ai rischi specifici della propria attività ed alla formazione incentrata sui rischi medesimi, che come già detto si ritengono obbligatorie, bensì di poter “beneficiare”, per dar corso alla sua autotutela, della sorveglianza sanitaria sottoponendosi a visita medica, a proprie spese, da parte del medico competente del datore di lavoro che lo ospita, così come avviene per qualsiasi altro lavoratore che è alle sue dipendenze, e di poter altresì “partecipare”, sempre a sue spese, ai corsi di formazione specifica in materia di salute e di sicurezza sul lavoro ai quali il datore di lavoro che lo ospita avvia i propri lavoratori dipendenti.

Una conferma di quanto sopra sostenuto in merito agli obblighi che il Testo Unico ha inteso porre a carico dei lavoratori autonomi discende, infine, dalla lettura dell’allegato XVII al Testo Unico medesimo riportante la documentazione che sia le imprese che i lavoratori autonomi devono rilasciare, in caso di appalto, al datore di lavoro committente prima dell’inizio dei lavori al fine di consentire allo stesso la verifica della loro idoneità tecnico-professionale prevista dall’art. 26 comma 1 lettera a) del D. Lgs. n. 81/2008, riportante gli obblighi connessi ai contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione, e per quanto riguarda i cantieri temporanei o mobili prevista dall’art. 90 comma 9 lettera a) a carico del committente per conto del quale viene realizzata l’intera opera.

In tale allegato XVII, infatti, al comma 2 fra la documentazione che i lavoratori autonomi devono almeno esibire al committente vengono esplicitamente indicati alla lettera d) gli “attestati inerenti la propria formazione e la relativa idoneità sanitaria previsti dal presente decreto legislativo”, documentazione che nel caso dei cantieri temporanei o mobili il committente è obbligato fra l’altro a trasmettere, ai sensi dell’art. 90 comma 9 lettera c) all’amministrazione competente, prima dell’inizio dei lavori oggetto del permesso di costruire o della denuncia di inizio attività.

Con la lettura dell’allegato XVII il quale, benché richiamato esplicitamente dal Titolo IV per la verifica dell’idoneità tecnico-professionale delle imprese operanti nei cantieri temporanei o mobili, si deve intendere applicabile, essendo contenuto nell’ambito dello stesso Test Unico, anche per la verifica tecnico-professionale di tutte le attività imprenditoriali di cui all’art. 26 del Titolo I dello stesso D. Lgs. 81/08 si ritiene in definitiva che non ci sia più spazio per qualsiasi altra interpretazione e che sia stato definitivamente sciolto qualsiasi dubbio in merito agli obblighi a carico dei lavoratori autonomi sia della sorveglianza sanitaria, se necessaria, che della formazione specifica in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

 

Fonte: porreca.it
 

11/12/2008

 

Coop - Accordi per la sicurezza sul lavoro

 

Sicurezza sul lavoro, intesa fra Inail e il mondo delle cooperative.
L’Inail ha firmato due convenzioni con l’Unci, l′Unione Nazionale Cooperative Italiane e con Agci, Associazione Generale Cooperative Italiane.

L’obiettivo degli accordi è diffondere nelle imprese associate la cultura della prevenzione nei luoghi di lavoro, attraverso il coinvolgimento dei lavoratori stessi. Si intende mirare allo sviluppo di strumenti che favoriscano e premino le azioni di prevenzione e la diffusione della cultura della sicurezza nelle imprese cooperative.
I promotori dell’intesa procederanno analizzando dell′andamento infortunistico delle cooperative per individuare i settori che necessitano di interventi e definire piani di attività ad hoc. Prevista la collaborazione delle organizzazioni sindacali nazionali e locali.

I piani operativi verranno definiti congiuntamente da Inail e le due associazioni attraverso equipe miste. In base all′accordo, gli interventi effettivamente realizzati nell′ambito delle singole cooperative associate per aumentare gli standard di sicurezza sul luogo di lavoro verranno valutati caso per caso dall′Inail ai fini della riduzione del tasso di premio assicurativo.

Sara Agostini, Segretario Generale Unci, nel corso dell’audizione presso la Commissione Parlamentare d’inchiesta del Senato, sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle morti bianche, ha affermato «la cultura della prevenzione e della legalità non è soltanto un imperativo morale e sociale ma anche economico, poiché si erge a fattore di competitività». Ha aggiunto:«in materia di infortuni sul lavoro, con particolare riguardo alle cosiddette morti bianche, l’Unci ritiene che la cooperazione possa rappresentare il battistrada valoriale da cui attingere le best practices per l’affermazione di una vera cultura della salute e sicurezza sul lavoro. Le cooperative, infatti, assumendo l’autogestione come modalità prioritaria del fare impresa, puntano ad una maggiore attenzione alle regole che disciplinano il lavoro».

Fonte: consorzioparsifal.it
 

 

INAIL - Libro unico del lavoro 

Direzione Centrale Rischi
Ufficio Tariffe

Prot. 60010.09/12/2008.0009159

Roma, 9 dicembre 2008

ALLE STRUTTURE CENTRALI E TERRITORIALI

Oggetto: Libro unico del lavoro

Vidimazione in procedura GRA
Datori di lavoro non presenti nella banca dati INAIL
Stampa laser
Numerazione unitaria - Procedura telematica.
Si fa seguito alla precedente nota del 10 settembre 20081 per fornire le previste ulteriori istruzioni in tema di vidimazione del Libro unico del lavoro.

1) VIDIMAZIONE IN PROCEDURA GESTIONE RAPPORTO ASSICURATIVO (GRA)

È in corso la modifica delle modalità di registrazione al fine di adeguarle alle nuove esigenze imposte dall'entrata in vigore delle nuove norme.

In particolare, la vidimazione verrà registrata con riferimento al "Codice Cliente" e non più alla Posizione Assicurativa Territoriale (PAT) e sarà adottata esclusivamente con le modalità proprie della stampa laser ovvero della vidimazione su fogli mobili a ciclo continuo.

Le modifiche apportate in procedura GRA nella maschera relativa alla vidimazione, in linea con la nuova normativa in tema di Libro unico del lavoro, saranno specificate in un'apposita nota tecnica che verrà diramata a tutte le Strutture.

2) DATORI DI LAVORO NON PRESENTI NELLA BANCA DATI INAIL

Il decreto ministeriale di attuazione del Libro unico del lavoro2 individua l'INAIL come unico ente preposto ad effettuare la vidimazione, anche nel caso quindi dei datori di lavoro che provvedevano alla vidimazione presso altri Istituti (es. i datori di lavoro agricoli).

Per poter vidimare il Libro unico del lavoro di detti soggetti, nonché procedere alla registrazione dell'avvenuta vidimazione in procedura GRA, è necessario che i datori di lavoro attualmente non presenti nella nostra Banca dati forniscano tutti i dati necessari.

A tal fine, il titolare o il delegato della ditta non presente nella nostra Banca dati deve registrarsi sul sito dell'Istituto al seguente percorso:

- sull'home page del sito www.inail.it entra in "Registrazione"
- "Registrazione utente generico"
- compila con i suoi dati la maschera "Registrazione utente generico" e, infine, clicca su "SALVA".
 

L'utente che si è registrato riceverà all'indirizzo e-mail che ha indicato nella maschera "Registrazione utente generico" un messaggio con l'indicazione di una password. Con il proprio codice fiscale e la password, entrerà sul sito www.inail.it in "Punto Cliente", dove compilerà una maschera con tutti i dati anagrafici della Ditta. A questo punto, verrà attribuito alla Ditta il numero di "Codice Cliente" ed un numero di pin (4 cifre) .

Qualora il titolate o il delegato della Ditta abbia difficoltà ad eseguire le sopraindicate operazioni, può rivolgersi ad una qualsiasi Sede dell'Istituto. Sarà l'operatore della Sede che, sostituendosi al datore di lavoro, effettuerà tutto il percorso sopra riportato fino all'attribuzione del numero di "Codice Cliente" e del pin. Naturalmente, l'operatore Inail dovrà indicare nella schermata "Registrazione utente generico" il proprio indirizzo e-mail (es.: m.rossi@inail.it).

Nel caso in cui un datore di lavoro si rivolga ad un consulente già autorizzato all'accesso su "Punto Cliente", sarà il consulente medesimo ad inserire su "Punto Cliente" i dati anagrafici della Ditta, come sopra riportato, fino ad acquisire il "Codice Cliente".

Con il "Codice Cliente" attribuito alle Ditte in questione, è possibile precedere alla vidimazione del Libro unico del lavoro ed alla conseguente registrazione della vidimazione in procedura GRA.

Si informa che il numero di "Codice Cliente" di questa tipologia di Ditte inizierà dal n. 48.000.000.


3) STAMPA LASER

Per questo sistema di vidimazione del Libro unico del lavoro, è prevista un'autorizzazione preventiva, da parte dell'INAIL, alla stampa e generazione della numerazione automatica3.

Attualmente le Sedi dell'Istituto autorizzano ai singoli Utenti un fac-simile di tracciato che deve contenere tutti i campi per effettuare le registrazioni obbligatorie previste per il Libro unico del lavoro4, nonché i campi utili ai fini della vidimazione (logo INAIL, data e ora di stampa, numero progressivo della pagina, numero di autorizzazione, data di autorizzazione e codice della Sede Inail che ha rilasciato l'autorizzazione).

Ad oggi, i dati contenuti nel Libro unico determinano un tracciato diverso da quello del preesistente libro paga. La conseguenza, sul piano operativo, è che gli Utenti già autorizzati alla vidimazione in fase di stampa laser del libro paga dovrebbero richiedere una nuova autorizzazione.

A tale riguardo, ai fini di una semplificazione degli adempimenti e in considerazione dell'esigenza di agevolare sia gli Utenti, sia le Sedi territoriali, è stato previsto il rilascio di una autorizzazione preventiva direttamente alle case di software sui vari tracciati dalle stesse elaborati e posti in uso.

La richiesta di autorizzazione va inoltrata esclusivamente via e-mail da parte della società di software, anche per il tramite della propria associazione di categoria, alla Direzione Generale dell'INAIL - Direzione Centrale Rischi, entro il 31 gennaio 2009 per la prima applicazione, ovvero entro il mese precedente la messa in uso per le successive eventuali innovazioni.

A rilasciare l'autorizzazione sarà la Direzione Generale INAIL - Direzione Centrale Rischi, alla cui e-mail istituzionale (dcrischi@inail.it) le case di software potranno produrre le proprie richieste di autorizzazione a partire dalla data di emanazione della presente nota. I fogli che compongono il Libro unico del lavoro recheranno in calce la seguente dicitura: "Autorizzazione Inail n...... del .......".

Si provvederà a costruire un archivio informatico delle autorizzazioni rilasciate ai tracciati prodotti dalle case di software.

Pertanto, gli Utenti già autorizzati alla vidimazione in fase di stampa laser che utilizzeranno uno di questi tracciati non dovranno chiedere una nuova autorizzazione, né dovranno fare alcuna comunicazione all'Istituto. Gli organi di vigilanza potranno prendere atto dal testo stesso del Libro unico del lavoro, che esiste una autorizzazione concessa direttamente alle case di software.

Gli Utenti che per la prima volta chiedono l'autorizzazione alla vidimazione in fase di stampa laser e che utilizzano un tracciato pre-autorizzato dalla Direzione Generale dovranno limitarsi ad inviare una comunicazione in tal senso ad una Sede dell'Istituto, la quale provvederà ad inserire l'informazione in procedura GRA. In tale comunicazione individueranno il nome e il codice di riconoscimento e gli estremi dell'autorizzazione centralizzata rilasciata dall'Istituto.

Resta fermo, che gli Utenti che non utilizzeranno questi tracciati pre-autorizzati, dovranno recarsi presso le Sedi INAIL per ottenere l'autorizzazione anche se sono già in possesso di autorizzazione alla vidimazione in fase di stampa laser del libro paga; questo perché, come già detto, il tracciato del Libro unico del lavoro è diverso da quello del vecchio libro paga. Le modalità di richiesta e di rilascio dell'autorizzazione in questo caso sono le stesse già individuate con nota del 10 settembre 2008.

Si fa infine presente che, in riferimento al tracciato autorizzato del Libro unico del lavoro, qualora "rimangono fermi i contenuti e cambia soltanto la distribuzione grafica e l'esposizione dei dati non si configura un nuovo tracciato"5.

4) NUMERAZIONE UNITARIA

Il decreto ministeriale di attuazione del Libro unico del lavoro prevede che la gestione della numerazione unitaria avvenga esclusivamente per via telematica6. È stata, pertanto, predisposta apposita procedura informatica. Detta procedura verrà collaudata in data 10 dicembre 2008 e sarà operativa a decorrere dal 12 dicembre 2008.

Preliminarmente, si rammenta che possono chiedere l'autorizzazione alla numerazione unitaria del Libro unico del lavoro gli iscritti nell'albo dei consulenti del lavoro, i professionisti e gli altri soggetti di cui all'art. 1, commi 1 e 4, della legge n. 12/1979.

4.1 SOGGETTI GIÀ AUTORIZZATI ALLA NUMERAZIONE UNITARIA

I soggetti già autorizzati alla numerazione unitaria del preesistente libro paga, non debbono chiedere una nuova autorizzazione. Sono, comunque, tenuti a comunicare all'INAIL, entro il 31 dicembre 2008, l'elenco dei datori di lavoro assistiti7.

Detta comunicazione avverrà per via telematica effettuando il seguente percorso:

- www.inail.it
- accedere con nome utente e password in "Punto Cliente"
- entrare nella nuova funzione "Libro unico - Gestione della numerazione unitaria"
- inserire il codice dell'autorizzazione già concessa
- viene visualizzata una lista di datori di lavoro che risultano essere assistiti dal soggetto già autorizzato alla numerazione unitaria. In questa lista, deve essere apposta una spunta accanto ai datori di lavoro assistiti dal soggetto autorizzato, ai fini della numerazione unitaria. Potranno, inoltre, essere inserite nuove aziende assistite, sempre ai fini della numerazione unitaria. Accanto ad ogni azienda assistita deve essere spuntato il campo che individua la modalità di vidimazione del Libro unico del lavoro (stampa laser ovvero fogli mobili a ciclo continuo)
- confermare.
 

Si fa presente che, qualora debba essere inserita la delega di un'azienda non presente nella Banca dati INAIL (es.: datore di lavoro agricolo), l'azienda deve preventivamente eseguire la procedura di registrazione indicata nel precedente paragrafo 2 "Datori di lavoro non presenti nella Banca dati INAIL" fino all'attribuzione del numero di Codice Cliente e del pin.

Effettuato tutto il percorso sopra indicato, viene visualizzata una comunicazione firmata dal Direttore Centrale Rischi che indica il nuovo codice di autorizzazione alla numerazione unitaria. Detto codice di autorizzazione è dato a carattere nazionale e sostituisce il precedente codice di autorizzazione dato a livello locale dalla Sede INAIL che gestiva la pratica. La comunicazione può essere stampata dall'Utente e visualizzata anche inseguito su "Punto Cliente".

Le Strutture in indirizzo sono invitate ad una verifica formale delle autorizzazioni alla numerazione unitaria già concesse fino alla data della presente ed a portare a conoscenza della scrivente Direzione, entro e non oltre il 15 gennaio 2009, eventuali situazioni non rispondenti a norma.

4.2 NUOVA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE ALLA NUMERAZIONE UNITARIA

La richiesta di autorizzazione alla numerazione unitaria del Libro unico del lavoro deve essere presentata per via telematica.

I soggetti che debbono chiedere l'autorizzazione, accedono con nome utente e password su "Punto Cliente".

I soggetti che non sono autorizzati all'accesso su "Punto Cliente" debbono, preventivamente, recarsi ad una Sede INAIL al fine di fornire le proprie credenziali e farsi assegnare il pin e la password utili per accedere ai Servizi online. A questo punto, si collegano sul sito INAIL, entrano in "Punto Cliente" e terminano la registrazione.

Per chiedere l'autorizzazione alla numerazione unitaria, deve essere effettuato il seguente percorso:
 

- www.inail.it

- accedere con nome utente e password in "Punto Cliente"

- entrare nella nuova funzione "Libro unico - Gestione della numerazione unitaria"

- compilare la maschera di richiesta di autorizzazione

- compilare l'elenco dei datori di lavoro assistiti ed accanto ad ogni datore di lavoro spuntare il campo che individua la modalità di tenuta del Libro unico del lavoro

- confermare (la conferma equivale ad una formale richiesta di autorizzazione).

 

Come già detto al precedente paragrafo, qualora debba essere inserita la delega di un'azienda non presente nella Banca dati INAIL (es.: datore di lavoro agricolo), l'azienda deve preventivamente eseguire la procedura di registrazione indicata nel paragrafo 2 "Datori di lavoro non presenti nella Banca dati INAIL" fino all'attribuzione del numero di Codice Cliente e del pin.

Effettuato tutto il percorso, viene visualizzata l'autorizzazione alla numerazione unitaria firmata dal Direttore Centrale Rischi con indicato il codice di autorizzazione. Detta autorizzazione può essere stampata dall'Utente e visualizzata anche in seguito su "Punto Cliente".

4.3 GESTIONE DELLA NUMERAZIONE UNITARIA

I soggetti autorizzati alla numerazione unitaria del Libro unico del lavoro devono comunicare all'INAIL, entro 30 giorni:

la formalizzazione dell'incarico da parte di un nuovo datore di lavoro
la cessazione dell'incarico da parte di uno dei datori di lavoro già comunicato all'INAIL8.
Anche queste comunicazioni devono essere fatte per via telematica dai soggetti autorizzati alla numerazione unitaria, effettuando il seguente percorso:

accedere con nome utente e password su "Punto Cliente"
entrare nella funzione "Libro unico - Gestione della numerazione unitaria"
inserire il codice dell'autorizzazione alla numerazione unitaria
viene visualizzata la lista di datori di lavoro assistiti. Aggiungere i nuovi e/o deselezionare i datori di lavoro per i quali si comunica la cessazione dell'incarico, compilando gli appositi campi data fine/data inizio
confermare.
Si informa, infine, che è in corso apposita implementazione procedurale che consentirà di ottenere con un unico provvedimento l'autorizzazione alla numerazione unitaria ed alla stampa laser.
 

IL DIRETTORE CENTRALE
f.to (dr. Fernando Giannoni)


Note:

1- Nota della Direzione Centrale Rischi - Ufficio Tariffe (prot. 60010.10/09/2008.0007095): "Libro unico del lavoro - Vidimazione".
2- DM 9 luglio 2008, art. 1.
3- DM 9 luglio 2008, art. 1, comma 1, lettera b).
4- DL n. 112/2008 convertito con modificazioni nella legge n. 13372008, art. 39, commi 1 e 2.
5- "Vademecum sul Libro unico del lavoro" del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali del 5.12.2008.
6- DM 9 luglio 2008, art. 2.
7- V. circolare del Ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali n. 20/2008, paragrafo "Numerazione unitaria".
8- DM 9 luglio 2008, art. 2, punto c).

Fonte: INAIL
 

 

Libro Unico del Lavoro: On line il Vademecum che risponde ai quesiti tecnici

 

In vista della scadenza del regime transitorio e dell’entrata in vigore del Libro Unico del Lavoro, prevista per il 16 febbraio 2009, il Vademecum del Ministero risponde punto per punto ai quesiti tecnici e di dettaglio.  

Vademecum sul Libro Unico del Lavoro (formato .pdf 123,04 Kb)

Per approfondimenti:
• vai al
DM del 9 luglio 2008 (formato .pdf 20,74 Kb)
• vai alla Circolare n. 20 del 21 agosto 2008 (formato .pdf 3,16 Kb)
• vai alla notizia del 26 giugno 2008

Fonte: lavoro.gov.it
 

 

La Provincia DI Ferrara contro le morti sul lavoro: Approvato all’unanimità odg in Castello 

In chiusura di seduta il Consiglio provinciale ha approvato all’unanimità un Ordine del Giorno con procedura d’urgenza sul tema degli incidenti sul lavoro. Il documento, sottoscritto da Sergio Guglielmini (Pd) e Fausto Balboni (An) è stato letto in aula dallo stesso consigliere Guglielmini.

“Il 12 ottobre - recita il documento - si è celebrata la 58° giornata nazionale degli incidenti sul lavoro. Considerato che ogni giorno in Italia si verificano 2.500 incidenti sul lavoro, muoiono tre persone, che nel 2007 le morti bianche, secondo i dati Inail, sono state circa 1170 (…), si invitano Governo e Regione Emilia Romagna a procedere celermente all’emanazione di tutti quei decreti attuativi e leggi necessari a dare piena efficacia ai contenuti del nuovo Testo Unico in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro (….). Il Consiglio ribadisce il suo impegno sostenendo e invitando il presidente e la Giunta provinciale a proseguire convintamente nella propria azione sensibilizzatrice sul tema attraverso azioni concrete e condivise e ritiene indispensabile che la Provincia, in tutte quelle circostanze in cui questo sia richiesto, continui a rappresentare sul territorio un soggetto istituzionale responsabile dell’attivazione di politiche efficaci, al fine di potere incidere profondamente sul fenomeno e attenuarne significativamente l’incidenza”.

Il documento è stato approvato all’unanimità: 22 presenti, 22 favorevoli.


Fonte: estense.com

 

10/12/2008

 

SICILIA/LAVORO: ANCE CONSEGNA A REGIONE 'PREZZIARIO DELLA SICUREZZA' 

Palermo, 10 dic - In Sicilia la sicurezza nei cantieri diventa primaria nell'esecuzione delle opere pubbliche. Il presidente regionale dell'Ance Sicilia, Salvatore Arcovito, ha consegnato ieri all'assessore regionale ai Lavori pubblici, Luigi Gentile, e al dirigente generale dell'Ispettorato tecnico, Alessandra Russo, il ''Prezziaro della sicurezza nelle opere pubbliche'', che comprende, voce per voce, tutti i costi delle misure di sicurezza da prevedere nell'esecuzione delle opere pubbliche.

''Finora nei bandi era genericamente prevista una percentuale sull'importo totale, da destinare a misure di sicurezza nei cantieri un po' a discrezione - ha spiegato il presidente Arcovito - adesso viene indicata ogni singola misura che deve essere applicata nell'esecuzione di ogni specifica attivita', e il suo relativo costo. Essendo la sicurezza un bene primario, il ''Prezziario' fa si' che anche queste voci vengano regolarmente remunerate. E' un precedente importante, perche' rende ordinario un concetto culturale che finora era stato considerato straordinario''.


Fonte: asca.it
 

 

FVG: ROSOLEN, RIDURRE INFORTUNI LAVORO DI 5 MILA UNITA' 

Trieste, 10 dic - Ridurre di ulteriori 5 mila unita' gli infortuni sul lavoro in Friuli Venezia Giulia, dopo che nell'ultimo quinquennio sono gia' calati di poco meno di 3 mila. L'obiettivo dell'Amministrazione regionale e' stato riconfermato dall'assessore al Lavoro Alessia Rosolen, in coincidenza con la presentazione, avvenuta oggi in un convegno alla Stazione marittima di Trieste, del ''Rapporto 2007 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro nel Friuli Venezia Giulia'' predisposto dell'INAIL (Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro).

L'assessore ha ricordato i positivi risultati della collaborazione tra la direzione Lavoro della Regione e la sede INAIL del Friuli Venezia Giulia, che ha permesso di istituire un premio per le aziende che si sono distinte nel campo della sicurezza, e di avviare un corso sperimentale sul tema ''Progettare e gestire la sicurezza sui luoghi di lavoro''.

Ma il problema va affrontato a partire dalle sue cause prime, che risiedono - secondo l'assessore - in una ''cattiva flessibilizzazione'', cioe' nella scarsa preparazione dei lavoratori al momento del loro ingresso nel luogo di lavoro.

La Regione ha anche costituito un Fondo di solidarieta' delle vittime degli incidenti sul lavoro. Le risorse europee dell'Obiettivo 2 gia' stanziate nel 2008 per la formazione e l'informazione per la sicurezza hanno raggiunto i 250 mila euro, mentre e' previsto un trasferimento dal parte del ministero del Lavoro di 922 mila euro. Si sta ipotizzando un aumento delle risorse europee nel 2009. Il ''Rapporto 2007'' dell'INAIL mette in luce come nel Friuli Venezia Giulia vi siano stati lo scorso anno 28.055 infortuni sul lavoro, in leggero calo rispetto al 2006, quando erano stati registrati 28.212.


Fonte: asca.it
 

 

Sicurezza nel settore agricolo - Arco e cinture di sicurezza sui trattori

In questi ultimi anni nonostante lo sviluppo tecnologico, si è riscontrato un forte incremento degli infortuni sul lavoro e non solo nell’ industria e nel settore edile. Nel settore agricolo spesso gli infortuni sono sottovalutati.

In questi ultimi anni, nonostante lo sviluppo tecnologico, si è riscontrato un forte incremento degli infortuni sul lavoro.
E’ evidente che si è allentata l’attenzione su questo particolare problema, sia da parte dei datori di lavoro nell’investire in sicurezza, sia da parte degli stessi dipendenti che svolgono con poca attenzione le proprie mansioni incuranti delle disposizioni antinfortunistiche, spesso assenti.

Il problema colpisce tutti i settori, dall’industria all’edilizia al settore agricolo, dove gravissimi infortuni sono causati dal cattivo uso dei trattori agricoli.
Di fatto, molti infortuni hanno avuto esito mortale e sono attribuibili alla mancanza “dell’Arco e delle cinture di sicurezza”, l’appropriato utilizzo avrebbe potuto contenere la gravità dei danni.

E’ un vero allarme anche perché negli anni si ripete. In Trentino, gli infortuni lavorativi mortali, per il settore agricoltura sono del 19% nel periodo 1996 – 1997, dati dell’Osservatorio provinciale infortuni e malattie professionali.
La nuova normativa sulla sicurezza, del 9 aprile 2008 nr. 81 Testo Unico, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, pone l’obbligo di utilizzare attrezzature di lavoro conformi alle specifiche disposizioni legislative. In agricoltura, tra l’altro, pone l’obbligo dell’uso di “Arco e cinture di sicurezza”. Tale obbligo (art. 21 comma1) è rivolto anche ai lavoratori autonomi, oltre che alle imprese familiari, alle società semplici nel settore agricolo ed a tutti i piccoli imprenditori.

Il trattore, quale mezzo agricolo e per le particolari condizioni di uso, può risultare instabile, sovente porta al ribaltamento. Il ribaltamento il più delle volte è improvviso, per questo è difficile che il conducente riesca ad abbandonare il mezzo, subendo, purtroppo, una tragica conclusione.

Quindi la sola possibilità tecnica individuata per evitare lo schiacciamento è proteggersi restando all’interno della struttura (Arco e cintura di sicurezza) di sicurezza robusta e collaudata. Piccoli accorgimenti che chi opera in agricoltura non può sottovalutare.


Fonte: agoravox.it
 

 

La sicurezza sul lavoro in Europa 

L’Ue è carente per quanto riguarda le direttive sul lavoro, sicurezza e prevenzione. La norme più importanti sono la Direttiva Sicurezza del 1989 (89/391/CEE), che prescrive regole per prevenire i rischi sul lavoro, e la Direttiva Seveso (e successivi aggiornamenti) che impone mappatura, controllo e regole più stringenti per gli impianti industriali più pericolosi. Uno sguardo ad alcuni paesi europei.

Envia tramite e-mail Stampa -
Mettere il testo in grassetto Rimpicciolire il testo Bulgaria: l’Ispettorato Generale del Lavoro nel 2006 ha riscontrato, nel solo settore edile, oltre 16mila violazioni delle norme sulla sicurezza e la salute dei lavoratori. Gli ispettori possono fermare lavori e macchinari, rimuovere personale non sufficientemente qualificato e avviare procedure penali e amministrative.

Francia: la normativa prevede una sanzione pecuniaria massima per ogni azienda rea di omicidio colposo.
Germania: se un incidente è mortale o molto grave, la persona coinvolta (o i parenti della vittima) riceve una compensazione in forma di pensione o di somma forfettaria. Nel 2005, 31mila lavoratori ne hanno “beneficiato”. Nella normativa tedesca non è previsto il reato di omicidio colposo in capo alle aziende.

Italia: ai parenti delle vittime vengono riconosciuti danno patrimoniale e, secondo una recente sentenza, morale. Non sono contemplate nei risarcimenti le unioni civili. Il responsabile dell’azienda dove si verifica la morte può rischiare – se ritenuto implicato nell’accaduto per la mancata osservanza delle norme sulla sicurezza – l’imputazione di omicidio colposo (pena minima: 2 anni di reclusione). Un nuovo provvedimento contenuto nel Testo Unico in materia recentemente approvato impone responsabilità alle aziende che ricorrono a sub-appalti, introducendo norme che riconducono la responsabilità della sicurezza, e quindi degli eventuali infortuni, all’azienda che concede l’appalto e non solo a quella che lo accetta.

Regno Unito: nel 2007 è stato approvato dal Parlamento Britannico il Corporate Manslaughter And Corporate Homicide Act che codifica per la prima volta l’imputabilità delle aziende negligenti per omicidio. Tra le misure adottate come deterrente, la possibilità per il tribunale di imporre la pubblicazione di un’eventuale condanna sui media, ma anche sul sito principale dell’azienda. Il risarcimento medio ai familiari per morte sul lavoro di un proprio parente è al di sotto delle 50mila sterline, la multa più alta è stata di 15 milioni di sterline.

Romania: una nuova legge sulla salute e la sicurezza dei lavoratori è stata approvata nel marzo del 2006, focalizzata sulle responsabilità dei datori di lavoro.

Spagna: nel 2003 è stata approvata una riforma delle norme sui rischi del lavoro. Prevede che qualora sussistano illeciti penali dell’azienda il procedimento amministrativo – e quindi le sanzioni – venga sospeso fino al giudizio penale. Le infrazioni più gravi vengono prescritte in 5 anni dalla data in cui si verificano; la multa massima è di circa 820mila euro.

Svezia: al 2003 si contavano solo due casi di reclusione nei precedenti 27 anni in relazione alle responsabilità delle morti sul lavoro. Sono comunque previste sanzioni amministrative. Nel 2002 è stato istituito uno speciale comitato d’inchiesta (Arbetsmiljöverkets haverikommission) per lo studio di tutti gli incidenti mortali e delle possibili cause.


Fonte: cafebabel.com
 

 

SICUREZZA LAVORO: DAMIANO, SACCONI NON SMANTELLI STRUMENTI. LI USI 

''Il ministro Sacconi riconferma, con un messaggio, l'impegno del governo per la sicurezza sul lavoro. Noi a Torino eravamo presenti e abbiamo ancora una volta raccolto, nel ricordo, il dolore dei familiari delle vittime, e l'esigenza di un impegno ad attuare le leggi esistenti. Non vorremmo che la ricorrente distinzione operata dal ministro tra 'adempimenti formali' e 'approccio per obiettivi' nascondesse in realta' l'intenzione di modificare in modo sostanziale il testo unico sulla sicurezza, anziche' provvedere ad una sua puntuale e progressiva applicazione''.

Lo ha affermato l'ex ministro del Lavoro Cesare DAmiano (Pd) aggiungendo che ''del resto la lotta al lavoro nero, alla precarieta' e il varo della legge 81, voluti dal precedente governo, hanno consentito oggettivamente di raggiungere primi importanti risultati. Nella tragedia quotidiana rappresentata dai morti sul lavoro va ricordato che il calo tra il 2006 e il 2007 di infortuni mortali passati da 1341 a 1207, e' la testimonianza che le buone leggi possono produrre risultati anche se insufficienti. La lotta contro il lavoro nero e' essenziale, l'emersione tra il 2006 e il 2007, soltanto nel settore dell'edilizia, di almeno 200mila lavoratori, secondo i dati dell'Inail, e' stato sicuramente un contributo per affrontare il problema''.

''Ci auguriamo -ha detto ancora Damiano- che il governo applichi quanto gia' previsto dal testo unico: il coordinamento dei controlli, la destinazione di 50 milioni di euro gia' stanziati per la formazione dei lavoratori, il fondo a favore dei familiari delle vittime, che ha trovato anche grazie alla nostra pressione una prima definizione, e l'attivazione delle convenzioni con scuole ed universita' per l'insegnamento di questi temi ai giovani''.

''I contenuti le regole e le risorse ci sono, il governo passi all'azione -ha concluso Damiano- senza rallentare l'applicazione o smantellare parte dei contenuti. Questo vale anche per il decreto sui lavori usuranti''.


Fonte: asca.it
 

 

INFORTUNI LAVORO: BETTONI(ANMIL), METTERE RISORSE PER LA SICUREZZA 

Roma - A tre giorni dall'anniversario della tragedia della Thyssenkrupp, continua la silenziosa strage di lavoratori: in questa giornata di lavoro ancora non terminata, sono gia' 3 i morti e 2 i feriti gravi che lottano tra la vita e la morte. Due di loro erano giovanissimi, avevano soltanto 20 e 21 anni: per i loro familiari non ci sara' alcun risarcimento. Ma il dramma vissuto dalle vittime e dalle loro famiglie rischia di rimanere invisibile al grande pubblico, perche' difficilmente trovera' spazio sui principali mezzi di comunicazione, quasi come se esistessero morti di serie A e di serie B, a seconda del maggiore o minore impatto mediatico degli incidenti di cui sono stati vittime e, oggi, a riflettori spenti, delle loro vite e delle loro famiglie probabilmente parleranno in pochi. Ecco perche', ha detto il Presidente dell'ANMIL, Franco Bettoni, ''Riteniamo piu' che mai necessaria una risposta forte che rompa gli schemi finora seguiti; e' tempo, infatti, di prendere decisioni rapide e condivise, dimostrando concretamente che l'obiettivo ''infortuni zero' rappresenta una vera priorita' per chi governa il Paese, ricordando che le morti bianche non sono ne' di destra ne' di sinistra''.

''Per questo - aggiunge Bettoni - occorre mettere tutte le risorse per la sicurezza nei luoghi di lavoro, sia economiche che umane, sotto il governo di un soggetto unico, che possa coordinare ed indirizzare efficacemente le azioni di contrasto, prevenzione, formazione e informazione''.

''La quotidiana catena di morti sul lavoro - conclude il Presidente dell'ANMIL - richiede interventi decisi sul fronte del coordinamento e del potenziamento delle strutture di controllo e dell'apparato giudiziario, nonche' rispetto all'utilizzo immediato delle risorse gia' stanziate per la formazione e l'informazione dei lavoratori e per la promozione di una autentica cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro, partendo dai banchi di scuola''.


Fonte: asca.it
 

 

INFORTUNI LAVORO: UGL, MANCANZA DI SICUREZZA RENDE TUTTI PIU' DEBOLI

Roma - ''La mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro non guarda in faccia a nessuno, non fa discriminazioni in base all'eta' o alla nazionalita' o al genere, rende chiunque vittima o comunque piu' debole.

Bisogna rispondere con forza e non solo con pene severe o con l'intensificazione dei controlli, ma anche con una rivoluzione culturale, da sempre auspicata dall'Ugl, che renda tutti piu' informati e responsabili''. E' questo il commento del segretario confederale dell'Ugl, Paolo Varesi, in merito ai diversi incidenti sul lavoro che si sono verificati oggi aggiungendo che ''lo stillicidio delle morti e degli incidenti sul lavoro non conosce tregua. Occorre mantenere alta l'attenzione facendo in modo che tutti siano consapevoli, fin dalle scuole elementari, dagli imprenditori ai lavoratori, dei diritti e dei doveri di cui sono titolari nello svolgimento della loro quotidiana attivita'''.

''Da qui - sostiene Varesi - nasce la campagna per la raccolta di firme su due petizioni popolari promosse dall'Ugl mirate a portare la sicurezza sul lavoro come materia di insegnamento nelle scuole e a riportare nella competenza esclusiva dello Stato tutta la normativa in materia al fine di garantire uno standard di sicurezza piu' omogeneo in tutto il territorio nazionale''.


Fonte: asca.it

 

 

Provincia Teramo inaugura nuova sede settore lavoro

Teramo, 9 dic. (Adnkronos/Labitalia) - E' stata inaugurata a Teramo, alla presenza del presidente della provincia, Ernino D'Agostino, dell'assessore alle Politiche del Lavoro, Francesco Zoila, e delle autorita' locali, la nuova sede del Settore Lavoro, in via Taraschi 9 (ex Casa dello Sport). ''Il ruolo del settore lavoro e formazione professionale -ha dichiarato a LABITALIA il presidente D'Agostino- e' fondamentale all'interno dell'amministrazione provinciale e non e' concepibile nessuna politica di sviluppo del territorio, se non supportata dalle azioni per il lavoro e la formazione''.

D'Agostino ha ricordato che, proprio nell'ambito delle politiche per il lavoro, la provincia di Teramo si contraddistingue per ''una progettualita' innovativa''. ''Puntiamo molto sul progetto 'Safer', un progetto -ha spiegato- sulla sicurezza sul lavoro condiviso da molti partner, pubblici e privati. E pensiamo all'occupazione, soprattutto dei giovani, con tirocini formativi e borse lavoro, mentre per coloro che hanno perso il lavoro puntiamo a incentivi per il reimpiego''. ''Quella inaugurata oggi -ha detto l'assessore Zoila- e' una nuova infrastruttura, che ci eravamo impegnati ad aprire entro Natale. Abbiamo, dunque, mantenuto la promessa''. Zoila ha sottolineato che ''c'e' stata una precisa volonta' politica perche' la provincia di Teramo e' impegnata a innovare i servizi per il lavoro, servizi che anche la stampa nazionale ha apprezzato e segnalato''.

''E' una sede piu' adeguata ai nuovi compiti che la provincia e' chiamata a svolgere'', ha detto Daniela Cozzi, dirigente del settore Lavoro e Formazione professionale della provincia di Teramo. ''Prima -ha ricordato- c'erano due sedi separate: ora la nuova sede consente che Lavoro e Formazione professionale possano lavorare insieme, cosi' come anche l'Europa ci chiede''. Una nuova sede che consentira' anche, ha concluso Cozzi, ''la migliore gestione dei circa 5 milioni di euro che la regione ci ha attribuito fino al 2010 proprio per le politiche di settore, attraverso il coordinamento delle varie professionalita'''.


Fonte: adnkronos.com

 

 

Il consiglio provinciale approva il piano per le attività estrattive

Nessun voto contrario per l’importante strumento di pianificazione redatto dalla Provincia dopo il passaggio di competenze in materia
Approvato a larghissima maggioranza, senza nessun voto contrario, il piano delle attività estrattive, di recupero delle are escavate e di riutilizzo dei residui recuperabili della provincia di Arezzo. "Il piano – ha spiegato il Presidente della Provincia Vincenzo Ceccarelli illustrandolo al consiglio – è il frutto del passaggio di competenze alle province su questa materia e lo presentiamo al termine di un lavoro approfondito e di un percorso condiviso sia all’interno dell’ente, con la commissione consiliare ed i settori amministrativi, che all’esterno, con numerosi incontri con i Comuni, le associazioni di categoria, le imprese, le associazioni ambientaliste e i cittadini. Il dimensionamento del piano, che avrà validità fino al 2012, e di circa 6.700.000 metri cubi suddivisi in quote annue. I principi guida che ci hanno ispirato nella redazione del piano sono la concentrazione delle attività estrattive in pochi ma significativi poli, favorire la continuità territoriale quando è compatibile con la situazione attuale, conservare o risanare alcuni ambiti territoriali, considerare i Comuni come copianificatori, anche per allargare la partecipazione ai cittadini. Importante – prosegue Ceccarelli – è il quadro conoscitivo dal quale è partito il nostro lavoro, con un attento monitoraggio del territorio suddiviso in quattro ambiti, un’anagrafe delle aziende che stanno svolgendo l’attività, l’archivio delle autorizzazioni, le analisi dei consumi sia dal punto di vista quantitativo che da quello qualitativo. Il risultato di queste premesse è l’individuazione di 39 aree estrattive nel territorio di 27 comuni, di 11 cave dismesse da recuperare e di quattro situazioni da approfondire insieme ai Comuni. Tutto questo sulla base degli obiettivi del piano regionale, in particolare dell’autosufficienza di ogni provincia con un riequilibrio delle escavazioni". Dopo l’illustrazione da parte dei tecnici del dettaglio del piano ha preso il via il dibattito, aperto dall’intervento del consigliere di Forza Italia verso il Pdl Claudio Marcelli. "Partecipo sempre senza preconcetti all’attività di pianificazione della Provincia, e in questo caso, con un piano articolato e complesso, ho avuto dai tecnici dell’ente gli strumenti per verificarlo meglio. Devo dire che ho apprezzato la parte conoscitiva e di indagine che è veramente puntuale, mentre non vorrei che ci fosse una motivazione politica dietro il fatto che la Provincia di Arezzo dovrà ridurre la sua attività estrattiva. Ritengo infatti che nei momenti di crisi, come quello che stiamo attraversando, si dovrebbero mettere in campo tutte le opportunità di rilancio", ha concluso Marcelli, mentre il capogruppo del Partito Socialista Antonio Perferi ha definito il piano "uno degli esempi dell’utilità di un ente come la Provincia, perché portare a sintesi questo tipo di problematica era stata fino ad ora una vera e propria impresa. Lo strumento che approviamo e che abbiamo visto crescere e completarsi nel tempo non è calato dall’alto ma ha una sua compiutezza di tipo metodologico che ne rappresenta la bontà". Per il capogruppo di Rifondazione Comunista Giorgio Malentacchi "si arriva a completare una riflessione sulla materia dell’attività estrattiva dopo un lavoro svolto in modo proficuo che ha tenuto conto di tutte le esigenze di partecipazione delle categorie, dei sindacati, delle associazioni ambientaliste. Tra i tanti aspetti vorrei sottolinearne due che ritengo essenziali: il piano servirà ad impedire i processi degenerativi e le speculazioni ed a garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro delle attività estrattive". Il capogruppo del Pdci Giorgio Renzi ha detto di "condividere il percorso con il quale si è arrivati all’approvazione del piano ed anche la filosofia e gli indirizzi che esprime. Darò quindi un voto favorevole convinto per una maggiore certezza della tutela del territorio e della realizzazione delle opere pubbliche che abbiamo in cantiere", ha concluso Renzi. Prima della votazione, il Presidente della Provincia Vincenzo Ceccarelli ha ricordato che dopo l’adozione da parte del consiglio provinciale del piano si procederà alla pubblicazione e ci sarà quindi tempo e modo per i cittadini di presentare osservazioni. Il piano delle attività estrattive, di recupero delle are escavate e di riutilizzo dei residui recuperabili della provincia di Arezzo è stato approvato con 17 voti favorevoli espressi dai consiglieri del Pd, del Ps, di Rc e del Pdci e le 4 astensioni dei consiglieri di Fi. Nella sua seduta il consiglio ha anche approvato l’aumento di capitale del Centro Affari e Convegni, le modifiche statutarie del Centro Promozioni e Servizi e gli adempimenti in materia di società partecipate. Respinto invece con 14 voti contrari, un astenuto e due favorevoli un Ordine del Giorno del gruppo di Rifondazione Comunista sul programma di interventi nel settore della fognatura e della depurazione delle acque del servizio idrico integrato che era stato approvato dal consiglio il 17 luglio.


Fonte: arezzonotizie.it

 

 

Testo unico sulla sicurezza, modifiche pericolose

Senato. La Commissione parlamentare d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro ha ascoltato i sindacati. Le modifiche del governo al dlgs n. 81, ancora non del tutto chiare, rischiano di indebolire o limitare l’efficacia della normativa

Attività della Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato
Nella seduta di martedì 2 dicembre, la Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato ha proseguito l’indagine conoscitiva sul funzionamento delle Agenzie del lavoro, con l’audizione dei rappresentanti di CGIL e UGL. Per la CGIL, il dott. Treves ha fornito un quadro generale del funzionamento delle Agenzie del lavoro, a partire dall’approvazione del cosiddetto "pacchetto Treu" fino alla “legge Biagi”, i cui effetti sono stati a suo avviso largamente inferiori alle attese; secondo una recente indagine ISFOL, infatti, l’effetto sui flussi riconducibile alla presenza degli operatori privati è stato ed è tuttora relativamente modesto. Mentre ai centri pubblici, specialmente nel Sud, si rivolgono prevalentemente lavoratrici e lavoratori anziani, ai centri privati si rivolge prevalentemente una utenza composta da lavoratori di sesso maschile, più giovani e con un più elevato grado di istruzione. Considerata tale diversità, l’instaurazione di sinergie tra centri pubblici e agenzie private si rivela problematico. Per il futuro, la CGIL è in linea di principio contraria al fatto che il sindacato, nelle condizioni attuali, svolga attività di intermediazione tra domanda ed offerta di lavoro, pena l’insorgere di una situazione di conflittualità, mentre sarebbe opportuno l’espletamento di un’attività di orientamento ed informazione nei confronti dei lavoratori.

Sempre per la CGIL, la dottoressa Trizio si è soffermata sul versante più strettamente operativo del funzionamento delle Agenzie, rilevando in particolare l’inefficacia dello strumento dello staff-leasing, al quale i lavoratori più giovani ricorrono sempre meno frequentemente. Per l’UGL è quindi intervenuto il dott. Varesi che ha svolto alcune considerazioni di ordine generale sui mutamenti della composizione strutturale della domanda di lavoro, in ragione di una più forte specializzazione dei lavoratori e di richieste pertanto non più generalistiche. L’idea di una possibile concorrenza tra soggetti pubblici e privati nel campo dell’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro ha a suo avviso creato una competizione inutile e dannosa. E’ un fatto che, mentre ai centri pubblici si rivolge un maggior numero di donne e di soggetti più giovani, prevalentemente nelle aree del sud Italia, alle agenzie del lavoro si indirizzano richieste più specialistiche, caratterizzate da una maggiore professionalità e da una più spiccata disponibilità alla mobilità. Le ragioni del mancato funzionamento delle agenzie risiedono a suo avviso nella circostanza che esse si rivolgono prevalentemente ad un mercato locale, mentre sarebbe necessaria una banca dati nazionale.


Attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle morti sul lavoro
Nella seduta di martedì 2 dicembre, sono stati ascoltati i rappresentanti di CGIL, CISL, UIL, UGL, CISAL, CIDA, CIU, CONFSAL, CONFEDIR e CUB.

Il dott. Carcassi (UIL) ha espresso una valutazione ampiamente positiva del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, evidenziando tuttavia i problemi legati all’attuazione, che sta registrando una serie di preoccupanti ritardi, mentre il Governo sembra intenzionato a introdurre modifiche, ancora non del tutto chiare, che rischiano di indebolire o limitare l’efficacia della normativa: si è dichiarato favorevole all’introduzione di ulteriori semplificazioni basate sull’avviso comune delle parti sociali, ed ha espresso invece contrarietà all’ipotesi di affidare la vigilanza agli organismi bilaterali, mentre ha sottolineato l’importanza di un forte coordinamento delle attività ispettive e di vigilanza tra i vari enti preposti mantenendo un collegamento con le aziende sanitarie locali.

La dottoressa Agnello Modica (CGIL), ricordato il recente appello per l’abolizione dell’espressione “morti bianche”, ormai storicamente inadeguata, si è soffermata sul decreto legislativo n. 81 del 2008, manifestando, insieme ad una valutazione positiva, il timore che modifiche o rinvii possano ridurne o vanificarne gli effetti, mentre invece occorre dare piena attuazione a tale disciplina. Richiamato quindi il fondo di cui all’articolo 52, che stanzia tra l’altro risorse per l’istituzione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, con riferimento alle recenti audizioni del ministro del lavoro Sacconi dinanzi alla Commissione, ha auspicato che la preannunciata centralizzazione delle attività di vigilanza non elimini il fondamentale contributo delle aziende sanitarie locali. La rappresentante della Cgil ha quindi sottolineato l’esigenza di rafforzare il coordinamento dei soggetti incaricati della vigilanza, sollecitando maggiore chiarezza sulle forme di integrazione tra INAIL e ISPESL, e, soprattutto, sulle modifiche che si vorrebbero introdurre al decreto legislativo n. 81 da parte del Ministero, in aggiunta a quelle derivanti dall’avviso comune delle parti sociali. Ha auspicato inoltre una maggiore attenzione alle fasce deboli del lavoro (donne, immigrati), nonché alle malattie professionali, per le quali ha denunciato l’esiguità delle rendite attualmente erogate dall’INAIL.

Il dottor Bellini (CISL), ha dichiarato di condividere il giudizio positivo sul decreto legislativo n. 81 del 2008, ed ha osservato che l’ipotesi del Governo di possibili modifiche alla normativa, sulla base di un avviso comune tra le parti sociali, è accettabile solo in vista di una semplificazione delle regole, ma non di un loro surrettizio aggiramento. In tema di vigilanza, pur non opponendosi ad un accentramento delle competenze, ha sottolineato l’esigenza di mantenere una competenza specifica delle aziende sanitarie locali, che postula una collaborazione anche con le Regioni.

Dopo alcune osservazioni del sen. Nerozzi, sulle competenze delle Regioni definite nel decreto legislativo n. 81, e del presidente Tofani, sul fatto che la riflessione sul riparto delle competenze tra Stato e Regioni in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro la riflessione è tutt’ora aperta, anche in seno alla Commissione, il dottor Mollicone (UGL) ha dichiarato di condividere il giudizio positivo sul decreto legislativo n. 81 del 2008, nonché le preoccupazioni per i forti ritardi nell’attuazione di alcuni istituti, ed ha espresso il timore che un ruolo di legislazione concorrente in capo alle Regioni possa determinare ulteriori ritardi nell’emanazione ed applicazione delle norme.

Il dottor Sostaro (CUB), richiamata la novità, nel sistema giudiziario italiano, derivante dalla vicenda processuale della Thyssen Krupp di Torino, ha espresso un giudizio positivo sul decreto legislativo n. 81 del 2008, rilevando con preoccupazione i ritardi nell’attuazione di alcune modifiche normative ed evidenziando il rischio che la mancata rilevazione degli infortuni tra i lavoratori irregolari possa sottostimare il fenomeno rispetto ai dati ufficiali. Ha segnalato inoltre come lo sviluppo di nuove professioni (ad esempio i servizi alla persona) stia determinando anche l’insorgenza di nuove malattie professionali, rispetto alle quali non vi è adeguata attenzione, anche da parte degli enti competenti, quali l’INAIL, ed ha ribadito l’importanza, ai fini di un’effettiva prevenzione, di adeguati investimenti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, anche per il potenziamento delle attività ispettive

Il dottor Corradini (CIDA), si è soffermato sulla questione della semplificazione delle norme del decreto legislativo n. 81 del 2008 sulla base di accordi bilaterali tra le parti sociali e sull’esigenza di incentivare gli investimenti in sicurezza nei luoghi di lavoro, ed ha auspicato la creazione di un’Agenzia nazionale per le attività di vigilanza e controllo, in cui far confluire tutti i soggetti attualmente competenti e nel cui ambito istituire anche un Osservatorio nazionale nei luoghi di lavoro.

Il dottor Fiaschi (CONFEDIR) si è soffermato sui problemi degli infortuni sul lavoro, in particolare nelle piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, e sull’esigenza di un’adeguata presenza e formazione dei dirigenti d’azienda. Riguardo all’attuazione del decreto legislativo n. 81 del 2008, ha richiamato l’esigenza della formazione dei nuovi rappresentanti per i lavoratori per la sicurezza e dell’incremento del numero e della qualità dei controlli, anche mediante la specifica formazione degli ispettori. Si è soffermato poi sul problema della salute e della sicurezza del lavoro all’interno delle pubbliche amministrazioni (ospedali, scuole, università, ecc.)

Il signor Fiore (CISAL) ha sottolineato l’importanza delle attività di formazione (in particolare nelle scuole e nelle famiglie) e di quelle ispettive, per le quali occorrono adeguate risorse, nonché l’esigenza di una vera cultura della sicurezza, a tutti i livelli, e di un approccio integrato ai controlli. Ha criticato il decreto legislativo n. 81 del 2008, laddove non definisce chiaramente il ruolo dei vari enti ed i relativi meccanismi di coordinamento, ed ha auspicato quindi una forte valorizzazione del ruolo dell’INAIL.

Il dottor Cagnasso (CONFSAL) e il geometra Janne (CIU) , si sono riservati, a nome delle organizzazioni di appartenenza, di inviare una relazione scritta sui temi dell’audizione.

Tutte le organizzazioni sindacali intervenute hanno inoltre manifestato la loro disponibilità a collaborare all’attività dei gruppi di lavoro che verranno costituiti in seno alla Commissione su singole problematiche.


Attività della Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati
Nella seduta di mercoledì 3 dicembre la Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati ha iniziato l’esame in sede consultiva (parere alle Commissioni riunite VIII e IX) del disegno di legge di conversione del decreto legge n. 23 ottobre 2008, n. 162, recante misure urgenti in materia di adeguamento dei prezzi dei materiali da costruzione, sostegno all'autotrasporto, all'agricoltura e alla pesca, interventi per il G8 e per le regioni colpite dagli eventi sismici del 1997, già approvato dal Senato.

L’esame è stato introdotto dall’on. Cazzola, relatore, il quale si è soffermato sui profili di competenza della Commissione, a partire dall’art. 2, comma 2-bis, introdotto dal Senato, che autorizza il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ad assumere, in deroga alla normativa vigente - la quale prevede che le graduatorie dei concorsi pubblici rimangono valide per un termine di 3 anni dalla data di pubblicazione - i vincitori e gli idonei dei concorsi conclusi alla data del 31 dicembre 2006, per un numero complessivo massimo di 68 unità. Le assunzioni, limitatamente ad un importo massimo di spesa di euro 100.000 per il 2008 e di 3 milioni di euro a decorrere dal 2009, sono motivate dalle esigenze conseguenti alle misure di sostegno patrimoniale e finanziario a favore dei settori dell'agricoltura e della pesca introdotte dal comma 1 del medesimo articolo 2, nonché al potenziamento dell'azione di tutela e valorizzazione del sistema agroalimentare italiano. Il relatore ha quindi illustrato le disposizioni recate dai commi da 2 a 5 dell'articolo 3, che consentono di definire la posizione dei soggetti che hanno beneficiato della sospensione dei termini dei versamenti tributari e previdenziali nelle regioni Marche e Umbria colpite da eventi sismici nel 1997, attraverso la riduzione del 40 per cento degli importi dovuti per ciascun tributo o contributo, al netto dei versamenti già eseguiti, con rateizzazione decennale.

Il relatore ha quindi dato conto del contenuto dell’art. 3-bis, introdotto dal Senato, che integra l'articolo 56 del decreto legislativo n. 270 del 1999, al fine di stabilire che le operazioni previste dal commissario straordinario nel programma di salvataggio delle grandi imprese in stato di insolvenza non costituiscono trasferimento di azienda, o di ramo o parti d'azienda, ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile. Al riguardo, ha ricordato che il decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270 (cosiddetta «legge Prodi-bis») ha definito i requisiti dimensionali e debitori in base ai quali le grandi imprese in stato di insolvenza sono ammesse all'amministrazione straordinaria e che il combinato disposto degli articoli 27 e 56 prevede che l’ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria avvenga sulla base di un programma redatto dal Commissario straordinario sotto la vigilanza del Ministero dello sviluppo economico; il programma, nel presupposto dell’esistenza di «concrete prospettive di recupero dell'equilibrio economico», può essere realizzato, in alternativa: tramite la cessione dei complessi aziendali; tramite la ristrutturazione economica e finanziaria dell'impresa; per le società operanti nel settore dei servizi pubblici essenziali, secondo quanto previsto dal recente decreto-legge n. 134 del 2008, anche tramite la cessione di complessi di beni e contratti sulla base di un programma di prosecuzione dell'esercizio dell'impresa di durata non superiore ad un anno.

Per quanto concerne la disciplina del rapporto di lavoro nel caso di trasferimento d'azienda, il relatore ha quindi ricordato che l'articolo 2112 del codice civile - la cui applicazione viene esclusa nelle ipotesi in precedenza indicate - detta norme a tutela del lavoratore dipendente dell'azienda trasferita: la disposizione prevede, in particolare, che il rapporto di lavoro continui con il cessionario ed il lavoratore conservi tutti i diritti che ne derivano. Al contempo, è stabilito che il cedente ed il cessionario sono obbligati, in solido, per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento; il cessionario è tenuto ad applicare i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali ed aziendali vigenti alla data del trasferimento, fino alla loro scadenza. Ha ricordato, infine, che il trasferimento d'azienda non costituisce di per sé motivo di licenziamento; dal canto suo il lavoratore, le cui condizioni di lavoro subiscono una sostanziale modifica nei tre mesi successivi al trasferimento d'azienda, può rassegnare le proprie dimissioni per giusta causa.

Ad avviso del relatore, l’art. 3-bis del provvedimento all’esame della Commissione costituisce una misura rivolta a chiarire l'ambito applicativo delle tutele civilistiche nelle ipotesi di trasferimento di azienda, al fine di escludere, in via generale, che queste possano riguardare i casi in cui sia in gioco la ristrutturazione di grandi imprese in crisi, per le quali il legislatore ha ritenuto di adottare - proprio in considerazione del grande rilievo degli interessi, anche pubblici, coinvolti - una disciplina speciale volta a promuoverne, se necessario anche mediante riduzioni di personale e cessione di rami produttivi, la ristrutturazione e il riposizionamento competitivo sul mercato. Per sottolineare che la disposizione in questione appare anche in sostanziale continuità con precedenti normative, il relatore ha richiamato l'articolo 47, comma 5, della legge n. 428 del 1990, il quale stabilisce che nel trasferimento di aziende per le quali sia stato accertato dal CIPI lo stato di crisi ovvero sia in corso una procedua concorsuale non trova applicazione l'articolo 2112 del codice civile, nel caso in cui la continuazione dell'attività non sia stata disposta o sia cessata e nel caso in cui nella consultazione con le organizzazioni sindacali sia stato raggiunto un accordo circa il mantenimento anche parziale dell'occupazione.

Secondo il relatore, l’art. 3–bis è anche conforme alla normativa comunitaria, posto che l'articolo 5, paragrafo 2, lettera b), della direttiva comunitaria 2001/23/CE riconosce agli Stati membri, anche nel caso in cui la procedura di trasferimento non sia aperta in vista della liquidazione dei beni dell'azienda in crisi, la possibilità di modificare le condizioni occupazionali dei lavoratori al fine di garantire la sopravvivenza, anche parziale, dell'impresa. In proposito, ha segnalato che la Corte di Giustizia delle Comunità europee ha rilevato che l'articolo 47 non è conforme al diritto comunitario (Direttiva 87/1977/CEE), in particolar modo nella parte in cui sospende le garanzie dell'articolo 2112 del codice civile, non solo nel caso di aziende sottoposte alle procedure concorsuali e di amministrazione straordinaria per le quali non sia prevista la continuità di un'attività, ma anche in caso di aziende dichiarate in stato di crisi che in futuro potrebbero proseguire la loro attività produttiva: in tal modo, la Corte di Giustizia ha chiarito che non rientrano nel campo di applicazione della direttiva comunitaria solo quei trasferimenti effettuati nell'ambito di procedimenti amministrativi o giudiziari finalizzati alla liquidazione dei beni del cedente, e non anche quei procedimenti che consentono la prosecuzione dell'attività imprenditoriale. Per quanto attiene alla vicenda Alitalia, secondo il relatore, la disposizione all’esame appare coerente con la scelta di discontinuità che si è realizzata - conformemente ai dettami della Commissione europea - nei rapporti tra Alitalia e CAI, posto che la società CAI costituisce un soggetto nuovo rispetto ai precedenti e, in tale veste, procederà a nuove assunzioni di parte del personale in precedenza dipendente di Alitalia. Al riguardo, peraltro, il relatore ha segnalato che - nella disposizione di cui all'articolo 3-bis - non viene affrontato il caso della liquidazione dei beni dell'azienda in crisi, di cui all'articolo 47 della legge n. 428 del 1990.

Il relatore si è infine soffermato sull'articolo 1-ter, che differisce al 31 dicembre 2009 l'applicabilità delle norme che vietano alle pubbliche amministrazioni di inserire clausole compromissorie nei contratti aventi ad oggetto lavori, forniture e servizi, per i possibili riflessi sulla disciplina dei rapporti di lavoro con le pubbliche amministrazioni.

Per il gruppo del PD hanno quindi preso la parola i deputati Santagata, Berretta, Miglioli e Gatti che hanno rilevato criticamente l’estrema eterogeneità delle norme contenute nel decreto legge n. 162, analogamente a quanto avvenuto per numerosi altri decreti legge presentati dal Governo, nei quali sono state inserite disposizioni la cui necessità ed urgenza è quanto meno dubbia.

Per quanto concerne l’ar. 3-bis, gli intervenuto hanno rilevato come, anche alla luce della citata giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee, la sospensione delle garanzie a favore dei lavoratori previste dall'articolo 2112 del codice civile (anche laddove sia prevista una prosecuzione dell'attività d'impresa e, dunque, non vi sia alcuna cessazione del futuro aziendale), non risulti conforme alla disciplina comunitaria, che, nel disciplinare in modo dettagliato la materia del trasferimento d'azienda, la ha sottratta alla disponibilità del legislatore nazionale. L'articolo 3-bis – ad avviso degli intervenuti - si pone in netto contrasto con la normativa comunitaria anche perché opera una drastica scissione tra capitale umano e beni aziendali, ledendo gravemente i diritti dei lavoratori e i principi della sana e leale concorrenza tra imprese. Infatti, nonostante la disposizione sia stata introdotta per risolvere le questioni specifiche connesse alla trattativa Alitalia-CAI, ad avviso dei deputati del PD, vi è la concreta possibilità che essa, così come è formulata, trovi applicazione più estesa e generalizzata, come è avvenuto in altri casi, ad esempio, per l'articolo 21-bis del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito nella legge n. 133 del 2008, in base al quale, in presenza di violazioni di norme vigenti in materia di stipulazione o proroga del contratto, si è previsto a favore del lavoratore il versamento di un'indennità in luogo della possibilità di reintegro. Il Governo sostenne allora che si trattava di una misura limitata per fare fronte a situazioni specifiche, mentre la pratica ha dimostrato che essa è stata applicata in modo generalizzato. I deputati del gruppo del PD hnno quindi preannunciato la presentazione di emendamenti volti in via principale a sopprimere l'articolo citato e, in subordine, a specificare che la deroga prevista in materia di trasferimento di azienda si applica limitatamente al caso specifico di Alitalia.

Il presidente Saglia ha rilevato in conclusione della seduta, che le osservazioni formulate dai deputati intervenuti nell'odierno dibattito hanno posto con chiarezza l'esigenza di delimitare il campo di applicazione dell'articolo 3-bis del decreto legge n. 162.

Nella successiva seduta antimeridiana di giovedì 4 dicembre, è stata svolta l’interrogazione 5-00632 Galletti: Interpretazione della qualificazione giuridica e fiscale delle pensioni di guerra, mentre nella seduta pomeridiana dello stesso giorno è proseguito l’esame in sede consultiva del disegno di legge di conversione del decreto legge n. 162 del 2008.

Il relatore on. Cazzola (PdL), ha illustrato il contenuto di una proposta di parere favorevole con osservazioni. Nel ribadire l’avviso già espresso circa la compatibilità della disposizione contenuta all’art. 3-bis con la normativa comunitaria, il relatore ha dichiarato di comprendere l'esigenza sollevata dal gruppo del PD circa la limitazione della norma al «caso Alitalia», ma di ritenere impossibile l’inserimento di una disposizione ad hoc sull'argomento.

L’on. Codurelli (PD), dopo aver dichiarato di condividere le considerazioni espresse nella seduta precedente dai deputati del PD intervenuti nel dibattito, ha preannunciato il voto contrario del suo gruppo sulla proposta di parere formulata dal relatore. Nel manifestare le sue perplessità, in particolare, sull'articolo 3-bis del provvedimento, che a suo parere interviene a vantaggio di una sola parte in campo, determinando profonde discriminazioni rispetto alle altre, ha osservato altresì che tale disposizione è suscettibile di creare vere e proprie ingiustizie nelle procedure di riordino e ristrutturazione delle imprese investite dalla crisi.

La Commissione ha quindi approvato la proposta di parere favorevole con osservazioni formulata dal relatore.


Fonte: rassegna.it

 

 

Bolzano - Salute e sicurezza sul lavoro: via libera al Comitato provinciale di coordinamento

Nella seduta odierna la Giunta provinciale ha approvato la proposta formulata dall’assessore al lavoro Francesco Comina di prevedere l’istituzione del Comitato provinciale di coordinamento delle attività di prevenzione in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro.

Il nuovo comitato sarà presieduto dal Presidente della Provincia, o dall’Assessore al lavoro, e comprenderà rappresentanti di diversi assessorati, enti e istituzioni che svolgono attività in materia di sicurezza sul lavoro o ne sono interessati, nonché, e questa è una novità assoluta, i rappresentanti delle parti sociali. I principali compiti del Comitato provinciale riguardano l’indirizzo e la programmazione delle attività di prevenzione e di vigilanza, di promozione delle attività di formazione e informazione. Il Comitato ricerca inoltre soluzioni operative volte a ridurre il fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali.

La delibera prevede anche l’istituzione di un Servizio operativo, composto dai soli organi di vigilanza, per la definizione e il coordinamento delle concrete attività ispettive. Il Comitato, la cui composizione andrà perfezionata attraverso la designazione dei componenti da parte delle organizzazioni coinvolte, dovrà riunirsi ogni tre mesi e dare attuazione ad un importante accordo per il finanziamento di attività promozionali in materia di tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro, in particolare per la formazione e il sostegno alle piccole e medie imprese. Per l'Alto Adige è stata definita a livello nazionale l’assegnazione di una quota di 580mila € a fronte di un intervento della stessa Provincia con una somma aggiuntiva non inferiore al 30% (circa 190mila €) che implementano lo stanziamento previsto dallo Stato.

"La costituzione del Comitato di coordinamento- sottolinea l'assessore Comina - segna una risposta importante per un’azione concreta volta a ridurre il fenomeno infortunistico in Alto Adige e un rilevante atto politico della Provincia in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nel corso della legislatura." Con l’entrata in vigore del nuovo Comitato andranno a decadere gli altri organismi precedentemente operativi sul versante della sicurezza del lavoro.


Fonte: provincia.bz.it

 

 

INAIL: ACCORDO CON ALENIA AERONAUTICA PER SICUREZZA SUL LAVORO 

Roma - L'Inail e Alenia Aeronautica hanno siglato un'intesa triennale per sperimentare soluzioni pratiche per la prevenzione degli infortuni e la diffusione della cultura della salute e della sicurezza.

In base all'accordo - si legge in una nota - ciascuno stabilimento del Gruppo Alenia Aeronautica svilupperà un proprio sistema di gestione della salute e della sicurezza condiviso con INAIL e con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali.

Il progetto sarà sperimentato per un anno al termine del quale potrà essere rivisto e migliorato attraverso l'esperienza fatta, al fine di poter esporre anche in ambito internazionale l'esito della collaborazione tra Alenia Aeronautica e INAIL, ponendo con cio' le basi per una collaborazione permanente sui temi dalla sicurezza nei luoghi di lavoro.


Fonte: asca.it

 

 

Il gassificatore bomba è già scoppiato prima di aprire

A Malagrotta posto sotto sequestro il fiore all’occhiello per smaltire rifiuti

Sigilli al gassificatore di Malagrotta. Secondo il Tribunale di Roma, infatti, la struttura “non è in regola con le misure antincendio”, quindi non poteva andare in pre-esercizio, non rispettando il decreto legislativo in materia di tutela e sicurezza nei luoghi di lavoro e non rispondendo, nel contempo. ad altri requisiti di legge. Si tratta del decreto Seveso secondo il quale due strutture altamente pericolose non possono stare nella stessa area. E a Malagrotta, il gassificatore è di fronte a un altro sito esplosivo, la Raffineria di Roma. Ma la “discarica bomba” è già scoppiata. Le persone indagate sono il presidente del Consorzio laziale rifiuti, Manlio Cerroni, e il vice-responsabile dell’impianto Francesco Rando. La sanzione per le violazioni contestate prevede l’arresto da tre a sei mesi o un’ammenda da duemila a cinquemila euro. “Sui rifiuti, nel Lazio non siamo a rischio ’Napoli’. Se c’è qualcosa da fare a Malagrotta per la messa in atto del piano di sicurezza, la si farà velocemente, come è già accaduto per la messa a norma dell’impianto di stoccaggio dell’ossigeno, ma il rischio ’Napoli’ non c’è”. Così il presidente della regione Lazio, Piero Marrazzo, dopo la chiusura del nuovo gassificatore nella discarica romana. Il blitz dei carabinieri del Noe ha fatto saltare in aria anche la festa che era prevista per l’inaugurazione, il divoratore di combustibile da rifiuti doveva essere inaugurato in pompa magna da tecnici e politici, anche senza sistema antifiamme funzionante.

I militari del Nucleo operativo ecologico di Roma sono entrati nella megastruttura e hanno eseguito la misura disposta dal giudice per le indagini preliminari Marina Finiti, su richiesta del procuratore aggiunto Achille Toro e del sostituto procuratore Simona Maisto. La prima parte del provvedimento riguarda la questione fuoco. Il gip spiega che “sottoposto al vaglio dei carabinieri del Noe, il gassificatore è risultato privo della indispensabile certificazione di prevenzione incendi”, per cui “tali inadempienze sono state riferite al procuratore della Repubblica di Roma e ai titolari del procedimento penale che hanno chiesto, in via d’urgenza, il sequestro preventivo dell’impianto”. La seconda parte del testo è più pesante, solleva dubbi su altri aspetti. Si concentra sulla collocazione della struttura, soffermandosi soprattutto sul lavoro che andrà a svolgere e sul suo vicino di casa, la raffineria. Il gassificatore brucia parte della spazzatura sotto forma di combustibile da rifiuti, sia per contenere il volume d’immondizia da smaltire sia per produrre energia elettrica. Il gip Finiti parla dell’altro problema, sul sito a poca distanza dal gassificatore, in pratica, nella sciagurata ipotesi di un problema agli impianti del gassificatore, l’emergenza potrebbe estendersi alle condotte dove scorrono fiumi di petrolio scaricato dalle navi alle piattoforme al largo di Fiumicino, dirottato alla raffineria che lo trasforma in idrocarburi derivati. Su Malagrotta gli accertamenti della procura non sono finiti. L’inchiesta è ai primi colpi di scena.

In particolare la magistratura vuole verificare la qualità dei rifiuti trattati e la quantità che sarà destinata alla gassificazione, fattori questi che devono rispondere a precisi requisiti e rimanere entro i limiti dell’impianto, per evitare che durante la combustione si disperdano nell’aria sostanze nocive. In questi giorni Malagrotta è ancora un cantiere aperto per sistemare l’area attorno al gassificatore, l’accesso all’impianto sarà consentito esclusivamente per terminare i lavori edili e per la messa in sicurezza dell’impianto. “A prescindere dall’azione della magistratura, ci vuole un grande cambiamento nella gestione dei rifiuti – ha aggiunto il sindaco di Roma Gianni Alemanno – e penso si debba uscire dalla logica dei monopoli privati e fare in modo che ci sia un sempre maggiore spazio per l’intervento pubblico, che garantisca non solo lo smaltimento dei rifiuti ma anche una gestione realmente moderna e adeguata”. Rispondendo ad una domanda su eventuali problemi di raccolta sulle strade, il sindaco Alemanno ha detto “che il sequestro non riguarda la discarica ma il gassificatore. Era un nuovo impianto che doveva partire”.


Fonte: opinione.it

 

 

Infortuni: Lazio, Assunzioni Nuovi Ispettori e Numero Verde Per Denunce

Roma (Area Informazione Consiglio regionale del Lazio) - La Commissione speciale “Indagine conoscitiva sul fenomeno della sicurezza e prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro”, presieduta da Fabio Armeni (Fi - Pdl) ha dato parere favorevole alla terza annualità del “Piano straordinario regionale di prevenzione degli infortuni e malattie professionali” (triennio 2006-2008), vincolandolo però al rispetto da parte della Giunta delle modifiche al testo base, approvate stamane all’unanimità.

Il Piano straordinario, che aveva già nei giorni scorsi incassato l’ok delle parti sociali mediante un apposito protocollo d’intesa, prevede stanziamenti per 5 milioni di euro per l’anno 2008. La ripartizione di questi fondi riguarda: piani mirati di prevenzione infortuni, programmi di formazione, proseguimento del Piano Regionale Amianto, programmi di promozione della salute negli ambienti di lavoro, manutenzione del portale www.laziosaluteesicurezza.it, spese per il funzionamento delle commissioni regionali e provinciali sui gas tossici e risorse alle Asl per nuovi ispettori.

Proprio rispetto a quest’ultimo punto, la Commissione chiede alla Giunta di destinare fondi adeguati all’incremento della dotazione organica finalizzata all’attività ispettiva e di prevenzione. “Si tratta di migliaia di euro extra Fondo sanitario regionale, che abbiamo messo a disposizione sin dal 2006 – commenta il presidente Armeni – ma che finora non sono mai stati spesi, anche a causa del blocco delle assunzioni decretato per le nostre Asl. Il superamento di tale blocco consentirebbe l’assunzione di 60 nuovi ispettori, incrementando così di circa il 25% l'attuale organico. In questo senso lanciamo un appello bipartisan al ministro Sacconi per rendere possibile il potenziamento dei presidi ispettivi nel Lazio”.

Tra le principali modifiche approntate dalla Commissione, anche l’istituzione di un numero telefonico unico regionale dedicato alla sicurezza sui luoghi di lavoro, in modo da raccogliere segnalazioni anche da privati cittadini innestando un circuito di controllo sociale generalizzato sul delicato tema della messa a norma dei cantieri.

Tutti i consiglieri che hanno partecipato ai lavori della Commissione (iniziati venerdì 5 dicembre) hanno infine chiesto al vice presidente della Giunta, Esterino Montino un nuovo metodo di lavoro in vista del Piano da approntare per il prossimo triennio 2009-2011, prevedendo maggiori forme di partecipazione e condivisione delle informazioni tra Giunta e Consiglio.

Fonte: Adnkronos

 

 

Zingaretti: azioni concrete per sicurezza sul lavoro

ROMA - "Aprire il consiglio provinciale ricordando i lavoratori che hanno perso la vita alla Thyssen Krupp e' giusto non solo per ricordarli, ma soprattutto perche' non vogliamo essere ipocriti, e percio' sentiamo il dovere di assumere oggi un ulteriore impegno nell'intensificare le azioni concrete a favore della sicurezza sul lavoro. E' quello che dobbiamo a chi ha perso la vita". Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, rilancia l'impegno di Palazzo Valentini contro le morti bianche, intervenendo nel corso del Consiglio provinciale dedicato al ricordo dei lavoratori uccisi dal rogo alla Thyssen Krupp, esattamente un anno fa.

"Nella nostra provincia- dice Zingaretti- di questo rinnovato impegno c'e' molto bisogno". Perche', ricorda il presidente, "nei primi nove mesi di quest'anno le morti bianche nel nostro territorio si sono dimezzate rispetto al 2007, passando da 44 a 21. Pero' questo calo- riflette il presidente- non e' purtroppo legato ad un maggiore rigore nei controlli, ma alla mera casualita'".

E cosi', oltre a fare propria la mozione approvata oggi dal Consiglio, Zingaretti annuncia che nel prossimo bando di 30 milioni sulla formazione al lavoro, che sara' presentato settimana prossima, "saranno nuovamente dedicate ore, risorse e strumenti per l'informazione e la prevenzione degli infortuni sul lavoro, cosi' come abbiamo gia' fatto con il precedente bando di 45 milioni".

A queste misure si aggiungono poi gli altri provvedimenti gia' adottati dalla Provincia: "Stop alle gare al massimo ribasso, numero verde per la segnalazione delle irregolarita' nei canteri, task force della polizia provinciale per segnalare irregolarita'". La Provincia, infine, "puo' promuovere un monitoraggio anche insieme con le imprese", conclude Zingaretti.


Fonte: dire.it

 

 

Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro: le FAQ

 

dubbi interpretativi, quando si tratta di applicare una nuova norma, sono come gli esami: non finiscono mai!
Il
D.Lgs. 81/2008 in vigore dal maggio di quest’anno è sostanzialmente una norma giovane che, conseguentemente, ha parecchia strada da fare.
Soprattutto se messo a confronto con il “vecchio”
D.Lgs. 626/94, mandato in pensione dopo circa quindici anni di più o meno “onorata” carriera e, chissà, probabilmente ancora rimpianto da qualche addetto ai lavori nei momenti di disperazione, indotta da novità legislative e scadenze incombenti dei nuovi adempimenti.

Considerando che mondo ed economia sono in continua evoluzione (o forse dato il momento congiunturale dovremmo parlare di involuzione) il Legislatore ha ritenuto che anche la prevenzione degli infortuni, la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro necessitassero, evidentemente, non solo di una semplice “lucidata agli ottoni” ma di qualcosa di più consistente: una vera e propria ristrutturazione.

Finora, per la comprensione del nuovo Testo unico sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, sono state dispiegate molte risorse, soprattutto da parte delle Istituzioni, con campagne mirate alla diffusione della conoscenza della nuova normativa.

Del resto, la nuova disciplina ha implicazioni ancora più forti di prima per l’organizzazione aziendale, in termini di adempimenti, sanzioni ed anche scadenze che, come in ogni caso di novità normativa che si rispetti, richiede un periodo transitorio consistente prima che ci si trovi d’accordo sul “chi fa che cosa” e soprattutto sul “quando e come” fare il qualcosa prescritto dalle norme.

Tra le molte fonti di informazione (ma sembra che non siano mai abbastanza) è consultabile anche una pubblicazione, sul sito della Sanità Pubblica - Prevenzione sanitaria negli ambienti di vita e del lavoro della Regione Piemonte, dei quesiti pervenuti al numero verde regionale per la sicurezza sul lavoro al mese di ottobre 2008.

I quesiti e le relative risposte - elaborate da un gruppo di lavoro composto da esperti delle ASL piemontesi, della Regione Piemonte e dell’INAIL - senza la pretesa di essere esaustivi, sono tuttavia estesi a tutte le fattispecie disciplinate dal D.Lgs. 81/2008, consentendo ai fruitori un quadro di insieme più nitido sulle novità introdotte dal nuovo T.U. in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Sicuramente, ci vorrà ancora tempo prima che le imprese, soprattutto Pmi e microimprese, siano nelle condizioni di poter gestire con naturalezza la nuova disciplina: molto dipenderà anche dalla chiarezza con cui la conoscenza del nuovo modello di salute e sicurezza, vigente nel nostro Paese, verrà trasferito nei ambienti di lavoro stessi.


Fonte: blog.pmi.it
 

04/12/2008

 

Padova fa da apripista nella sicurezza sul lavoro

Padova sperimenterà per prima l'applicazione delle nuove norme del testo unico sulla sicurezza. Nella provincia veneta anche la Cgil abbraccia l'idea del fare e firma il protocollo d'intesa sottoscritto da Cisl, Uil e Confindustria. Vuoi perché questo territorio ha un tessuto di piccole aziende in cui imprenditori e lavoratori sono tutto il giorno fianco a fianco e quindi c'è molta sensibilità su questo tema, vuoi perché i rapporti tra le parti sociali sono da sempre costruttivi. In ogni caso Padova è l'apripista nazionale.

È passato ormai un anno dalla strage della Thyssen, dove morirono sette operai, e dai giorni in cui l'allora prefetto di Padova, Paolo Padoin invitò imprenditori e sindacati a riflettere su quella tragedia per fare in modo che la provincia non dovesse mai affrontare nulla di simile. Dopo la formazione di un organismo paritetico dove siedono sei rappresentanti, 3 per il sindacato, 3 per le imprese, è partito un confronto continuo che ha coinvolto anche gli istituti di controllo locali, da Inail a Spisal. «Proprio da questi ultimi ci sono arrivate molte sollecitazioni a vederne anche il ruolo consulenziale oltre che sanzionatorio», spiega il presidente di Confindustria Padova, Francesco Peghin.

L'accelerazione dei lavori è arrivata una volta approvato il Testo unico sulla sicurezza di cui il protocollo padovano vuole attuare in tempi rapidi le norme. «Abbiamo anticipato sul territorio le azioni positive che dovrebbero essere attuate a livello nazionale», continua Peghin. Il primo contenuto del l'accordo riguarda le 32 ore complessive per la formazione dei rappresentanti dei lavoratori sulla sicurezza. Dodici saranno sui rischi specifici presenti in azienda e le conseguenti misure di prevenzione e protezione adottate, oltre all'aggiornamento dei contenuti formativi in relazione a nuovi processi, tipologia di lavoro, caratteristiche degli impianti.

A qualificare l'azione congiunta di industriali e sindacati padovani, in un'area a prevalenza di piccole e medie imprese, è la scelta di organizzare la formazione sui rischi specifici, per aziende dello stesso settore o filiera, in modo da rendere concretamente fruibili da lavoratori e imprese le nuove disposizioni. Il protocollo valorizza le indicazioni del testo unico ed estende a tutti i dipendenti l'informazione sulla casistica degli infortuni e il piano di sicurezza adottato, utilizzando un'ora dell'orario di lavoro in conto formazione.

Nell'organismo paritetico provinciale è stato individuato lo strumento per realizzare concretamente la prevenzione e per collaborare con le istituzioni che si occupano di sicurezza come Inail, Spisal e il sistema scuola. L'unica divergenza è arrivata sull'avviso comune per il controllo delle norme. «Non sarebbe stato possibile perché non ne abbiamo titolarità – spiega Michele Checchin, responsabile della sicurezza di Confindustria Padova –. Il nostro compito è quello di fare in modo che si faccia prevenzione». Nel 2008 gli sforzi per farne non sono mancati. Nei primi dieci mesi dell'anno, infatti, le ore di formazione sulla sicurezza sono state 3.944 e hanno superato del 34,4% quelle dell'intero 2007 (2.935). A queste vanno aggiunti i progetti condivisi nell'ambito di Fondimpresa, grazie ai quali da agosto 2008 a tutto il 2009 si faranno 7.250 ore di formazione ai lavoratori sulla sicurezza, con un finanziamento di un milione di euro.


Fonte: ilsole24ore.com
 

 

BERGAMO: 100 LAVORATORI STRANIERI 'A SCUOLA' DI SICUREZZA SUL LAVORO

BERGAMO, 4 DIC - Contrastare il fenomeno dell'irregolarità e degli infortuni sul lavoro partendo dalla formazione. Un obiettivo che ha spinto Provincia di Bergamo, Prefettura e Azienda Bergamasca Formazione a scendere in campo con una serie di percorsi formativi rivolti a lavoratori extracomunitari occupati nelle aziende artigiane iscritte all'Edilcassa Artigiana di Bergamo. Saranno avviate, a partire da domani fino al settembre 2009, 10 azioni formative, di 50 ore ciascuna, per un totale di 500 ore di formazione, che coinvolgeranno circa 100 lavoratori. Si tratta del progetto "Lingue italiana e cultura della sicurezza", la prima delle azioni concrete decise e disposte dal tavolo "Legalità e Sicurezza" promosso dalla Prefettura di Bergamo per contrastare il lavoro nero e gli infortuni e finanziato dalla Provincia di Bergamo.


Fonte: irispress.it
 

 

Oggi il protocollo tra Provincia di Lecce e Cpt

Luoghi di lavoro più sicuri negli appalti della Provincia di Lecce. L'ente di Palazzo dei Celestini si impegna, assieme al Comitato paritetico territoriale, per la prevenzione degli infortuni sul lavoro

Sarà sottoscritto ufficialmente oggi (ore 12) il protocollo d'intesa, già approvato in sede di giunta provinciale, tra Provincia di Lecce e Comitato paritetico territoriale (Cpt) relativo alla sicurezza dei luoghi di lavoro sui cantieri degli appalti provinciali.
A "firmare" saranno Giovanni Pellegrino, presidente della Provincia di Lecce, e Valentino Nicolì, presidente del Cpt.
Per la Provincia di Lecce saranno presenti anche Flavio Fasano e Luigi Calò, assessori ai Lavori Pubblici e al Lavoro. Ma prenderanno parte all'incontro anche Mario Tafano, prefetto di Lecce, ed i responsabili provinciali delle organizzazioni sindacali e datoriali.
Calò, che ha proposto il protocollo in seno alla giunta provinciale, ha espresso "grande soddisfazione per un accordo raggiunto con il Comitato paritetico territoriale che ci permette – ha detto - attraverso la consulenza alle imprese appaltanti, di tutelare meglio la sicurezza dei lavoratori. La Provincia di Lecce - ha continuato Calò - ritiene che il fenomeno degli incidenti sul lavoro resta una delle piaghe del nostro territorio e sottoscrive il protocollo a partire da questa sensibilità, nella certezza che esso sia un contributo importante al lavoro sinergico e coordinato dei vari soggetti istituzionali e sociali coinvolti nelle attività di prevenzione degli infortuni, di vigilanza sul rispetto delle norme e di promozione dei buoni comportamenti per la sicurezza".


Fonte: iltaccoditalia.info
 

 

SICUREZZA SUL LAVORO NEL TEATRO: IL BLOG

Questo Blog ha l'ambizione di iniziare un lavoro di informazione per tutti i lavoratori dei teatri, e non solo, che hanno interessi nel campo della Sicurezza del Lavoro. Spesso come RLS ho sentito dire che la sicurezza in Teatro non può essere applicata perchè altrimenti si chiude tutto. Altre volte ho sentito dire che il teatro è come un cantiere edile, essendo contraddistinto da allestimenti temporanei e mobili e quindi dovrebbe essere normato dal DLgs_1996_494 e non dal DLgs_1994_626 (entrambi abrogati dal Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81 ). Certo una cosa è sicura, parlare ed iniziare ad affrontare le problematiche della Sicurezza in Teatro, non è una cosa facile. E' la passione di molti colleghi, preposti e dirigenti (oltre ovviamente le leggi vigenti), che fa si che si lavori per migliorarsi e migliorare il proprio ambiante lavorativo. I punti di partenza sono spesso scoraggianti ed un vecchio detto dei Tecnici Macchinisti è secondo me significativo per capire da dove partiamo: "un bravo macchinista deve saper lavorare pure al buio".
 

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Fonte: sicurezzateatro.blogspot.com
 

 

Meno morti sul lavoro, ma la metà delle aziende non è in regola

FORLI' - Sono stati 6.837 gli infortuni sul lavoro avvenuti nel 2007 nel territorio della provincia di Forlì-Cesena, di cui 12 mortali. Sono i dati diffusi della Prefettura, che ha annunciato l'istituzione di un nuovo organismo di vigilanza per la sicurezza sul lavoro. Dal 2002 al 2007 gli infortuni sono diminuiti del 18%, ma il lavoro su questo fronte non è certo terminato: in 18 mesi sono state sospese per lavoro nero ben 55 aziende (di cui 22 in edilizia e 28 nel commercio).

Esattamente la metà delle aziende della provincia di Forlì-Cesena è irregolare: dai controlli, infatti, è emerso che il 49% dei controlli ha mostrato irregolarità, mentre il 51% è risultato a posto.

La battaglia contro gli incidenti sul lavoro, ha garantito il prefetto Angelo Trovato, non si fermerà. Anzi, ha spiegato che finchè ci sarà anche un solo infortunio non verrà abbassata la guardia sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro.
 
Fonte: romagnaoggi.it
 

 

ASL3 CATANIA: nascono i manager della sicurezza

“Ridurre notevolmente l’incidenza delle morti bianche è il primo obiettivo che l’Asl3 intende raggiungere: troppe vittime, infatti, hanno subito le conseguenze di aziende poco attente alla salute dei loro lavoratori. A Catania negli ultimi anni il numero dei morti si è ridotto e con i nuovi strumenti di prevenzione dei rischi sarà possibile ottenere risultati positivi anche in futuro” queste le parole del direttore generale Antonio Scavone che oggi, in conferenza stampa, ha presentato la guida per “Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione aziendale”, uno strumento da integrare nelle aziende per garantire la sicurezza degli utenti sul posto di lavoro.

Nella sede generale erano presenti anche il direttore sanitario dell’Asl3 Annunziata Sciacca, il direttore amministrativo dell’Asl3 Rosaria D’Ippolito, il presidente del Comitato paritetico territoriale (Cpt) ing. Giuseppe Piana, il direttore Cpt Francesco Moretto, il direttore settore igiene e sanità pubblica dott. Domenico Barbagallo, il responsabile Unità operativa assistenza informazione, formazione, educazione alla sicurezza sul lavoro dell’Asl3 l’ing. Antonio Leonardi.

La guida per “Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione aziendale” è stata realizzata dall’Asl3 di Catania e dal Cpt – il Comitato per la prevenzione infortuni, l’igiene e l’ambiente di lavoro, costituito tra Ance Catania, Feneal-Uil, Filca-Cisl; Fillea-Cgil - in linea con gli ultimi provvedimenti governativi: recentemente infatti sono stati emanati il decreto legislativo 81/2008, noto come «Testo unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro» e il nuovo «Piano straordinario della prevenzione» con uno stanziamento di 50 milioni di euro da trasferire in parte alle regioni per formare e informare sulle disposizioni di sicurezza. Questi i metodi per contrastare il trend negativo delle morti bianche e dei gravissimi infortuni che colpiscono i lavoratori.

Il Cpt, impegnato da sempre a diffondere la cultura della sicurezza nell’intera filiera edile, ha risposto all’appello dell’Asl3 per stilare questa guida pratica per i “manager della sicurezza” che hanno l’onere di guidare datori e dipendenti nel rispetto della normativa prevista. La guida rappresenta un valido strumento per coloro che verranno formati o svolgono già questo incarico di fondamentale importanza: “La cultura della sicurezza si sta radicando sempre più sul nostro territorio, ed è per questo che siamo convinti che la sinergia fra Comitato paritetico territoriale e l’Asl3 di Catania, che istituzionalmente svolge un ruolo di controllo e di prevenzione, riuscirà a ridurre ulteriormente gli infortuni nei cantieri edili, infortuni che finalmente hanno percentuali statistiche in diminuzione” ha affermato il presidente Cpt, ing. Giuseppe Piana.

Il direttore settore igiene e sanità pubblica dell’Asl3 dott. Domenico Barbagallo ha sottolineato che “l’Inail spende 45 milioni di euro l’anno per far fronte al fenomeno delle malattie professionali, degli infortuni e delle morti sul lavoro, un costo sociale enorme: svolgere attività di prevenzione 365 giorni l’anno ridurrà certamente l’incidenza degli incidenti”. Il Dipartimento di prevenzione dell’Asl3, tramite l’Unità operativa assistenza informazione, formazione, educazione alla sicurezza sul lavoro, ha già avviato una serie di attività formative per i nuovi professionisti della sicurezza, attraverso tre moduli: “A” - corso di base della durata di 28 ore; “B” – corso specifico per settore che dura da 12 a 68 ore in relazione al macrosettore produttivo Ateco di riferimento; “C” – corso di specializzazione per l’esercizio delle funzioni del responsabile, è il corso in materia di prevenzione e protezione dei rischi, anche di natura ergonomica e psicosociale, di organizzazione e gestione delle attività tecnico amministrative, di tecniche di comunicazione in azienda e di relazioni sindacali. La durata del corso è di 24 ore unico per tutti i macrosettori Ateco (quest’ultimo raggruppa le classificazioni delle attività economiche).

Il responsabile Unità operativa assistenza informazione, formazione, educazione alla sicurezza sul lavoro, l’ing. Antonio Leonardi, ha spiegato che “i corsi mirano a istituire la figura del manager della sicurezza, uno specialista che deve essere in possesso di una specifica preparazione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro nel settore produttivo di appartenenza, al fine di promuovere e sviluppare con efficacia e continuità la cultura della prevenzione degli infortuni”.

Per partecipare ai corsi è necessario inoltrare apposita richiesta di iscrizione via fax al numero 095/2540203, o via e-mail al seguente indirizzo di posta elettronica SPSAL.AFI2@ausl3.ct.it, specificando il modulo di interesse e il comparto produttivo ATECO. Per informazioni telefonare ai numeri 095/2540140-141-139.

Fonte: laperiferica.it
 

 

Infortuni sul lavoro, fenomeno in netta diminuzione in regione MOLISE

CAMPOBASSO Dati incoraggianti, che dimostrano come l'attenzione al tema della sicurezza sul lavoro possa produrre risultati significativi. Sono quelli che emergono dall'ultimo rapporto annuale regionale dell'Inail relativo al fenomeno degli infortuni sul lavoro, presentato ieri in Prefettura a conferma delle sinergie che si stanno creando sulla materia tra gli enti locali, l'Inail e l'Università, anch'essa presente alla discussione.

 

Per quanto riguarda il Molise, è stata registrata una significativa riduzione del fenomeno infortunistico (7,9 punti percentuali) rispetto agli anni precedenti. La regione si pone tra i territori più virtuosi d'Italia. La contrazione rilevata in regione è infatti significativamente alta rispetto a quella relativa a tutta la penisola, per la quale il decremento degli infortuni è pari complessivamente all'1,7%. Stesso andamento positivo vale per gli infortuni mortali. Questi sono passati dai 10 del 2006 ai 9 del 2007. C'è da rilevare però che la diminuzione dei casi di morte, anche se si osservano quelli inerenti il medio periodo 2004-2007, ha riguardato quasi esclusivamente l'area dell'industria e dei servizi, mentre sono rimasti stabili i decessi in agricoltura. «Questo conferma la difficoltà del settore a migliorare attrezzature e macchinari, causa esclusiva degli infortuni più gravi», ha osservato il direttore dell'Inail Michele Cataldo. Anche per quanto riguarda le tecnopatie, ossia le malattie contratte per causa di servizio, il decremento è stato del 20%. Il dato, complessivamente buono, non invita però certo ad adagiarsi, ma a muoversi, anche alla luce del decreto 81 dello scorso maggio, verso una sempre maggiore tutela del lavoratore. «Tra gli strumenti più importanti a disposizione - ha osservato il Prefetto Pagano - c'è la Conferenza permanente per la sicurezza». Questa, composta da Inail, Regione, Università e Prefettura, prevede una ripartizione dei compiti (monitoraggio del fenomeno, valorizzazione delle buone pratiche, scambio dati tra le varie amministrazioni) che possono portare alla costituzione di una vera e propria «rete» per la sicurezza.

Fonte: iltempo.ilsole24ore.com
 

 

Dopo denuncia mancanza misure protezione in cantiere Campidoglio chi non rispetta norme a Roma non lavorerà

 ROMA - "Ho dato mandato al capo di gabinetto di fare un'indagine. Se questa ditta ha sbagliato pagherà, perchè non può dare questo esempio davanti al Campidoglio. Questo è un impegno che prendo solennemente davanti a voi, ringraziandovi per la denuncia che avete fatto". Lo ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno agli inviati dell'emittente televisiva Retesole che ieri aveva denunciato l'assenza delle misure di protezione nel cantiere che sta ristrutturando le facciate laterali del Campidoglio, filmando alcuni operai senza casco. "Questa impresa e questo cantiere - ha precisato Alemanno - le abbiamo ereditate dalla precedente amministrazione, quindi non abbiamo nessuna complicità con nessuno. Non so da chi è stata scelta questa impresa, ma non da noi".

Infine il sindaco di Roma, con un casco giallo in testa, donatogli da Retesole, vestendo i panni di testiomonial, ha rivolto un appello per la sicurezza sul lavoro: "innanzitutto gli operai per primi mettano il casco, perchè certe volte sono proprio loro che per non avere il fastidio di questa cosa in testa evitano, e secondo le imprese sappiano che è loro obbligo fare rispettare queste misure perchè altrimenti a Roma non possono lavorare".

"Il cantire in questione - spiegano da Retesole - è sorto in seguito alla delibera della Giunta Comunale n.4759 del 22/12/98. I lavori, avviati il 7 luglio del 2007, che saranno portati a termine a gennaio 2009, sono eseguiti dalla società ATI COIMP (Cg) - ICER s.r.l. - Hi Tech Solution s.r.l. Il Coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione è Ferdinando Catalano, direttore dei lavori l'ingegnere Silvio De Bellis, direttore del cantiere l'architetto Giuseppe Mapei. L'importo netto dei lavori è pari a 2.515.321 euro, di cui 222.050 per gli oneri sulla sicurezza".

Fonte: newsway.it

 

03/12/2008

 

Protezione civile: Premier firma direttiva su gestione emergenze

Garantire il tempestivo e costante flusso delle informazioni tra tutti i soggetti coinvolti e ottimizzare le capacità di allertamento, attivazione e intervento del sistema di protezione civile: sono questi gli obiettivi principali della nuova direttiva concernente gli indirizzi operativi per la gestione delle emergenze emanata oggi dal Presidente del Consiglio dei Ministri, on. Silvio Berlusconi, alla presenza dei vertici di tutte le Istituzioni e delle diverse componenti del sistema della Protezione Civile nazionale.

In particolare, la direttiva disegna il modello organizzativo di risposta all’emergenza, evidenziando le competenze che la legge (la n. 225 del 1992 e la n. 401 del 2001) assegna alle diverse amministrazioni e tracciando il quadro delle prime attivazioni in caso di evento emergenziale. Particolare attenzione è dedicata al ruolo fondamentale dei livelli locali nell’assicurare il primo soccorso e l’assistenza alla popolazione, ma anche all’importanza di operare, sin dalle primissime fasi dell’emergenza, in sinergia con tutte le altre strutture interessate e nel quadro di un forte coordinamento operativo assicurato dal Dipartimento della Protezione Civile.

Particolare importanza riveste la disponibilità in tempo reale di tutte le informazioni riguardanti eventi che possano costituire un rischio per la popolazione, al fine di ridurre al minimo i tempi necessari per la valutazione della situazione e assicurare l’impiego razionale e coordinato delle risorse. Per questa ragione, le procedure prevedono che tutte le sale operative, nazionali o locali, gli enti e le amministrazioni che gestiscono reti di monitoraggio e infrastrutture di servizio, nonché i centri operativi e di coordinamento attivati sul territorio, assicurino la tempestività, l’attendibilità e l’accuratezza delle comunicazioni tra i diversi soggetti riguardo agli eventi, alle risorse disponibili per farvi fronte, agli interventi in atto e all’eventuale necessità di concorso o supporto.

Infine, la direttiva definisce l’organizzazione e il funzionamento di SISTEMA, vero cuore pulsante del Paese, centro di coordinamento nazionale attivo presso il Dipartimento della Protezione Civile, che garantisce la raccolta, la verifica e la diffusione delle informazioni riguardo a situazioni emergenziali previste o in atto, nonché l’allertamento e la tempestiva attivazione delle componenti e strutture operative del sistema di protezione civile. SISTEMA opera 24 ore su 24 e rappresenta il punto di riferimento della protezione civile nazionale grazie alla molteplicità dei soggetti che vi operano. In configurazione ordinaria è presente in sala personale del Dipartimento della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco, delle Forze Armate, della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, del Corpo Forestale e delle Capitanerie di Porto al quale si aggiungono in situazione di configurazione straordinaria, in caso di emergenza nazionale, le aziende del sistema Italia componenti della Protezione civile.

L’emanazione della direttiva, che va a formalizzare il modello di gestione dell’emergenza messo a punto negli ultimi anni, rappresenta un passaggio importante: la puntuale attuazione degli indirizzi operativi da parte delle diverse componenti e strutture del sistema, infatti, garantirà sempre più e meglio il coordinamento indispensabile per assicurare l’efficacia dell’azione della macchina della protezione civile.

Fonte: Ufficio stampa del Capo Dipartimento per la protezione civile
 

 

MARCHE: Lotta agli infortuni sul lavoro. Istituito il comitato di coordinamento

Si è insediato, nelle Marche, il nuovo Comitato regionale di coordinamento nella materia della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro. Spacca: “Collaborazione istituzionale per contenere gli infortuni”

Si è insediato, nelle Marche, il nuovo Comitato regionale di coordinamento nella materia della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro. La composizione dell'organismo è stata modificata, nel giugno scorso, per recepire le nuove disposizioni nazionali che mirano a "realizzare una programmazione coordinata degli interventi".

I Comitati regionali provvedono a monitorare le attività svolte localmente, "per verificare il raggiungimento degli obiettivi, dandone comunicazione annuale ai ministeri della Salute e del Lavoro e della Previdenza Sociale". Erano presenti il presidente della Regione, Gian Mario Spacca, gli assessori regionali alla Salute, Almerino Mezzolani, e al Lavoro, Ugo Ascoli. Entro 90 giorni il Comitato dovrà predisporre il regolamento e avviare la propria attività.

"Abbassare l'incidente degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali rappresenta l'obiettivo principale del Coordinamento", ha evidenziato Spacca nel suo intervento. "Nella Marche stiamo ottenendo risultati importanti, grazie alla leale collaborazione con le istituzioni e le forze sociali. La sicurezza deve rappresentare il biglietto da visita della nostra regione".

Secondo l'assessore Mezzolani, gli accordi Stato-Regioni, le intese sottoscritte con Inail Marche e le scelte operate con il Piano sanitario "hanno permesso di migliorare le performance, spostando l'attenzione verso la prevenzione e il territorio". Recependo alcune sollecitazioni venute dai componenti del Comitato, in merito alla qualificazione della formazione e al ruolo delle Province, l'assessore Ascoli ha ribadito che "la formazione deve portare a una maggiore cultura della sicurezza, anche pensando a moduli calibrati per tipologie produttive, territoriali o di dimensione aziendale"

Fonte: ilquotidiano.it

 

 

EMILIA ROMAGNA/CRISI: ACCORDO REGIONE-CONFIDI, 1 MLD PER CREDITO A PMI (2)

L'accordo per il credito si affianca alle misure recenti per sostenere gli investimenti delle pmi regionali. E' tuttora in corso (fino al 31 maggio 2009) il bando del Piano triennale (Misura 1.1 azione B, ex Sabattini, L. 598) che finanzia l'acquisto di beni materiali, immateriali e servizi per favorire l'innovazione delle imprese. Il bando e' stato riaperto dopo la prima scadenza del 16 novembre 2008.

Il finanziamento e' concesso ad un tasso onnicomprensivo (al lordo delle spese) non superiore, se variabile, all'euribor maggiorato di 1,25 punti percentuali al netto delle imposte, se fisso, invece, non superiore all'irs, maggiorato di 1,25 punti percentuali al netto delle imposte.

Sino alla prima scadenza del 16 novembre, avevano presentato domanda 1.413 imprese, pari a 483.5 milioni di investimenti e a oltre 26,1 milioni di contributi erogati. Dalla riapertura del bando ad oggi sono gia' 255 le imprese che hanno fatto domanda, pari a 103,7 milioni di investimenti ammessi e quasi 6,5 milioni di contributi erogati.

Risale al marzo scorso, invece, il nuovo bando per l'erogazione di contributi in conto interesse a favore delle imprese artigiane di produzione e di servizio dell'Emilia-Romagna. Con il bando sono agevolati gli investimenti per l'innovazione tecnologica, di servizio, organizzativa, commerciale, di prodotto e di processo produttivo, oltre che alla riduzione dell'impatto ambientale del ciclo produttivo e dei prodotti, allo sviluppo sostenibile, ad introdurre sistemi di sicurezza sui luoghi di lavoro.

I tassi di interesse che le banche e le societa' di leasing si sono impegnate ad applicare in relazione ai finanziamenti bancari e alle locazioni finanziarie prevedono uno spread massimo compreso tra l'1 e l'1,5.

Al bando, aperto fino al luglio scorso, hanno fatto domanda 577 imprese, pari a 90,88 milioni di euro di finanziamenti ammessi e quasi 6,5 milioni di contributi erogati.

A testimonianza della vocazione delle Pmi emiliano-romagnole agli investimenti in innovazione ci sono anche i risultati del bando per progetti innovativi nel campo delle tecnologie energetico-ambientali.

Sino ad ora sono 145 le domande pervenute, per un totale di investimento previsto di 43 milioni di euro e un totale di contributi richiesti di circa 18 milioni di euro. 

Fonte: asca.it

 

 

Sicurezza nei cantieri: a Firenze solo 1.000 Rappresentanti dei lavoratori per 3.200 aziende

“La questione della sicurezza nei luoghi di lavoro è ormai divenuta priorità imprescindibile da qualsiasi altra discussione che ruota intorno al mondo dell’occupazione e della realizzazione dei cantieri”. Il Presidente del Consiglio provinciale Massimo Mattei ha così introdotto la “IV Assemblea dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza” che si è svolto in Palazzo Vecchio. “Proprio nella nostra città una campagna straordinaria di sicurezza nei cantieri di Firenze che ha visto impegnata la Polizia Municipale, gli addetti del dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria e i funzionari della Direzione provinciale del lavoro. Una serie di controlli per verificare l’attuazione delle normative relative alla sicurezza sui luoghi di lavoro nel settore edilizio. Piccoli e grandi cantieri – ha continuato Mattei – che si affacciano sulla sede stradale messi sotto osservazione sia per una maggiore tutela degli operai sia per un controllo attento riguardo alla sicurezza e alla regolarità dei rapporti di lavoro. Purtroppo in tanti casi registriamo ancora negligenze e scarsi controlli sui cantieri mentre occorre porre attenzione alla presenza di lavoratori al nero, agli aspetti della sicurezza stradale legati al cantiere come la presenza delle transenne o di cartelli per la segnalazione dei lavori, gli aspetti più strettamente legati agli infortuni come l’idoneità dei ponteggi e delle attrezzature, i piani di sicurezza ed il corretto utilizzo da parte degli operai del casco, delle cinture di sicurezza e delle scarpe antinfortunistiche”.

In Provincia sono presenti 36.500 aziende, di cui oltre 3.200 con più di 15 addetti. Ad oggi i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza eletti o nominati sono poco più di 1.000. Occorre maggiore educazione e formazione per avere un RLS in ogni azienda.

Il Dipartimento della Prevenzione dell’Azienda Sanitaria 10 di Firenze impegna nell’attività di prevenzione nei luoghi di lavoro circa 126 operatori. Per quanto attiene la vigilanza, nel corso del 2007 ci sono stati 3.873 accessi in unità locali che hanno visto mediamente la presenza di due operai per ciascun accesso realizzato. A tale attività di controllo sono stati emessi 1.311 provvedimenti (per lo più notizie di reato) accompagnati da prescrizioni finalizzate a determinare la rimozione delle situazioni a rischio riscontrate. Complessivamente sono stati controllati 907 cantieri con 2.096 accessi nei cantieri stessi. Le irregolarità riscontrate nel corso dei sopralluoghi sono state 1.133, tutte oggetto di comunicazione di notizia di reato e tutte rimosse. In 186 casi il sopralluogo è stato determinato dalla necessità di effettuare delle inchieste a seguito di infortuni che avevano determinato lesioni gravi o mortali ed in circa la metà dei casi sono state riscontrate delle violazioni connesse con il manifestarsi dell’evento. Le inchieste di malattie professionali nel corso del 2007 sono state in numero contenuto, 72, soprattutto in conseguenza del fatto che tali patologie, molto spesso, non vengono diagnosticate e quindi non sono portate all’attenzione né dei servizi di prevenzione né dell’Istituto assicuratore. 

Fonte: nove.firenze.it

 

 

Il Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ''va corretto''

Il Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ''va corretto'', possibilmente eliminando le certificazioni inutili che costituiscono un onere troppo gravoso per le imprese. Lo ha detto il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, questa sera a Pordenone, nell'ambito di un convegno dell'Api.

Secondo Sacconi, oggi tante imprese ''distolgono investimenti nella formazione e nell'informazione'' perche' sono troppo occupate ad inseguire la burocrazia. A giudizio del ministro, dunque, il Testo unico, ''liberato'' da una serie di vincoli appunto burocratici, puo' contribuire ad accrescere la sicurezza sul posto di lavoro, che esige, secondo Sacconi, maggiore formazione dei lavoratori. 

Fonte: adige.tv

 

 

Il crollo della Fiera? Per tiranti difettosi e fretta

 

«Errori nel montaggio dei tiranti» e «difetti nelle operazioni di controllo del cantiere» generati, con buona probabilità, dall’obbligo di rispettare una tabella di marcia a tappe forzate e presentare il nuovo gioiello firmato dalla star dell’architettura mondiale Jean Nouvel, in tempo per l’ormai imminente 48esimo Salone nautico.

Furono queste le cause del crollo della struttura del nuovo padiglione B, in costruzione alla Fiera del mare di Genova, lo scorso 9 aprile, secondo la consulenza che il sostituto procuratore Patrizia Petruzziello ha affidato ormai sette mesi fa a Sergio Lagomarsino, professore dell’Università di Ingegneria di Genova, specialista di tecnica delle costruzioni, e a Nicola Augenti, docente all’Università di Napoli di diagnosi e terapia delle strutture. Consulenza appena consegnata alla Procura.

L’obiettivo degli esperti era fare chiarezza su cosa avvenne e perché, alle 13,55 di quel pomeriggio, quando una “travatura reticolare” lunga quasi 50 metri, che era stata montata solo il giorno prima da operai e tecnici di Coopsette per sorreggere la fantasmagorica copertura del nuovo padiglione, si afflosciò su stessa mentre tutt’intorno infuriava una bufera di pioggia e vento. La pausa pranzo salvò decine di operai da un incidente dalle conseguenze potenzialmente disastrose.

La consulenza su quel crollo, oltre centoquaranta pagine corredate da un dossier informatico fatto di simulazioni e ricostruzioni virtuali degli scenari analizzati a partire dai rottami accatastati in un’area di 55 mq del Padiglione C, è stata messa a disposizione degli avvocati difensori dei nove indagati. L’accusa a vario titolo è crollo colposo e la violazioni di alcune delle prescrizioni imposte dalla legge 1.086 del ‘71 su cemento armato e acciaio.

I nomi dei principali indagati sono quelli di Roberto Urbani, amministratore delegato della Fiera di Genova, Domenico Donelli, responsabile di Coopsette, la società che ha ottenuto in appalto i lavori, Mario Santarelli (direttore dei cantieri sempre per la Coopsette), Franco Berselli (suo omologo della Cometal, la ditta lombarda che ha preso in subappalto i lavori), Pier Angelo Pisoletti (progettista della struttura) e Carlo Verdanega (direttore dei lavori per la Fiera).

«Da quanto emerge dal lavoro dei consulenti Urbani e Pisoletti non sarebbero responsabili di quanto accaduto», anticipa l’avvocato Massimo Boggio, senza spingersi oltre in attesa di completare l’esame del dossier. I legali degli altri indagati, tra cui l’avvocato Sandro Vaccaro, incentrano la propria tesi difensiva sulle condizioni meteo di quella giornata: i lavoro erano stati interrotti a metà, dicono in sintesi, questa è la ragione per la quale la struttura collassò.

Il punto di partenza dei due consulenti della procura è stato il verbale degli ispettori della Asl genovese, in particolare gli esperti del “Servizio prevenzione sicurezza del lavoro”, che aveva indicato la ditta che stava operando sull’ ultima soletta del nuovo padiglione B della Fiera al momento del crollo: la Cometal spa, azienda nata 35 anni fa e specializzata in strutture di acciaio (padiglioni fieristici, areostazioni e hangar, ponti e viadotti, fabbricati industriali ed altro ancora). Berselli era il direttore del cantiere. La Cometal subappaltò il lavoro dalla Coopsette, e in questo caso il direttore dei lavori era l’ingegner Santarelli.

Già la prima ricostruzione dei fatti, alla quale collaborò anche il comando dei vigili del fuoco del capoluogo ligure, aveva ipotizzato tra le cause del crollo un errore nel montaggio della struttura. Che all’improvviso avrebbe ceduto lateralmente, trascinando con sé il resto del complesso - tra piloni in cemento e putrelle d’acciaio - in un drammatico e potenzialmente devastante effetto-domino. La costruzione del nuovo padiglione B doveva essere ultimata entro l’ autunno prossimo, prima del nuovo Salone Nautico, e i tempi furono rispettati nonostante il crollo.

Il nuovo padiglione B è stato la vera grande novità dell’ultima kermesse del mondo della nautica, che si è tenuta a Genova dal 4 al 12 ottobre. Non uno yacht super tecnologico o una barca da favola, ma i nuovi spazi espositivi fronte mare firmati dall’architetto Nouvel.

Il nuove padiglione B ha fatto aumentare considerevolmente l’area fieristica dai vecchi 10.000 metri quadrati del vecchio padiglione ai 20.000 dell’attuale. Al piano terra, a livello banchina, il padiglione B ha ospitato imbarcazioni a motore fino a 16 metri e al primo piano i gommoni. 

Fonte: ilsecoloxix.ilsole24ore.com

 

 

Bono (Fincantieri), Sinergie Con Istituzioni Per l'Eccellenza Nella Sicurezza

 

''Riflettere sulla sicurezza nei luoghi di lavoro significa confrontarsi con questa premessa: a prescindere dai risultati ottenuti in termini di riduzione dell'incidenza infortunistica esiste sempre un gradino successivo da percorrere per raggiungere l'eccellenza.''. Lo ha affermato Giuseppe Bono, Amministratore Delegato di Fincantieri, intervenendo ieri al seminario di approfondimento sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro a Roma.

''Quando si tratta di sicurezza sul lavoro -sottolinea- norme e procedure non sono sufficienti, così come non lo e' la mera conformità alle norme di Legge. Fincantieri ha sempre investito molto in questo campo. Eppure - prosegue Bono -, già all'inizio del mio mandato, i dati ci dicevano che era necessario fare di più. Siamo partiti così con una serie di azioni a trecentosessanta gradi che ci hanno consentito di tagliare un importante traguardo: in quattro anni, dal 2004 al 2008, il tasso di incidenza del fenomeno infortunistico si e' ridotto del 40%''.

L'Amministratore Delegato di Fincantieri individua tre filoni principali di intervento: il primo prevede ''investimenti sulle infrastrutture e sugli impianti, con un impegno economico pari al 10% degli investimenti annuali complessivi per l'introduzione di nuove tecnologie in linea con le più recenti norme di Legge in materia di tutela del lavoratore''. Segue, secondo Bono il ''monitoraggio e la valutazione dei rischi, prassi consolidate e quasi routinarie, da noi vengono approcciate in maniera innovativa e rigorosa, dedicando risorse per analisi specifiche sul campo e avvalendosi anche del supporto di società esterne ed enti universitari''. Terzo punto la ''formazione e informazione sui temi della sicurezza rivolta a tutti i lavoratori diretti e non. Parliamo, per i dipendenti Fincantieri, di un totale annuo che supera le 400mila ore di formazione, coinvolgendo circa 1.300 addetti''.

''Non ho dubbi - prosegue l'Amministratore Delegato di Fincantieri - che molti, in Italia e all'estero, indicherebbero la nostra esperienza come una best practice aziendale cui tendere''. ''Tuttavia, in materia di sicurezza e prevenzione c'e' sempre un passo, un gradino successivo da fare. Quest'anno - prosegue Bono - abbiamo avuto due morti sul lavoro nel nostro stabilimento di Monfalcone, un dipendente dell'appalto e uno dei ''nostri''. Quali siano state le cause, non ho potuto non riflettere. Ho lanciato pertanto la proposta di creare un pool di esperti d'intesa con il sindacato e le istituzioni pubbliche con l'obiettivo di elaborare un grande progetto per affrontare il tema della sicurezza in tutti i suoi aspetti, dagli investimenti alla formazione, alla comunicazione''.

''Credo, infatti, che ci sia una grande verità nel campo della sicurezza e prevenzione dagli infortuni sul lavoro: nessun risultato si raggiunge da soli. Quanto piu' riusciamo a creare sinergie con le istituzioni, con gli enti di riferimento, con le università e con i centri di ricerca, tanto più-afferma Bono - potremmo avvicinarci all'obiettivo di avere un sistema per la gestione della sicurezza senza anelli deboli''.

Bono ha anche sottolineato che un eventuale calo del premio assicurativo corrisposto all'Inail sarà reinvestito nuovamente in sicurezza in modo innovativo con un premio corrisposto direttamente al lavoratore che si sarà distinto in positivo''.

L'analisi dell'Amministratore Delegato di Fincantieri passa quindi alle problematiche legislative della sicurezza: ''Spostandoci sul versante normativo non sempre vediamo ripresa questa logica. Penso al D.Lgs. 231/01 che stabilisce la responsabilità amministrativa penale del rappresentante legale della società. Temo che una norma che ricerchi la responsabilità penale nelle ''morti bianche'', a parte casi eccezionali, possa essere considerata un obbrobrio giuridico''.

''Stesso dicasi per l'amianto. Oggi Fincantieri - dichiara Bono - deve difendersi nelle sedi preposte da accuse che, se accolte, metterebbero in ginocchio l'azienda per fatti che risalgono a molto tempo fa. Da allora sono cambiati non solo tecnologie, materiali, metodi di lavoro e conoscenze scientifiche, ma anche, piu' volte, il corpo dirigente e tecnico della società. Le malattie derivanti dall'inalazione della sostanza, quali il mesotelioma pleurico, dovrebbero essere trattare come malattie sociali''.

''Non si possono lasciare sole Inail e aziende a sostenere l'onere delle cure e dei risarcimenti''. Secondo l'Amministratore Delegato di Fincantieri ''un possibile percorso potrebbe essere quello di riprendere alcune delle proposte gia' presentate in Parlamento per la creazione di un fondo sociale con il contributo delle aziende. Si definirebbero così modalità certe per il risarcimento degli aventi diritto, depenalizzando i reati collegati alle conseguenze derivanti dall'impiego dell'amianto.

Conclude quindi Bono: ''La sicurezza in Fincantieri non e' seconda a nessun altro traguardo aziendale. In un momento in cui nel nostro Paese e' alta l'attenzione per questi temi per il susseguirsi di episodi che, in alcuni periodi dell'anno, ci fanno leggere i giornali come se si trattasse di bollettini di guerra, noi diciamo una cosa: abbiamo fatto molto, vogliamo fare di piu'''.

Fonte: Metropolisinfo.it

 

 

Sicurezza sul lavoro: si’ a confronto e collaborazione. Industriali casentinesi incontrano la Asl

 

Il confronto e la collaborazione tra parti sociali, enti e istituzioni può produrre soluzioni innovative ed idonee a tutelare ulteriormente la salvaguardia e l’integrità fisica dei lavoratori. E’ quanto pensano gli Industriali casentinesi che recentemente hanno incontrato il Dipartimento di Prevenzione locale della ASL 8. “Un incontro utile per commentare insieme ed avere indicazioni sui più rilevanti contenuti delle nuove disposizioni che disciplinano la materia della sicurezza nei luoghi di lavoro (Decreto Legislativo n. 81 del 9 aprile 2008) – dice Patrizio Valentini, neo eletto Presidente di zona - crediamo infatti che occorra assumere un forte impegno comune da parte di tutte le componenti economiche sociali e istituzionali per intraprendere adeguate iniziative in grado di contrastare efficacemente il fenomeno degli infortuni sul lavoro”.
Valentini è stato eletto all’unanimità nel corso dell’assemblea che ha seguito l’incontro con la ASL. Trentasette anni, è a capo dell’omonimo pastificio che ha sede a Porrena (Poppi). Nato oltre 20 anni fa, oggi il Pastificio Valentini vanta tra la sua clientela importanti catene della Grande Distribuzione in Italia e all’estero (Francia, Inghilterra, Olanda e Finlandia). Recentemente sono stati acquisiti come clienti anche i famosi Magazzini Harrods di Londra.
Nella stessa occasione il Gruppo Imprenditori Casentino di Confindustria Arezzo, un centinaio di aziende per 2.800 addetti, ha provveduto all’elezione del Vice Presidente Donatella Detti (Casentino Scavi Srl) e del componente del Comitato Piccola Industria Gastone Vangelisti (Wigam Spa).

Fonte: arezzonotizie.it

 

 

I quesiti sul decreto 81/08: la verifica dell'idoneita' dei lavoratori

 

Chiarimenti sull’obbligo di verifica delle condizioni di salute del lavoratore prima dell’affidamento delle mansioni: di cosa deve tener conto il datore di lavoro? Quale medico deve fare gli accertamenti? A cura di G. Porreca.

Sull’obbligo di verifica delle condizioni di salute del lavoratore prima dell’affidamento delle mansioni: di cosa deve tener conto il datore di lavoro? Quale medico deve fare gli accertamenti? A cura di Gerardo Porreca (www.porreca.it).

Quesito
Il Testo Unico impone che il datore di lavoro tenga conto, nell’affidare i compiti ai lavoratori, delle sue condizioni di salute ed inoltre che sottoponga i lavoratori stessi alla sorveglianza sanitaria nei casi previsti dalla legge. Non è una sovrapposizione? Non è chiaro, inoltre, se l’obbligo di verificare le condizioni del lavoratore prima di affidargli le mansioni è comunque limitato ai casi per i quali è obbligatoria la sorveglianza sanitaria o è applicabile a tutte le attività.

Infine, nei casi in cui non sussiste l’obbligo della sorveglianza sanitaria quale è il medico che accerta le condizioni di salute dei lavoratori prima della assegnazione dei compiti., il medico competente o altri?

Risposta
Per dare una risposta al quesito formulato occorre fare una analisi comparata degli articoli 18 del D. Lgs. 9/4/2008 n. 81, contenente il Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, sugli obblighi generali a carico dei datori di lavoro e dei dirigenti e dell’art. 41 dello stesso D. Lgs. sulla sorveglianza sanitaria.

Secondo l’art. 18 comma 1 lettera c) del citato decreto legislativo, infatti, il datore di lavoro ed i dirigenti, che organizzano e dirigono le attività lavorative secondo le attribuzioni e le competenze agli stessi conferite, devono:
“ c) nell'affidare i compiti ai lavoratori, tenere conto delle capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e alla sicurezza”.

L’art. 41 sulla sorveglianza sanitaria, d’altro canto, impone che venga effettuata da parte del medico competente la sorveglianza:

“a) nei casi previsti dalla normativa vigente, dalle direttive europee nonché dalle indicazioni fornite dalla Commissione consultiva di cui all'articolo 6;

b) qualora il lavoratore ne faccia richiesta e la stessa sia ritenuta dal medico competente correlata ai rischi lavorativi”.

Si tratta, quindi, di due obblighi diversi il primo (art. 18) rientrante fra gli obblighi generali a carico dei datori di lavoro e dei dirigenti e finalizzato a verificare preventivamente lo stato generale di salute dei lavoratori ed a verificare che lo stesso sia compatibile con il compito che gli si intende affidare ed è applicabile a tutti i tipi di attività di cui all’art. 3 del D. Lgs. n. 81/2008, indicante il campo di applicazione del decreto legislativo medesimo, così come viene indicato nell’articolo che fissa l’obbligo, ed il secondo invece (art. 41) è un obbligo specifico perché è legato ad un tipo di attività particolare durante la quale il lavoratore può essere esposto a dei rischi professionali per i quali il legislatore ha inteso imporre una sorveglianza sanitaria ed indicati nei vari titoli del Testo Unico relativi ai rischi specifici ed è finalizzato a verificare la compatibilità dell’attività che il lavoratore dovrà svolgere e nell’accertare che non vi siano delle controindicazioni al lavoro e che deve sfociare in un giudizio di idoneità alla mansione specifica.

Tra i rischi specifici previsti dal D. Lgs. n. 81/2008 si citano quelli legati alla esposizione a:
- movimentazione manuale dei carichi (art. 168 D. Lgs. n. 81/2008)
- videoterminali (art. 176 D. Lgs. n. 81/2008)
- rumore (art. 196 D. Lgs. n. 81/2008)
- vibrazioni (art. 204 D. Lgs. n. 81/2008)
- campi elettromagnetici (art. 211 D. Lgs. n. 81/2008)
- radiazioni ottiche artificiali (art. 218 D. Lgs. n. 81/2008)
- rischio chimico (art. 229 D. Lgs. n. 81/2008)
- agenti cancerogeni e mutageni (art. 242 D. Lgs. n. 81/2008)
- amianto (art. 259 D. Lgs. n. 81/2008)
- agenti biologici (art. 279 D. Lgs. n. 81/2008)

La sorveglianza sanitaria comprende, inoltre, così come indica l’art. 41 comma 2 del D. Lgs. n. 81/2008 una:
“a) visita medica preventiva intesa a constatare l'assenza di controindicazioni al lavoro cui il lavoratore è destinato al fine di valutare la sua idoneità alla mansione specifica;

b) visita medica periodica per controllare lo stato di salute dei lavoratori ed esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica. La periodicità di tali accertamenti, qualora non prevista dalla relativa normativa, viene stabilita, di norma, in una volta l'anno. Tale periodicità può assumere cadenza diversa, stabilita dal medico competente in funzione della valutazione del rischio. L'organo di vigilanza, con provvedimento motivato, può disporre contenuti e periodicità della sorveglianza sanitaria differenti rispetto a quelli indicati dal medico competente;

c) visita medica su richiesta del lavoratore, qualora sia ritenuta dal medico competente correlata ai rischi professionali o alle sue condizioni di salute, suscettibili di peggioramento a causa dell'attività lavorativa svolta, al fine di esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica;

d) visita medica in occasione del cambio della mansione onde verificare l'idoneità alla mansione specifica;

e) visita medica alla cessazione del rapporto di lavoro nei casi previsti dalla normativa vigente”.

In più il D. Lgs. n. 81/2008 con i commi successivi dello stesso art. 41 regolamenta la sorveglianza sanitaria. Infatti con il comma 4 stabilisce che:
“Le visite mediche di cui al comma 2, a cura e spese del datore di lavoro, comprendono gli esami clinici e biologici e indagini diagnostiche mirati al rischio ritenuti necessari dal medico competente. Nei casi ed alle condizioni previste dall'ordinamento, le visite di cui al comma 2, lettere a), b) e d) sono altresì finalizzate alla verifica di assenza di condizioni di alcol dipendenza e di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti”,

e con il comma 5 che:

“Gli esiti della visita medica devono essere allegati alla cartella sanitaria e di rischio di cui all'articolo 25, comma 1, lettera c), secondo i requisiti minimi contenuti nell'Allegato 3A e predisposta su formato cartaceo o informatizzato, secondo quanto previsto dall'articolo 53”,

nonché con il comma 6 che:

“Il medico competente, sulla base delle risultanze delle visite mediche di cui al comma 2, esprime uno dei seguenti giudizi relativi alla mansione specifica:

a) idoneità;
b) idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioni;
c) inidoneità temporanea;
d) inidoneità permanente”,

con l’obbligo ancora fissato dal comma 7 che:

“Nel caso di espressione del giudizio di inidoneità temporanea vanno precisati i limiti temporali di validità”,

ed, infine, con il comma 8 che:

“Dei giudizi di cui al comma 6, il medico competente informa per iscritto il datore di lavoro e il lavoratore”, prevedendo, infine, con il comma 9 che:

“Avverso i giudizi del medico competente è ammesso ricorso, entro trenta giorni dalla data di comunicazione del giudizio medesimo, all'organo di vigilanza territorialmente competente che dispone, dopo eventuali ulteriori accertamenti, la conferma, la modifica o la revoca del giudizio stesso”.

Da quanto sopra detto, quindi, si comprende quindi che i due obblighi, pur avendo entrambi un contenuto di tipo preventivo, come è giusto che sia trattandosi di disposizioni finalizzate alla prevenzione delle malattie professionali, hanno finalità di natura diversa, una mirante alla verifica di una sorta di stato generale di sana e robusta costituzione comunque indipendente dall’ambiente nel quale il lavoratore deve andare ad operare e l’altro alla espressione della idoneità del lavoratore stesso a svolgere una attività che lo può esporre a dei rischi professionali specifici e quindi dipendenti direttamente dall’ambiente nel quale andrà ad operare. Inoltre l’uno inoltre di natura prettamente preventiva e l’altro invece a carattere di controllo continuo durante l’attività lavorativa tanto è che viene prevista la verifica periodica delle sue condizioni secondo le modalità indicate dal legislatore o dal medico competente.

In merito a chi deve effettuare tali verifiche preventive, quella di cui all’art. 18 e quella di cui all’art. 41 un utile indirizzo può discendere dalla lettura di una recente sentenza della Corte di Cassazione Sez. III, la n. 26539 del 2 luglio 2008, Pres. Grassi, Est. Sarno, P.M. Salzano, Ric. L. L., che ha affrontato tale tipo di problematica.
Con questa sentenza, infatti, la Corte di Cassazione ha confermata la condanna di un datore di lavoro, già inflitta nei primi gradi di giudizio, per non aver tenuto conto, in rispetto delle indicazioni fornite con l’art 4 comma 5 lettera c) del D. Lgs. n. 626/1994, oggi sostituito con l’art. 18 comma 1 lettera c) del D. Lgs. n. 81/2008, delle condizioni di salute di un lavoratore prima di affidargli i compiti in azienda ed in particolare per non aver avviato il lavoratore stesso al medico competente per il controllo previsto dalla legge.

In quella circostanza il datore di lavoro si è difeso sostenendo che il legislatore non impone esplicitamente al datore di lavoro di avviare comunque il lavoratore, prima di assegnargli i compiti in azienda, al medico competente per controllare il suo stato di salute sostenendo che tale verifica doveva essere fatta a monte dallo stesso lavoratore ed a sua cura.

La Corte di Cassazione, comunque, rigettando il ricorso, non si è detta d’accordo con le considerazioni formulate dall’imputato sostenendo che il legislatore, richiedendo che la figura del medico competente deve essere individuata sulla base di specifici parametri (specializzazione in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica, o in tossicologia industriale, o in igiene industriale, o in fisiologia ed igiene del lavoro, o in clinica del lavoro ed altre specializzazioni individuate, ove necessario, con decreto del Ministro della Sanità di concerto con il Ministro dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica) e nel richiedere contestualmente anche una comprovata esperienza professionale del medico designato, ha inteso evidentemente individuare la figura di un medico di qualificata professionalità, in grado di diventare il collaboratore del datore di lavoro e del responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione aziendale.

“Ed è a questa figura”, ha concluso la Suprema Corte in questa sentenza, “che il datore di lavoro deve rapportarsi per le finalità indicate dall'articolo 4, comma 5, lettera c) come si rileva dalla formulazione dell'articolo 16 che, dopo avere premesso al comma 1 che la sorveglianza sanitaria è effettuata nei casi previsti dalla normativa vigente, inequivocabilmente stabilisce al comma successivo che la sorveglianza di cui al comma 1 è effettuata dal medico competente”.

Alla luce di queste conclusioni riguardanti proprio la violazione all’art. 4 comma 5 lettera c) del D. Lgs. n. 19/9/1994 n. 626 di cui al quesito, si può fondatamente affermare che il datore di lavoro per la verifica dello stato di salute generale del lavoratore, prima di affidargli qualsiasi compito in azienda dovrà ricorrere, anche nei casi fuori della sorveglianza sanitaria, ad un medico competente che rilascerà un certificato di buone condizioni generali e di idoneità e compatibilità allo svolgimento dei compiti da assegnargli. Se poi il medico competente individuerà nella mansione anche la esposizione ad un rischio professionale per cui la legge prevede una specifica sorveglianza sanitaria avvierà la sorveglianza stessa mettendo in atto le procedure previste dalle disposizioni di legge citate.

In definitiva si conclude che comunque il datore di lavoro dovrà fare riferimento ad un medico competente per il rilascio sia dell’una che dell’altra certificazione che ovviamente può essere comune.
A proposito dell’attività di collaborazione del medico competente con il datore di lavoro anche al di fuori dell’obbligo della sorveglianza sanitaria si rammenta che la funzione che il D. Lgs. n. 81/2008 ha voluto assegnare al medico competente è duplice, una quella appunto di collaborare con il datore di lavoro e con il SPP che lo deve portare a partecipare alla valutazione dei rischi finalizzata anche ad individuare la necessità di programmare una eventuale sorveglianza sanitaria (art 25 del D. Lgs. n. 81/2008) (si rammenti a tal proposito che secondo le indicazioni fornite dall’art. 28 comma 2 lettera e) del Testo Unico il datore di lavoro dovrà indicare nel DVR avente data certa, con un obbligo anche penalmente sanzionato, il nominativo del medico competente che ha partecipato alla valutazione dei rischi) e l’altra funzione di effettuare, dietro nomina, la sorveglianza sanitaria se obbligatoria.

Per concludere l’attività di controllo del buono stato di salute dei lavoratori che il legislatore ha voluto imporre al datore di lavoro prima di assegnargli i compiti in azienda, prevista dall’art. 18 del D. Lgs. n. 81/2008, può benissimo farsi rientrare fra i compiti di collaborazione che il medico competente deve fornire al datore di lavoro e ad essa dovrà seguire, se ne emerge la necessità al termine dalla valutazione dei rischi alla quale ha partecipato e dietro sua esplicita indicazione, la sorveglianza sanitaria se obbligatoria per legge.

Fonte: porreca.it

 

 

marche: SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO, INSEDIATO IL NUOVO COMITATO DI COORDINAMENTO.

 

Si e` insediato, nelle Marche, il nuovo Comitato regionale di coordinamento nella materia della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro. La composizione dell'organismo e` stata modificata, nel giugno scorso, per recepire le nuove disposizioni nazionali che mirano a 'realizzare una programmazione coordinata degli interventi'. I Comitati regionali provvedono a monitorare le attivita` svolte localmente, 'per verificare il raggiungimento degli obiettivi, dandone comunicazione annuale ai ministeri della Salute e del Lavoro e della Previdenza Sociale'. Erano presenti il presidente della Regione, Gian Mario Spacca, gli assessori regionali alla Salute, Almerino Mezzolani, e al Lavoro, Ugo Ascoli. Entro 90 giorni il Comitato dovra` predisporre il regolamento e avviare la propria attivita`. 'Abbassare l'incidente degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali rappresenta l'obiettivo principale del Coordinamento', ha evidenziato Spacca nel suo intervento. 'Nella Marche stiamo ottenendo risultati importanti, grazie alla leale collaborazione con le istituzioni e le forze sociali. La sicurezza deve rappresentare il biglietto da visita della nostra regione'. Secondo l'assessore Mezzolani, gli accordi Stato-Regioni, le intese sottoscritte con Inail Marche e le scelte operate con il Piano sanitario 'hanno permesso di migliorare le performance, spostando l'attenzione verso la prevenzione e il territorio'. Recependo alcune sollecitazioni venute dai componenti del Comitato, in merito alla qualificazione della formazione e al ruolo delle Province, l'assessore Ascoli ha ribadito che 'la formazione deve portare a una maggiore cultura della sicurezza, anche pensando a moduli calibrati per tipologie produttive, territoriali o di dimensione aziendale'.
 

Fonte: ilmascalzone.it
 

 

Tecnici della prevenzione: diamo i numeri...

 

Perché si muore sul lavoro? perché le cosiddette morti bianche o omicidi bianchi ( come venivano chiamati negli anni '70), continuano a scuotere il nostro quotidiano?
Si avvicina ormai il primo anniversario della grave tragedia della Thyssen, una sorta di spartiacque... in seguito alla morte di quei sei operai, e ora, dopo la sentenza storica che ha chiuso quella terribile vicenda, continuare a chiedersi il perché non ci sia una soluzione, appare più che naturale.
Di risposte se ne possono trovare tante e diverse: fatalità, dice qualcuno, mancato rispetto delle norme di sicurezza, scarsa manutenzione, incuria, disattenzione... sostiene chi, con il mondo del lavoro si misura ogni giorno, dall'interno.
Esistono infatti norme di sicurezza che sono fissate per legge ( il Testo unico per la sicurezza sui luoghi di lavoro entrato in vigore lo scorso anno, ma solo a "metà") e che, il più delle volte vengono disattese.
Del resto è inutile fissare delle norme se non c'è poi nessuno che controlli e faccia in modo che esse vengano applicate, magari formando i lavoratori stessi. Inutile piangere lacrime di coccodrillo quando ormai il danno è fatto e non è più possibile tornare indietro, meglio sarebbe ( e ci vuole poca logica per arrivare ad una simile conclusione) prevenire il danno, quindi prevenire l'incidente.
"La vigilanza- scrive Vincenzo Di Nucci, Presidente dell'A.I.Te.P, associazione italiana tecnici della prevenzione- può essere un formidabile strumento non solo per verificare l’applicazione della legge ma anche e soprattutto per fare “ricerca”, per costruire sul campo i nessi tra principi normativi e realtà lavorative, per individuare le priorità, per iniziare percorsi rivolti all’adozione di buone pratiche lavorative. A patto però che si tratti di vigilanza “qualificata”, fatta cioè da operatori competenti ed esperti, che sappiano non limitarsi ad una verifica burocratica del rispetto (formale) di una serie di articoli di legge. E che a questi operatori siano dati il tempo materiale e le risorse per fare qualcosa di più di un certo numero di ispezioni in azienda."
La proposta: vigilanza si ma non solo in termini sanzionatori, quanto piuttosto in termini di investimento nella prevenzione. Il punto però è un altro. Seppure si volesse far passare questo nuovo concetto di vigilanza, ad oggi, mancano a tutti gli effetti, i mezzi materiali e umani per ottenere ciò.
In seguito alla legge Legge 833 del 1978, le competenze in materia di sicurezza sul lavoro sono passate alle ASL.
Andando a guardare le tabelle relative agli organici regionali (aggiornate a settembre 2008) il dato che emerge con maggiore prepotenza è la scarsità del personale, al punto che, secondo quanto riporta il calcolo AITeP, con il numero di tecnici attualemnte a disposizione, ci vorrebbero ben 34 anni per controllare tutte le aziende presenti sul territorio nazionale.
" Se poi si considera- scrive ancora Di Nucci- che secondo le Camere di Commercio la vita media di una società è tra i 12 e i 15 anni questo vuol dire che quasi tutti i luoghi di lavoro hanno la certezza statistica di non essere mai esaminati."
Stando ai dati contenuti nella tabella, i Tecnici della prevenzione sarebbero complessivamente 2.051, con picchi che vanno dalle 354 unità per la Toscana, alle 13 unità per il Molise, pari alla provincia autonoma di Bolzano. 177.811 il numero totale dei sopralluoghi effettuati dai tecnici della prevenzione nel 2007, per una media di 83 sopralluoghi per tecnico, dunque su un totale di 6.111.674 imprese, le ispezioni hanno riguardato il 2,9% del totale.
Mentre la più virtuosa tra le regioni risulta essere la Valle d'Aosta con l'11,9% di aziende controllate, la bandiera nera spetta alla Calabria, con 70 sopralluoghi fatti nel 2007, ovvero 2 per tecnico ( i TdP sono 32), 0,0% in percentuale.
Ogni tanto i numeri bisogna darli, altrimenti non si capisce a pieno cosa si intende quando si parla di mancanza di prevenzione. Chi ha memoria un po' più lunga ricorderà poi che, esattamente un anno fa', il precedente governo aveva assunto l'impegno di reperire fondi ulteriori da investire nell'assunzione di nuovi tecnici, era il 15 dicembre 2007, a pochi giorni dalla tragedia della Thyssen. Dov'è andato a finire quell'impegno?
Se si confrontano i dati attuali con quelli relativi al 2005, la variazione è minima, e, si potrebbe dire, quasi fisiologica: il totale dei Tdp ammonta a 1.978 unità.
Dunque bisogna desumere che le nuove assunzioni ci sono state, certo, ma in maniera molto limitata, per non dire irrilevante.
"Con un investimento inferiore all’uno per mille dei costi globali derivanti dagli infortuni sul lavoro, che l’INAIL calcola in quarantuno miliardi di euro l’anno, si potrebbero assumere mediamente cinque Tecnici della Prevenzione per ogni ASL d’Italia." Scrive ancora il nostro Di Nucci. Era l'inizio del 2008 e nulla in quest'anno è mutato.
Chissà se qualcuno deciderà di farne un buon proposito per l'anno nuovo?

Fonte: articolo21.info

 

 

"Angeli senza ali": la «battaglia di civiltà» per la sicurezza sul lavoro

 

Si è svolto l'incontro-dibattito organizzato da Tempostretto e la Cisl di Messina. Protagoniste le fotografie di Dino Sturiale. Tonino Genovese: «Non si parli solo dopo eventi luttuosi, teniamo accesi i riflettori»

In Italia ci sono tre milioni e mezzo di aziende. Sono chiamati a controllarne la sicurezza appena 430 ispettori. Questo dato sarebbe sufficiente a rendere l'idea di quale sia il livello della cultura della sicurezza sul lavoro nel nostro Paese. Un dato che si unisce a tutti gli altri sciorinati da Tonino Genovese (nella foto), segretario generale della Cisl Messina, in conclusione dell'incontro svoltosi stamani al Salone degli Specchi della Provincia, organizzato dal nostro giornale on-line Tempostretto.it insieme, appunto, alla Cisl sulla sicurezza sul lavoro. "Angeli senza ali" il titolo, quasi romantico, che si è voluto dare all'evento, che ha visto sedersi l'uno accanto all'altro istituzioni, politica, sindacato e informazione. «L'obiettivo - ha detto Pippo Trimarchi, nostro editore e moderatore dell'incontro - è tenere accesi i riflettori su una problematica che, al suo interno, ne contiene a sua volta tante altre».

Le vere protagoniste, però, sono le fotografie di Dino Sturiale, già oggetto di un lungo reportage da noi pubblicato e che meglio di qualsiasi parola fanno capire quanto grave e diffuso sia il problema (in fotogallery una selezione delle immagini). Scatti in certi casi sconcertanti, che hanno dato il là al dibattito. Alle fotografie si è affidato anche Francesco Giacobbe, ricercatore Ispesl, che ha focalizzato l'attenzione sulla percezione del rischio, punto centrale in quale la normativa vigente sulla sicurezza nei luoghi di lavoro imposta tutto proprio sulla valutazione del pericolo da parte di datori e soprattutto lavoratori. Curioso il dato statistico citato da Giacobbe sui responsabili, secondo i diretti interessati, degli incidenti sul lavoro: secondo il 41% degli intervistati è degli imprenditori, per il 24% è delle autorità di controllo e secondo il 21% è dei lavoratori stessi. Eloquenti anche le risposte sui Dpi (dispositivi di protezione individuale): «Sono stati consegnati a tutti», dicono i datori. «Mi danno fastidio», affermano i manovali.

Assente il direttore dell’Ispettorato Provinciale del Lavoro, Elio Coletta, una testimonianza interessante su chi è deputato al controllo è arrivata da Antonio De Domenico, ex ispettore del lavoro, secondo il quale «uno dei problemi più grossi è passare dalle carte burocratiche alla fattività. Nessuno, in realtà, può dire di applicare per intero il testo unico sulla sicurezza da poco approvato, anche se poi bisognerebbe ricordarsi che le prime norme esistono dal 1955». Sconcertanti i numeri sulle carenze organiche dell'Ispettorato: «Mediamente arrivano ogni anno 400 fascicoli dalla Procura, più varie richieste da ministeri, prefetture, carabinieri, ecc.. A fronte di tutto questo a Messina ci sono in servizio tre ispettori di vigilanza». De Domenico fa anche una fotografia dell'impresa tipo del messinese: «Oltre al datore di lavoro abbiamo tre dipendenti tipo, il parente, il "regolarizzato" e l'extracomunitario. Il grado di penetrazione della cultura di prevenzione deve fare un salto bigenerazionale, ma si consideri che non ci vuole una scuola di alta ingegneria per non assistere a quanto documentato dalle foto: sono tutte violazioni estremamente elementari della normativa».

Cosa fa la politica per "disinnescare" questa bomba perennemente sul punto di scoppiare? «Attraverso protocolli d'intesa e iniziative che partono dalle scuole - spiega Renato Fichera, assessore provinciale con delega al Lavoro e alla Sicurezza - stiamo cercando di fare opera di sensibilizzazione. Nel bilancio 2009 saranno inseriti più fondi per portare avanti questa fase progettuale». E a Fichera il segretario della Cisl Genovese chiede formalmente un impegno, quello di sottoscrivere un codice etico dedicato proprio alla tematica della sicurezza sul lavoro. Cisl rappresentata anche dal segretario provinciale della Filca Santino Barbera, il quale ci tiene a sottolineare che «non è tutto come si vede nelle fotografie il settore edile, che anzi, rispetto ad altri campi, ha trovato un certo equilibrio. Il problema è che tutti pensano di poter fare l'imprenditore edile o il manovale. E' il comparto più produttivo e al tempo stesso più contagiato dal cancro del lavoro nero (abbiamo un buon 50% di sommerso). Si dice sempre che mancano uomini, mezzi e risorse: ma quanti impiegati potrebbero essere convertiti?».

Salvatore Arcovito, presidente regionale dell'Ance (Associazione nazionale costruttori edili) punta il dito sul problema della formazione, «anche per i tecnici. Il sistema ha evidentemente delle carenze, e nessuno può tirarsi indietro. E' necessaria un'azione condivisa, so che il presidente regionale dell'Inail vuole rafforzare la collaborazione tra il mondo delle imprese e le casse edili, snodo certamente necessario e inevitabile. Si pensi a un dato: nei bandi di gara pubblici è previsto solo un 2% per il capitolato dedicato alla sicurezza. Chi conosce il problema sa che è troppo poco». Così come troppo poca è l'attenzione dedicata dall'Ausl al problema. Lo testimonia la responsabile del servizio Medicina del Lavoro dell'Ausl5 Teresa Carrara: «Siamo carenti, anche se il direttore generale si sta attivando per avere più tecnici. A fronte di oltre 30mila aziende, non solo dell'edilizia ma di tutti i settori, abbiamo due ispettori, due tecnici e dieci medici. Siamo pochissimi, ci vorrebbe più personale e soprattutto più spesa per la prevenzione».

La conclusione di Tonino Genovese è che «la realtà supera le parole, per questo ci siamo affidati alle immagini e ai numeri. Il lavoro deve essere per l'uomo, non l'uomo per il lavoro. Non si parli di sicurezza solo dopo un evento luttuoso, il nostro compito è tenere sempre accesi i riflettori. E' una battaglia di civiltà, in un paese civile non si può morire di lavoro. Dal 2007 gli incidenti sono diminuiti, ma la media è ancora di 3 morti al giorno, sono 1 milione gli infortuni, quelli denunciati. La battaglia diventa anche di legalità, di contrasto al lavoro irregolare. Diventa un'assunzione di responsabilità». Poi i numeri, che insieme alla fotografia dicono tutto: «3,5 milioni di aziende in Italia, solo 430 ispettori. Il 42% dei decessi avviene per cadute, il 20% perché travolti da mezzi meccanici. L'età media: 37 anni. Considerando che la vita media in Italia arriva a 79 anni, vengono tolti, rubati 42 anni di vita a chi muore sul posto di lavoro. 5607 gli infortuni denunciati in provincia nel 2007, 8 quelli mortali, mentre nel 2008 sono già 9 i decessi. Che fine ha fatto - si chiede il segretario della Cisl - l'impegno straordinario assunto dal governatore Lombardo dopo i fatti di Mineo? E' impantanato nelle commissioni dell'Ars in uno stucchevole rimpiattino tra maggioranza e opposizione».

«Non ci fermeremo qui, - annuncia Genovese - questa collaborazione nuova tra giornale on-line e organizzazione sindacale proseguirà su internet, mentre l'iniziativa di oggi diventerà itinerante, entrando nelle scuole della città e della provincia». 

Fonte: tempostretto.it

 

 

A Padova si sperimenta Testo unico su sicurezza su lavoro 

 

Andrea Castagna, segretario Cgil Padova: ''Si tratta di un accordo raggiunto con gli imprenditori per salvaguardare il bene primario della salute delle persone e la salubrità dei luoghi di lavoro''.

Un ambiente lavorativo più sicuro e una cultura capillare della sicurezza per tendere a ''zero infortuni''. E' il principale obiettivo del Protocollo d'intesa siglato oggi a Padova da Confindustria Padova, Cgil, Cisl e Uil provinciali per attuare in tempi rapidi le norme del nuovo Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (decreto legislativo 81/2008). Parole d'ordine, prevenzione e formazione. Per ridurre la frequenza degli infortuni, migliorare le condizioni di sicurezza in azienda, modificare i comportamenti scorretti, prima causa degli infortuni. Sono questi i criteri che hanno ispirato l'azione comune e che si tradurranno in più informazione e formazione non solo per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls) e i responsabili del servizio prevenzione e protezione (Rspp) ma per tutti i lavoratori delle imprese padovane.

Un impegno congiunto che sta già dando risultati: le ore di formazione sulla sicurezza nei primi dieci mesi di quest'anno (3.944) hanno superato del 34,4% quelle dell'intero 2007 (2.935). Senza contare i progetti condivisi nell'ambito di Fondimpresa, che da agosto 2008 a tutto il 2009 erogheranno 7.250 ore di formazione ai lavoratori sulla sicurezza, grazie a un finanziamento di 1 milione di euro.

Il Protocollo, che anticipa a livello nazionale il recepimento del nuovo Testo unico, e' stato firmato oggi nella sede degli industriali dal presidente di Confindustria Padova Francesco Peghin, Andrea Castagna segretario generale Cgil Padova, Nello Cum segretario generale Uil Padova, Adriano Pozzato segretario generale Cisl Padova.

Il primo contenuto dell'accordo riguarda le 32 ore complessive per la formazione di Rls previste dal Testo unico (in luogo delle 20 precedenti), di cui 12 sui rischi specifici presenti in azienda e le conseguenti misure di prevenzione e protezione adottate, oltre all'aggiornamento dei contenuti formativi in relazione a nuovi processi, tipologia di lavoro, caratteristiche degli impianti. A qualificare l'azione congiunta di industriali e sindacati padovani, in un'area a prevalenza di piccole e medie imprese, e' la scelta di organizzare la formazione sui rischi specifici, per aziende dello stesso settore o filiera, in modo da rendere concretamente fruibili da lavoratori e imprese le nuove disposizioni.

Il protocollo valorizza inoltre le indicazioni del Testo Unico ed estende a tutti i dipendenti l'informazione sulla casistica degli infortuni e il piano di sicurezza adottato, utilizzando un'ora dell'orario di lavoro in conto formazione.

«Lavorare in piena sicurezza e' una sfida che ci mobilita tutti, imprenditori, lavoratori e sindacati - sottolinea il presidente di Confindustria Padova, Francesco Peghin - e a cui dedicare un'attenzione massima e continua. Il protocollo e' il risultato di un confronto avviato da tempo e conferma l'impegno concreto delle parti sociali che proseguirà con un tavolo permanente di verifica. Datori di lavoro e sindacati si impegnano a sensibilizzare e promuovere una cultura reale della prevenzione e sicurezza, che ponga al centro la persona e il suo valore». Nel protocollo Confindustria Padova e sindacati individuano nell'Organismo Paritetico Provinciale lo strumento per realizzare concretamente la prevenzione e per collaborare con le istituzioni che si occupano di sicurezza come Inail, Spisal e il sistema scuola.

«Arrivare ad una convergenza in una difficile fase economica come questa e' un traguardo importante - commenta Andrea Castagna segretario Cgil Padova - Si tratta di un accordo raggiunto con gli imprenditori per salvaguardare il bene primario della salute delle persone e la salubrità dei luoghi di lavoro. Abbiamo deciso di condividere le conoscenze disponibili in modo che ciascuno fornisca un utile contributo».

«E' il punto di partenza di un'azione congiunta che valorizza la responsabilità di tutti - aggiunge il segretario Cisl Padova, Adriano Pozzato - per arrivare a sensibilizzare migliaia di lavoratori e favorire il confronto tra i soggetti che si occupano di sicurezza sul lavora, a partire dagli Spisal. Divulgare le informazioni a tutti i dipendenti innescherà un'azione virtuosa per creare una coscienza condivisa e rafforzerà anche il ruolo degli Rls e Rspp».

«Il protocollo segnala una forte coerenza di intenti tra sindacati e Confindustria - conclude Nello Cum segretario Uil Padova -. Abbiamo raccolto l'invito del presidente Peghin a lavorare insieme per avviare un processo culturale in tutte le imprese e tutelare il principio irrinunciabile della sicurezza. L'obiettivo da perseguire e' uniformare i processi formativi realizzati nel territorio ed esportare anche ad altre tematiche il metodo di questo accordo».

Fonte: adnkronos.com

 

 

SICUREZZA LAVORO: ALEMANNO, TUTTI DEVONO RISPETTARE NORME

 

“Gli operai per primi devono indossare il casco, anche se spesso sono loro a non metterlo per non avere fastidi. Le imprese sappiano che e’ loro obbligo far rispettare queste misure perché altrimenti a Roma non possono lavorare”. Lo ha ribadito il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano chiarimenti riguardo ad alcune immagini nelle quali si vedevano alcuni operai, in cima a un ponteggio montato in Campidoglio, privi del casco di protezione. “Non conosco bene la normativa - ha chiarito il sindaco - ma essendo l’ultimo piano del ponteggio forse non c’e’ l’obbligo di indossare il casco. Ma qualsiasi sia l’obbligo - ha aggiunto Alemanno - vi ringrazio per questa denuncia. Questo cantiere lo abbiamo ereditato dalla precedente amministrazione - ha sottolineato, annunciando di aver dato mandato al capo di gabinetto di fare un’indagine: se questa impresa ha sbagliato deve pagare perché non puo’ dare questo esempio davanti al Campidoglio. Questo - ha concluso - e’ un impegno che mi prendo”.

Fonte: aziende-oggi.it

 

 

La denuncia di Retesole: operai senza casco in Campidoglio

 

Era già capitato l’anno scorso a Montecitorio, lo scandalo ora si ripete a palazzo del Campodoglio: operai senza casco si cimentano in lavori di restauro sulle impalcature.

A quanto pare ogni giorno aumentano le morti bianche eppure gli ambienti istituzionali continuano a fregarsene altamente del problema. Un anno fa la sinistra guidava sia il Parlamento che l’Aula Giulio Cesare adesso la situazione si è ribaltata eppure sembra che nulla è cambiato come denuncia l’emittente Retesole.

Dove sono le istituzioni? Che fine hanno fatto le promesse sulla sicurezza nei luoghi di lavoro?
 

GUARDA LE FOTO

 

Fonte: 06blog.it

 

 

Sicurezza e lavoro nero triste primato nel Comasco

 

POCO MENO di 2.200 aziende ispezionate, di cui 1.433, pari al 65%, non a norma; quasi 1.300 lavoratori irregolari, di cui 747 in nero, e sospesa l’attività di 34 aziende, per lo più nel settore edile. Sono questi i dati dell’attività del Coordinamento per la sicurezza sui luoghi di lavoro nei primi 10 mesi del 2008, controllato dalla Prefettura di Como, e che vede coinvolte Asl, Inail, Direzione provinciale del lavoro e organizzazioni sindacali. Un’attività fortemente voluta dal prefetto, Sante Frantellizzi finalizzata ad aumentare la sicurezza sui luoghi di lavoro e al contrasto del lavoro nero. E ciò anche in seguito al continuo aumento degli incidenti sul lavoro, non solo quelli mortali (già 13 quest’anno in provincia di Como, compresi quelli in itinere), ma anche quelli con conseguenze gravi (già 83 dall’inizio dell’anno).

MA NON È SOLO il settore dell’edilizia quello sotto la lente d’ingradimento del Comitato per la sicurezza. Anche altri settori non rispettano la normativa. L’Asl ha svolto nei primi 10 mesi di quest’anno poco meno di mille verifiche (994) in tutti i settori. Solo 400 nel settore edile. In totale sono state elevate 362 contravvenzioni di cui 317 in edilizia, ma anche altre nel settore del metalmeccanico (18) e nel terziario, ma un paio di casi si sono registrati anche nel primario. L’Inail, su 201 controlli in altrettante aziende edili ha rilevato il 97% d’irregolarità non solo per la presenza di lavoratori in nero, ma anche per mancanza di rispetto delle norme sulla sicurezza. «Il trend infortunistico - spiega il viceprefetto aggiunto Nicola Venturo - rispetto agli anni precedenti si è sostanzialmente ridotto, anche se non bisogna dimenticare che le denunce sono solo la punta dell’iceberg, dato che chi non ha operai o dipendenti in regola non sempre, a meno che non si tratti di infortuni gravissimi, fa denuncia. Ma aumenta il fenomeno del lavoro nero. Non abbasseremo la guardia, dal prossimo anno aumenteranno i controlli, in sinergia con Asl e Inail proprio per arginare questo fenomeno che, secondo anche quanto sostenuto dalle organizzazioni sindacali, sta alla base dell’infortunistica sul lavoro».

IL MESSAGGIO che proviene è chiaro: non si vogliono perseguire le irregolarità solo per un scopo monetario, contravventivo, relativo all’evasione fiscale, ma soprattutto per tutelare al massimo le persone che lavorano. «Avvieremo anche sul territorio della provincia di Como l’iniziativa “16 ore prima” - conclude il viceprefetto - promossa dal Ministero del Lavoro, rivolta alle imprese edili che potranno usufruire del vantaggio di inserire in cantiere lavoratori dotati di una formazione di base specifica, in via preventiva, proprio finalizzata alla tutela della sicurezza ed alla salute sul posto di lavoro. Ovviamente si tratta di iniziative rivolte a chi ha un lavoro regolare. Il lavoro nero sarà sempre perseguìto».

Fonte: ilgiorno.ilsole24ore.com

 

 

PRESTO IN VDA LEGGE SULLA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO

 

Oltre 2 mila denunce di situazioni illegali sul posto di lavoro e cinque stabilimenti considerati 'a rischio' mettono in pericolo la sicurezza dei lavoratori in Valle d'Aosta. L'amministrazione regionale si è quindi impegnata a dotarsi di una legge in materia e a istituire un fondo di solidarietà per i familiari delle vittime sul lavoro. Il Consiglio Valle, su proposta del gruppo Pd, ha infatti approvato all'unanimità una risoluzione che impegna in tale senso il governo regionale.

La proposta di legge dovrà poi prevedere "la promozione di iniziative atte a realizzare un effettivo coordinamento fra tutti i soggetti pubblici e privati ai quali sono affidati compiti in materia di prevenzione degli infortuni e sicurezza dei luoghi di lavoro".

Dal rapporto annuale dell'Inail risulta che in Valle d'Aosta, nel 2007, le denunce di situazioni illegali sono state 2.387, in diminuzione rispetto al 2006 e al 2005 - rispettivamente 2.591 e 2.665. I morti sul lavoro nel 2007 sono state tre, nel 2006 cinque e nel 2005 due. Nel 2007, gli infortuni in agricoltura sono stati 205, di cui uno mortale, nell'industria e nei servizi 2172, di cui due mortali, tra i dipendenti conto Stato 10.

"La creazione di un coordinamento tra soggetti delegati ai controlli è uno dei punti del programma di legislatura della maggioranza - ha commentato il presidente della Regione, Augusto Rollandin -, e a tal fine è già stato ricostituito il Comitato regionale di sicurezza e controllo sui luoghi di lavoro".

 

Fonte: ansa.it

 

 

Un chip che contiene la cartella sanitaria del rischio: L'Inail Piemonte mette in pratica una norma del Testo Unico

 

Un chip pilot con i dati personali e sanitari dei lavoratori per agevolare il lavoro di medici e operatori di Pronto Soccorso in caso di infortunio, in grado anche di individuare tutte le sostanze tossiche che espongono al rischio i dipendenti. L'iniziativa dell'Inail Piemonte è contenuta nel protocollo d'intesa finalizzato a incrementare sul territorio provinciale la cultura della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e firmato dall'INAIL regionale con i sindacati e l'Unione industriali. "Il dispositivo - si legge in una nota dell'inail - contiene la storia clinica dei dipendenti e in caso di avvelenamento è in grado di rilevare a quali sostanze il soggetto è stato esposto".

A quanto si legge, il nuovo chip è un dispositivo con diverse utilità. "Può indicare, per esempio, se un lavoratore è sprovvisto dei mezzi di dotazione individuale (casco, occhiali), che sono a loro volta provvisti di un chip", spiega il direttore regionale dell'INAIL Pietro Spadafora. In questo caso un allarme segnalerà che il lavoratore non è equipaggiato. Un'altra importante funzione è costituita dalla cartella sanitaria di rischio, che indicherà a quali pericoli il dipendente è stato esposto in altre aziende, e può essere quindi utile a fini epidemiologici e assicurativi. "Inoltre", conclude il direttore regionale, "è utile quando è necessario un intervento in ospedale. In caso di avvelenamento o di intossicazione chimica il medico o l'operatore del Pronto Soccorso potranno individuare subito le sostanze a cui il lavoratore è stato esposto e intervenire tempestivamente con la terapia più adatta".

"Questo dispositivo è sicuramente uno strumento all' avanguardia", conclude Spadafora, "anche se si tratta soltanto di mettere in pratica quello che già la legge prevede" , essendo la cartella sanitaria del rischio già presente nel Testo Unico 81/2008. Il nuovo chip per la sicurezza verrà sperimentato in due aziende chimiche: la Avigliana della Azimut in cui lavorano oltre 1.200 addetti alla fabbricazione di barche e il nuovo stabilimento di Pinerolo della Colcos che produce accessori per il settore auto.

Fonte: inail.it

 

 

I ricercatori del Karolinska Institutet e dell'Università di Stoccolma: Lavoratori a rischio se il capo è incapace

 

Tra i rischi per i lavoratori c'è anche quello di avere a che fare con un capo non all'altezza della situazione. A rivelarlo è uno studio effettuato dai ricercatori del Karolinska Institutet e dell'Università di Stoccolma, pubblicato sulla rivista Occupational and Environmental Medicine.
Stando alla ricerca fare i conti tutto il giorno con un capo incapace o prepotente. potrebbe contribuire ad aumentare i rischi di malattie cardiovascolari, fino a provocare un vero e proprio infarto nei dipendenti.

Lo stretto legame tra scarsa leadership e pericolo di serie malattie cardiache e infarto, è emerso dopo un monitoraggio costante di oltre 3mila impiegati maschi, tra i 19 e i 70 anni, per un periodo di quasi 10 anni. In questo lasso di tempo gli esperti hanno studiato 74 casi di attacchi cardiaci fatali e non, e di angina acuta, oltre ad alcuni decessi per malattia ischemica del cuore. A tutti i partecipanti era stato chiesto di dare un voto con regolarità allo stile di comando dei loro senior manager. E così si è visto che per lo staff che giudica i capi meno competenti il rischio di gravi problemi cardiaci sale del 25%. Per coloro che lavorano per oltre 4 anni alle dipendenze di capi incapaci il pericolo è addirittura più alto del 64% rispetto ai colleghi più fortunati.

Secondo gli esperti il fatto di sentirsi sottovalutati e non sostenuti nel proprio lavoro può causare stress, favorendo cattive abitudini come il fumo e il ricorso a un eccesso di alcolici. In questo modo a risentirne sarebbe soprattutto il cuore. Precedenti studi hanno dimostrato che i capi incapaci fanno salire la pressione dei loro dipendenti, e un'ipertensione persistente può aumentare il rischio d’infarto. I ricercatori - che hanno collaborato anche con colleghi dell'University College di Londra (GB) e del Finnish Institute of Occupational Health (Finlandese) - sottolineano quindi che, dato il rapporto causa-effetto evidenziato dallo studio, il comportamento dei manager dovrebbe essere 'corretto' in modo da evitare il rischio di serie malattie cardiache per i loro dipendenti. Innanzitutto i dirigenti dovrebbero cominciare a fornire ai propri sottoposti obiettivi chiari di lavoro, ma anche sufficiente potere. E infine, evitare di aggiungere altro stress a quello che si accumula già quotidianamente, imparando a trattare meglio i dipendenti.

Fonte: Inail

 

 

SEMINARIO ONLINE: LA NUOVA SICUREZZA IN AZIENDA

 

L'elenco delle morti sul lavoro non si arresta. La mancanza di attenzione e l'inosservanza delle norme di sicurezza già esistenti non fa che alimentare questo triste conteggio; in Italia si parla, infatti, di oltre 900 casi l'anno.

Come cittadino e come uomo politico non posso rimanere indifferente di fronte a queste tragedie quotidiane, al triste dramma di queste vite spezzate e allo strazio delle loro famiglie.

Un'attenzione particolare la vorrei dedicare alle cadute dall'alto ancora troppo frequenti in edilizia.

I lavori in quota possono esporre i lavoratori a rischi particolarmente elevati per la loro salute e sicurezza. A tal fine, ho redatto e recentemente presentato in II Commissione una proposta di legge mirata al miglioramento della sicurezza sui luoghi di lavoro.

Le direttive europee già esistenti in materia, assieme alle disposizioni nazionali vigenti, possono essere una guida, ma spetta alle Regioni recepirle correttamente codificando apposite leggi.

La mia proposta è dettata innanzi tutto da un dovere morale e vuole essere un contributo concreto al miglioramento della sicurezza sul lavoro. L'idea è quella di fornire indicazioni circa il documento di valutazione dei rischi ed i criteri per l'individuazione e l'uso dei dispositivi di protezione individuale contro le cadute dall'alto.

In sostanza, questa legge prevede che la Regione disponga azioni straordinarie di controllo e di prevenzione. Entro tre mesi dalla sua entrata in vigore, la Giunta regionale andrebbe a proporre al Consiglio un apposito progetto obiettivo, della durata di tre anni, finalizzato allo svolgimento di un programma straordinario di controlli nei luoghi di lavoro: un programma atto a prevenire le cadute dall'alto ed a realizzare un'intensa campagna d'informazione alle imprese ed alle maestranze.

Nel testo ho definito, inoltre, istruzioni tecniche sulle misure preventive e protettive da adottare nella realizzazione di interventi edilizi, riferiti a nuove costruzioni o ad edifici esistenti, al fine di garantire l'accesso, il transito e l'esecuzione dei lavori in condizioni di sicurezza, tramite particolari coperture. I percorsi e gli accessi dovranno essere di tipo permanente; il transito e l'esecuzione dei lavori di manutenzione sulle coperture dovranno essere garantiti attraverso elementi protettivi permanenti.

Nei casi in cui ciò non sia possibile, dovranno essere specificate le motivazioni in base alle quali tali misure risultano non realizzabili. Si dovrà, in ogni caso, provvedere a predisporre misure di tipo provvisorio.

Auspico un celere intervento della II Commissione che, nel prendere in esame la mia proposta, saprà certamente soddisfare la necessità impellente di una legge regionale sulla sicurezza.

Fonte: primapaginamolise.it

 

 

EMILIA ROMAGNA: A "REGIONE IN" PDL PER LA SICUREZZA DEL LAVORO 
 

Secondo le stime Inail in Italia si contano quasi 4 infortuni mortali sul lavoro al giorno, numero in diminuzione, ma che induce a riflettere se si considera che fra i settori a più alta pericolosità vi e' quello delle costruzioni, dove lo scorso anno in Emilia-Romagna su un totale di 111 incidenti mortali, 22 hanno riguardato i lavoratori impegnati nelle costruzioni; e le cifre salgono notevolmente se si considera il numero totale degli infortuni: ben 11.800, molti dei quali con conseguenze invalidanti o comunque gravi. Recentemente il pd regionale ha presentato un progetto di legge che introduce nuove norme per aumentare la sicurezza del lavoro nei cantieri edili e di ingegneria civile, puntando a premiare e valorizzare le imprese virtuose, che rispettano le regole, e a contrastare l'illegalità'. A queste problematiche e' dedicata la puntata di regione In magazine, in onda questa settimana su emittenti televisive regionali e locali. In studio si confrontano i consiglieri Gian Carlo Muzzarelli (pd) e Fabio Filippi (fi-pdl); in esterno i pareri di Marco Monari (pd) e Ubaldo Salomoni (fi-dpl). La puntata ospita inoltre i contributi di Aklessandrio Cresci, direttore regionale dell'Inail, Villiam Alberghini, della vigilanza cantieri dell'Ausl di Bologna, Gennarino Tozzi, della societa' Autostrade, e valentino Minarelli di Fillea - Cgil.

Nella''controcopertina', che chiude la puntata, un servizio su ''Media e Infanzia', il convegno svoltosi recentemente a Bologna presso l'Assemblea legislativa, organizzato dai Corecom di Emilia-Romagna e Puglia in occasione della Giornata Mondiale dell'infanzia. Interviste alla presidente dell'Assemblea legislativa, Monica Donini, al presidente del Corecom emiliano-romagnolo, Gianluca Gardini, e ad alcuni studenti che hanno partecipato all'incontro.

Fonte: asca.it

 

 

SACCONI: «No all'equiparazione tra volontari e dipendenti»

 

Cancellerò l'equiparazione tra lavoratore dipendente e volontario contenuta nel Testo Unico sulla sicurezza del lavoro approvato ad aprile». Così si è espresso oggi il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, ospite della nostra redazione per un Comitato editoriale straordinario, in merito alle contestate norme contenute nel Testo Unico che di fatto obbligavano a estendere le norme della 626 anche ai volontari operanti in convenzione con l'ente pubblico o in «contesto lavorativo con esposizione a rischi per la salute». Norme particolarmente "pesanti" per le associazioni di volontariato, che tuttavia avrebbero dovuto entrare in vigore nel maggio 2009, dopo l'emanazione di un apposito decreto. Che ora - assicura Sacconi - sarà completamente rivisto.

«Si tratta di una norma assurda», ha detto il ministro, «perché è sbagliato equiparare il volontario a un lavoratore dipendente. Semmai il volontario è equiparabile a un lavoratore indipendente, e come tale potrebbe essere soggetto semplicemente a obblighi essenziali quali protezioni individuali e visita medica periodica. È una modifica doverosa, altrimenti si rischia di ammazzare il volontariato». L'annuncio di Sacconi è stato accolto con soddisfazione dai numerosi esponenti del volontariato presenti oggi al Comitato editoriale.

Come è noto, il Testo unico sulla sicurezza, salute e prevenzione sui luoghi di lavoro estende l’applicabilità della normativa sulla sicurezza sul lavoro ai rapporti delle organizzazioni di volontariato con i propri soci volontari. Nella normativa la figura del volontario è equiparata al lavoratore (anche se non è ritenuto computabile ai fini della determinazione del numero dei lavoratori, alle dipendenze del datore di lavoro) quando le associazioni di volontariato che lo impiegano agiscono in rete con soggetti terzi, in base ad una convezione con un Ente pubblico o in un contesto lavorativo con esposizione a rischi per la salute (ospedale, casa di riposo, centro di aggregazione giovanile etc…). Ne derivano costi notevoli che sarebbero ricaduti sull’Ente pubblico o privato convenzionato con la odv, e che avrebbero così ragionevolmente portato a una esclusione del volontariato da queste strutture. Ora le affermazioni di Sacconi riaprono la partita.

Fonte: beta.vita.it

 

 

Cavallini: "Nuove tecnologie per la sicurezza degli ambienti di lavoro" 

 

Riconoscere il lavoratore e sapere esattamente dove si trova? No, non ci troviamo di fronte ad una rivisitazione di 1984, celeberrimo romanzo di Eric Arthur Blair (noto con lo pseudonimo di George Orwell), ma ad una mozione di Flavio Cavallini, che afferma: .

Il consigliere socialista cita le due maggiori novità: la prima è una scarpa dotata di sensori, che permette di sapere in tempo reale dove si trova il lavoratore che la indossa. In questo modo la centrale di sorveglianza sa se la scarpa è stata indossata e se il lavoratore è entrato in aree a rischio o vietate; inoltre, in caso di incidente, la localizzazione dell’infortunato è immediata. La seconda è il casco “intelligente” che, oltre a far sapere se è stato indossato, è in grado di recepire i segnali che sono inviati da chi monitora la sicurezza.

La mozione impegna il Sindaco a verificare l’adozione delle innovative tecniche da parte di tutti coloro che sono preposti al controllo ed alla vigilanza degli ambienti di lavoro e di riferire dei risultati raggiunti entro la prossima primavera.
 
Fonte: cittadellaspezia.com

 

 
 

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