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NEWS
Dicembre 2008
      
Le fonti sono riportate alla
fine delle notizie. L'A.S.L. Az. Sicurezza Lavoro
(www.aslsicurezzalavoro.it) non è responsabile del contenuto degli articoli
riportati in questa pagina.
Lavoro/ Istat: 10 mln occupati avverte
fattore rischio salute
Sono oltre 10 milioni gli occupati, pari al 44% del totale, che percepiscono
nello svolgimento del proprio lavoro la presenza di almeno un fattore di
rischio per la propria salute. Lo riferisce uno studio dell'Istat su salute
e sicurezza sul lavoro relativo prendendo in considerazione il secondo
trimestre del 2007. In particolare 8.706.000 lavoratori avvertono la
presenza di fattori di rischio che possono compromettere la salute fisica,
mentre 4.058.000 ritengono di essere esposti a rischi che potrebbero
pregiudicare l'equilibrio psicologico. In rapporto agli occupati, emerge in
modo netto il differenziale di genere: avverte il rischio di compromettere
la salute fisica il 44% degli uomini contro il 26,7% delle donne, mentre per
quanto riguarda i fattori di natura psicologica entrambi i generi si
attestano sui livelli del valore medio pari al 17,4%. Per entrambe le
tipologie la quota più alta risiede al Centro. Le classi di età più
interessate dall'esposizione ai rischi risultano quelle centrali sia per i
fattori di natura fisica (con il 39,4% della classe 35-44 e il 40,1% della
classe 45-54 anni) sia per quelli di natura psicologica (per le due classi
di età rispettivamente il 18,6% e il 20,9%). La componente straniera
dell'occupazione avverte in misura maggiore rispetto a quella italiana
l'esposizione ai fattori di rischio per la salute, in particolare per quelli
di natura fisica (46,7% contro 36,7%) e in misura più lieve per quelli
psicologici (19,1% contro 17,3%). Tra questi ultimi rientra il rischio
derivante da carichi di lavoro eccessivi. I fattori di rischio per la salute
fisica vedono maggiormente esposti gli operai, oltre la metà, e i lavoratori
in proprio (42,2%), che sono le categorie più coinvolte nei lavori di tipo
manuale mentre sul fronte dei rischi che impattano sull'equilibrio
psicologico sono i dirigenti quelli maggiormente esposti con il 26,4%. La
maggiore concentrazione di persone esposte a rischi per la salute fisica si
registra nei settori delle costruzioni (63,4%), agricoltura (54,3%),
trasporti (48,3%), sanità (45,5%) e attività manifatturiere (44,7%). Anche
nel settore della pubblica amministrazione si registra una quota cospicua
pari al 35,7%, che si riduce al 26,6% se si escludono da questa i dipendenti
dei settori più esposti quali la sicurezza nazionale, ordine pubblico e
difesa nazionale, vigili del fuoco e protezione civile. I comparti della
sanità e alberghiero sono gli unici in cui questi fattori di rischio sono
percepiti in misura maggiore dalle donne. I fattori di rischio di tipo
psicologico sono percepiti maggiormente tra le persone che lavorano nella
sanità (26%), trasporti (24,6%) e pubblica amministrazione (23%). Il rischio
di infortunio è quello maggiormente percepito: oltre un quinto degli
occupati (4.915.000) ne avverte la presenza. Come avviene anche per gli
altri fattori c'è una forte differenza a livello di genere (27,3% degli
uomini contro 11,5% delle donne). La categoria professionale più esposta a
questo fattore è quella degli operai dove quasi uno su tre percepisce questo
tipo di rischio, mentre quello delle costruzioni è il settore a più elevata
esposizione con il 45% degli occupati, seguito da trasporti (32,3%) e
agricoltura (31,8%). Tra i fattori di natura psicologica quello prevalente
risulta il carico di lavoro eccessivo, citato dal 14,5% degli occupati. Le
manifestazioni di prepotenza e discriminazione o di minacce o violenze
fisiche sono avvertite da una quota più bassa di lavoratori (rispettivamente
4,6% e 1,6%). Se considerate in termini assoluti, riguardano nel caso di
prepotenza e discriminazione oltre un milione di occupati, mentre nel caso
di minacce o violenze fisiche 381mila. Le donne, con il 5,4%, mostrano una
maggiore esposizione degli uomini (4,1%) a fenomeni di prepotenza e
discriminazione mentre, per quanto riguarda le minacce e le violenze
fisiche, entrambi i sessi si attestano intorno al valore medio. Nel secondo
trimestre 2007 gli occupati e i non occupati che hanno svolto un lavoro nei
precedenti dodici mesi sono risultati pari a 25.116.000: il 50,1% al Nord,
il 20,6% al Centro e il 29,3% nel Mezzogiorno. Il numero di eventi
infortunistici, pari a 1.066.000 è in linea con i dati dell'Inail. Le
persone che hanno dichiarato di aver subito un infortunio sul luogo di
lavoro o durante il tragitto casa-lavoro nell'arco dell'ultimo anno sono
937.000 e costituiscono il 3,7% di coloro che svolgono o hanno svolto
un'attività lavorativa negli ultimi dodici mesi. Il 72,4% degli infortunati
è rappresentato da uomini, il 27,6% da donne. Le persone che hanno
dichiarato di aver subito un infortunio sul luogo di lavoro sono 672.000,
mentre il numero di coloro che hanno dichiarato di essere stati vittima di
un infortunio nel tragitto tra casa e il luogo di lavoro è pari a 283.000.
Fonte: economia.alice.it
Più infortuni sul lavoro in aziende
giovani e guidate da imprenditori stranieri
Provincia di Perugia e Inail hanno sottoscritto un protocollo di intesa
finalizzata alla prevenzione del fenomeno sul territorio proviciale: il
progetto "Imprendosicuro" prevede dei corsi gratuiti
Sono le imprese guidate da neo-imprenditori e quelle guidate da imprenditori
cittadini stranieri di Paesi UE ed extra-UE le categorie aziendali più
esposte al rischio infortunistico. A rilevarlo è uno studio del fenomeno
infortunistico e delle tecnopatie nella provincia di Perugia svolto dal
Comitato Consultivo Provinciale INAIL (CO.CO.PRO), dal quale è emerso anche
come solo nel 2008 siano state 4.700 le nuove imprese a carattere
individuale sorte nel territorio.
Il calo del 15% degli infortuni mortali sul lavoro registrato nell’anno in
corso non allenta la preoccupazione degli enti territoriali impegnati per
abbattere il triste primato umbro di questo tipo di incidenti. Da qui la
scelta maturata in seno allo stesso Comitato e alla Direzione Provinciale
INAIL di sviluppare un'iniziativa specifica sul tema della prevenzione
infortunistica, e a sottoporre ad altri soggetti un accordo specifico per
“azioni integrate di informazione e formazione per neo-imprenditori e
imprenditori cittadini stranieri”.
La firma del protocollo d’intesa in questione è avvenuta questa mattina in
Provincia, ad opera di Alessandra Ligi (Direttrice provinciale Inail di
Perugia), Giuseppe Siniscalchi (Co.Co.Pro. Inail Perugia), Mario Pera
(Camera di Commercio), Giuliano Granocchia (Assessore provinciale alle
Politiche del Lavoro, Formazione e Pubblica Istruzione), Giancarlo De Vecchi
(Direzione provinciale del lavoro).
Con questa intesa, i soggetti firmatari aderiscono all'iniziativa denominata
"Imprendosicuro" proposta dall'Inail - Co.Co.Pro. di Perugia e Direzione
Provinciale di Perugia, finalizzata alla prevenzione del fenomeno
infortunistico nel territorio provinciale.
Due gli obiettivi principali che si sono posti di perseguire i soggetti
firmatari: uno informativo per migliorare le conoscenze della popolazione
provinciale di imprenditori in ordine alle loro responsabilità e connesse
questioni inerenti la tutela della salute e della sicurezza, ed un obiettivo
formativo consistente nel migliorare le competenze dei neo-imprenditori e
degli imprenditori cittadini stranieri in ordine alle problematiche della
prevenzione e della sicurezza.
Su questo versante è previsto un corso specifico, gratuito, rivolto ad un
numero congruo di neo-imprenditori e imprenditori stranieri non obbligati
all’istituzione del servizio di prevenzione e protezione all’interno
dell’azienda, della durata minima di 18 ore, da svolgere nei principali
centri umbri.
Fonte: iltamtam.it
SICUREZZA LAVORO: ISTAT,UN OCCUPATO SU
DUE TEME PER SALUTE
Roma - Quasi un lavoratore su due percepisce la presenza di almeno un
fattore di rischio per la salute durante lo svolgimento del proprio lavoro.
Il dato emerge dal rapporto "Salute e sicurezza sul lavoro" curato
dall'Istat per il secondo trimestre del 2007. Oltre 10 milioni di occupati,
il 44% del totale, avverte la presenza di rischi per l'integrità fisica e
per l'equilibrio psicologico. E la percezione è più forte tra gli stranieri:
il 46,7% contro il 36,7% degli italiani. La maggiore concentrazione di
persone esposte a rischi si registra nei settori delle costruzioni (63,4%
degli occupati), dell'agricoltura (54,3%), dei trasporti (48,3%), della
sanità (45,5%) e del manifatturiero (44,7%). Non 'sfigura' la pubblica
amministrazione con un cospicuo 35,7%. I fattori di rischio di tipo
psicologico sono percepiti maggiormente tra le persone che lavorano nella
sanità (26%), nei trasporti (24,6%) e nella pubblica amministrazione (23%).
L'infortunio e' il fattore di rischio più percepito: ne avverte la presenza
oltre un quinto degli occupati (4.915.000).
Il 16% dei lavoratori e' preoccupato dell'esposizione a sostanze chimiche e
il 14% a rumori e vibrazioni. Tra i fattori di natura psicologica prevale il
carico di lavoro eccessivo (14,5%), ma oltre un milione di occupati dice di
essere preoccupato dalla prepotenza e dalla discriminazione da parte dei
superiori. Un timore, questo, avvertito particolarmente dalle donne
impiegate nel settore della pubblica amministrazione. Il rapporto dell'Istat
evidenzia come nel secondo trimestre del 2007 2 milioni 797 mila persone
hanno sofferto di problemi di salute causati o aggravati dall'attività
lavorativa (6,9%). A causa del massiccio utilizzo dei computer, sono in
costante aumento i problemi alla vista per impiegati e collaboratori. Sono
stati 1 milione 66 mila gli eventi infortunistici rilevati nel periodo
considerato dall'Istat e 88 mila hanno riguardato gli immigrati. In seguito
agli infortuni, oltre un quarto degli intervistati dichiara di essersi
assentato dal lavoro per un mese o più e il 16,2% da due settimane a un
mese. Nel tragitto percorso per arrivare da casa a lavoro, infine, 283 mila
occupati hanno subito un infortunio, l'1,1% del campione considerato.
Fonte: agi.it
INAIL - consultabile il numero 221 del
servizio di documentazione multimediale INAIL.DOCMULT
Appalti Pubblici
-Determinazione 8 ottobre 2008 - Utilizzo del criterio dell'offerta
economicamente più vantaggiosa negli appalti di lavori pubblici
(normativa)
http://gazzette.comune.jesi.an.it/2008/273/2.htm
Concorsi
-"Unione europea e cittadinanza": la Commissione lancia un concorso
destinato a tutti igiovani nell'Unione europea
(concorso)
http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/08/1833&format=HTML&aged=0&language=IT&guiLanguage=fr
Congressi e convegni
-Economia e diritto del lavoro
(Seminari - Milano, 19 - 26 gennaio - 9 febbraio 2009)
http://www.lex.unict.it/eurolabor/ricerca/eventi/febbraio09/c090209.pdf
Contabilità
-Regolamento (CE) n. 1126/2008 della Commissione del 3 novembre 2008 che
adotta taluni principi contabiliinternazionali conformemente al regolamento
(CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio
(Regolamento)
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:320:0001:0481:IT:PDF
Diritti Fondamentali
-R. Dickmann: "Il rilievo nel diritto internazionale dei diritti umani
nell'interpretazione costituzionale"
(articolo)
http://federalismi.it/applMostraDoc.cfm?Artid=11458&content=Il+rilievo+del+diritto+internazionale+dei+diritti+umani+nell'interpretazione+costituzionale&content_author=Renzo+Dickmann
Finanza e Fisco
-Agenzia Entrate: non imponibile il 28% degli straordinari 2008 per gli
autotrasportatori
(istruzioni operative)
http://www.agenziaentrate.gov.it/ilwwcm/resources/file/eb4f1c4dd0a6de0/PROV%20TO%20DIR%20AE%20-%20STRAORDINARI%20AUTOTRASPORTO%2026%2011%2008.pdf
-La Finanziaria 2009 definitiva
(normativa)
http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=86615&idCat=54
Lavori atipici
-Le novità "in progress" sul lavoro accessorio e differenze con altri
rapporti "atipici"
(articolo)
http://www.dplmodena.it/LAV_ACC_COMMERCIO.doc
Mercato del Lavoro
-Più tutela UE dei lavoratori tramite agenzie interinali
(articolo)
http://www.aziendalex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=86616&idCat=394
-Collaborazioni coordinate e continuative nella modalità a progetto e
attività dei call center. Chiarimenti in merito alla corretta applicazione
delle circolari ministeriali n. 1/2004, n. 17/2006 e n. 4/2008
(circolare INPS)
http://www.inps.it/circolari/Circolare%20numero%20111%20del%2017-12-2008.htm
-Corte Costituzionale, Sentenza n. 399 del 5 dicembre 2008
(sentenza)
http://www.eius.it/giurisprudenza/2008/158.asp
Mobbing
-Annuncio di una proposta di legge di iniziativa popolare
(comunicazione)
http://gazzette.comune.jesi.an.it/2008/280/4.htm
Pubblica Amministrazione
-DDL Brunetta approvato al Senato
(articolo)
http://www.funzionepubblica.it/ministro/salastampa/notizie/5929.htm
Innovazione
-Protocollo d'intesa tra il Ministro per la Pubblica Amministrazione e
l'Innovazione e il Ministro della Giustizia per la realizzazione di
programmi di innovazione digitale
(protocollo d'intesa)
http://www.giustizia.it/data/multimedia/2624.pdf
Rapporto di lavoro
-Consiglio di Stato, Sentenza n. 6208 del 15 dicembre 2008
(sentenza)
http://www.infocds.it/public/articoli/pdf/Sentenza_CdS_6208_2008_ordineillegittimo.pdf
Sistema sociale
-Contenuti dell'Annuario statistico italiano 2008
(Dossier)
http://www.istat.it/dati/catalogo/20081112_00/contenuti.html
Trattamento dei dati personali
-Garante Privacy: semplificazione delle misure minime di sicurezza
(articolo)
http://www.filodiritto.com/index.php?azione=archivionews&idnotizia=1680
Welfare
-Annuncio di una proposta di legge di iniziativa popolare
(comunicato)
http://gazzette.comune.jesi.an.it/2008/282/2.htm
Fonte: inail.it
Scuola. Dall'Inail 50 milioni per la
sicurezza e l'accessibilità
L'Istituto sblocca cinquanta dei cento milioni di euro previsti per il
triennio 2007-09 per adeguare gli edifici scolastici alle disposizioni in
tema di sicurezza, igiene e abbattimento delle barriere architettoniche.
Interventi anche nel campo dell'edilizia sanitaria e dell'artigianato.
ROMA - L'Inail ha sbloccato 50 milioni di euro, dei 100 previsti per il
triennio 2007-2009, per adeguare gli edifici scolastici alle disposizioni in
tema di sicurezza, igiene e abbattimento delle barriere architettoniche. I
fondi saranno attribuiti, in base alla graduatoria del 2008, agli enti
pubblici proprietari di edifici scolastici di istruzione secondaria di primo
e secondo grado. "E' un'iniziativa di grande rilevanza - ha commentato il
neo-presidente di Inail, Marco Fabio Sartori - soprattutto alla luce dei
recenti eventi tragici come quello del crollo del liceo di Rivoli".
Quasi 80 milioni per gli investimenti in sanità, riduzione dei premi dovuti
dalle aziende artigiane e 50 milioni per la messa in sicurezza degli edifici
scolastici. Sartori ha autorizzato l'impiego di ingenti risorse in settori
di particolare interesse sociale. Tra i primi obiettivi ci sarà l'acquisto
di immobili per il complesso ospedaliero di Cona (Ferrara) e per il Centro
di formazione per disabili a Padova. Previsto anche il recepimento degli
articoli della legge finanziaria che prevedono la riduzione dei premi
assicurativi per gli artigiani. Tali disposizioni prevedono la riduzione dei
premi dovuti dalle aziende artigiane da riconoscere prioritariamente alle
aziende che abbiano effettuato interventi prevenzionali nell'ambito di piani
pluriennali concordati tra le parti sociali e che non abbiano denunciato
infortuni nell'ultimo biennio. La presidenza Sartori punterà anche sui
progetti di adeguamento degli edifici scolastici alle disposizioni in
materia di sicurezza e igiene del lavoro. L'entità delle risorse da
destinare all'iniziativa per il triennio 2007-2009 era già stata determinata
dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell'Inail in 100 milioni, di cui 30
milioni per l'anno 2007. Ecco, nello specifico, i dettagli delle tre
delibere approvate dall'Inail.
Tariffe ridotte per l'artigianato. La riduzione dei premi
assicurativi per gli artigiani si inserisce nell'ambito dei commi 780 e 781
dell'articolo 1 della Finanziaria 2007. Le disposizioni della legge
prevedono il riconoscimento di uno sgravio dei premi (a partire dal 1°
gennaio 2008) a favore di quelle aziende che hanno effettuato interventi
prevenzionali nell'ambito di piani pluriennali concordati tra le parti
sociali e che - in regola con gli adempimenti contributivi e con le
disposizioni del Testo unico sulla sicurezza - non hanno denunciato
infortuni nell'ultimo biennio. La delibera dell'INAIL, così, stabilisce tale
riduzione nella misura del 2% sull'ammontare complessivo dei premi per
l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali
dovuti per il 2008, riservando all'Istituto la facoltà, per il 2010, di
provvedere a un conguaglio in negativo dell'importo nel caso le aziende non
aderiscano ai piani pluriennali di prevenzione (a seguito, naturalmente, di
opportune verifiche). Secondo Sartori "si tratta di un provvedimento che
riconosce al settore artigiano l'importanza che riveste nel tessuto
economico-produttivo del Paese".
Investimenti in edilizia sanitaria. Ammonta a 65.200.000 euro e a
13.650.000 euro (esclusi gli oneri fiscali) gli stanziamenti promossi
dall'INAIL per l'acquisto in forma diretta rispettivamente degli immobili di
Cona (Ferrara) e Padova (già ricompresi nei piani deliberati dal Consiglio
d'Amministrazione dell'Ente nel 2005) da adibire al settore sanitario. "Si
tratta di un investimento di grande importanza che dimostra la volontà e la
capacità di Inail di proseguire nello sviluppo di centri sanitari e
riabilitativi di altissimo livello", ha commentato Sartori. "A Cona verrà,
infatti, realizzato un nuovo complesso ospedaliero, mentre a Padova
l'immobile verrà destinato alla formazione a favore di persone disabili. In
questo modo contiamo di essere sempre più presenti sul territorio,
partecipando attivamente allo sviluppo sociale delle comunità".
Messa in sicurezza delle scuole. Cinquanta milioni di euro, infine,
sono stati deliberati da Sartori per il finanziamento di progetti per
l'adeguamento di edifici scolastici e l'abbattimento delle barriere
architettoniche (come previsto dall'articolo 1, comma 626, della legge
finanziaria 2007). L'entità delle risorse da destinare all'iniziativa per il
triennio 2007-2009 era già stata determinata dal Consiglio di indirizzo e
vigilanza dell'INAIL in 100 milioni di euro, 30 milioni dei quali per l'anno
2007. L'INAIL ha deliberato, dunque, la prosecuzione dell'iniziativa,
disponendo che le graduatorie del 2008 saranno utilizzate anche per
l'erogazione della terza annualità del finanziamento, fino a concorrenza dei
20 milioni di euro previsti per l'anno 2009, ad esaurimento dell'importo
complessivo per il triennio. Destinatari del finanziamento sono Enti locali
proprietari di edifici scolastici pubblici di istruzione secondaria di primo
e secondo grado. "Si tratta di un'iniziativa di grande rilevanza", ha
commentato Sartori, "soprattutto alla luce dei recenti eventi tragici come
quello del crollo del liceo di Rivoli". A breve uscirà il bando, che sarà
pubblicato sulla Gazzetta ufficiale e - oltre che sul sito dell'INAIL -
anche su quello del ministero dell'Istruzione, dell'Università e della
Ricerca.
Fonte: inail.it
Morti bianche, Maroni annuncia i nuclei
speciali dei Vigili del Fuoco
22 dicembre 2008. Il nuovo corpo sarà avviato nel 2009 e avrà finalità di
assistenza alle imprese per garantire la sicurezza dei lavoratori. Il
ministro: "Mai più tragedie come alla ThyssenKrupp"
ROMA - Nel 2009 il ministero dell'Interno istituirà presso il corpo
nazionale dei Vigili del Fuoco dei "nuclei specialisti" dedicati
all'assistenza delle imprese per garantire la sicurezza dei lavoratori. Lo
ha annunciato oggi il ministro Roberto Maroni nella conferenza stampa di
fine anno. "In questo modo potremo evitare tragedie come quella della
Thyssen Krupp" ha sostenuto il numero uno del Viminale. "A tal fine entro
marzo assumeremo circa 1.400 nuovi Vigili del Fuoco da dedicare al sostegno
e allo sviluppo dei nuclei per l'assistenza alla sicurezza delle imprese".
"Contrariamente a quanto qualcuno va dicendo abbiamo un corpo nazionale dei
Vigili del Fuoco e della Protezione civile in buona salute, molto motivato e
in grande efficienza", ha continuato Maroni. "Rispetto agli incendi, ad
esempio, tutti i dati nel 2008 hanno un segno 'meno' davanti, soprattutto
grazie alla prevenzione fatta. Quest'anno abbiamo completato il censimento
di tutte le aziende a rischio di elevato incidente, la cosiddetta "direttiva
Severo", e nel 2009 vogliamo completare questa azione garantendo un maggiore
livello di sicurezza". Per questo, ha concluso Maroni, nasceranno "i nuclei
specialisti dei Vigili del Fuoco per assistenza alle imprese, per
l'intervento nelle imprese in caso di incidente e per garantire,
soprattutto, la sicurezza dei lavoratori".
Fonte: inail.it
Sicilia, un "bollino verde" per la
aziende a misura di sicurezza
22 dicembre 2008. Firmato un protocollo d'intesa tra INAIL e Confindustria
per la promozione di agevolazioni a favore delle imprese che si impegnano
maggiormente sul fronte della prevenzione degli infortuni
PALERMO - Un "bollino verde" per le aziende sicure. E' uno degli incentivi
previsti dal protocollo d"intesa siglato dal direttore regionale dell'INAIL,
Carlo D'Amato, e dal consigliere di Confindustria Sicilia delegato alla
Sicurezza sul lavoro, Enzo Taverniti. Fra i benefici che saranno definiti a
favore delle aziende che si impegneranno sul fronte della prevenzione per
ottenere la "certificazione verde", anche la possibilità di utilizzare,
attraverso azioni mirate di supporto, i previsti benefici contributivi per
la riduzione dei premi obbligatori da versare annualmente all'INAIL. A tal
fine è stato costituito un gruppo di lavoro - coordinato da Maurizio Termini
per Confindustria Sicilia e da Pietro La Spisa per l'INAIL, - che monitorerà
le iniziative e i risultati ottenuti. In particolare, attraverso l'accordo,
Confindustria Sicilia e INAIL realizzeranno campagne informative per
spiegare che gli infortuni rappresentano un costo sociale e che gli
investimenti nel settore della prevenzione si traducono in un sostanziale
risparmio e incrementano la responsabilità sociale delle imprese.
Fra le numerose attività che saranno svolte in sinergia: la promozione della
sicurezza nei luoghi di lavoro, l'assistenza e formazione (rivolta a
lavoratori e responsabili aziendali) per la prevenzione degli infortuni e
delle malattie professionali, diffusione della cultura della legalità e
della sicurezza, incentivi per l'adozione in azienda delle linee guida per
la formazione sulla sicurezza, la realizzazione di un sistema di gestione
della salute e della sicurezza sul lavoro, la promozione della diffusione
dei criteri di qualità per la salute nei luoghi di lavoro e la campagna di
sensibilizzazione sui temi della responsabilita' sociale e della
certificazione etica.
Fonte: inail.it
Garante Privacy: in Gazzetta il nuovo
modello per le notificazioni|
E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 287 del 9 dicembre 2008
la Deliberazione del Garante Privacy del 22 ottobre 2008 recante
Semplificazioni al modello utilizzato per effettuare le notificazioni al
Garante
Con tale atto si è deliberato di introdurre talune semplificazioni al
modello utilizzato per effettuare le notificazioni al Garante, approvando il
nuovo modello di notificazione riportato nell'allegato A al provvedimento
che sarà reso disponibile e operativo sul sito Internet del Garante (http://www.garanteprivacy.it)
entro sessanta giorni. L'introduzione del nuovo modello non comporta, per
ciò stesso, l'obbligo di effettuare una nuova notificazione da parte dei
soggetti che l'abbiano già effettuata.
Fonte: amblav.it
Misure di sicurezza dati personali: in
Gazzetta il Provvedimento del Garante del 27 novembre 2008
E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 287 del 9 dicembre 2008
il Provvedimento del Garante del 27 novembre 2008 recante Semplificazione
delle misure minime di sicurezza contenute nel disciplinare tecnico, di cui
all'allegato B) al codice in materia di protezione dei dati personali
Tale provvedimento individua modalità semplificate di applicazione delle
misure minime di sicurezza contenute nel disciplinare tecnico di cui
all'allegato B) al codice in materia di protezione dei dati personali.
I soggetti che trattano dati personali sono tenuti a proteggerli attraverso
adeguate misure di sicurezza.
Alcune di esse sono individuate puntualmente dal codice e delineano il
livello minimo di protezione dei dati: si tratta delle misure indicate dagli
articoli 33 ss. del codice, da adottare nei modi previsti dall'allegato B).
Di recente sono state introdotte con disposizione di legge alcune
semplificazioni relative ai trattamenti effettuati con strumenti elettronici
da parte dei soggetti che utilizzano soltanto dati personali non sensibili e
che trattano, come unici dati sensibili, quelli inerenti allo stato di
salute o alla malattia dei propri dipendenti e collaboratori anche a
progetto, senza indicazione della relativa diagnosi, ovvero all'adesione a
organizzazioni sindacali o a carattere sindacale.
Per questi casi, la tenuta di un aggiornato documento programmatico sulla
sicurezza (art. 34, comma 1, lett. g) del Codice) e' stata sostituita da un
obbligo di autocertificazione (resa dal titolare del trattamento ai sensi
dell'art. 47 del testo unico di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445) di trattare soltanto tali dati in
osservanza delle altre misure di sicurezza
prescritte (art. 29 d.l. 25 giugno 2008, n. 112, come modificato dalla legge
di conversione 6 agosto 2008, n. 133).
In relazione ai trattamenti sopra menzionati, nonché a quelli effettuati da
chiunque per correnti finalità amministrative e contabili in particolare
presso piccole e medie imprese, liberi professionisti e artigiani, il
Garante individua, mediante questo provvedimento, modalità semplificate di
applicazione dell'allegato B) sentito il Ministro per la semplificazione
normativa
Fonte: amblav.it
Modello Unico di Dichiarazione Ambientale
per il 2009: in. G. U. il D.P.C.M. 2 dicembre 2008
E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 294 del 17 dicembre 2008
(S.O. n. 278) il decreto recante "Approvazione del modello unico di
dichiarazione ambientale per l'anno 2009"
Il decreto consta di 3 articoli ed un allegato.
L'articolo 1 prevede che "Il modello di dichiarazione allegato al proprio
decreto del 24 dicembre 2002, come rettificato con decreto 24 febbraio 2003
ed integrato con il proprio decreto 22 dicembre 2004, con le relative
istruzioni, e' sostituito dal modello e dalle istruzioni allegate al
presente decreto.
2. Il modello adottato con il presente decreto sarà utilizzato per le
dichiarazioni da presentare, entro il 30 aprile 2009, con riferimento
all'anno 2008, da parte dei soggetti interessati."
Ai sensi dell'articolo 2, poi, "I produttori di apparecchiature elettriche
ed elettroniche di cui al decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, entro
il 30 aprile
2009, presentano la comunicazione AEE scheda «IMMA EE: apparecchiature
elettriche ed elettroniche immesse sul mercato» del modello allegato al
presente decreto sia per l'anno 2008, con riferimento alle AEE immesse sul
mercato nell'anno 2007, sia per l'anno 2009, con riferimento alle AEE
immesse sul mercato nell' anno 2008, compilando due schede distinte."
In ultimo, l'articolo 3 dispone che "L'accesso alle informazioni e'
disciplinato dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195."
Fonte: amblav.it
Elettra2000: misure ed interventi per la
protezione dei lavoratori dall’esposizione ai campi elettromagnetici
"La
protezione dei lavoratori dall’esposizione ai campi elettromagnetici: misure
ed interventi" è il tema della Giornata di studio promossa da Elettra
2000 per affrontare il tema della sicurezza dei lavoratori alla luce delle
modifiche normative introdotte dal Testo Unico pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale il 30 aprile 2008, con particolare riferimento all’entrata in
vigore delle nuove norme in materia di protezione dei lavoratori dalle
esposizioni ai campi elettromagnetici.
Il nuovo Testo Unico ridisegna la materia della salute e sicurezza sul
lavoro le cui regole, fino ad oggi contenute in una lunga serie di
disposizioni succedutesi nell’arco di quasi sessanta anni, sono state
rivisitate e collocate in un’ottica di sistema.
La Giornata di studio di Elettra 2000, consorzio costituito dalla Fondazione
Ugo Bordoni, dalla Fondazione Guglielmo Marconi e dall’Università di
Bologna, è stata occasione di approfondimento del tema della tutela
dall’esposizione ai campi elettromagnetici in ambiente di lavoro e degli
aspetti operativi legati agli obblighi introdotti dal Testo Unico.
Dopo l’apertura dei lavori di Gabriele Falciasecca della Fondazione
Guglielmo Marconi, Mario Frullone del Consorzio Elettra 2000, ha moderato i
lavori della sessione della mattinata. Tra i partecipanti, Omar Nicolini del
Servizio di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro dell’azienda
USL di Modena, ha descritto la legislazione per la prevenzione dei rischi da
campi elettromagnetici sul luogo di lavoro. Paolo Vecchia, ISS (Istituto
Superiore di Sanità), ICNIRP (International Commission on Non-Ionizing
Radiation Protection), ha affrontato il tema degli effetti dei campi
elettromagnetici sulla salute, tra conoscenze e incertezze.
Quale ruolo nella prevenzione del rischio da campi elettromagnetici del
medico competente? A questa domanda ha risposto Fabriziomaria Gobba
Università di Modena e Reggio Emilia, Medicina del Lavoro, illustrando i
requisiti richiesti al medico competente e l’attività svolta.
Claudia Cevenini e Alessandro Rocchi, CIRSFID (Centro Interdipartimentale di
Ricerca in Storia del diritto, Sociologia e Filosofia del diritto e
Informatica) Università di Bologna, hanno presentato una relazione sui
profili di responsabilità connessi alla valutazione dei rischi, introducendo
il quadro normativo italiano in cui la normativa di settore è affiancata dai
principi generali in tema di responsabilità previsti dall’ordinamento
giuridico italiano.
Paolo Rossi, Dipartimento Igiene del Lavoro ISPESL (Istituto Superiore per
la Prevenzione E la Sicurezza del Lavoro), ha dedicato il suo intervento ad
esempi pratici di valutazione dell’esposizione esposizione a campi
elettromagnetici nelle attività lavorative, portando ad esempio i valori di
emissione di diverse macchine in vari ambienti industriali.
Giuseppe Sgorbati, ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente)
Lombardia, ha proposto una relazione che ha sottolineato i tratti salienti
che contraddistinguono gli approcci adottati per il pubblico e i lavoratori
in materia di esposizione ai campi elettromagnetici.
Nel programma è stata prevista una tavola rotonda dedicata alle esperienze
delle realtà locali private ed istituzionali interessate al tema della
esposizione dei lavoratori, moderata da Francesco Saverio Violante,
Università degli Studi di Bologna, Dipartimento Medicina Interna,
dell’Invecchiamento e Malattie Nefrologiche, cui sono intervenuti, Giuseppe
Monterastelli, Direzione Generale Sanità e Politiche Sociali Regione Emilia
Romagna, Leonildo Morisi, SIRS (Servizio Informativo per Rappresentanti
della Sicurezza) Emilia-Romagna, Luca Maria Neri dell’AIAS (Associazione
Italiana fra gli Addetti alla Sicurezza ), Gianluca Rusconi Confindustria
Emilia-Romagna e Silvia Violanti ARPA Emilia-Romagna, che hanno parlato dei
diversi ruoli operativi sul territorio che competono alla gestione della
sicurezza dei lavoratori dall’esposizione ai campi elettromagnetici. .
La promozione di una giornata studio sulla protezione dei lavoratori
dall’esposizione ai campi elettromagnetici è solo una delle iniziative che
Elettra 2000 sta promuovendo per la diffusione della conoscenza scientifica
in materia di elettromagnetismo. Infatti, alla luce delle modifiche del
Testo Unico che inseriscono tra gli agenti fisici oggetto di valutazione
anche i campi elettromagnetici, il consorzio mette a disposizione di
soggetti privati e istituzionali piani di informazione e formazione
specifici per la divulgazione della conoscenza tecnica e scientifica sul
tema della sicurezza dei lavoratori in relazione alla esposizione ai campi
elettromagnetici.
A tale proposito, Elettra2000 si propone come soggetto di riferimento per:
-
Attività didattica e di
aggiornamento professionale rivolte ad operatori di enti pubblici e
privati operanti nel settore della sicurezza sul lavoro;
-
Rilevazioni strumentali per
la valutazione dell’esposizione e analisi elettromagnetica attraverso
valutazioni modellistiche;
-
Attività mirate di
comunicazione, con particolare riferimento a giornate di studio di
approfondimento su specifici aspetti legati alla sicurezza (normativa,
valutazione e misure dei campi elettromagnetici, effetti sanitari);
-
Organizzazione di tavole
rotonde, convegni, congressi, conferenze, dibattiti finalizzati alla
costruzione del rapporto informativo e comunicativo con i cittadini e i
lavoratori;
-
Progetti culturali ed
educativi indirizzati ai giovani (Elettra 2000 ha promosso nel corso
dell’Anno Scolastico 2007-2008 un Concorso per le scuole medie superiori
dedicato alla sicurezza dei lavoratori);
-
Valutazione, selezione e
diffusione di notizie e documenti che contengano aspetti di interesse
rilevante relativamente all’impatto sanitario, sociale ed ambientale
dell’uso delle onde elettromagnetiche in senso lato.
Elettra2000 ha realizzato un
portale
dedicato alla sicurezza dei lavoratori, articolato in tre sezioni: Normativa
& Adempimenti; Sorgenti, Tecnologia & Strumentazione; Attività di supporto
alle Aziende.
Fonte: key4biz.it
I doveri del committente di lavori edili
- Questo il tema a cui è dedicata buona parte della puntata di 'Edilizia
sicura' tv
I doveri del committente di lavori edili
A questo tema è dedicata buona parte della puntata di 'Edilizia sicura' tv
che andrà in onda da natale in poi (eccezionalmente per tre settimane
tenendo conto del periodo delle festività).
Si danno alcuni suggerimenti ai proprietari di casi e ai condomini.
Intervengono l'ing. Antonio Mazza, Presidente IIPLE, Rina Capponi,
Responsabile Edili CISL della provincia di Bologna, Mauro Vignoli,
imprenditore edile, Franco Turri, della Commissione nazionale CPT.
Sempre sul tema dei doveri del committente, viene messa in onda una
informazione per i lavoratori e imprenditori di lingua araba.
Vengono inoltre trasmessi uno spot sulla sicurezza sul lavoro prodotto dalla
Provincia di Brescia e un cartone animato NAPO realizzato dall'Agenzia
europea sulla sicurezza (OSHA) in collaborazione con INAIL.
Nella parte finale vengono trasmesse un'intervista con il Direttore
regionale INAIL Emilia-Romagna,dott.Alessandro Crisci, che riassume i
contenuti principali del Rapporto INAIL regionale su attività dell'ente e
infortuni nel 2007, e successivamente un intervento del Vescovo di Imola,
mons.Tommaso Ghirelli, sul tema della prevenzione infortuni ed etica.
Al termine, va in onda MIKROKOSMOS - Coro multietnico di Bologna con un
canto dell'Est europeo.
Gli orari di messa in onda della trasmissione tv su E’Tv, SKY, Canale 11 e
su Radio CittàFujiko nel volantino scaricabile all'indirizzo:
http://www.cpto.it/ES_definitivo.pdf.pdf
Fonte: edili.com
Procedura DURC - Chiarimenti
Circolare n. 34 del 15 dicembre 2008
Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali pubblica la
Circolare n. 34 del 15 dicembre 2008, d'intesa con INPS e INAIL al fine di
fornire ulteriori chiarimenti legati sia alle procedure amministrative per
la concessione dei benefici di carattere contributivo, sia gli adempimenti
che sono posti a carico dei datori di lavoro.
Parte integrante della circolare l'allegata dichiarazione, in
autocertificazione, per i benefici contributivi INPS e/o INAIL.
•
Circolare n. 34 del 15 dicembre 2008 (formato .pdf 0,89 Mb)
Per ulteriori approfondimenti:
•
Circolare n. 5 del 30 gennaio 2008 (formato .pdf 3,3 Mb)
Fonte: lavoro.gov.it
I quesiti sul decreto 81/08:
aggiornamento della valutazione dei rischi
Chiarimenti circa la scadenza del primo gennaio 2009 per l’adeguamento
della valutazione dei rischi. Che validità ha il DVR redatto secondo le
disposizioni del D.Lgs. 626/94?
Presentiamo due quesiti che forniscono chiarimenti circa l’obbligo di
adeguamento della valutazione dei rischi al D.Lgs. 81/08 e la scadenza del
primo gennaio 2009. Da questa data, a meno che non intervengano proroghe
dell’ultimo minuto, l’adeguamento della valutazione dei rischi alle nuove
prescrizioni del decreto 81/08 è obbligatorio, ma fino alla data
dell’entrata in vigore di tale obbligo è sufficiente la valutazione redatta
ai sensi del D.Lgs. 626/94.
Primo quesito
Una azienda che ha effettuato la valutazione dei rischi ai sensi del D. Lgs
626/94 entro il 15/05/2008 (data di entrata in vigore del testo unico sulla
sicurezza), cosa deve fare entro il 1° gennaio 2009 per trovarsi in regola
con la normativa una volta che è pienamente in vigore il testo unico? E se
una azienda la valutazione dei rischi la deve effettuare oggi e comunque
prima del 1° gennaio 2009 è tenuta a farla seguendo le disposizioni
dell'art. 17, comma 1, lettera a) e quelle dell'art. 28 del Testo Unico?
Risposta
Se una azienda al 15 maggio 2008 era in regola con il D. Lgs. n. 626/1994 e
s.m.i. ha solo l’obbligo di rivedere la valutazione dei rischi per adeguarla
alle nuove disposizioni previste dall’art. 28 del D. Lgs. n. 81/2008 entro
il 1° gennaio 2009, data a partire dalla quale, secondo la modifica al D.
Lgs. n. 81/2008 apportata con l'art. 4 del decreto legge 3 giugno 2008 n. 97
convertito dalla legge 2 agosto 2008 n. 129, avrà efficacia lo stesso art.
28 ed avranno efficacia, altresì, anche le sanzioni relative, che come è
noto sono state incrementate.
Fino al 1° gennaio 2009, pertanto, la valutazione dei rischi esistenti nella
propria azienda può essere fatta ancora in base all’art. 4 del D. Lgs. n.
626/1994, fermo restando che entro tale data dovrà comunque essere adeguata,
per cui tanto vale che venga già effettuata seguendo le nuove modalità
fissate dal Testo Unico.
Secondo quesito
Una ditta già in possesso del DVR redatto ai sensi della 626/94 è tenuta
comunque ad aggiornarlo secondo le disposizioni di cui al T.U. entro il 1°
gennaio 2009, tenuto conto che la vecchia valutazione non abbisogna di
aggiornamenti ed è provvista di data certa?
Risposta
Si, è tenuta ad aggiornarlo se il documento di valutazione dei
rischi (DVR) non è stato redatto secondo i nuovi criteri ed i nuovi
contenuti indicati nell'art. 28 comma 2 lettere a), b), c), d), e) e f) del
D. Lgs. 9/4/2008 n. 81, contenente il Testo Unico in materia di salute e
sicurezza sul lavoro, nonché secondo le indicazioni previste dalle
specifiche norme sulla valutazione dei rischi contenute nei Titoli
successivi al Titolo I del medesimo decreto legislativo, così come indicato
nel comma 3 dello stesso articolo 28.
Diciamo, in sintesi, che entro il 1° gennaio 2009, termine a decorrere dal
quale, salvo proroghe, diventano efficaci (secondo la modifica al D. Lgs. n.
81/2008 apportata con l'art. 4 del decreto legge 3 giugno 2008 n. 97
convertito dalla legge 2 agosto 2008 n. 129), le disposizioni in materia di
valutazione dei rischi di cui agli articoli 17, comma 1, lettera a), e 28
dello stesso D. Lgs. n. 81/2008, nonché le altre disposizioni in tema di
valutazione dei rischi che ad esse rinviano ivi comprese le relative
disposizioni sanzionatorie, conviene comunque fare, una sorta di revisione
del DVR già redatto al fine proprio sia di verificare la conformità dello
stesso al D. Lgs. n. 81/2008 che di accertarsi della validità della
documentazione attestante l'apposizione della data certa.
Fonte: porreca.it
Esplorare il "TESTO UNICO" sulla salute e
sicurezza nei luoghi di lavoro
Agile strumento di lavoro per una consultazione più immediata del D.Lgs.
81/2008.
L'Autore ha infatti usato alcuni espedienti grafici che consentono di
evidenziare il sistema sanzionatorio collegato ai singoli articoli.
Inoltre, il ricorso a codici di colore diversi ha reso possibile:
una lettura tematica del testo, individuando poche ma significative parole
chiave sui principali punti di attenzione del testo Unico;
una lettura mirata al ruolo dei soggetti coinvolti nella sicurezza sul
lavoro, in funzione degli obblighi, responsabilità e competenze.
Prodotto: Volume
Edizioni: INAIL - Università di Napoli "Federico II" - Ottobre 2008
Disponibilità: Sì -
Consultabile anche in rete
Informazioni e richieste:
sovrintendenzamedica@inail.it
Fonte: inail.it
INAIL - consultabile il numero 220 del
servizio di documentazione multimediale INAIL.DOCMULT
Andamento Infortunistico
-INAIL, Casellario Centrale Infortuni: Rapporto statistico
(Rapporto)
http://casellario.inail.it/RappStatisticoCasellario.pdf
Concorsi
-Premio di laurea alla memoria di "Marco Biagi" - edizione 2009
(concorso)
http://www.lex.unict.it/eurolabor/news/premio_marco_biagi_09.pdf
Igiene del lavoro
-Il monitoraggio delle condizioni di salute e sicurezza negli ambienti di
lavoro: un'indagine pilota relativa al Veneto
(articolo)
http://prevenzioneoggi.ispesl.it/pdf%5Cric2008_01_3_it.pdf
Infortuni sul lavoro
- Infortunio del lavoratore - Responsabilità del datore di lavoro -
Macchina difettosa munita di marcatura CE - Corte di Cassazione Sezione
Feriale, Sentenza n. 45335 del 5 dicembre 2008
(sentenza)
http://www.filodiritto.com/index.php?azione=archivionews&idnotizia=1687
Responsabilità
-Responsabilità dell'appaltante per infortunio dipendente dell'impresa
appaltatrice - Corte di Cassazione Sezione Quarta Penale, Sentenza n. 41815
del 7 novembre 2008
(sentenza)
http://www.filodiritto.com/index.php?azione=archivionews&idnotizia=1651
Ispezione del lavoro
Art. 14 D.Lgs 9 aprile 2008, n. 81 sospensione dell'attività
imprenditoriale
(Istruzioni Ministeriali)
http://www.dplmodena.it/Circolare%20n%20%2030-08.pdf
Lavoro sommerso
-Consiglio di Stato: procedure di regolarizzazione di lavoratori "in nero"
(Parere)
http://www.dplmodena.it/CDS_200801073_2_DE_24-09-2008.doc
-UE: lotta allo sfruttamento dei lavoratori clandestini. La commissione
parlamentare Libertà civili approva la direttiva per punire i datori di
lavoro che assumono i clandestini
(articolo)
http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/2008/novembre/06_3.html
Libri Aziendali
Vademecum sul Libro Unico del Lavoro
(Istruzioni Ministeriali)
http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/B22E8B0C-076F-4146-B894-CE5F1E5F6BD6/0/Vademecum_09122008l.pdf
-Libro Unico del Lavoro
(Istruzioni INAIL)
http://www.inail.it/Portale/appmanager/portale/desktop?_nfpb=true&_pageLabel=PAGE_NORMATIVA&nextPage=INAIL/Istruzioni_Operative/2008/info-1185765156.jsp
Malattie Professionali
-Corte Costituzionale, Sentenza n. 376/2008, in tema di malattie
professionali
(sentenza)
http://www.federalismi.it/ApplOpenFilePDF.cfm?dpath=document&dfile=21112008191745.pdf&content=Corte+Costituzionale,+Sentenza+n.+376/2008,+in+tema+di+malattie+professionali+-++-++-+
-Il Terzo rapporto ISPESL-REGIONI sulle malattie professionali
(Rapporto)
http://www.ispesl.it/statistiche/documenti/Malprof_2003_2004.pdf
Mobbing
-V. Boncristiano: Il fondamento della responsabilità civile del datore di
lavoro per mobbing
(articolo)
http://www.filodiritto.com/index.php?azione=visualizza&iddoc=1301
Obbligo Assicurativo
-R. Girotto: L'INAIL espone un nuovo punto di vista in merito all'obbligo
assicurativo di amministratori e soci
(articolo)
http://www.filodiritto.com/index.php?azione=visualizza&iddoc=1295
Rischio professionale
Agenti biologici
-B. Pietrangeli: Il rischio biologico nei luoghi di lavoro: priorità di
ricerca per la valutazione del rischio
(articolo)
http://prevenzioneoggi.ispesl.it/pdf/foc2008_01_1_it.pdf
Sicurezza del Lavoro
-Ministère du Travail, des Relations Sociales, de la Famille et de la
Solidarité - Décret n. 2008 - 1217 du 25 novembre 2008 relatif au Conseil d'orientation
sur les conditions de travail
(normativa)
http://bollettinoadapt.unimore.it/allegati/08_39_53_SALUTE_E_SICUREZZA.pdf
Cantieri
-Infortuni e linee guida nei cantieri stradali ed autostradali
(linee guida)
http://www.puntosicuro.it/italian/index.php?VM=articolo&IA=8457
Stress
-Buone Pratiche negli interventi di gestione dello stress correlato al
lavoro
(articolo)
http://prima-ef.ispesl.it/documenti/09_Stress%20Interventions_Layout%202.pdf
Fonte: inail.it
Lavoro, il Parlamento europeo boccia
settimana da 65 ore
I numeri hanno dato ragione al relatore dell'Europarlamento sull'orario di
lavoro Alejandro Cercas, che fino a ieri, conti alla mano, non aveva la
certezza matematica che la sua linea avrebbe retto alla prova del voto.
L'aula di Strasburgo ha, infatti, inflitto una sonora sconfitta alla
proposta del Consiglio di rendere possibile la settimana lavorativa a 65 ore
in Europa, superando di gran lunga la soglia minima di 393 voti prevista dal
regolamento per poter modificare, in seconda lettura, la proposta di
revisione dell'attuale direttiva. Gli emendamenti qualificanti sono stati
sostenuti da una maggioranza trasversale composta da Pse, sinistra europa (Gue),
Verdi e il gruppo di destra Uen. I gruppi dei Popolari e dei
liberaldemocratici si sono sostanzialmente divisi a metà fra favorevoli e
contrari. Il Pd si è schierato per gli emendamenti.
Con 544 voti favorevoli, 160 contrari e 12 astensioni, il Parlamento ha
eliminato la possibilità per un lavoratore che ne abbia dato il consenso a
superare le 48 ore settimanali per arrivare fino a 65 ore. Questo
emendamento, secondo quanto emerge dai tabulati di voto, ha avuto il
sostegno di gran parte degli eurodeputati di Forza Italia, An e Lega. Contro
si sono espressi Stefano Zappalà, Guido Podestà, Elisabetta Gardini,
Giuseppe Gargani e Giorgio Carollo, tutti di Forza Italia.
Con 421 voti favorevoli, 273 contrari e 11 astensioni, il Parlamento ha poi
concesso un periodo transitorio di tre anni agli Stati Ue, durante i quali è
ancora possibile derogare al limite delle 48 ore settimanali. Su questo
emendamento, invece, Forza italia si è schierata per il no, mentre An e Lega
hanno mantenuto il loro voto favorevole.
Il primo paese ad avere adottato il cosiddetto 'opt out' per consentire la
settima 'lunga' ai lavoratori era stata la Gran Bretagna e ad oggi sono
quindici i paesi europei che ricorrono a questa possibilità. Bulgaria,
Cipro, Estonia, Malta e Regno Unito in tutti i settori, mentre Repubblica
ceca, Francia, Germania, Ungheria, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia,
Slovacchia, Slovenia e Spagna lo consentono solo nei settori in cui vi è un
esteso ricorso ai periodi di guardia. Positiva la valutazione del voto degli
europarlamentari del Pd. «Riafferma in modo netto la posizione del
Parlamento Europeo» ha affermato Luigi Cocilovo, «tanto più in questo
momento di crisi economica e di precarietà», ha incalzato Patrizia Toia,
mentre Gianni Pittella e Antonio Panzeri hanno affermato che il voto segna
«una bella giornata per l'Europa». Per Roberto Musacchio (Prc) «viene
respinto il golpe del Consiglio ed è una vittoria di tutti i lavoratori».
Soddisfazione anche da parte del capodelegazione di An all'Europarlamento
Roberta Angelilli: «Il Parlamento Europeo ha fatto sentire la sua voce
rispetto ad un compromesso al ribasso che rischiava di consumarsi sulla
pelle dei lavoratori in termini di salute, di sicurezza e di conciliazione
tra vita familiare e lavorativa», ha affermato l'europarlamentare.
Dopo il voto di oggi, riparte la trafila della conciliazione col Consiglio,
probabilmente da febbraio. A quel punto i negoziatori avranno otto settimane
per appianare le differenze fra eurodeputati e rappresentanti dei
Ventisette, che a fatica avevano trovato a giugno l'intesa bocciata oggi
dall'aula.
Fonte: ilsole24ore.com
Imperia: una giornata sul lavoro nero,
irregolare e insicuro
Si è svolta ad Imperia una giornata dedicata al tema del lavoro
nero-irregolare-insicuro, organizzata da Amministrazione Provinciale di
Imperia (settore Centri per l’Impiego), Direzione Provinciale del Lavoro di
Imperia, INAIL sede di Imperia ed Ufficio Scolastico Provinciale di Imperia.
La giornata, che ha avuto l’onore di ricevere il Patrocinio della Prefettura
di Imperia, ha visto al mattino, presso il teatro Cavour di Imperia, una
rappresentazione teatrale (aperta alle scuole) sul tema della sicurezza del
lavoro, a cura di INAIL sede di Imperia. Il gruppo teatrale della “Compagnia
degli Evasi” ha infatti proposto con grande successo lo spettacolo “Sepolti
vivi”, ambientato nel 1936, nella Piana di Luni. Un luogo che “…D’improvviso
si scopre essere molto prezioso, perché è possibile estrarre la lignite, un
parente povero del carbone, che serve però a mandare avanti il cuore della
nazione, l’industria. Si produce allo stesso modo in cui si muore: senza
ritegno, senza regole. Nei fatti, se l’industria ne trae benefici enormi, i
minatori muoiono sfruttati, scavando affogati nel loro stesso sudore, quando
non schiacciati dai metri di terra che li separano dal cielo. Questa è la
vita nei pozzi: un giorno dopo l’altro, un metro dopo l’altro, chini a
raschiare le viscere della terra in cunicoli troppo stretti, troppo caldi e
con poca, se non nessuna, osservanza di costose norme di sicurezza, utili
solo a preservare la vita dei minatori e la longevità della miniera, inutili
per una società che guardava al profitto e pagava a metri d’avanzamento:
almeno uno al giorno. Incendi, esplosioni, cedimenti e frane erano la
normalità, come la morte… ”.
Al pomeriggio, presso la sala dei Comuni dell’Amministrazione Provinciale di
Imperia, sono stati invece presentati i risultati del progetto “La
sicurezza? Una questione di educazione…”. Il progetto (preso come buona
prassi a livello nazionale/regionale) che vede insieme dal 2006
Amministrazione Provinciale di Imperia (settore Centri per l’Impiego),
Direzione Provinciale del Lavoro di Imperia, INAIL sede di Imperia e Ufficio
Scolastico Provinciale di Imperia, consiste in una attività di prima
informazione/sensibilizzazione ai giovani studenti del territorio sui temi
del lavoro nero/irregolare/insicuro. Nello specifico, è stata presentata
l’elaborazione dei 600 questionari raccolti dal gruppo di lavoro nel corso
dell’attività svolta durante l’anno scolastico 2007-2008, proseguendo così
il percorso cominciato nel 2005 in questa provincia con Italia Lavoro
(progetto SPINN).
Allo stesso pomeriggio hanno partecipato anche gli studenti dell’Istituto
ITCG “G. Ruffini” di Imperia coinvolti nel progetto “Euromath”, che hanno
presentato delle considerazioni sulla materia della giornata grazie ad un
centinaio di interviste da loro effettuate all’interno del loro Istituto ,
nonché un filmato autoprodotto in tema di lavoro nero e di infortuni sul
lavoro.
Entrando nello specifico della presentazione dei risultati del progetto “La
sicurezza? Una questione di educazione…”, i questionari relativi alle scuole
secondarie di primo grado validi ed elaborati sono stati 243. Tra i vari
concetti emersi, il 40% dei giovani incontrati ha ammesso di non aver mai
sentito parlare di prevenzione della salute e della sicurezza negli ambienti
di vita e di lavoro. Al primo posto, invece, nella classifica dei luoghi
dove i ragazzi hanno sentito parlare di questi temi, è risultata la famiglia
(34%), seguita dal telegiornale (21,7%) e dalla televisione in generale
(21,7%).
Il mestiere più pericoloso da svolgere, secondo gli alunni incontrati, è
risultato essere il muratore, con il 40% delle risposte totali, seguito da
operaio in fabbrica (15%) ed elettricista (12,4%). Per quanto riguarda
invece gli studenti degli istituti secondari di secondo grado, il gruppo di
lavoro ha raccolto ed elaborato 357 questionari validi. Alla domanda sul
giudizio dato alla prassi di svolgere lavoro nero o grigio, il 47,2% delle
risposte è stato negativamente, perché viola i diritti dei lavoratori,
seguito da negativamente, perché impedisce al lavoratore di certificare le
competenze acquisite (22,19%). Scorporando questi dati per genere, è però
emersa una pericolosa percentuale di maschi che ritengono
accettabile/positiva la prassi di svolgere lavoro nero o grigio: circa il
16% delle risposte date dai maschi è stata infatti di tal genere, contro
l’8% delle femmine.
Tra i motivi che spingono a lavorare in maniera irregolare, la risposta non
si trova altro lavoro, con il 30%, è risultata la prima in classifica,
seguita da scarsa informazione da parte del lavoratore sui suoi diritti
(16,67%) e è economicamente più conveniente (16,36%). Su questa ultima
risposta, in particolare, gli ispettori della Direzione Provinciale del
Lavoro e dell’INAIL si sono soffermati a lungo negli incontri con gli
studenti, dimostrandone con esempi pratici l’assoluta infondatezza.
Tra le misure ritenute invece utili per aiutare i giovani ad inserirsi
regolarmente nel mercato del lavoro, i ragazzi intervistati hanno
sottolineato il bisogno di ottenere assistenza nella ricerca del lavoro
(40%), e di avere più informazioni su diritti tipologie di contratto (28%).
Quando è invece stato chiesto agli alunni di associare la parola lavoro nero
ad un concetto, il termine più frequente è risultato essere illegalità
(15,1%), seguito da sfruttamento (14,4%) e irregolarità (7,4%). Dalle altre
domande proposte in aula è inoltre emerso come gli studenti conoscano in
generale l’esistenza dei Centri per l’Impiego (63,2%), ma non conoscano poi
i servizi da questi offerti (37,9%), e come siano più a conoscenza
dell’esistenza dell’INAIL (66,5%) rispetto alla Direzione Provinciale del
Lavoro (46,9%). Da ultimo, circa il 52% degli studenti incontrati dichiara
di conoscere i Centri di Orientamento/Informagiovani presenti in provincia,
mentre scende fino al 23,5% la percentuale che dichiara di essere a
conoscenza dell’esistenza dell’Ufficio delle Consigliere di Parità.
Venendo ai settori maggiormente esposti al pericolo del lavoro
sommerso/irregolare/insicuro, al primo posto è risultato il settore edile
(molto votato dai maschi), con il 56,7% delle risposte valide totali. Al
secondo posto agricoltura (23,6%), quindi ristorazione (8,4%, molto votato
dalle femmine). Il gruppo di lavoro sta contattando tutti gli Istituti
secondari di primo e di secondo grado del territorio per pianificare
l’attività 2008/2009.
Fonte: sanremonews.it
LAVORO: CREMASCHI, GOVERNO ATTENTA ALLA
SALUTE DEI LAVORATORI
Roma, 17 dic. - “Il Governo attenta alla salute dei lavoratori”. Cosi’
Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom-Cgil e responsabile
dell’ufficio Salute e sicurezza, commenta la notizia “gravissima” apparsa
sul “Il Sole 24 Ore”, “secondo cui nel decreto milleproroghe il Governo si
appresterebbe a rinviare l’applicazione di norme decisive per l’attuazione
del Testo Unico sulla salute e la sicurezza del lavoro”. Durante il rinvio
per il sindacalista ci sarebbe cosi’ “il tempo per il Governo di accogliere
gli inaccettabili emendamenti presentati da Confindustria e dalle
Associazioni delle Imprese che, se accolti, renderebbero carta straccia la
legge sulla salute nei luoghi di lavoro”. “Questa decisione del Governo -
conclude Cremaschi - e’ un attentato alla salute e alla vita dei lavoratori,
dopo che abbiamo ancora una volta registrata la continuita’ della strage nei
posti di lavoro. Ancora una volta viene dimostrato che la gravita’ dello
stato della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro non e’ frutto
della fatalita’, ma di precise e gravi e colpevoli inadempienze, in questo
caso del governo. Con questo rinvio, che accompagna il degrado delle
condizioni di lavoro dovuto alla crisi, c’e’ davvero il rischio di una nuova
drammatica ondata di infortuni”.
Fonte: aziende-oggi.it
Lucca: Le figure professionali più
richieste
LUCCA - Secondo quanto emerso da un'indagine della Provincia di Lucca, tra
le figure professionali maggiormente richieste troviamo: esperti di
formazione ed informazione ambientale, tecnici per la sicurezza sui luoghi
di lavoro, certificatore energetico degli edifici, esperti di normative
ambientale, sicurezza e trattamento acque, addetto all’installazione e alla
manutenzione degli impianti termici.
Fonte: loschermo.it
Infortuni sul lavoro: a Brindisi corsi
prevenzione della Asl
Il triste primato italiano di incidenti mortali nei luoghi di lavoro, che
vede la Puglia tra le regioni maggiormente colpite, ha portato la Giunta
Regionale a decidere interventi mirati e aggiuntivi per la prevenzione nei
luoghi di lavoro.
Sono stati potenziati gli organici dei Servizi di Prevenzione e Sicurezza
degli Ambienti di Lavoro delle AA.SS.LL. per assicurare un numero più
elevato di necessari controlli. Il territorio brindisino ha visto l'arrivo
allo S.P.e S.A.L. del Dipartimento di Prevenzione dell'A.S.L. Di Brindisi,
di 2 nuovi Medici del Lavoro e di 6 nuovi Tecnici della Prevenzione, per un
tempo al momento determinato. Inoltre sono state previste e finanziate nel
Piano Triennale della Prevenzione, iniziative per favorire la formazione dei
lavoratori, nei vari ruoli di promozione della sicurezza nei luoghi di
lavoro. L'A.S.L. di Brindisi, in attuazione del Piano Regionale della
Prevenzione, ha articolato la sua azione chiamando a raccolta tutti i
soggetti che a diverso titolo operano nel mondo del lavoro. Principale
obiettivo e' di introdurre elementi efficaci di sicurezza, "buone prassi"
come da linee guide comunitarie, nei luoghi di lavoro, come ad esempio nei
tanti cantieri edili dove si registrano il maggior numero di incidenti.
La prima azione messa in campo riguarda Corsi di formazione rivolti ai
Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RR.LL.S.) del territorio
provinciale di Brindisi, a carattere gratuito. Il Corso viene realizzato
senza costi per i partecipanti, volendo costituire uno sprone alla
partecipazione degli R.L.S. soprattutto di Istituzioni scolastiche e piccole
aziende, spesso in difficoltà ad affrontare i costi della formazione del
personale, formazione obbligatoria per legge e necessaria per
l'organizzazione efficace del sistema di prevenzione e sicurezza nei luoghi
di lavoro. Per iscriversi bisognerà compilare l'apposita scheda di
iscrizione, ritirabile presso lo S.P.e S.A.L. in orario di ufficio o le sedi
degli Enti aderenti, da consegnare con dichiarazione del Datore di Lavoro,
sottoscritta allegando documento di identità. Tale documentazione potrà
essere anticipata via fax. L'iniziativa sarà illustrata domani alle 11
presso l'ex ospedale Di Summa, ed è promossa dall'ASL in collaborazione con
Inail, direzione provinciale del lavoro, ispesl, Cgil, Cisl, Uil, Cobas,
comitato paritetico territoriale, Confindustria Brindisi, ente scuola edili
di Brindisi, cassa edile, Cna, Confartigianato, Confesercenti, Cittadella
della ricerca.
Fonte: ilpaesenuovo.it
MARCHE/SICUREZZA LAVORO: APPROVATA
CONVENZIONE INAIL-UNIVERSITA'
Ancona - La Giunta Regionale ha approvato, su iniziativa dell'assessore
regionale alla sanita' Almerino Mezzolani, la convenzione con l'Inail e l'Universita'
Politecnica delle Marche relativa all'ampliamento della ricerca conoscitiva
sul ruolo e sulle esigenze dei rappresentanti dei lavoratori che svolgono
funzioni di sorveglianza e prevenzione degli infortuni all'interno delle
aziende marchigiane. ''L'obiettivo - ha detto l'assessore - e' sviluppare
progetti comuni di ricerca scientifica volti al miglioramento della salute e
della sicurezza nei luoghi di lavoro''. Di qui la necessita' di sostenere e
consolidare, d'intesa tra istituzioni e organizzazioni sindacali, il
percorso di conoscenza dei bisogni e di aggiornamento dei rappresentanti dei
lavoratori per la sicurezza iniziato nel 2007. Dalla ricerca, condotta su un
campione di aziende di piccola e piccolissima dimensione, erano emerse
difficolta' - spiega una nota - nel reperire i rappresentanti dei lavoratori
che, per legge, svolgono un compito fondamentale nella sicurezza aziendale.
Di qui la decisione di promuovere ulteriori attivita' conoscitive,
estendendo la ricerca ad un campione di aziende con piu' di 15 dipendenti ed
ampliando la fase di elaborazione statistica. Sempre in materia di sicurezza
sul lavoro, la Giunta regionale ha approvato l'atto di intesa tra la Regione
Marche, l'Inail e l'Universita' degli Studi di Urbino per l'implementazione
e il consolidamento dello Osservatorio Olympus per il monitoraggio
permanente della legislazione e della giurisprudenza.
Fonte: asca.it
TOSCANA: REGIONE, 815 MILA EURO PER
SICUREZZA IN SETTORE SIDERURGICO
La Regione Toscana stanzia 815 mila euro per la sicurezza nel comparto
siderurgico.
La giunta regionale ha approvato il Piano di controllo straordinario nel
settore siderurgico per il 'Lavoro più sicuro' e il 'Piano programmatico di
interventi per la sicurezza nello stabilimento delle acciaierie Lucchini di
Piombino per gli anni 2008-2010'.
''Non da oggi - afferma l'assessore alla salute Enrico Rossi - abbiamo
affrontato con interventi specifici il problema della sicurezza nei grandi
impianti industriali e soprattutto nelle strutture della siderurgia,
concentrate nell'area livornese. Il nostro obiettivo e' oggi quello di
aumentare ancora l'attenzione e la vigilanza in un settore particolarmente
interessato ai fenomeni dell'esternalizzazione e dell'appalto, situazioni
che moltiplicano i fattori di rischio".
Al primo posto tra le attività previste dal progetto si colloca l'analisi
dei livelli di sicurezza per la prevenzione degli incendi nei reparti dello
stabilimento Lucchini e nelle ditte che operano al suo interno. L'analisi
non prevede soltanto un controllo dei documenti predisposti ma soprattutto
la verifica della applicazione pratica delle misure di sicurezza.
Sarà incrementata l'attività' di vigilanza e ispezione all'interno di tutte
le aree dello stabilimento Lucchini, delle imprese appaltatrici stanziali
all'interno del perimetro industriale e dei cantieri di manutenzione e
installazione impianti eventualmente aperti.
Il progetto prevede poi la realizzazione di una nuova campagna di
monitoraggio per la valutazione del rischio dovuto alla esposizione dei
lavoratori ad agenti cancerogeni.
Fonte: asca.it
Il punto sulla valutazione dei rischi
Dal
primo gennaio, salvo proroghe, entreranno in vigore tutte le disposizioni
contenute nel decreto legislativo 81/08, compreso l’adeguamento della
valutazione dei rischi alle nuove prescrizioni. Quali le principali novità?
Come garantire la data certa?
Il primo gennaio, salvo proroghe dell’ultimo momento, entreranno in vigore
tutte le disposizioni contenute nel decreto legislativo 81/08.
Tra le più importanti novità troviamo l’adeguamento della valutazione dei
rischi alle nuove prescrizioni del decreto 81/08 con la conseguente
elaborazione di un adeguato documento di valutazione dei rischi (DVR).
Ricordiamo che tutti i datori di lavoro sono tenuti ad adempiere a tale
obbligo, anche se in caso di imprese con meno di 10 dipendenti i datori di
lavoro possono autocertificare l'effettuazione della valutazione dei rischi
(comma 5, art. 29, D.Lgs. 81/08).
La valutazione dei rischi è definita dal decreto legislativo 81/08 come
“valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e
sicurezza dei lavoratori presenti nell'ambito dell'organizzazione in cui
essi prestano la propria attività finalizzata a individuare le adeguate
misure di prevenzione e di protezione e a elaborare il programma delle
misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e
sicurezza”.
La procedura della valutazione dei rischi consiste in tre principali
attività: la valutazione di tutti i rischi, l’individuazione delle misure
necessarie a prevenire e proteggere i lavoratori da questi rischi e
l’elaborazione di un programma di miglioramento nel tempo dei livelli di
sicurezza.
La redazione del DVR che ne consegue deve essere effettuata
obbligatoriamente dal datore di lavoro (che non la può delegare), previa
consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e in
collaborazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione e,
nei casi di sorveglianza sanitaria, anche con la collaborazione del medico
competente. Il datore di lavoro, in caso di redazione con la collaborazione
del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, deve comunque
essere in grado di capire e interpretare il documento.
Il documento (DVR) deve essere custodito presso l'unità produttiva alla
quale si riferisce la valutazione in modo da poter essere sempre
consultabile (comma 4, art. 29, D.Lgs. 81/08).
Il D.Lgs. 81/08 ha introdotto alcune novità nella valutazione dei rischi. In
particolare è stato inserito espressamente tra i rischi da valutare il
rischio psicosociale.
Nella compilazione del documento finale di valutazione dei rischi, è ora
obbligatoria (e sanzionata l’omissione):
- l'individuazione delle procedure per l'attuazione delle misure da
realizzare nonché dei ruoli dell'organizzazione aziendale che vi debbono
provvedere a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di
adeguate competenze e poteri;
- l'individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a
rischi specifici che richiedono una riconosciuta capacità professionale,
specifica esperienza, adeguata formazione e addestramento.
La redazione di questo documento deve avvenire la prima volta in
concomitanza con l'avvio delle attività lavorative. Il comma 3 dell’art. 29
del Testo unico precisa inoltre che “La valutazione e il documento […]
debbono essere rielaborati, […] in occasione di modifiche del processo
produttivo o dell'organizzazione del lavoro significative ai fini della
salute e della sicurezza dei lavoratori, o in relazione al grado di
evoluzione della tecnica, della prevenzione e della protezione o a seguito
di infortuni significativi o quando i risultati della sorveglianza sanitaria
ne evidenzino la necessità. A seguito di tale rielaborazione, le misure di
prevenzione debbono essere aggiornate.”
Per l’approfondimento delle modalità di effettuazione della valutazione dei
rischi rinviamo all’art. 29 del D.Lgs. 81/08.
Dal primo gennaio 2009, la mancata valutazione e redazione del documento di
valutazione dei rischi o l’adozione di un documento senza gli elementi
essenziali indicati dall'art. 28 D.Lgs. n. 81/08 comporta l’applicazione di
sanzioni più punitive rispetto al passato e indicate nell’art. 55 del D.Lgs.
81/08:
“Art. 55. Sanzioni per il datore di lavoro e il dirigente
1. È punito con l'arresto da quattro a otto mesi o con l'ammenda da 5.000 a
15.000 euro il datore di lavoro:
a) che omette la valutazione dei rischi e l'adozione del documento di cui
all'articolo 17, comma 1, lettera a), ovvero che lo adotta in assenza degli
elementi di cui alle lettere a), b), d) ed f) dell'articolo 28 e che viola
le disposizioni di cui all'articolo 18, comma 1, lettere q) e z), prima
parte;
[…]
2. Nei casi previsti al comma 1, lettera a), si applica la pena dell'arresto
da sei mesi a un anno e sei mesi se la violazione è commessa:
a) nelle aziende di cui all'articolo 31, comma 6, lettere a), b), c), d),
f);
b) in aziende in cui si svolgono attività che espongono i lavoratori a
rischi biologici di cui all'articolo 268, comma 1, lettere c) e d), da
atmosfere esplosive, cancerogeni mutageni, e da attività di manutenzione,
rimozione smaltimento e bonifica di amianto;
c) per le attività disciplinate dal titolo IV caratterizzate dalla
compresenza di più imprese e la cui entità presunta di lavoro non sia
inferiore a 200 uomini-giorno.
3. È punito con l'ammenda da 3.000 a 9.000 euro il datore di lavoro che non
redige il documento di cui all'articolo 17, comma 1, lettera a), secondo le
modalità di cui all'articolo 29, commi 1, 2 e 3, nonché nei casi in cui nel
documento di valutazione dei rischi manchino una o più delle indicazioni di
cui all'articolo 28, comma 2, lettere c) ed e).
[…]”.
Ricordiamo inoltre, che la mancata custodia del documento di valutazione
presso l'unità produttiva a cui si riferisce è punita con la sanzione
amministrativa pecuniaria da 2,5 mila a 10 mila euro a carico del datore di
lavoro e del dirigente.
Sempre dal primo gennaio 2009, il documento di valutazione dei rischi dovrà
avere “data certa”. Anche questa è una novità introdotta con il Testo Unico
e nessuno è escluso da questo obbligo che, se ignorato, rende inadeguato il
DVR con le conseguenti sanzioni per il datore di lavoro.
Il D.Lgs. 81/08 non chiarisce però le modalità con le quali la stessa possa
essere garantita e provata. È necessario rifarsi quindi all’art. 1 della
legge n. 325/00 in materia di protezione dei dati personali (privacy) che
include «Chiarimenti sulla data certa» e in cui si legge:
«In questa prospettiva, senza pretesa di indicare in modo esauriente tutti i
possibili strumenti idonei ad assegnare al documento una data certa, il
garante richiama l'attenzione dei titolari del trattamento sulle seguenti
possibilità che appaiono utilmente utilizzabili:
a) ricorso alla cosiddetta «autoprestazione» presso uffici postali prevista
dall'articolo 8 del d. lgs. n. 261/1999, con apposizione del timbro
direttamente sul documento avente corpo unico, anziché sull'involucro che lo
contiene;
b) in particolare per le amministrazioni pubbliche, adozione di un atto
deliberativo di cui sia certa la data in base alla disciplina della
formazione, numerazione e pubblicazione dell'atto;
c) apposizione della cosiddetta marca temporale sui documenti informatici;
d) apposizione di autentica, deposito del documento o vidimazione di un
verbale, in conformità alla legge notarile; formazione di un atto pubblico;
e) registrazione o produzione del documento a norma di legge presso un
ufficio pubblico».
È inoltre possibile certificare la data certa con autentica notarile o posta
elettronica certificata (PEC).
In vista della scadenza del 31 dicembre, AIAS (Associazione professionale
Italiana Ambiente e Sicurezza) ha prodotto e un “documento di indirizzo per
la valutazione dei rischi e redazione del documento programmatico” elaborato
da un gruppo di lavoro con l’obiettivo di fornire un supporto metodologico
all’elaborazione della valutazione dei rischi e redazione del Documento
Programmatico, fornendo così uno strumento di lavoro indirizzato a utenti
professionali che si accingono ad effettuare la “valutazione dei rischi” in
un ambiente di lavoro, ai sensi del D.Lgs. 81/08, o una revisione della
stessa, nei casi previsti.
Fonte: puntosicuro.it
Nuova puntata di ‘Edilizia sicura’ in tv
, radio e web sul rischio chimico, e con interviste al Presidente della
Camera dei Deputati on.Gianfranco Fini e all’on. Cesare Damiano, già
Ministro del Lavoro.
REACH è già una realtà come pure la Agenzia europea REACH di Helsinki.
Sono intervistati a questo proposito uno degli estensori del Regolamento
europeo,
- l’eurodeputato GUIDO SACCONI,
e uno dei maggiori esperti chimici in Emilia-Romagna,
- il dott. CELSINO GOVONI della AUSL di Modena.
Vengono trattati nella puntata due altri temi.
In apertura, in occasione dell’inaugurazione della mostra nazionale promossa
a Roma da ANMIL e dalla Agenzia fotografica CONTRASTO sugli incidenti su
lavoro e sulle loro conseguenze, con il patrocinio della Presidenza della
Repubblica e della Camera dei Deputati, sul tema della legislazione contro
gli infortuni , abbiamo intervistato il Presidente della Camera dei Deputati
on.GIANFRANCO FINI e l’on. CESARE DAMIANO, già Ministro del Lavoro.
Al termine della trasmissione vi è poi un approfondimento sulla situazione
dell’edilizia e della sicurezza nel comprensorio Imolese, con interviste a:
- LUIGI ALBONETTI, degli Edili CISL di Imola,
- MORENA VISANI, Responsabile degli Edili CGIL di Imola.
Come nelle altre puntate, nel corso della trasmissione sono inseriti cartoni
animati europei NAPO, e spot sulla sicurezza sul lavoro, oltre a varie
informazioni per lavoratori e artigiani edili.
Gli orari di messa in onda sono reperibili nel link
http://www.cpto.it/orari_edilizia_sicura.htm
Fonte: La Redazione di ‘Edilizia sicura’
Vigilanza sui luoghi di lavoro in Italia,
le forze in campo
Esistono, in TUTTE le ASL d’Italia:
- 853 Medici del lavoro (1 ogni 6.000 aziende circa
- 266 (!) Tecnici laureati (ing., chimici, biologi, ecc.) si 256 ! (1 ogni
20.000 aziende circa)
- 2.150 tecnici delle prevenzione - (1 ogni 2.790 aziende circa).
Il rapporto è ancora più indicativo se si esaminano i dati a livello
regionale rispetto ai tecnici laureati:
- Lombardia ha 10 tecnici laureati (1 ogni 90.000 imprese circa
- Emilia e Toscana ne hanno oltre 50 cad. (1 ogni 9.000 imprese circa)
- Veneto e Lazio circa 20 cad. 1 ogni 25.000 imprese circa)
- Piemonte 6 (1 ogni 70.000 imprese circa)
Altrettanto indicativo se si esaminano i dati a livello regionale rispetto
ai tecnici di prevenzione
- ITALIA: : 1 ogni 2.700 aziende circa
- Sicilia: 1 ogni 8.000 aziende circa
- Veneto, Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria: 1 ogni 3.000/5.000 aziende
circa
- Piemonte, Lombardia, Friuli, Emilia, Marche, Lazio, Molise, Basilicata,
Sardegna: : 1 ogni 2.000/3.000 aziende circa
- Valle d’Aosta e Toscana e Umbria: : 1 ogni 1.000-2.000 aziende circa.
Da questi dati si dovrebbe "ragionare" anche sulla "capacità" sia
"quantitativa" sia "qualitativa!" delle ispezioni. Un secondo problema è che
le "entrate" delle sanzioni dovrebbero andare alle ASL per potenziare le
attività sia di intervento/assistenza sia di formazione sulla sicurezza sul
lavoro. Purtroppo questa prescrizione (obbligatoria!) è disattesa dalla
stragrande maggioranza delle Regioni e le entrate finiscono in capitoli di
bilancio che nulla hanno a che fare con la sicurezza sul lavoro.
VEDI SCHEMA COMPLETO
Fonte: snop.it
Caselli: "Guariniello resta a Torino"
Raffaele GuarinielloIl procuratore capo Giancarlo Caselli ha dato l´attesa
notizia a tutti i sostituti: Raffaele Guariniello, designato come aggiunto
alla Procura di Roma, ha deciso di restare a Torino. Per ora come
coordinatore del suo gruppo di specialisti in sicurezza del lavoro. La
decisione di Guariniello che si affianca alla nomina «in pectore» dei tre
nuovi aggiunti permette di delineare il nuovo assetto della Procura della
Repubblica di Torino
Giancarlo Caselli che nel settembre scorso ha sostituito al vertice
dell´ufficio giudiziario Marcello Maddalena, destinato alla Procura
Generale, aspettava solo la decisione della commissione del Csm (e quella di
Guariniello) per avviare, nel segno della continuità, il processo di
riassestamento del suo ufficio. Un mese fa aveva già «creato» un nuovo pool
composto da otto sostituti, la Sicurezza urbana, affidandolo a Paolo Borgna,
54 anni, in magistratura dal 1981 che alla lunga esperienza come pm affianca
quella maturata in due anni a Bruxelles come consulente esperto di
criminalità organizzata. Borgna che è anche noto per aver scritto diversi
libri tra cui una biografia di Galante Garrone (Un paese migliore), il
volume «Difesa degli avvocati scritta da un pubblico ministero» e «Il
giudice e i suoi limiti» scritto con Marcello Maddalena, designato come
aggiunto continuerà a coordinare la Sicurezza urbana. Caselli sta però
ideando anche un altro pool, Misure di prevenzione e riciclaggio, che sarà
affidato a Sandro Ausiello, aggiunto responsabile della Direzione
distrettuale antimafia, considerato uno dei migliori magistrati italiani. La
nuova squadra si occuperà del sequestro dei capitali malavitosi, contando
anche sull´esperienza di Caselli che da capo della Procura di Palermo diede
un colpo durissimo alla mafia sequestrando beni per 10mila miliardi di lire
alle cosche. Corsi e Beconi, gli altri due aggiunti, arrivano dalla Procura
Generale. Andrea Beconi, classe 1953, in magistratura dal ´79 (fiorentino da
studente per pagarsi gli studi ha fatto l´attore in alcuni film, tra cui «Un
attimo, una vita» di Sidney Pollack con Al Pacino), ha fatto il pm, il
pretore, il giudice monocratico e quello collegiale a Genova. Ha all´attivo
il processo Snam ed è alla Procura generale di Torino dal 2004. Esperto di
criminalità economica (ha rappresentato l´accusa al processo di appello
della Juve) dovrebbe guidare il pool specializzato in reati finanziari ora
retto «ad interim» da Vincenzo Pacileo. Vittorio Corsi (nome completo
Vittorio Piero Corsi Di Bosnasco), 61 anni, in magistratura dal ´74 ha alle
spalle una luminosa carriera come pm e dovrebbe dirigere il pool Pubblica
amministrazione (affidato per ora a Marcello Maddalena). Nessuno ha più
titoli di lui per quel posto dato che negli anni si è fatto un nome
coordinando inchieste delicatissime su colletti bianchi e tangentomani. C´è
però un´incognita. Vittorio Corsi che ha salvato l´inchiesta sul delitto di
Cogne, colmando i buchi neri dell´indagine aostana, è un investigatore puro,
non appartiene a nessuna corrente e ama lavorare da solo. Ha presentato
domanda per il posto di aggiunto solo per dimostrare che a volte anche gli
indipendenti possono avere una chance. E ora pare avere intenzione di
rinunciare all´incarico. L´eventuale rinuncia di Corsi affiancandosi alla
decisione di Forno di lasciare la direzione della Fasce Deboli per la carica
di aggiunto a Milano potrebbero ridare fiato alle candidature per i due
posti da aggiunto di Gianfranco Burdino, Annamaria Loreto e Giuseppe
Ferrando.
Fonte: torino.repubblica.it
Sicurezza sul lavoro, Sacconi: le tante
competenze a un soggetto unico
ROMA - Il
ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, lavorerà per arrivare, sui temi
della salute e della sicurezza sul lavoro, alla creazione di un unico
soggetto gestito a livello centrale che tenga insieme le varie competenze
(direzioni provinciali del lavoro, Asl, Inal, Ispesl) oggi distribuite tra i
vari enti. È lo stesso ministro ad annunciarlo intervenendo alla
presentazione del calendario '2009... Un anno sicuro', realizzato dall'Amnil
e da Euroesse.
"Confermo quanto già detto agli amici dell'Amnil- spiega in proposito
Sacconi- ovvero che mi batterò perchè sui temi della salute e della
sicurezza sul lavoro si arrivi ad un unico sistema integrato e che dunque le
competenze tornino allo Stato". In tal senso, aggiunge il ministro, "sarà
prodotta un'integrazione tra Inal e Ispesl entro breve tempo".
Fonte: dire.it
Proroga e modifiche al decreto 81?
Il decreto milleproroghe di fine anno potrebbe contenere una proroga al
15 maggio per i nuovi obblighi previsti dal decreto legislativo 81/08. Nuove
proposte di modifica al decreto da parte di associazioni e industriali.
La nuova proroga (ricordiamo che la data di entrata in vigore del
decreto legislativo 81/08 è già stata rinviata una volta spostandola dal 29
luglio al 1 gennaio 2009) farebbe quindi corrispondere il nuovo rinvio alla
data termine entro il quale il governo deve emanare gli eventuali decreti
integrativi e correttivi.
Tutto questo mentre le richieste di modifiche al decreto provengono da più
parti e il confronto con le parti sociali al Ministero del lavoro prosegue,
anche se difficilmente si troverà un accordo su tutti i punti per il 18
dicembre come il Ministro Sacconi prevede.
Il Ministro Sacconi è comunque intenzionato a emanare un provvedimento sui
punti sui quali si sia stato raggiunto un accordo tra le parti sociali, sia
su altri punti ove non si sia raggiunto l'accordo, sia su materie e
questioni non oggetto del confronto.
Le ultime proposte di modifiche rese pubbliche in ordine di tempo sono
quelle della CIIP (Consulta Interassociativa Italiana della Prevenzione)
approvate dall’assemblea delle 14 Associazioni che la costituiscono il 1
dicembre e che integrano quanto già presentato in precedenza.
Le proposte della CIIP (formato PDF, 66 kB).
Sempre in tema di proposte di modifica al decreto legislativo 81/08
riportiamo un documento non ufficiale che dovrebbe sintetizzare le proposte
delle associazioni dei datori di lavoro presentate al confronto con il
Ministero.
Le proposte delle associazioni dei datori di lavoro - documento non
ufficiale (formato PDF, 18 kB).
Fonte: puntosicuro.it
MORTI SUL LAVORO, UNA GUERRA NON
DICHIARATA
Cosa resta dell'orrore di quella
terribile notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, quando sette operai morivano
nel rogo dello stabilimento torinese delle acciaierie Thyssenkrupp in cui
lavoravano 12-13 ore di fila, per di piu' di notte, oltre al dolore delle
loro famiglie e dei loro compagni per sempre segnati da un trauma
indelebile? Restano i lori nomi: Antonio Schiamone, Roberto Scola, Angelo
Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Giuseppe Demasi, Rosario Rodino'.
Resta il Testo unico della sicurezza nei luoghi di lavoro, vero lascito di
quella strage; che oggi Berlusconi e Confindustria stanno demolendo un pezzo
dopo l'altro.
Resta la vicenda giudiziaria: il processo iniziera' il prossimo 15 gennaio
in Corte d'Assise. Sei dirigenti della multinazionale tedesca sono indagati
per omicidio colposo, ed il dirigente della Thyssenkrupp Italia, Harald
Espenhahn, per omicidio volontario con dolo eventuale. Avrebbe evitato di
spendere in manutenzione e sicurezza in un'acciaieria destinata a chiudere,
avendo la consapevolezza che il suo comportamento esponeva i dipendenti ai
rischi che poi si sono verificati. Lo stabilimento della Thyssenkrup
torinese era una fabbrica in cui non si capiva bene chi avrebbe dovuto
provvedere alla sicurezza, col risultato che alla fine nessuno ci pensava
(come con gli estintori scarichi), e tutto era affidato alla buona volonta'
di qualcuno. Comunque, e' la prima volta in Italia, che un infortunio
mortale sul lavoro verra' giudicato come omicidio volontario. A conferma che
il nostro paese in materia di lavoro ha buone leggi, ma allo stesso tempo
pessime pratiche.
Resta lo stillicidio quotidiano degli incidenti di lavoro, dai mutilati
(migliaia) ai morti (non chiamiamole piu' "morti bianche"), ogni anno piu'
di mille persone.
Ma vittime sono anche i familiari a cui e' stato strappato un pezzo di se',
che magari combattono per un risarcimento che arrivera' troppo tardi, se
arrivera'. Ha scritto Loris Campetti: "Molte spesso le vittime sono uomini,
lo sono sempre le donne. Poiche' invalide, uccise, ammalate, oppure figlie,
madri, mogli, fidanzate. Sono italiane ma anche ghanesi come la moglie di
Kweku Abakan Reebodj, morto schiacciato da un cavo d'acciaio in un cantiere
vicino a Reggio Emilia. Il suo corpo e' rimasto in freezer per due mesi, in
attesa che i suoi figli trovassero i soldi per volare a Reggio per l'ultimo
saluto".
Resta, purtroppo, l'indifferenza verso questi morti; e resta la "razionalita'"
capitalistica e tecnologica (in realta' orrendamente irrazionale), per cui
le vite umane sono fattori sacrificali per il bene del profitto aziendale.
Cosa dire allora di quei padroni che ignorano le piu' elementari misure di
sicurezza e di protezione dei lavoratori? Ordine o disordine, razionalita' o
irrazionalita', non cambia il risultato finale: quando l'uomo disprezza
l'uomo, il piu' debole o piu' indifeso o meno protetto e' destinato a una
tragica fine.
Cosi' le tragedie scaturiscono anche da una assenza di responsabilita'
collettiva; perche', se i padroni possono fregarsene, e' anche perche' la
sensazione di impunita' garantita pervade l'insieme della societa' italiana
attuale. Non solo, e' lo stesso lavoro umano che nel conflitto con il
capitale e' stato ridotto, sempre piu', a forme che possiamo definire
prossime alla schiavitu'. Neppure sotto la dittatura fascista il lavoro in
Italia ha conosciuto le forme di degradazione, precarieta', umiliazione
patite nell'ultimo ventennio, nella cornice di uno stato formalmente
democratico. Si pensi alla flessibilita': nuova formula magica che riduce la
persona umana a un accessorio variabile dell'impresa.
Il capitalismo attuale, chiamato con formula semplificata "post-fordista",
ha per cosi' dire "disdetto" quei compromessi sociali che alla fine della
seconda guerra mondiale avevano inserito nelle costituzioni politiche i
diritti economici che progressivamente si sono allargati alla parziale
condivisione della conoscenza delle decisioni economiche. Un processo
storico che ha travolto la fabbrica fordista e la costellazione di
istituzioni che le erano necessarie, dal settore pubblico dell'economia che
produceva servizi che non davano profitti, allo stato sociale che manteneva
nelle fasi recessive operai e tecnici difficilmente sostituibili.
Infine, e' bene sottolineare come tutto questo non e' solo responsabilita'
dei governi di centrodestra, anche il centrosinistra, purtroppo, ha fatto la
sua deleteria parte.
Tratto da
Notizie minime de
La nonviolenza è in cammino
proposto dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone
amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini.
Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail:
nbawac@tin.it
Ferrara, on line il Protocollo sulla
sicurezza nei cantieri di lavoro
La
Provincia ha promosso, attraverso l’Assessorato alle Politiche del Lavoro e
Formazione Professionale, la realizzazione di un Protocollo d’intesa
(leggilo) per la sicurezza sul lavoro nei cantieri edili e delle opere di
genio civile. Gli interlocutori principali di tale intesa sono stati assieme
ai Comuni, le altre principali stazioni appaltanti pubbliche, le autorità
ispettive, la Camera di Commercio, Agricoltura, Industria e Artigianato di
Ferrara, le organizzazioni datoriali e sindacali di categoria. Il protocollo
è stato ufficialmente presentato questa mattina in Castello Estense
dall’assessore alle Politiche del Lavoro e Formazione Professionale Paola
Ricci e da numerosi rappresentanti degli enti sottoscrittori.
L’intento del protocollo è l’incremento indispensabile delle attività di
prevenzione, il contrasto all’incidentalità nel lavoro, la tutela dei
lavoratori e la salvaguardia della qualità del lavoro. A tal fine, viene
posta particolare attenzione alla formazione dei lavoratori sul cantiere
specifico oggetto dell’appalto, laddove esso superi i 500.000 €, attraverso
un fondo aggiuntivo integrato ai costi della sicurezza. La Provincia metterà
a disposizione delle autorità ispettive i dati in materia di lavoro
contenuti nelle banche dati SILER (Sistema Informatico Lavoro Regione
Emilia-Romagna) e desunti dallo sviluppo del progetto LABOR (Lavoro + Azioni
+ Benefici + Organizzazione + Rete), e ha previsto la priorità delle
tematiche di sicurezza nei cantieri nell’ambito delle attività formative a
programmazione provinciale.
I Comuni sono promotori di un ulteriore ruolo di attenzione delle Polizie
Municipali in coordinamento con le autorità ispettive, in tutti i cantieri
presenti nei territori di competenza. Per migliorare e rendere più
efficiente lo svolgimento dell’attività ispettiva si prevede l’utilizzazione
anche di gruppi ispettivi interistituzionali al fine di attuare interventi
di controllo congiunto, anche con l’ausilio delle Forze di Polizia.
La sottoscrizione del Protocollo avrà un suo secondo momento pubblico
mercoledì 17 dicembre alle 9.30 alla sala Estense. Si è scelta una modalità
inconsueta, tesa al coinvolgimento dell’attenzione anche dei lavoratori di
domani: unitamente alla sottoscrizione del protocollo, si terrà infatti una
rappresentazione teatrale aperta agli istituti tecnici e professionali, che
affronta i temi della sicurezza con lo scopo di richiamare l’attenzione
sulla prevenzione degli infortuni. L’iniziativa teatrale è organizzata in
collaborazione con il Comune di Ferrara. Lo spettacolo teatrale è composto
di alcune piéces tratte dall’opera “La classe operaia non va in paradiso”
autori: Andrea Tè e Giuseppe Campo.
“La sicurezza sui luoghi di lavoro rappresenta una delle priorità assolute –
ha detto l’assessore Paola Ricci – il Protocollo nasce dopo una
concertazione che ha dato ottimi frutti. L’intervento parte dal settore
dell’edilizia che per sue caratteristiche è molto esposto al verificarsi di
incidenti gravi. Si rafforza la formazione, si prevedono interventi
specifici legati a quel determinato cantiere”.
Il Protocollo è stato approvato all’unanimità dal Consiglio Provinciale, è
già giunta l’adesione della maggior parte dei Comuni, delle associazioni
datoriali e di categoria.
Fonte: Ufficio Stampa della Provincia di Ferrara
Palumbo (Ugl Caserta): "Sicurezza mai più
materia concorrente"
Una
delegazione della commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli
infortuni sul lavoro, presieduta dal senatore Oreste Tofani ha incontrato
questa mattina le organizzazioni sindacali di Caserta per acquisire
informazioni in merito alle tematiche della salute e della sicurezza sul
lavoro.
Al termine dell'incontro, tenutosi in prefettura, il vicesegretario
provinciale della Ugl Caserta Ferdinando Palumbo ha tracciato il punto sulle
posizioni rappresentate affermando: "La questione sicurezza nella nostra
provincia assume un taglio allarmante poiché mancano cultura d'impresa e
spesso della legalità.
Esistono enormi sacche di lavoro sommerso che fanno capo ad una miriade di
microimprese, le quali, spesso inducono a concertare nomine ed elezioni
delle Rls.
Avere un lavoro in questa provincia" secondo Palumbo "rappresenta un
miracolo, e per questo motivo, difficilmente si denunciano le irregolarità:
ci troviamo di fronte ad un cane che si morde la coda.
E' necessario intensificare i controlli e nello stesso tempo assicurare
formazione continua.
A tal proposito la Ugl sta raccogliendo su scala nazionale le firme per due
petizioni che si pongono l'obbiettivo di portare la materia sicurezza sul
lavoro nelle scuole, e per far si che la stessa non sia considerata materia
concorrente stato-regione".
Fonte: primapaginamolise.it
Malattie professionali, nel 2008
aumentano le ‘tabellate’
Ascoli
Piceno | Con il Decreto Legislativo n. 81/08 in materia di sicurezza e
salute nei luoghi di lavoro, vengono riconosciute alcune patologie che prima
non erano direttamente imputabili all'attività lavorativa. Dall’Inail di
Ascoli Piceno utili informazioni.
Ogni giorno o quasi i mass media ci comunicano nuovi e gravi fatti: morti
bianche o infortuni sul lavoro. Meno si parla delle malattie professionali,
altro argomento importante e da non sottovalutare per quanto riguarda la
sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.
La tutela della persona nello svolgere la propria attività lavorativa contro
eventi infortunistici è stata contemplata nella storia italiana fin dal
1898, quando venne istituito l'Inail, l'Istituto nazionale per
l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro.
Negli anni il tipo di intervento assicurativo a favore dei lavoratori ha
subìto mutamenti, in sintonia con i cicli storici, fino ad arrivare ai
giorni nostri, anzi fino alla scorsa estate. Infatti da luglio 2008 è
entrato in vigore il Decreto Legislativo n. 81, dello scorso 9 aprile, che
ha portato variazioni importanti per quanto concerne le malattie
professionali.
Nel mese di novembre sono stati pubblicati i risultati contenuti nel
Rapporto Annuale Regionale 2007 Inail della nostra Regione, in cui risulta
anche che la provincia di Ascoli Piceno è la più virtuosa: ha registrato un
calo del 7,2 % rispetto al 2006 per numero di denunce presentate (6.217).
Nel testo si evince che a fronte del calo delle denunce per gli infortuni
sono aumentati però i casi di malattie professionali. E nel 2008 si risponde
a questa necessità di maggior tutela con il nuovo Testo Unico (D. Lgs.
81/08).
Per capire cosa è cambiato da questa estate siamo andati alla sede
provinciale Inail di Ascoli Piceno, dove il Direttore amministrativo Lino
Cimini e la Dirigente Medico legale Giuseppina Bomba si sono resi
disponibili a chiarirci un po' le idee su una materia tanto complessa.
"Non facendo una distinzione fra la provincia di Ascoli Piceno e Fermo, i
dati unitari Inail relativamente all'andamento infortunistico nel Piceno
sono confortanti" spiega il Direttore Cimini. "Negli ultimi 4 anni circa si
è verificata una diminuzione di infortuni e questo perché nella nostra
Regione si è fatto un discorso di rete fra istituzioni, parti sociali e il
nostro ente. A lungo andare i risultati si iniziano a vedere, e fino a pochi
anni fa la Marche avevano la maglia nera in fatto di infortuni".
Ricordando che fra costi diretti e indiretti per la prevenzione o i danni
per la sicurezza nei luoghi di lavoro si attesta al 3,29% del PIL, significa
che per il sistema Paese si sostiene un impegno immenso sia intermini di
danni alla salute, sia in termini di civiltà e diritti negati, come
sottolinea ancora il dott. Cimini.
Ma quali sono le malattie professionali più diffuse e come sono cambiate nel
tempo? Sapere cosa è variato aiuta a capire il cambiamento apportato dal
nuovo testo unico del 2008. "Dobbiamo premettere che c'è stato un
cambiamento non solo naturalistico ma anche giurisprudenziale - afferma la
dott.ssa Giuseppina Bomba - cambiamento che ha sovvertito l'andamento della
patologia, della tecnopatia in ambito lavorativo e previdenziale, in quanto
siamo passati ad un aumento a livello nazionale di denunce di patologie
professionali da circa 25mila a 27mila, mentre in ambito regionale abbiamo
assistito ad un incremento del 3,3% pari a 1837 patologie professionali
denunciate.
Per la maggior parte dei casi, in riferimento a previsioni legislative
completamente diverse da luglio 2008, sono patologie non ‘tabellate' (ndr:
al di fuori cioè della ‘liste ufficiali' precedentemente esistenti)
riconducibili a sovraccarico biomeccanico del rachide e degli arti
superiori".
La dottoressa si è soffermata sull'importanza del nuovo decreto entrato in
vigore da luglio scorso grazie al quale alcune malattie sono state inserite
nelle tabelle, ossia vengono ora riconosciute subito come causate, in
maniera anche parziale, dall'attività lavorativa svolta.
La buona notizia, per i lavoratori che purtroppo soffrono di queste
patologie ‘new entry' - come l'ernia discale, l'osteodiscopatia, tendinite,
epicondiliti o tunnel carpale - è il fatto che denunciandole non dovranno
più assumersi il carico dell'onere della prova. Non servirà più la
difficoltosa raccolta di documentazione tecnica e sanitaria da presentare
insieme alla denuncia, perché queste malattie da luglio 2008 sono
riconosciute ufficialmente, ossia ne viene riconosciuta l'origine
lavorativa.
"Per il 2008 - precisa la dirigente Inail - non ci sono ovviamente ancora i
dati ufficiali per i riconoscimenti effettuati, ma nel Piceno stiamo vedendo
che dal 30% si è già passati al 40% di riconoscimento delle patologie,
grazie all'ascrizione in tabella delle stesse patologie, che prima godevano
di un riconoscimento non gabellato nell'ambito del cosiddetto ‘sistema
misto' delle patologie professionali".
Fonte: ilquotidiano.it
Guida al confronto tra la nuova e la
vecchia Direttiva Macchine
Disponibile on line una guida che permette di confrontare la Direttiva
2006/42/CE con la precedente Direttiva Macchine 98/37/CE. La guida è a cura
dell'ISPESL ed evidenzia e commenta le novità e le differenze nell’allegato
I delle due Direttive.
Come già ricordato in precedenti articoli di PuntoSicuro, il 9 giugno del
2006 sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea è stata pubblicata una
nuova Direttiva Macchine, la 2006/42/CE, che abroga la Direttiva Macchine
precedente, la 98/37/CE (recepita con l’emanazione del DPR n. 459 del 24
luglio 1996).
Per facilitare il confronto tra la prima e la seconda direttiva, mettendone
in rilievo le novità, l’Ispesl ha prodotto una “Guida al confronto fra la
nuova Direttiva Macchine (2006/42/CE) e la Direttiva 98/37/CE” e per rendere
la lettura più semplice e immediata (il documento è di ben 170 pagine!) è
presentata l’intera direttiva e sono evidenziati e commentati tutte le
novità rispetto alla normativa precedente.
Successivamente viene fatto un confronto fra l'allegato I della nuova
Direttiva Macchine con l'allegato I della precedente.
L’evidenziazione del testo con colori diversi (il rosso indica il testo
nuovo, il giallo il testo della vecchia direttiva non più presente nella
nuova, il grigio le frasi modificate) e i commenti esplicativi rendono la
lettura semplice e immediata.
Ricordiamo, a questo proposito, che l'allegato I della Direttiva Macchine è
importante in quanto detta i requisiti essenziali di sicurezza a cui devono
soddisfare le macchine per poter essere immesse sul mercato europeo.
La prefazione del documento, a cura dell’Ing. Emilio Borzelli, ricorda che
“il 29 dicembre del 2009 entra in vigore in tutta Europa la nuova direttiva
macchine 2006/42/CE in sostituzione della direttiva 98/37/CE. I cambiamenti
sono molteplici e non tutti evidenti. E’ in preparazione presso la
Commissione Europea una guida per chiarirne il contenuto”.
Se a maggio 2008 è stata presentata una pubblicazione sulla Nuova Direttiva
Macchine edita da ETUI-REHS (European Trade Union Institute for Research,
Education, Health and Safety) e dal KAN (Commission for Occupational Health
and Standardization) che mette a confronto il testo inglese della nuova
direttiva con il corrispondente testo della direttiva 98/37/CE, “si è
ritenuto opportuno” – continua la prefazione – “elaborare un documento
analogo per il confronto delle versioni italiane delle due direttive”.
Confronto che “ha permesso di evidenziare anche le difformità fra le
versioni italiane e le corrispondenti versioni inglesi, che si ritengono di
particolare utilità nell’interpretazione del contenuto tecnico dei requisiti
essenziali di sicurezza”.
Con la direttiva 2006/42/CE gli Stati membri dovranno adeguarsi per
garantire sul loro territorio la sicurezza e la salute delle persone,
segnatamente dei lavoratori e, all’occorrenza, degli animali domestici e dei
beni, specie nei confronti dei rischi che derivano dall’uso delle macchine.
Se tra le novità introdotte dalla direttiva ci sono 12 definizioni tecniche,
di cui alcune nuove rispetto alla precedente 98/37/CE, forse una di
particolare rilievo e interesse è quella che riguarda le “quasi macchine”.
Secondo questa definizione le “quasi macchine” sono “insiemi che
costituiscono quasi una macchina, ma che, da soli, non sono in grado di
garantire un'applicazione ben determinata”.
Le quasi-macchine sono “unicamente destinate ad essere incorporate o
assemblate ad altre macchine o ad altre quasi-macchine o apparecchi per
costituire una macchina” disciplinata dalla direttiva.
Per questa tipologia di prodotti, secondo la direttiva, non vige più
l’obbligo dell’apposizione della marcatura CE di conformità, ma va redatta
la sola Dichiarazione di Incorporazione.
Il fabbricante delle quasi - macchine sarà tenuto ad accompagnarle con
un’apposita dichiarazione d’incorporazione e dalle istruzioni per
l’assemblaggio delle stesse con le altre parti.
Ricordiamo infine che rientrano nel campo di applicazione della presente
direttiva, modificando in questo senso la direttiva 95/16/CE, anche gli
ascensori da cantieri per il trasporto di persone o di persone e cose.
“Guida al confronto fra la nuova Direttiva Macchine (2006/42/CE) e la
Direttiva 98/37/CE”, Ispesl (formato PDF, 4.48 MB).
Fonte: puntosicuro.it
UNI EN ISO 9001:2008. Qualità ed
organizzazione
Aggiornata la norma che
definisce i requisiti per i sistemi di gestione per la qualità aziendale.
Tra le novità chiarimenti sul concetto di “prodotto”, la valutazione del
contesto e la compatibilità con la norma sui sistemi di gestione ambientale.
Qualità ed organizzazione: pubblicata la norma sulla qualità, la UNI EN ISO
9001:2008, un passaggio fondamentale che permette, al termine di un ciclo di
verifiche e studi partito nel 2000, di aggiornare la norma tecnica per
eccellenza.
La UNI EN ISO 9001 è, infatti, la norma che definisce i requisiti per i
sistemi di gestione per la qualità aziendale, il suo scopo è quello di
consentire alle organizzazioni di capire cosa vogliono i clienti, fissare i
propri obiettivi, stabilire con quali processi raggiungere gli obiettivi
stessi e soddisfare i clienti, mediante un sistema efficace che sappia
migliorarsi.
L’edizione 2008 della norma UNI EN ISO 9001, quindi, permette di consolidare
l’evoluzione del modello di gestione dei sistemi per la qualità avviata nel
2000 ed è il risultato delle attività di monitoraggio ed aggiornamento
continuo attuate dall’ISO per definire gli elementi chiave per la revisione
della norma. Il nuovo testo, oltre a chiarire le parti la cui applicazione
ha rilevato richieste di interpretazione o la cui applicazione non è
risultata uniforme, migliora la compatibilità con la norma UNI EN ISO 14001
sui sistemi di gestione ambientale, con l’obiettivo di individuare gli
elementi comuni evitando inutili duplicazioni.
Altro elemento di novità è rappresentato dalla valutazione del contesto nel
quale opera l’organizzazione, i suoi cambiamenti ed i rischi ad esso
correlati: la norma concentra l’attenzione sull’ambito di mercato,
stimolando le aziende a effettuare indagini utili a progettare ed attuare il
sistema di gestione per la qualità.
Viene inoltre chiarito il concetto di “prodotto” quale risultato di tutti i
processi che concorrono nella realizzazione (compresi anche quelli
intermedi) e quindi i requisiti di norma affinché sia assicurata la
conformità del prodotto finale, devono essere rispettati durante tutte le
fasi del processo.
Naturale conseguenza di questa definizione è la piena responsabilità
dell’organizzazione su tutti i processi, anche quelli “esternalizzati”, che
devono essere inclusi nel sistema di gestione per la qualità.
La nuova ISO 9001 sottolinea e rimarca come la conformità del prodotto ai
requisiti del cliente è influenzata (anche indirettamente) dal personale con
la conseguente necessità/opportunità di ampliare le azioni di istruzione,
addestramento e formazione.
Maggiore attenzione nei confronti della clientela e valutazione della reale
soddisfazione: la norma chiarisce che la rilevazione della soddisfazione del
cliente può avvalersi di fonti e strumenti più vicini alla reale sensazione
del mercato rispetto alle classiche indagini di customer satisfaction.
La brochure informativa della norma UNI EN ISO 9001:2008 (formato PDF,
704 kB).
Fonte: UNI.
SICUREZZA SUL LAVORO, UNA PRIORITA' PER
TUTTI
Presentato stamani un manuale per la sicurezza degli studenti, istruzioni
di pronto soccorso per le scuole
Treviso - La Marca si attiva per rafforzare la sicurezza nei luoghi di
lavoro. Stamani in Provincia, alla presenza del prefetto Vittorio Capocelli,
sono state presentate le azioni e i progetti elaborati dal Tavolo
provinciale di coordinamento per la sicurezza sul lavoro. In particolare è
stato presentato il “Manuale di primo soccorso a scuola e in palestra”
realizzato dalla Provincia di Treviso assieme all’Associazione nazionale dei
medici del lavoro pubblici e la Rete di Agenzie per la Sicurezza della
Provincia di Treviso.
Una guida che sarà trasmessa a tutte le scuole e a tutti i Comuni della
Provincia. “Quello che mi preme sottolineare – ha detto Michele Noal,
assessore provinciale alla Salute e sicurezza sui luoghi di lavoro – è la
sinergia che si crea in questo tavolo, dove nascono idee e progetti
condivisi, come gli emendamenti al testo unico che insieme abbiamo spedito
al Ministro Sacconi.
Il lavoro di squadra permette anche unioni di forze e, quindi, utili
risparmi di risorse per gli enti e la cittadinanza intera”. Da parte sua il
prefetto Capocelli, si è augurato il potenziamento degli Sisal. Fra gli
altri progetti segnaliamo l’istituzione di una “banca dati dinamica”,
l’interazione tra i soggetti del Tavolo, la messa in comune delle
esperienze, individuazione nuovi strumenti di comunicazione".
Progetti specifici sono stati attivati per favorire la sicurezza in vari
ambiti lavorativi: in agricoltura, in azienda, a scuola, il progetto
“Sicuropoli” è espressamente rivolto agli alunni delle scuole. In programma
anche l’iniziativa “Sbagliando s’impara” che è un modello d’analisi per la
ricostruzione delle cause e delle dinamiche degli infortuni che avvengono
nel mondo del lavoro, ideato una ventina d’anni fa da Giovanni Pianosi,
medico del lavoro di uno Sisal di Milano.
Il metodo è stato adottato dall’istituto superiore per la prevenzione e la
sicurezza sul lavoro del ministero della Salute), che l’ha diffuso
nell’ambito degli Spisal di tutta Italia, attraverso la conferenza delle
Regioni. Oggi tutti gli infortuni professionali mortali e gravissimi che
avvengono in Italia vengono analizzati con tale metodo Obiettivi del
progetto “sbagliando s’impara nell’azienda artigiana”. I
Verranno attivati anche progetti di formazione dei lavoratori e il progetto
“Check-up aziendali” che prevede la realizzazione di circa 150 check-up
aziendale i da professionisti e/o strutture dedicate delle Associazioni
Artigiane.
Fonte: oggitreviso.it
PIEMONTE: REGIONE, APPROVATA LA NUOVA
LEGGE SUL LAVORO
E' stata approvata questa
mattina dal Consiglio regionale del Piemonte la legge, di iniziativa della
Giunta, ''Norme in materia di promozione dell'occupazione, di qualità,
sicurezza e regolarità del lavoro" che definisce gli obiettivi e gli
strumenti di politica del lavoro della Regione Piemonte. La legge riunisce
in un unico testo le disposizioni legislative regionali in materia di
politiche del lavoro e di servizi per l'impiego, integrate ed adeguate alla
riforma del titolo V della Costituzione, alla normativa comunitaria e
statale e allo Statuto, introducendo nuove norme nell'attuale contesto di
trasformazione del mercato del lavoro e delle sue regole. ''Il riassetto
complessivo della normativa sul lavoro - afferma la presidente Bresso -
rientrava nel nostro programma di governo, perche' era necessario rivedere
una legislazione ormai 'invecchiata'. Una legge unica su questa materia
facilita la gestione di norme complesse, semplificandole e aggiornandole, e
assume una rilevanza ancora maggiore in un momento di crisi come quello
attuale che ripropone il tema del lavoro in modo drammatico. Mi auguro che
questo sia il preludio a un riordinamento della legislazione anche a livello
nazionale per ridefinire gli strumenti del welfare e del lavoro, ad esempio
ampliando le garanzie a tutela dei lavoratori atipici e temporanei come
abbiamo chiesto al Ministro Scajola''.
''La legge approvata oggi - dichiara l'assessore regionale al Lavoro, Teresa
Angela Migliasso - intende promuovere l'occupazione, la sua qualità e
stabilita', la sicurezza del lavoro e sul luogo di lavoro, valorizzando il
ruolo degli enti locali e riconoscendo l'importanza del metodo della
concertazione con le parti sociali, perseguendo la lotta al lavoro nero,
come pre-requisito per combattere ogni forma di sfruttamento, promuovendo la
responsabilita' sociale delle imprese. La nuova normativa si propone inoltre
di rimuovere ogni ostacolo alla parità di accesso e alle discriminazioni di
qualunque tipo, nel concreto rispetto dei principi costituzionali e
comunitari troppo spesso disattesi''.
Le politiche regionali si baseranno in particolare su tutela, sicurezza,
dignità del lavoro e centralità della persona, con l'obiettivo: di
consentire a tutti l'accesso al mercato del lavoro in condizioni di
regolarità, rispetto a quanto stabilito dalla legge e dai contratti
collettivi, promuovendo l'adattabilità, l'occupabilità, l'imprenditorialità
e le pari opportunità, di promuovere condizioni lavorative continuative e
stabili, contrastando la precarizzazione del lavoro e le azioni per
incrementare l'occupazione, attraverso misure di sostegno ai datori di
lavoro privati che creino occupazione stabile. Ed ancora: di ridurre le
disuguaglianze, incoraggiando l'inserimento, il reinserimento e la
permanenza nel lavoro delle persone a rischio di esclusione sociale e in
particolare dei soggetti svantaggiati, di realizzare azioni volte a favorire
le pari opportunità tra uomo e donna in materia di accesso e permanenza nel
mercato del lavoro e di progressione nella carriera lavorativa, di
permettere una migliore conciliazione della vita professionale e della vita
familiare, di sostenere l'autoimpiego, tramite lo sviluppo
dell'imprenditorialità' e la valorizzazione della professionalità delle
persone, di promuovere interventi ed iniziative volti alla riduzione dei
rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori e rafforzare la
prevenzione in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.
''Con questa legge - conclude l'assessore Migliasso - vogliamo contribuire a
supportare le grandi trasformazioni avvenute ed ancora in atto nell'economia
della nostra Regione, sostenendo le persone nei loro percorsi lavorativi e
di vita e valorizzandole come prima risorsa dell'impresa nella competizione
globale''.
Fonte: asca.it
"Vivere la sicurezza per non morire sul
lavoro"
Le leggi
cambiano ma il numero degli infortuni non scende. In Italia, dagli anni
Novanta a oggi, il trend è rimasto lo stesso: più di mille i morti all'anno
e più di un milione gli incidenti sui luoghi di lavoro. Vittime giovani,
giovanissime a volte. Eppure nel tempo le norme sono aumentate e le regole
rinnovate. Che cosa non funziona dunque? Se lo sono chiesti oggi gli esperti
e i docenti che hanno partecipato al seminario, dedicato alle norme del
nuovo testo unico sulla sicurezza, organizzato dal collegio e
dall'associazione dei periti industriali della provincia di Varese in
collaborazione con il Dipartimento ambiente-salute e sicurezza
dell'università degli studi dell'Insubria.
Anche Varese non migliora - Nel 2007, secondo i dati dell'Inail provinciale,
gli infortuni denunciati sono stati 14.322: un dato praticamente invariato
rispetto a quello del 2006. Gli infortuni mortali invece sono sono stati 11,
meno dei 16 del 2006 e più dei 10 del 2005. Non ci sono settori esclusi da
questo triste bilancio: nell'agricoltura, in provincia di Varese, gli
infortuni sono stati 195, contro i 13.819 del più ampio settore
dell'industria e dei servizi e i 308 dei dipendenti pubblici. Non cala
inoltre il dato dei lavoratori stranieri che subiscono incidenti sul lavoro:
nel 2007 a Varese i casi di questo tipo sono stati più di 2.300. Gli
immigrati vittime di incidenti mortali sul lavoro sono stati 5, vale a dire
la metà del totale.
Da Seveso alla Thyssen - «In Italia abbiamo cominciato a riflettere sul tema
della sicurezza dal caso dell'Icmesa a Seveso nel 1976 - ha spiegato Mario
Banfi, consigliere del collegio periti industriali e periti industriali
laureati della provincia di Varese -. Ci sono morti che fanno più notizia di
altre ma di fronte a una realtà come quella italiana rimane solo il
silenzio: ogni giorno si verificano 2500 incidenti, muoiono 3 persone e 27
rimangono invalidi permanenti».
Cambiare la "cultura" non basta - «Il 76 per cento degli incidenti è causato
da comportamenti imprudenti - ha aggiunto Banfi -. Il comportamento è ciò
che una persona fa per essere sicura o esporre se stesso a rischio. Per
questo occorre integrare i programmi di prevenzione con un lavoro
psicologico di sicurezza comportamentale. È il nostro modo di pensare che
deve cambiare».
Imparare la sicurezza - «La cultura della sicurezza va vissuta come una
scelta individuale di vita esportata all'esterno dell'impresa per
avvantaggiare tutti e per contribuire a diminuire il rischio di incidenti -
ha commentato Giorgio Tilli - presidente del collegio -. Possedere una
cultura della sicurezza significa avere un atteggiamento attivo,
partecipativo nei confronti della prevenzione degli infortuni e della tutela
della salute, significa applicare con attenzione e le regole comprendendone
il valore e assumere in prima persona la responsabilità e condividerla».
Fonte: varesenews.it
Decreto 81/08: sugli obblighi del
lavoratore autonomo
Quali
gli obblighi del lavoratore autonomo secondo le disposizioni del decreto
81/08? Sussiste l’obbligo di sottoporsi a sorveglianza sanitaria e di
frequentare corsi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro?
Da una prima e superficiale lettura dell’art. 21 del D. Lgs. 9/4/2008 n. 81,
contenente il Testo Unico in materia di salute e di sicurezza sul lavoro,
sembrerebbe che i lavoratori autonomi che compiono opere o servizi ai sensi
dell'art. 2222 del codice civile siano obbligati ad ottemperare
esclusivamente a quegli adempimenti indicati esplicitamente nel comma 1
dello stesso articolo e cioè ad utilizzare attrezzature di lavoro in
conformità alle disposizioni di cui al Titolo III del D. Lgs. n. 81/2008
(lettera a), a munirsi di dispositivi di protezione individuale ed
utilizzarli conformemente alle disposizioni di cui al titolo III dello
stesso D. Lgs. (lettera b) ed a munirsi di apposita tessera di
riconoscimento corredata di fotografia, contenente le proprie generalità,
nel caso in cui effettuino la loro prestazione in un luogo di lavoro nel
quale si svolgano attività in regime di appalto o subappalto (lettera c). Le
cose però non stanno così e ciò discende da un esame più approfondito e da
una lettura più integrale del citato D. Lgs. n. 81/2008, né avrebbe senso
una interpretazione delle disposizioni di legge così limitativa anche alla
luce degli indirizzi forniti dalla legge delega 3/8/2007 n. 123 e della
logica della prevenzione in base alla quale deve essere garantita la salute
e la sicurezza di tutti i lavoratori e di tutti coloro che prestano la
propria attività lavorativa nei luoghi di lavoro.
Si osserva preliminarmente che le disposizioni contenute nel D. Lgs. n.
81/2008, secondo quanto indicato nell’art. 3 comma 4 dello stesso decreto e
relativo al suo campo di applicazione, “si applica a tutti i lavoratori e
lavoratrici, subordinati e autonomi, nonché ai soggetti ad essi equiparati,
fermo restando quanto previsto dai commi successivi del presente articolo”
il quale al comma 11 precisa in più che “nei confronti dei lavoratori
autonomi di cui all'articolo 2222 del codice civile si applicano le
disposizioni di cui agli articoli 21 e 26“.
È evidente quindi che il legislatore, anche per dar corso alle indicazioni
contenute nella già citata legge delega n. 123/2007, ha voluto, ai fini
della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e dell’applicazione
delle norme di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali,
equiparare i lavoratori autonomi di cui all'articolo 2222 del codice civile
agli altri lavoratori imponendo di conseguenza a questi gli stessi obblighi
che il decreto medesimo pone a carico di tutti gli altri lavoratori, fermo
restando ovviamente il rispetto delle disposizioni che sono ad essi
destinati specificatamente e contenute sia nell’art. 21, che detta delle
prescrizioni specifiche oltre che per i componenti delle imprese familiari
anche per i lavoratori autonomi, che nell’art. 26 il quale impone degli
obblighi a carico anche degli stessi lavoratori autonomi nel caso di
contratti d’appalto, d’opera o di somministrazione.
Da quanto sopra detto sembra evidente quindi che il lavoratore autonomo
debba adempiere agli obblighi che il D. Lgs. n. 81/2008 con l’art. 20 pone a
carico di tutti i lavoratori. In tale articolo, peraltro, al comma 1 viene
precisato che “ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e
sicurezza e di quelle delle altre persone presenti sul luogo di lavoro su
cui ricadono gi effetti delle sue azioni o omissioni” e fra i suddetti
obblighi è possibile riscontrare appunto al comma 2 lettera h) quello di
partecipare ai programmi di formazione e di addestramento ed al comma 2
lettera i) quello di sottoporsi ai controlli sanitari previsti dallo stesso
D. Lgs. o comunque disposti dal medico competente.
La convinzione, a dire il vero abbastanza diffusa, che il lavoratore
autonomo non abbia l’obbligo di sottoporsi alla formazione ed alla
sorveglianza sanitaria in relazione ai rischi della propria attività
lavorativa deriva da quella che si ritiene una imprecisione del legislatore
che li avrebbe dovuti inserire esplicitamente nell’articolo 21 del D. Lgs.
n. 81/2008 assieme agli obblighi in esso elencati al comma 1 nonché da una
frettolosa lettura del comma 2 dello stesso articolo che indica che i
soggetti di cui al comma 1, fra i quali appunto i lavoratori autonomi, hanno
facoltà di:
“a) beneficiare della sorveglianza sanitaria secondo le previsioni di cui
all'articolo 41, fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali;
b) partecipare a corsi di formazione specifici in materia di salute e
sicurezza sul lavoro, incentrati sui rischi propri delle attività svolte,
secondo le previsioni di cui all'articolo 37, fermi restando gli obblighi
previsti da norme speciali”.
È del tutto evidente ora che la facoltà che il legislatore esprime al comma
2 non è quella di sottoporsi alla sorveglianza sanitaria in relazione ai
rischi specifici della propria attività ed alla formazione incentrata sui
rischi medesimi, che come già detto si ritengono obbligatorie, bensì di
poter “beneficiare”, per dar corso alla sua autotutela, della sorveglianza
sanitaria sottoponendosi a visita medica, a proprie spese, da parte del
medico competente del datore di lavoro che lo ospita, così come avviene per
qualsiasi altro lavoratore che è alle sue dipendenze, e di poter altresì
“partecipare”, sempre a sue spese, ai corsi di formazione specifica in
materia di salute e di sicurezza sul lavoro ai quali il datore di lavoro che
lo ospita avvia i propri lavoratori dipendenti.
Una conferma di quanto sopra sostenuto in merito agli obblighi che il Testo
Unico ha inteso porre a carico dei lavoratori autonomi discende, infine,
dalla lettura dell’allegato XVII al Testo Unico medesimo riportante la
documentazione che sia le imprese che i lavoratori autonomi devono
rilasciare, in caso di appalto, al datore di lavoro committente prima
dell’inizio dei lavori al fine di consentire allo stesso la verifica della
loro idoneità tecnico-professionale prevista dall’art. 26 comma 1 lettera a)
del D. Lgs. n. 81/2008, riportante gli obblighi connessi ai contratti
d’appalto o d’opera o di somministrazione, e per quanto riguarda i cantieri
temporanei o mobili prevista dall’art. 90 comma 9 lettera a) a carico del
committente per conto del quale viene realizzata l’intera opera.
In tale allegato XVII, infatti, al comma 2 fra la documentazione che i
lavoratori autonomi devono almeno esibire al committente vengono
esplicitamente indicati alla lettera d) gli “attestati inerenti la propria
formazione e la relativa idoneità sanitaria previsti dal presente decreto
legislativo”, documentazione che nel caso dei cantieri temporanei o mobili
il committente è obbligato fra l’altro a trasmettere, ai sensi dell’art. 90
comma 9 lettera c) all’amministrazione competente, prima dell’inizio dei
lavori oggetto del permesso di costruire o della denuncia di inizio
attività.
Con la lettura dell’allegato XVII il quale, benché richiamato esplicitamente
dal Titolo IV per la verifica dell’idoneità tecnico-professionale delle
imprese operanti nei cantieri temporanei o mobili, si deve intendere
applicabile, essendo contenuto nell’ambito dello stesso Test Unico, anche
per la verifica tecnico-professionale di tutte le attività imprenditoriali
di cui all’art. 26 del Titolo I dello stesso D. Lgs. 81/08 si ritiene in
definitiva che non ci sia più spazio per qualsiasi altra interpretazione e
che sia stato definitivamente sciolto qualsiasi dubbio in merito agli
obblighi a carico dei lavoratori autonomi sia della sorveglianza sanitaria,
se necessaria, che della formazione specifica in materia di salute e
sicurezza sul lavoro.
Fonte: porreca.it
Coop - Accordi per la sicurezza sul
lavoro
Sicurezza sul lavoro, intesa fra
Inail e il mondo delle cooperative.
L’Inail ha firmato due convenzioni con l’Unci, l′Unione Nazionale
Cooperative Italiane e con Agci, Associazione Generale Cooperative Italiane.
L’obiettivo degli accordi è diffondere nelle imprese associate la cultura
della prevenzione nei luoghi di lavoro, attraverso il coinvolgimento dei
lavoratori stessi. Si intende mirare allo sviluppo di strumenti che
favoriscano e premino le azioni di prevenzione e la diffusione della cultura
della sicurezza nelle imprese cooperative.
I promotori dell’intesa procederanno analizzando dell′andamento
infortunistico delle cooperative per individuare i settori che necessitano
di interventi e definire piani di attività ad hoc. Prevista la
collaborazione delle organizzazioni sindacali nazionali e locali.
I piani operativi verranno definiti congiuntamente da Inail e le due
associazioni attraverso equipe miste. In base all′accordo, gli interventi
effettivamente realizzati nell′ambito delle singole cooperative associate
per aumentare gli standard di sicurezza sul luogo di lavoro verranno
valutati caso per caso dall′Inail ai fini della riduzione del tasso di
premio assicurativo.
Sara Agostini, Segretario Generale Unci, nel corso dell’audizione presso la
Commissione Parlamentare d’inchiesta del Senato, sul fenomeno degli
infortuni sul lavoro e delle morti bianche, ha affermato «la cultura della
prevenzione e della legalità non è soltanto un imperativo morale e sociale
ma anche economico, poiché si erge a fattore di competitività». Ha
aggiunto:«in materia di infortuni sul lavoro, con particolare riguardo alle
cosiddette morti bianche, l’Unci ritiene che la cooperazione possa
rappresentare il battistrada valoriale da cui attingere le best practices
per l’affermazione di una vera cultura della salute e sicurezza sul lavoro.
Le cooperative, infatti, assumendo l’autogestione come modalità prioritaria
del fare impresa, puntano ad una maggiore attenzione alle regole che
disciplinano il lavoro».
Fonte: consorzioparsifal.it
INAIL - Libro unico del lavoro
Direzione
Centrale Rischi
Ufficio Tariffe
Prot. 60010.09/12/2008.0009159
Roma, 9 dicembre 2008
ALLE STRUTTURE CENTRALI E TERRITORIALI
Oggetto: Libro unico del lavoro
Vidimazione in procedura GRA
Datori di lavoro non presenti nella banca dati INAIL
Stampa laser
Numerazione unitaria - Procedura telematica.
Si fa seguito alla precedente nota del 10 settembre 20081 per fornire le
previste ulteriori istruzioni in tema di vidimazione del Libro unico del
lavoro.
1) VIDIMAZIONE IN PROCEDURA GESTIONE RAPPORTO ASSICURATIVO (GRA)
È in corso la modifica delle modalità di registrazione al fine di adeguarle
alle nuove esigenze imposte dall'entrata in vigore delle nuove norme.
In particolare, la vidimazione verrà registrata con riferimento al "Codice
Cliente" e non più alla Posizione Assicurativa Territoriale (PAT) e sarà
adottata esclusivamente con le modalità proprie della stampa laser ovvero
della vidimazione su fogli mobili a ciclo continuo.
Le modifiche apportate in procedura GRA nella maschera relativa alla
vidimazione, in linea con la nuova normativa in tema di Libro unico del
lavoro, saranno specificate in un'apposita nota tecnica che verrà diramata a
tutte le Strutture.
2) DATORI DI LAVORO NON PRESENTI NELLA BANCA DATI INAIL
Il decreto ministeriale di attuazione del Libro unico del lavoro2 individua
l'INAIL come unico ente preposto ad effettuare la vidimazione, anche nel
caso quindi dei datori di lavoro che provvedevano alla vidimazione presso
altri Istituti (es. i datori di lavoro agricoli).
Per poter vidimare il Libro unico del lavoro di detti soggetti, nonché
procedere alla registrazione dell'avvenuta vidimazione in procedura GRA, è
necessario che i datori di lavoro attualmente non presenti nella nostra
Banca dati forniscano tutti i dati necessari.
A tal fine, il titolare o il delegato della ditta non presente nella nostra
Banca dati deve registrarsi sul sito dell'Istituto al seguente percorso:
- sull'home page del sito www.inail.it
entra in "Registrazione"
- "Registrazione utente generico"
- compila con i suoi dati la maschera "Registrazione utente generico" e,
infine, clicca su "SALVA".
L'utente che si è registrato
riceverà all'indirizzo e-mail che ha indicato nella maschera "Registrazione
utente generico" un messaggio con l'indicazione di una password. Con il
proprio codice fiscale e la password, entrerà sul sito www.inail.it in
"Punto Cliente", dove compilerà una maschera con tutti i dati anagrafici
della Ditta. A questo punto, verrà attribuito alla Ditta il numero di
"Codice Cliente" ed un numero di pin (4 cifre) .
Qualora il titolate o il delegato della Ditta abbia difficoltà ad eseguire
le sopraindicate operazioni, può rivolgersi ad una qualsiasi Sede
dell'Istituto. Sarà l'operatore della Sede che, sostituendosi al datore di
lavoro, effettuerà tutto il percorso sopra riportato fino all'attribuzione
del numero di "Codice Cliente" e del pin. Naturalmente, l'operatore Inail
dovrà indicare nella schermata "Registrazione utente generico" il proprio
indirizzo e-mail (es.: m.rossi@inail.it).
Nel caso in cui un datore di lavoro si rivolga ad un consulente già
autorizzato all'accesso su "Punto Cliente", sarà il consulente medesimo ad
inserire su "Punto Cliente" i dati anagrafici della Ditta, come sopra
riportato, fino ad acquisire il "Codice Cliente".
Con il "Codice Cliente" attribuito alle Ditte in questione, è possibile
precedere alla vidimazione del Libro unico del lavoro ed alla conseguente
registrazione della vidimazione in procedura GRA.
Si informa che il numero di "Codice Cliente" di questa tipologia di Ditte
inizierà dal n. 48.000.000.
3) STAMPA LASER
Per questo sistema di vidimazione del Libro unico del lavoro, è prevista
un'autorizzazione preventiva, da parte dell'INAIL, alla stampa e generazione
della numerazione automatica3.
Attualmente le Sedi dell'Istituto autorizzano ai singoli Utenti un
fac-simile di tracciato che deve contenere tutti i campi per effettuare le
registrazioni obbligatorie previste per il Libro unico del lavoro4, nonché i
campi utili ai fini della vidimazione (logo INAIL, data e ora di stampa,
numero progressivo della pagina, numero di autorizzazione, data di
autorizzazione e codice della Sede Inail che ha rilasciato
l'autorizzazione).
Ad oggi, i dati contenuti nel Libro unico determinano un tracciato diverso
da quello del preesistente libro paga. La conseguenza, sul piano operativo,
è che gli Utenti già autorizzati alla vidimazione in fase di stampa laser
del libro paga dovrebbero richiedere una nuova autorizzazione.
A tale riguardo, ai fini di una semplificazione degli adempimenti e in
considerazione dell'esigenza di agevolare sia gli Utenti, sia le Sedi
territoriali, è stato previsto il rilascio di una autorizzazione preventiva
direttamente alle case di software sui vari tracciati dalle stesse elaborati
e posti in uso.
La richiesta di autorizzazione va inoltrata esclusivamente via e-mail da
parte della società di software, anche per il tramite della propria
associazione di categoria, alla Direzione Generale dell'INAIL - Direzione
Centrale Rischi, entro il 31 gennaio 2009 per la prima applicazione, ovvero
entro il mese precedente la messa in uso per le successive eventuali
innovazioni.
A rilasciare l'autorizzazione sarà la Direzione Generale INAIL - Direzione
Centrale Rischi, alla cui e-mail istituzionale
(dcrischi@inail.it) le case di
software potranno produrre le proprie richieste di autorizzazione a partire
dalla data di emanazione della presente nota. I fogli che compongono il
Libro unico del lavoro recheranno in calce la seguente dicitura:
"Autorizzazione Inail n...... del .......".
Si provvederà a costruire un archivio informatico delle autorizzazioni
rilasciate ai tracciati prodotti dalle case di software.
Pertanto, gli Utenti già autorizzati alla vidimazione in fase di stampa
laser che utilizzeranno uno di questi tracciati non dovranno chiedere una
nuova autorizzazione, né dovranno fare alcuna comunicazione all'Istituto.
Gli organi di vigilanza potranno prendere atto dal testo stesso del Libro
unico del lavoro, che esiste una autorizzazione concessa direttamente alle
case di software.
Gli Utenti che per la prima volta chiedono l'autorizzazione alla vidimazione
in fase di stampa laser e che utilizzano un tracciato pre-autorizzato dalla
Direzione Generale dovranno limitarsi ad inviare una comunicazione in tal
senso ad una Sede dell'Istituto, la quale provvederà ad inserire
l'informazione in procedura GRA. In tale comunicazione individueranno il
nome e il codice di riconoscimento e gli estremi dell'autorizzazione
centralizzata rilasciata dall'Istituto.
Resta fermo, che gli Utenti che non utilizzeranno questi tracciati
pre-autorizzati, dovranno recarsi presso le Sedi INAIL per ottenere
l'autorizzazione anche se sono già in possesso di autorizzazione alla
vidimazione in fase di stampa laser del libro paga; questo perché, come già
detto, il tracciato del Libro unico del lavoro è diverso da quello del
vecchio libro paga. Le modalità di richiesta e di rilascio
dell'autorizzazione in questo caso sono le stesse già individuate con nota
del 10 settembre 2008.
Si fa infine presente che, in riferimento al tracciato autorizzato del Libro
unico del lavoro, qualora "rimangono fermi i contenuti e cambia soltanto la
distribuzione grafica e l'esposizione dei dati non si configura un nuovo
tracciato"5.
4) NUMERAZIONE UNITARIA
Il decreto ministeriale di attuazione del Libro unico del lavoro prevede che
la gestione della numerazione unitaria avvenga esclusivamente per via
telematica6. È stata, pertanto, predisposta apposita procedura informatica.
Detta procedura verrà collaudata in data 10 dicembre 2008 e sarà operativa a
decorrere dal 12 dicembre 2008.
Preliminarmente, si rammenta che possono chiedere l'autorizzazione alla
numerazione unitaria del Libro unico del lavoro gli iscritti nell'albo dei
consulenti del lavoro, i professionisti e gli altri soggetti di cui all'art.
1, commi 1 e 4, della legge n. 12/1979.
4.1 SOGGETTI GIÀ AUTORIZZATI ALLA NUMERAZIONE UNITARIA
I soggetti già autorizzati alla numerazione unitaria del preesistente libro
paga, non debbono chiedere una nuova autorizzazione. Sono, comunque, tenuti
a comunicare all'INAIL, entro il 31 dicembre 2008, l'elenco dei datori di
lavoro assistiti7.
Detta comunicazione avverrà per via telematica effettuando il seguente
percorso:
- www.inail.it
- accedere con nome utente e password in "Punto Cliente"
- entrare nella nuova funzione "Libro unico - Gestione della numerazione
unitaria"
- inserire il codice dell'autorizzazione già concessa
- viene visualizzata una lista di datori di lavoro che risultano essere
assistiti dal soggetto già autorizzato alla numerazione unitaria. In questa
lista, deve essere apposta una spunta accanto ai datori di lavoro assistiti
dal soggetto autorizzato, ai fini della numerazione unitaria. Potranno,
inoltre, essere inserite nuove aziende assistite, sempre ai fini della
numerazione unitaria. Accanto ad ogni azienda assistita deve essere spuntato
il campo che individua la modalità di vidimazione del Libro unico del lavoro
(stampa laser ovvero fogli mobili a ciclo continuo)
- confermare.
Si fa presente che, qualora
debba essere inserita la delega di un'azienda non presente nella Banca dati
INAIL (es.: datore di lavoro agricolo), l'azienda deve preventivamente
eseguire la procedura di registrazione indicata nel precedente paragrafo 2
"Datori di lavoro non presenti nella Banca dati INAIL" fino all'attribuzione
del numero di Codice Cliente e del pin.
Effettuato tutto il percorso sopra indicato, viene visualizzata una
comunicazione firmata dal Direttore Centrale Rischi che indica il nuovo
codice di autorizzazione alla numerazione unitaria. Detto codice di
autorizzazione è dato a carattere nazionale e sostituisce il precedente
codice di autorizzazione dato a livello locale dalla Sede INAIL che gestiva
la pratica. La comunicazione può essere stampata dall'Utente e visualizzata
anche inseguito su "Punto Cliente".
Le Strutture in indirizzo sono invitate ad una verifica formale delle
autorizzazioni alla numerazione unitaria già concesse fino alla data della
presente ed a portare a conoscenza della scrivente Direzione, entro e non
oltre il 15 gennaio 2009, eventuali situazioni non rispondenti a norma.
4.2 NUOVA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE ALLA NUMERAZIONE UNITARIA
La richiesta di autorizzazione alla numerazione unitaria del Libro unico del
lavoro deve essere presentata per via telematica.
I soggetti che debbono chiedere l'autorizzazione, accedono con nome utente e
password su "Punto Cliente".
I soggetti che non sono autorizzati all'accesso su "Punto Cliente" debbono,
preventivamente, recarsi ad una Sede INAIL al fine di fornire le proprie
credenziali e farsi assegnare il pin e la password utili per accedere ai
Servizi online. A questo punto, si collegano sul sito INAIL, entrano in
"Punto Cliente" e terminano la registrazione.
Per chiedere l'autorizzazione alla numerazione unitaria, deve essere
effettuato il seguente percorso:
-
www.inail.it
- accedere con nome utente e
password in "Punto Cliente"
- entrare nella nuova funzione
"Libro unico - Gestione della numerazione unitaria"
- compilare la maschera di
richiesta di autorizzazione
- compilare l'elenco dei datori
di lavoro assistiti ed accanto ad ogni datore di lavoro spuntare il campo
che individua la modalità di tenuta del Libro unico del lavoro
- confermare (la conferma
equivale ad una formale richiesta di autorizzazione).
Come già detto al precedente
paragrafo, qualora debba essere inserita la delega di un'azienda non
presente nella Banca dati INAIL (es.: datore di lavoro agricolo), l'azienda
deve preventivamente eseguire la procedura di registrazione indicata nel
paragrafo 2 "Datori di lavoro non presenti nella Banca dati INAIL" fino
all'attribuzione del numero di Codice Cliente e del pin.
Effettuato tutto il percorso, viene visualizzata l'autorizzazione alla
numerazione unitaria firmata dal Direttore Centrale Rischi con indicato il
codice di autorizzazione. Detta autorizzazione può essere stampata
dall'Utente e visualizzata anche in seguito su "Punto Cliente".
4.3 GESTIONE DELLA NUMERAZIONE UNITARIA
I soggetti autorizzati alla numerazione unitaria del Libro unico del lavoro
devono comunicare all'INAIL, entro 30 giorni:
la formalizzazione dell'incarico da parte di un nuovo datore di lavoro
la cessazione dell'incarico da parte di uno dei datori di lavoro già
comunicato all'INAIL8.
Anche queste comunicazioni devono essere fatte per via telematica dai
soggetti autorizzati alla numerazione unitaria, effettuando il seguente
percorso:
accedere con nome utente e password su "Punto Cliente"
entrare nella funzione "Libro unico - Gestione della numerazione unitaria"
inserire il codice dell'autorizzazione alla numerazione unitaria
viene visualizzata la lista di datori di lavoro assistiti. Aggiungere i
nuovi e/o deselezionare i datori di lavoro per i quali si comunica la
cessazione dell'incarico, compilando gli appositi campi data fine/data
inizio
confermare.
Si informa, infine, che è in corso apposita implementazione procedurale che
consentirà di ottenere con un unico provvedimento l'autorizzazione alla
numerazione unitaria ed alla stampa laser.
IL DIRETTORE CENTRALE
f.to (dr. Fernando Giannoni)
Note:
1- Nota della Direzione Centrale Rischi - Ufficio Tariffe (prot.
60010.10/09/2008.0007095): "Libro unico del lavoro - Vidimazione".
2- DM 9 luglio 2008, art. 1.
3- DM 9 luglio 2008, art. 1, comma 1, lettera b).
4- DL n. 112/2008 convertito con modificazioni nella legge n. 13372008, art.
39, commi 1 e 2.
5- "Vademecum sul Libro unico del lavoro" del Ministero del lavoro, della
salute e delle politiche sociali del 5.12.2008.
6- DM 9 luglio 2008, art. 2.
7- V. circolare del Ministero del Lavoro, della salute e delle politiche
sociali n. 20/2008, paragrafo "Numerazione unitaria".
8- DM 9 luglio 2008, art. 2, punto c).
Fonte: INAIL
Libro Unico del Lavoro: On line il
Vademecum che risponde ai quesiti tecnici
In vista della scadenza
del regime transitorio e dell’entrata in vigore del Libro Unico del Lavoro,
prevista per il 16 febbraio 2009, il Vademecum del Ministero risponde punto
per punto ai quesiti tecnici e di dettaglio.
•
Vademecum sul Libro Unico del Lavoro
(formato .pdf 123,04 Kb)
Per approfondimenti:
• vai al
DM del 9 luglio 2008 (formato .pdf 20,74 Kb)
• vai alla
Circolare n. 20 del 21 agosto 2008 (formato
.pdf 3,16 Kb)
• vai alla
notizia del 26 giugno 2008
Fonte: lavoro.gov.it
La Provincia DI Ferrara contro le morti
sul lavoro: Approvato all’unanimità odg in Castello
In chiusura di seduta il Consiglio provinciale ha approvato all’unanimità un
Ordine del Giorno con procedura d’urgenza sul tema degli incidenti sul
lavoro. Il documento, sottoscritto da Sergio Guglielmini (Pd) e Fausto
Balboni (An) è stato letto in aula dallo stesso consigliere Guglielmini.
“Il 12 ottobre - recita il documento - si è celebrata la 58° giornata
nazionale degli incidenti sul lavoro. Considerato che ogni giorno in Italia
si verificano 2.500 incidenti sul lavoro, muoiono tre persone, che nel 2007
le morti bianche, secondo i dati Inail, sono state circa 1170 (…), si
invitano Governo e Regione Emilia Romagna a procedere celermente
all’emanazione di tutti quei decreti attuativi e leggi necessari a dare
piena efficacia ai contenuti del nuovo Testo Unico in materia di sicurezza e
salute nei luoghi di lavoro (….). Il Consiglio ribadisce il suo impegno
sostenendo e invitando il presidente e la Giunta provinciale a proseguire
convintamente nella propria azione sensibilizzatrice sul tema attraverso
azioni concrete e condivise e ritiene indispensabile che la Provincia, in
tutte quelle circostanze in cui questo sia richiesto, continui a
rappresentare sul territorio un soggetto istituzionale responsabile
dell’attivazione di politiche efficaci, al fine di potere incidere
profondamente sul fenomeno e attenuarne significativamente l’incidenza”.
Il documento è stato approvato all’unanimità: 22 presenti, 22 favorevoli.
Fonte: estense.com
SICILIA/LAVORO: ANCE CONSEGNA A REGIONE
'PREZZIARIO DELLA SICUREZZA'
Palermo, 10 dic - In Sicilia la sicurezza nei cantieri diventa primaria
nell'esecuzione delle opere pubbliche. Il presidente regionale dell'Ance
Sicilia, Salvatore Arcovito, ha consegnato ieri all'assessore regionale ai
Lavori pubblici, Luigi Gentile, e al dirigente generale dell'Ispettorato
tecnico, Alessandra Russo, il ''Prezziaro della sicurezza nelle opere
pubbliche'', che comprende, voce per voce, tutti i costi delle misure di
sicurezza da prevedere nell'esecuzione delle opere pubbliche.
''Finora nei bandi era genericamente prevista una percentuale sull'importo
totale, da destinare a misure di sicurezza nei cantieri un po' a discrezione
- ha spiegato il presidente Arcovito - adesso viene indicata ogni singola
misura che deve essere applicata nell'esecuzione di ogni specifica attivita',
e il suo relativo costo. Essendo la sicurezza un bene primario, il
''Prezziario' fa si' che anche queste voci vengano regolarmente remunerate.
E' un precedente importante, perche' rende ordinario un concetto culturale
che finora era stato considerato straordinario''.
Fonte: asca.it
FVG: ROSOLEN, RIDURRE INFORTUNI LAVORO DI
5 MILA UNITA'
Trieste, 10 dic - Ridurre di ulteriori 5 mila unita' gli infortuni sul
lavoro in Friuli Venezia Giulia, dopo che nell'ultimo quinquennio sono gia'
calati di poco meno di 3 mila. L'obiettivo dell'Amministrazione regionale e'
stato riconfermato dall'assessore al Lavoro Alessia Rosolen, in coincidenza
con la presentazione, avvenuta oggi in un convegno alla Stazione marittima
di Trieste, del ''Rapporto 2007 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro nel
Friuli Venezia Giulia'' predisposto dell'INAIL (Istituto nazionale per
l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro).
L'assessore ha ricordato i positivi risultati della collaborazione tra la
direzione Lavoro della Regione e la sede INAIL del Friuli Venezia Giulia,
che ha permesso di istituire un premio per le aziende che si sono distinte
nel campo della sicurezza, e di avviare un corso sperimentale sul tema
''Progettare e gestire la sicurezza sui luoghi di lavoro''.
Ma il problema va affrontato a partire dalle sue cause prime, che risiedono
- secondo l'assessore - in una ''cattiva flessibilizzazione'', cioe' nella
scarsa preparazione dei lavoratori al momento del loro ingresso nel luogo di
lavoro.
La Regione ha anche costituito un Fondo di solidarieta' delle vittime degli
incidenti sul lavoro. Le risorse europee dell'Obiettivo 2 gia' stanziate nel
2008 per la formazione e l'informazione per la sicurezza hanno raggiunto i
250 mila euro, mentre e' previsto un trasferimento dal parte del ministero
del Lavoro di 922 mila euro. Si sta ipotizzando un aumento delle risorse
europee nel 2009. Il ''Rapporto 2007'' dell'INAIL mette in luce come nel
Friuli Venezia Giulia vi siano stati lo scorso anno 28.055 infortuni sul
lavoro, in leggero calo rispetto al 2006, quando erano stati registrati
28.212.
Fonte: asca.it
Sicurezza nel settore agricolo - Arco e
cinture di sicurezza sui trattori
In questi ultimi anni nonostante lo sviluppo tecnologico, si è
riscontrato un forte incremento degli infortuni sul lavoro e non solo nell’
industria e nel settore edile. Nel settore agricolo spesso gli infortuni
sono sottovalutati.
In questi ultimi anni, nonostante lo sviluppo tecnologico, si è riscontrato
un forte incremento degli infortuni sul lavoro.
E’ evidente che si è allentata l’attenzione su questo particolare problema,
sia da parte dei datori di lavoro nell’investire in sicurezza, sia da parte
degli stessi dipendenti che svolgono con poca attenzione le proprie mansioni
incuranti delle disposizioni antinfortunistiche, spesso assenti.
Il problema colpisce tutti i settori, dall’industria all’edilizia al settore
agricolo, dove gravissimi infortuni sono causati dal cattivo uso dei
trattori agricoli.
Di fatto, molti infortuni hanno avuto esito mortale e sono attribuibili alla
mancanza “dell’Arco e delle cinture di sicurezza”, l’appropriato utilizzo
avrebbe potuto contenere la gravità dei danni.
E’ un vero allarme anche perché negli anni si ripete. In Trentino, gli
infortuni lavorativi mortali, per il settore agricoltura sono del 19% nel
periodo 1996 – 1997, dati dell’Osservatorio provinciale infortuni e malattie
professionali.
La nuova normativa sulla sicurezza, del 9 aprile 2008 nr. 81 Testo Unico, in
materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, pone
l’obbligo di utilizzare attrezzature di lavoro conformi alle specifiche
disposizioni legislative. In agricoltura, tra l’altro, pone l’obbligo
dell’uso di “Arco e cinture di sicurezza”. Tale obbligo (art. 21 comma1) è
rivolto anche ai lavoratori autonomi, oltre che alle imprese familiari, alle
società semplici nel settore agricolo ed a tutti i piccoli imprenditori.
Il trattore, quale mezzo agricolo e per le particolari condizioni di uso,
può risultare instabile, sovente porta al ribaltamento. Il ribaltamento il
più delle volte è improvviso, per questo è difficile che il conducente
riesca ad abbandonare il mezzo, subendo, purtroppo, una tragica conclusione.
Quindi la sola possibilità tecnica individuata per evitare lo schiacciamento
è proteggersi restando all’interno della struttura (Arco e cintura di
sicurezza) di sicurezza robusta e collaudata. Piccoli accorgimenti che chi
opera in agricoltura non può sottovalutare.
Fonte: agoravox.it
La sicurezza sul lavoro in Europa
L’Ue è carente per quanto riguarda le direttive sul lavoro, sicurezza e
prevenzione. La norme più importanti sono la Direttiva Sicurezza del 1989
(89/391/CEE), che prescrive regole per prevenire i rischi sul lavoro, e la
Direttiva Seveso (e successivi aggiornamenti) che impone mappatura,
controllo e regole più stringenti per gli impianti industriali più
pericolosi. Uno sguardo ad alcuni paesi europei.
Envia tramite e-mail Stampa -
Mettere il testo in grassetto Rimpicciolire il testo Bulgaria: l’Ispettorato
Generale del Lavoro nel 2006 ha riscontrato, nel solo settore edile, oltre
16mila violazioni delle norme sulla sicurezza e la salute dei lavoratori.
Gli ispettori possono fermare lavori e macchinari, rimuovere personale non
sufficientemente qualificato e avviare procedure penali e amministrative.
Francia: la normativa prevede una sanzione pecuniaria massima per ogni
azienda rea di omicidio colposo.
Germania: se un incidente è mortale o molto grave, la persona coinvolta (o i
parenti della vittima) riceve una compensazione in forma di pensione o di
somma forfettaria. Nel 2005, 31mila lavoratori ne hanno “beneficiato”. Nella
normativa tedesca non è previsto il reato di omicidio colposo in capo alle
aziende.
Italia: ai parenti delle vittime vengono riconosciuti danno patrimoniale e,
secondo una recente sentenza, morale. Non sono contemplate nei risarcimenti
le unioni civili. Il responsabile dell’azienda dove si verifica la morte può
rischiare – se ritenuto implicato nell’accaduto per la mancata osservanza
delle norme sulla sicurezza – l’imputazione di omicidio colposo (pena
minima: 2 anni di reclusione). Un nuovo provvedimento contenuto nel Testo
Unico in materia recentemente approvato impone responsabilità alle aziende
che ricorrono a sub-appalti, introducendo norme che riconducono la
responsabilità della sicurezza, e quindi degli eventuali infortuni,
all’azienda che concede l’appalto e non solo a quella che lo accetta.
Regno Unito: nel 2007 è stato approvato dal Parlamento Britannico il
Corporate Manslaughter And Corporate Homicide Act che codifica per la prima
volta l’imputabilità delle aziende negligenti per omicidio. Tra le misure
adottate come deterrente, la possibilità per il tribunale di imporre la
pubblicazione di un’eventuale condanna sui media, ma anche sul sito
principale dell’azienda. Il risarcimento medio ai familiari per morte sul
lavoro di un proprio parente è al di sotto delle 50mila sterline, la multa
più alta è stata di 15 milioni di sterline.
Romania: una nuova legge sulla salute e la sicurezza dei lavoratori è stata
approvata nel marzo del 2006, focalizzata sulle responsabilità dei datori di
lavoro.
Spagna: nel 2003 è stata approvata una riforma delle norme sui rischi del
lavoro. Prevede che qualora sussistano illeciti penali dell’azienda il
procedimento amministrativo – e quindi le sanzioni – venga sospeso fino al
giudizio penale. Le infrazioni più gravi vengono prescritte in 5 anni dalla
data in cui si verificano; la multa massima è di circa 820mila euro.
Svezia: al 2003 si contavano solo due casi di reclusione nei precedenti 27
anni in relazione alle responsabilità delle morti sul lavoro. Sono comunque
previste sanzioni amministrative. Nel 2002 è stato istituito uno speciale
comitato d’inchiesta (Arbetsmiljöverkets haverikommission) per lo studio di
tutti gli incidenti mortali e delle possibili cause.
Fonte: cafebabel.com
SICUREZZA LAVORO: DAMIANO, SACCONI NON
SMANTELLI STRUMENTI. LI USI
''Il ministro Sacconi riconferma, con un messaggio, l'impegno del governo
per la sicurezza sul lavoro. Noi a Torino eravamo presenti e abbiamo ancora
una volta raccolto, nel ricordo, il dolore dei familiari delle vittime, e
l'esigenza di un impegno ad attuare le leggi esistenti. Non vorremmo che la
ricorrente distinzione operata dal ministro tra 'adempimenti formali' e
'approccio per obiettivi' nascondesse in realta' l'intenzione di modificare
in modo sostanziale il testo unico sulla sicurezza, anziche' provvedere ad
una sua puntuale e progressiva applicazione''.
Lo ha affermato l'ex ministro del Lavoro Cesare DAmiano (Pd) aggiungendo che
''del resto la lotta al lavoro nero, alla precarieta' e il varo della legge
81, voluti dal precedente governo, hanno consentito oggettivamente di
raggiungere primi importanti risultati. Nella tragedia quotidiana
rappresentata dai morti sul lavoro va ricordato che il calo tra il 2006 e il
2007 di infortuni mortali passati da 1341 a 1207, e' la testimonianza che le
buone leggi possono produrre risultati anche se insufficienti. La lotta
contro il lavoro nero e' essenziale, l'emersione tra il 2006 e il 2007,
soltanto nel settore dell'edilizia, di almeno 200mila lavoratori, secondo i
dati dell'Inail, e' stato sicuramente un contributo per affrontare il
problema''.
''Ci auguriamo -ha detto ancora Damiano- che il governo applichi quanto gia'
previsto dal testo unico: il coordinamento dei controlli, la destinazione di
50 milioni di euro gia' stanziati per la formazione dei lavoratori, il fondo
a favore dei familiari delle vittime, che ha trovato anche grazie alla
nostra pressione una prima definizione, e l'attivazione delle convenzioni
con scuole ed universita' per l'insegnamento di questi temi ai giovani''.
''I contenuti le regole e le risorse ci sono, il governo passi all'azione
-ha concluso Damiano- senza rallentare l'applicazione o smantellare parte
dei contenuti. Questo vale anche per il decreto sui lavori usuranti''.
Fonte: asca.it
INFORTUNI LAVORO: BETTONI(ANMIL), METTERE
RISORSE PER LA SICUREZZA
Roma - A tre giorni dall'anniversario della tragedia della Thyssenkrupp,
continua la silenziosa strage di lavoratori: in questa giornata di lavoro
ancora non terminata, sono gia' 3 i morti e 2 i feriti gravi che lottano tra
la vita e la morte. Due di loro erano giovanissimi, avevano soltanto 20 e 21
anni: per i loro familiari non ci sara' alcun risarcimento. Ma il dramma
vissuto dalle vittime e dalle loro famiglie rischia di rimanere invisibile
al grande pubblico, perche' difficilmente trovera' spazio sui principali
mezzi di comunicazione, quasi come se esistessero morti di serie A e di
serie B, a seconda del maggiore o minore impatto mediatico degli incidenti
di cui sono stati vittime e, oggi, a riflettori spenti, delle loro vite e
delle loro famiglie probabilmente parleranno in pochi. Ecco perche', ha
detto il Presidente dell'ANMIL, Franco Bettoni, ''Riteniamo piu' che mai
necessaria una risposta forte che rompa gli schemi finora seguiti; e' tempo,
infatti, di prendere decisioni rapide e condivise, dimostrando concretamente
che l'obiettivo ''infortuni zero' rappresenta una vera priorita' per chi
governa il Paese, ricordando che le morti bianche non sono ne' di destra ne'
di sinistra''.
''Per questo - aggiunge Bettoni - occorre mettere tutte le risorse per la
sicurezza nei luoghi di lavoro, sia economiche che umane, sotto il governo
di un soggetto unico, che possa coordinare ed indirizzare efficacemente le
azioni di contrasto, prevenzione, formazione e informazione''.
''La quotidiana catena di morti sul lavoro - conclude il Presidente dell'ANMIL
- richiede interventi decisi sul fronte del coordinamento e del
potenziamento delle strutture di controllo e dell'apparato giudiziario,
nonche' rispetto all'utilizzo immediato delle risorse gia' stanziate per la
formazione e l'informazione dei lavoratori e per la promozione di una
autentica cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro, partendo dai banchi
di scuola''.
Fonte: asca.it
INFORTUNI LAVORO: UGL, MANCANZA DI
SICUREZZA RENDE TUTTI PIU' DEBOLI
Roma - ''La mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro non guarda in faccia
a nessuno, non fa discriminazioni in base all'eta' o alla nazionalita' o al
genere, rende chiunque vittima o comunque piu' debole.
Bisogna rispondere con forza e non solo con pene severe o con
l'intensificazione dei controlli, ma anche con una rivoluzione culturale, da
sempre auspicata dall'Ugl, che renda tutti piu' informati e responsabili''.
E' questo il commento del segretario confederale dell'Ugl, Paolo Varesi, in
merito ai diversi incidenti sul lavoro che si sono verificati oggi
aggiungendo che ''lo stillicidio delle morti e degli incidenti sul lavoro
non conosce tregua. Occorre mantenere alta l'attenzione facendo in modo che
tutti siano consapevoli, fin dalle scuole elementari, dagli imprenditori ai
lavoratori, dei diritti e dei doveri di cui sono titolari nello svolgimento
della loro quotidiana attivita'''.
''Da qui - sostiene Varesi - nasce la campagna per la raccolta di firme su
due petizioni popolari promosse dall'Ugl mirate a portare la sicurezza sul
lavoro come materia di insegnamento nelle scuole e a riportare nella
competenza esclusiva dello Stato tutta la normativa in materia al fine di
garantire uno standard di sicurezza piu' omogeneo in tutto il territorio
nazionale''.
Fonte: asca.it
Provincia Teramo inaugura nuova sede
settore lavoro
Teramo, 9 dic. (Adnkronos/Labitalia) - E' stata inaugurata a Teramo, alla
presenza del presidente della provincia, Ernino D'Agostino, dell'assessore
alle Politiche del Lavoro, Francesco Zoila, e delle autorita' locali, la
nuova sede del Settore Lavoro, in via Taraschi 9 (ex Casa dello Sport). ''Il
ruolo del settore lavoro e formazione professionale -ha dichiarato a
LABITALIA il presidente D'Agostino- e' fondamentale all'interno
dell'amministrazione provinciale e non e' concepibile nessuna politica di
sviluppo del territorio, se non supportata dalle azioni per il lavoro e la
formazione''.
D'Agostino ha ricordato che, proprio nell'ambito delle politiche per il
lavoro, la provincia di Teramo si contraddistingue per ''una progettualita'
innovativa''. ''Puntiamo molto sul progetto 'Safer', un progetto -ha
spiegato- sulla sicurezza sul lavoro condiviso da molti partner, pubblici e
privati. E pensiamo all'occupazione, soprattutto dei giovani, con tirocini
formativi e borse lavoro, mentre per coloro che hanno perso il lavoro
puntiamo a incentivi per il reimpiego''. ''Quella inaugurata oggi -ha detto
l'assessore Zoila- e' una nuova infrastruttura, che ci eravamo impegnati ad
aprire entro Natale. Abbiamo, dunque, mantenuto la promessa''. Zoila ha
sottolineato che ''c'e' stata una precisa volonta' politica perche' la
provincia di Teramo e' impegnata a innovare i servizi per il lavoro, servizi
che anche la stampa nazionale ha apprezzato e segnalato''.
''E' una sede piu' adeguata ai nuovi compiti che la provincia e' chiamata a
svolgere'', ha detto Daniela Cozzi, dirigente del settore Lavoro e
Formazione professionale della provincia di Teramo. ''Prima -ha ricordato-
c'erano due sedi separate: ora la nuova sede consente che Lavoro e
Formazione professionale possano lavorare insieme, cosi' come anche l'Europa
ci chiede''. Una nuova sede che consentira' anche, ha concluso Cozzi, ''la
migliore gestione dei circa 5 milioni di euro che la regione ci ha
attribuito fino al 2010 proprio per le politiche di settore, attraverso il
coordinamento delle varie professionalita'''.
Fonte: adnkronos.com
Il consiglio provinciale approva il piano
per le attività estrattive
Nessun voto contrario per l’importante strumento di pianificazione redatto
dalla Provincia dopo il passaggio di competenze in materia
Approvato a larghissima maggioranza, senza nessun voto contrario, il piano
delle attività estrattive, di recupero delle are escavate e di riutilizzo
dei residui recuperabili della provincia di Arezzo. "Il piano – ha spiegato
il Presidente della Provincia Vincenzo Ceccarelli illustrandolo al consiglio
– è il frutto del passaggio di competenze alle province su questa materia e
lo presentiamo al termine di un lavoro approfondito e di un percorso
condiviso sia all’interno dell’ente, con la commissione consiliare ed i
settori amministrativi, che all’esterno, con numerosi incontri con i Comuni,
le associazioni di categoria, le imprese, le associazioni ambientaliste e i
cittadini. Il dimensionamento del piano, che avrà validità fino al 2012, e
di circa 6.700.000 metri cubi suddivisi in quote annue. I principi guida che
ci hanno ispirato nella redazione del piano sono la concentrazione delle
attività estrattive in pochi ma significativi poli, favorire la continuità
territoriale quando è compatibile con la situazione attuale, conservare o
risanare alcuni ambiti territoriali, considerare i Comuni come
copianificatori, anche per allargare la partecipazione ai cittadini.
Importante – prosegue Ceccarelli – è il quadro conoscitivo dal quale è
partito il nostro lavoro, con un attento monitoraggio del territorio
suddiviso in quattro ambiti, un’anagrafe delle aziende che stanno svolgendo
l’attività, l’archivio delle autorizzazioni, le analisi dei consumi sia dal
punto di vista quantitativo che da quello qualitativo. Il risultato di
queste premesse è l’individuazione di 39 aree estrattive nel territorio di
27 comuni, di 11 cave dismesse da recuperare e di quattro situazioni da
approfondire insieme ai Comuni. Tutto questo sulla base degli obiettivi del
piano regionale, in particolare dell’autosufficienza di ogni provincia con
un riequilibrio delle escavazioni". Dopo l’illustrazione da parte dei
tecnici del dettaglio del piano ha preso il via il dibattito, aperto
dall’intervento del consigliere di Forza Italia verso il Pdl Claudio
Marcelli. "Partecipo sempre senza preconcetti all’attività di pianificazione
della Provincia, e in questo caso, con un piano articolato e complesso, ho
avuto dai tecnici dell’ente gli strumenti per verificarlo meglio. Devo dire
che ho apprezzato la parte conoscitiva e di indagine che è veramente
puntuale, mentre non vorrei che ci fosse una motivazione politica dietro il
fatto che la Provincia di Arezzo dovrà ridurre la sua attività estrattiva.
Ritengo infatti che nei momenti di crisi, come quello che stiamo
attraversando, si dovrebbero mettere in campo tutte le opportunità di
rilancio", ha concluso Marcelli, mentre il capogruppo del Partito Socialista
Antonio Perferi ha definito il piano "uno degli esempi dell’utilità di un
ente come la Provincia, perché portare a sintesi questo tipo di problematica
era stata fino ad ora una vera e propria impresa. Lo strumento che
approviamo e che abbiamo visto crescere e completarsi nel tempo non è calato
dall’alto ma ha una sua compiutezza di tipo metodologico che ne rappresenta
la bontà". Per il capogruppo di Rifondazione Comunista Giorgio Malentacchi
"si arriva a completare una riflessione sulla materia dell’attività
estrattiva dopo un lavoro svolto in modo proficuo che ha tenuto conto di
tutte le esigenze di partecipazione delle categorie, dei sindacati, delle
associazioni ambientaliste. Tra i tanti aspetti vorrei sottolinearne due che
ritengo essenziali: il piano servirà ad impedire i processi degenerativi e
le speculazioni ed a garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro delle
attività estrattive". Il capogruppo del Pdci Giorgio Renzi ha detto di
"condividere il percorso con il quale si è arrivati all’approvazione del
piano ed anche la filosofia e gli indirizzi che esprime. Darò quindi un voto
favorevole convinto per una maggiore certezza della tutela del territorio e
della realizzazione delle opere pubbliche che abbiamo in cantiere", ha
concluso Renzi. Prima della votazione, il Presidente della Provincia
Vincenzo Ceccarelli ha ricordato che dopo l’adozione da parte del consiglio
provinciale del piano si procederà alla pubblicazione e ci sarà quindi tempo
e modo per i cittadini di presentare osservazioni. Il piano delle attività
estrattive, di recupero delle are escavate e di riutilizzo dei residui
recuperabili della provincia di Arezzo è stato approvato con 17 voti
favorevoli espressi dai consiglieri del Pd, del Ps, di Rc e del Pdci e le 4
astensioni dei consiglieri di Fi. Nella sua seduta il consiglio ha anche
approvato l’aumento di capitale del Centro Affari e Convegni, le modifiche
statutarie del Centro Promozioni e Servizi e gli adempimenti in materia di
società partecipate. Respinto invece con 14 voti contrari, un astenuto e due
favorevoli un Ordine del Giorno del gruppo di Rifondazione Comunista sul
programma di interventi nel settore della fognatura e della depurazione
delle acque del servizio idrico integrato che era stato approvato dal
consiglio il 17 luglio.
Fonte: arezzonotizie.it
Testo unico sulla sicurezza, modifiche
pericolose
Senato. La Commissione parlamentare d’inchiesta sugli infortuni sul
lavoro ha ascoltato i sindacati. Le modifiche del governo al dlgs n. 81,
ancora non del tutto chiare, rischiano di indebolire o limitare l’efficacia
della normativa
Attività della Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato
Nella seduta di martedì 2 dicembre, la Commissione lavoro, previdenza
sociale del Senato ha proseguito l’indagine conoscitiva sul funzionamento
delle Agenzie del lavoro, con l’audizione dei rappresentanti di CGIL e UGL.
Per la CGIL, il dott. Treves ha fornito un quadro generale del funzionamento
delle Agenzie del lavoro, a partire dall’approvazione del cosiddetto
"pacchetto Treu" fino alla “legge Biagi”, i cui effetti sono stati a suo
avviso largamente inferiori alle attese; secondo una recente indagine ISFOL,
infatti, l’effetto sui flussi riconducibile alla presenza degli operatori
privati è stato ed è tuttora relativamente modesto. Mentre ai centri
pubblici, specialmente nel Sud, si rivolgono prevalentemente lavoratrici e
lavoratori anziani, ai centri privati si rivolge prevalentemente una utenza
composta da lavoratori di sesso maschile, più giovani e con un più elevato
grado di istruzione. Considerata tale diversità, l’instaurazione di sinergie
tra centri pubblici e agenzie private si rivela problematico. Per il futuro,
la CGIL è in linea di principio contraria al fatto che il sindacato, nelle
condizioni attuali, svolga attività di intermediazione tra domanda ed
offerta di lavoro, pena l’insorgere di una situazione di conflittualità,
mentre sarebbe opportuno l’espletamento di un’attività di orientamento ed
informazione nei confronti dei lavoratori.
Sempre per la CGIL, la dottoressa Trizio si è soffermata sul versante più
strettamente operativo del funzionamento delle Agenzie, rilevando in
particolare l’inefficacia dello strumento dello staff-leasing, al quale i
lavoratori più giovani ricorrono sempre meno frequentemente. Per l’UGL è
quindi intervenuto il dott. Varesi che ha svolto alcune considerazioni di
ordine generale sui mutamenti della composizione strutturale della domanda
di lavoro, in ragione di una più forte specializzazione dei lavoratori e di
richieste pertanto non più generalistiche. L’idea di una possibile
concorrenza tra soggetti pubblici e privati nel campo dell’intermediazione
tra domanda e offerta di lavoro ha a suo avviso creato una competizione
inutile e dannosa. E’ un fatto che, mentre ai centri pubblici si rivolge un
maggior numero di donne e di soggetti più giovani, prevalentemente nelle
aree del sud Italia, alle agenzie del lavoro si indirizzano richieste più
specialistiche, caratterizzate da una maggiore professionalità e da una più
spiccata disponibilità alla mobilità. Le ragioni del mancato funzionamento
delle agenzie risiedono a suo avviso nella circostanza che esse si rivolgono
prevalentemente ad un mercato locale, mentre sarebbe necessaria una banca
dati nazionale.
Attività della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli
infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle morti sul lavoro
Nella seduta di martedì 2 dicembre, sono stati ascoltati i rappresentanti di
CGIL, CISL, UIL, UGL, CISAL, CIDA, CIU, CONFSAL, CONFEDIR e CUB.
Il dott. Carcassi (UIL) ha espresso una valutazione ampiamente positiva del
decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sulla salute e sicurezza nei
luoghi di lavoro, evidenziando tuttavia i problemi legati all’attuazione,
che sta registrando una serie di preoccupanti ritardi, mentre il Governo
sembra intenzionato a introdurre modifiche, ancora non del tutto chiare, che
rischiano di indebolire o limitare l’efficacia della normativa: si è
dichiarato favorevole all’introduzione di ulteriori semplificazioni basate
sull’avviso comune delle parti sociali, ed ha espresso invece contrarietà
all’ipotesi di affidare la vigilanza agli organismi bilaterali, mentre ha
sottolineato l’importanza di un forte coordinamento delle attività ispettive
e di vigilanza tra i vari enti preposti mantenendo un collegamento con le
aziende sanitarie locali.
La dottoressa Agnello Modica (CGIL), ricordato il recente appello per
l’abolizione dell’espressione “morti bianche”, ormai storicamente
inadeguata, si è soffermata sul decreto legislativo n. 81 del 2008,
manifestando, insieme ad una valutazione positiva, il timore che modifiche o
rinvii possano ridurne o vanificarne gli effetti, mentre invece occorre dare
piena attuazione a tale disciplina. Richiamato quindi il fondo di cui
all’articolo 52, che stanzia tra l’altro risorse per l’istituzione dei
rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, con riferimento alle recenti
audizioni del ministro del lavoro Sacconi dinanzi alla Commissione, ha
auspicato che la preannunciata centralizzazione delle attività di vigilanza
non elimini il fondamentale contributo delle aziende sanitarie locali. La
rappresentante della Cgil ha quindi sottolineato l’esigenza di rafforzare il
coordinamento dei soggetti incaricati della vigilanza, sollecitando maggiore
chiarezza sulle forme di integrazione tra INAIL e ISPESL, e, soprattutto,
sulle modifiche che si vorrebbero introdurre al decreto legislativo n. 81 da
parte del Ministero, in aggiunta a quelle derivanti dall’avviso comune delle
parti sociali. Ha auspicato inoltre una maggiore attenzione alle fasce
deboli del lavoro (donne, immigrati), nonché alle malattie professionali,
per le quali ha denunciato l’esiguità delle rendite attualmente erogate
dall’INAIL.
Il dottor Bellini (CISL), ha dichiarato di condividere il giudizio positivo
sul decreto legislativo n. 81 del 2008, ed ha osservato che l’ipotesi del
Governo di possibili modifiche alla normativa, sulla base di un avviso
comune tra le parti sociali, è accettabile solo in vista di una
semplificazione delle regole, ma non di un loro surrettizio aggiramento. In
tema di vigilanza, pur non opponendosi ad un accentramento delle competenze,
ha sottolineato l’esigenza di mantenere una competenza specifica delle
aziende sanitarie locali, che postula una collaborazione anche con le
Regioni.
Dopo alcune osservazioni del sen. Nerozzi, sulle competenze delle Regioni
definite nel decreto legislativo n. 81, e del presidente Tofani, sul fatto
che la riflessione sul riparto delle competenze tra Stato e Regioni in tema
di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro la riflessione è tutt’ora aperta,
anche in seno alla Commissione, il dottor Mollicone (UGL) ha dichiarato di
condividere il giudizio positivo sul decreto legislativo n. 81 del 2008,
nonché le preoccupazioni per i forti ritardi nell’attuazione di alcuni
istituti, ed ha espresso il timore che un ruolo di legislazione concorrente
in capo alle Regioni possa determinare ulteriori ritardi nell’emanazione ed
applicazione delle norme.
Il dottor Sostaro (CUB), richiamata la novità, nel sistema giudiziario
italiano, derivante dalla vicenda processuale della Thyssen Krupp di Torino,
ha espresso un giudizio positivo sul decreto legislativo n. 81 del 2008,
rilevando con preoccupazione i ritardi nell’attuazione di alcune modifiche
normative ed evidenziando il rischio che la mancata rilevazione degli
infortuni tra i lavoratori irregolari possa sottostimare il fenomeno
rispetto ai dati ufficiali. Ha segnalato inoltre come lo sviluppo di nuove
professioni (ad esempio i servizi alla persona) stia determinando anche
l’insorgenza di nuove malattie professionali, rispetto alle quali non vi è
adeguata attenzione, anche da parte degli enti competenti, quali l’INAIL, ed
ha ribadito l’importanza, ai fini di un’effettiva prevenzione, di adeguati
investimenti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, anche per il
potenziamento delle attività ispettive
Il dottor Corradini (CIDA), si è soffermato sulla questione della
semplificazione delle norme del decreto legislativo n. 81 del 2008 sulla
base di accordi bilaterali tra le parti sociali e sull’esigenza di
incentivare gli investimenti in sicurezza nei luoghi di lavoro, ed ha
auspicato la creazione di un’Agenzia nazionale per le attività di vigilanza
e controllo, in cui far confluire tutti i soggetti attualmente competenti e
nel cui ambito istituire anche un Osservatorio nazionale nei luoghi di
lavoro.
Il dottor Fiaschi (CONFEDIR) si è soffermato sui problemi degli infortuni
sul lavoro, in particolare nelle piccole e medie imprese, spesso a
conduzione familiare, e sull’esigenza di un’adeguata presenza e formazione
dei dirigenti d’azienda. Riguardo all’attuazione del decreto legislativo n.
81 del 2008, ha richiamato l’esigenza della formazione dei nuovi
rappresentanti per i lavoratori per la sicurezza e dell’incremento del
numero e della qualità dei controlli, anche mediante la specifica formazione
degli ispettori. Si è soffermato poi sul problema della salute e della
sicurezza del lavoro all’interno delle pubbliche amministrazioni (ospedali,
scuole, università, ecc.)
Il signor Fiore (CISAL) ha sottolineato l’importanza delle attività di
formazione (in particolare nelle scuole e nelle famiglie) e di quelle
ispettive, per le quali occorrono adeguate risorse, nonché l’esigenza di una
vera cultura della sicurezza, a tutti i livelli, e di un approccio integrato
ai controlli. Ha criticato il decreto legislativo n. 81 del 2008, laddove
non definisce chiaramente il ruolo dei vari enti ed i relativi meccanismi di
coordinamento, ed ha auspicato quindi una forte valorizzazione del ruolo
dell’INAIL.
Il dottor Cagnasso (CONFSAL) e il geometra Janne (CIU) , si sono riservati,
a nome delle organizzazioni di appartenenza, di inviare una relazione
scritta sui temi dell’audizione.
Tutte le organizzazioni sindacali intervenute hanno inoltre manifestato la
loro disponibilità a collaborare all’attività dei gruppi di lavoro che
verranno costituiti in seno alla Commissione su singole problematiche.
Attività della Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei
deputati
Nella seduta di mercoledì 3 dicembre la Commissione lavoro pubblico e
privato della Camera dei deputati ha iniziato l’esame in sede consultiva
(parere alle Commissioni riunite VIII e IX) del disegno di legge di
conversione del decreto legge n. 23 ottobre 2008, n. 162, recante misure
urgenti in materia di adeguamento dei prezzi dei materiali da costruzione,
sostegno all'autotrasporto, all'agricoltura e alla pesca, interventi per il
G8 e per le regioni colpite dagli eventi sismici del 1997, già approvato dal
Senato.
L’esame è stato introdotto dall’on. Cazzola, relatore, il quale si è
soffermato sui profili di competenza della Commissione, a partire dall’art.
2, comma 2-bis, introdotto dal Senato, che autorizza il Ministero delle
politiche agricole alimentari e forestali ad assumere, in deroga alla
normativa vigente - la quale prevede che le graduatorie dei concorsi
pubblici rimangono valide per un termine di 3 anni dalla data di
pubblicazione - i vincitori e gli idonei dei concorsi conclusi alla data del
31 dicembre 2006, per un numero complessivo massimo di 68 unità. Le
assunzioni, limitatamente ad un importo massimo di spesa di euro 100.000 per
il 2008 e di 3 milioni di euro a decorrere dal 2009, sono motivate dalle
esigenze conseguenti alle misure di sostegno patrimoniale e finanziario a
favore dei settori dell'agricoltura e della pesca introdotte dal comma 1 del
medesimo articolo 2, nonché al potenziamento dell'azione di tutela e
valorizzazione del sistema agroalimentare italiano. Il relatore ha quindi
illustrato le disposizioni recate dai commi da 2 a 5 dell'articolo 3, che
consentono di definire la posizione dei soggetti che hanno beneficiato della
sospensione dei termini dei versamenti tributari e previdenziali nelle
regioni Marche e Umbria colpite da eventi sismici nel 1997, attraverso la
riduzione del 40 per cento degli importi dovuti per ciascun tributo o
contributo, al netto dei versamenti già eseguiti, con rateizzazione
decennale.
Il relatore ha quindi dato conto del contenuto dell’art. 3-bis, introdotto
dal Senato, che integra l'articolo 56 del decreto legislativo n. 270 del
1999, al fine di stabilire che le operazioni previste dal commissario
straordinario nel programma di salvataggio delle grandi imprese in stato di
insolvenza non costituiscono trasferimento di azienda, o di ramo o parti
d'azienda, ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile. Al riguardo, ha
ricordato che il decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270 (cosiddetta
«legge Prodi-bis») ha definito i requisiti dimensionali e debitori in base
ai quali le grandi imprese in stato di insolvenza sono ammesse
all'amministrazione straordinaria e che il combinato disposto degli articoli
27 e 56 prevede che l’ammissione alla procedura di amministrazione
straordinaria avvenga sulla base di un programma redatto dal Commissario
straordinario sotto la vigilanza del Ministero dello sviluppo economico; il
programma, nel presupposto dell’esistenza di «concrete prospettive di
recupero dell'equilibrio economico», può essere realizzato, in alternativa:
tramite la cessione dei complessi aziendali; tramite la ristrutturazione
economica e finanziaria dell'impresa; per le società operanti nel settore
dei servizi pubblici essenziali, secondo quanto previsto dal recente
decreto-legge n. 134 del 2008, anche tramite la cessione di complessi di
beni e contratti sulla base di un programma di prosecuzione dell'esercizio
dell'impresa di durata non superiore ad un anno.
Per quanto concerne la disciplina del rapporto di lavoro nel caso di
trasferimento d'azienda, il relatore ha quindi ricordato che l'articolo 2112
del codice civile - la cui applicazione viene esclusa nelle ipotesi in
precedenza indicate - detta norme a tutela del lavoratore dipendente
dell'azienda trasferita: la disposizione prevede, in particolare, che il
rapporto di lavoro continui con il cessionario ed il lavoratore conservi
tutti i diritti che ne derivano. Al contempo, è stabilito che il cedente ed
il cessionario sono obbligati, in solido, per tutti i crediti che il
lavoratore aveva al tempo del trasferimento; il cessionario è tenuto ad
applicare i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti
collettivi nazionali, territoriali ed aziendali vigenti alla data del
trasferimento, fino alla loro scadenza. Ha ricordato, infine, che il
trasferimento d'azienda non costituisce di per sé motivo di licenziamento;
dal canto suo il lavoratore, le cui condizioni di lavoro subiscono una
sostanziale modifica nei tre mesi successivi al trasferimento d'azienda, può
rassegnare le proprie dimissioni per giusta causa.
Ad avviso del relatore, l’art. 3-bis del provvedimento all’esame della
Commissione costituisce una misura rivolta a chiarire l'ambito applicativo
delle tutele civilistiche nelle ipotesi di trasferimento di azienda, al fine
di escludere, in via generale, che queste possano riguardare i casi in cui
sia in gioco la ristrutturazione di grandi imprese in crisi, per le quali il
legislatore ha ritenuto di adottare - proprio in considerazione del grande
rilievo degli interessi, anche pubblici, coinvolti - una disciplina speciale
volta a promuoverne, se necessario anche mediante riduzioni di personale e
cessione di rami produttivi, la ristrutturazione e il riposizionamento
competitivo sul mercato. Per sottolineare che la disposizione in questione
appare anche in sostanziale continuità con precedenti normative, il relatore
ha richiamato l'articolo 47, comma 5, della legge n. 428 del 1990, il quale
stabilisce che nel trasferimento di aziende per le quali sia stato accertato
dal CIPI lo stato di crisi ovvero sia in corso una procedua concorsuale non
trova applicazione l'articolo 2112 del codice civile, nel caso in cui la
continuazione dell'attività non sia stata disposta o sia cessata e nel caso
in cui nella consultazione con le organizzazioni sindacali sia stato
raggiunto un accordo circa il mantenimento anche parziale dell'occupazione.
Secondo il relatore, l’art. 3–bis è anche conforme alla normativa
comunitaria, posto che l'articolo 5, paragrafo 2, lettera b), della
direttiva comunitaria 2001/23/CE riconosce agli Stati membri, anche nel caso
in cui la procedura di trasferimento non sia aperta in vista della
liquidazione dei beni dell'azienda in crisi, la possibilità di modificare le
condizioni occupazionali dei lavoratori al fine di garantire la
sopravvivenza, anche parziale, dell'impresa. In proposito, ha segnalato che
la Corte di Giustizia delle Comunità europee ha rilevato che l'articolo 47
non è conforme al diritto comunitario (Direttiva 87/1977/CEE), in particolar
modo nella parte in cui sospende le garanzie dell'articolo 2112 del codice
civile, non solo nel caso di aziende sottoposte alle procedure concorsuali e
di amministrazione straordinaria per le quali non sia prevista la continuità
di un'attività, ma anche in caso di aziende dichiarate in stato di crisi che
in futuro potrebbero proseguire la loro attività produttiva: in tal modo, la
Corte di Giustizia ha chiarito che non rientrano nel campo di applicazione
della direttiva comunitaria solo quei trasferimenti effettuati nell'ambito
di procedimenti amministrativi o giudiziari finalizzati alla liquidazione
dei beni del cedente, e non anche quei procedimenti che consentono la
prosecuzione dell'attività imprenditoriale. Per quanto attiene alla vicenda
Alitalia, secondo il relatore, la disposizione all’esame appare coerente con
la scelta di discontinuità che si è realizzata - conformemente ai dettami
della Commissione europea - nei rapporti tra Alitalia e CAI, posto che la
società CAI costituisce un soggetto nuovo rispetto ai precedenti e, in tale
veste, procederà a nuove assunzioni di parte del personale in precedenza
dipendente di Alitalia. Al riguardo, peraltro, il relatore ha segnalato che
- nella disposizione di cui all'articolo 3-bis - non viene affrontato il
caso della liquidazione dei beni dell'azienda in crisi, di cui all'articolo
47 della legge n. 428 del 1990.
Il relatore si è infine soffermato sull'articolo 1-ter, che differisce al 31
dicembre 2009 l'applicabilità delle norme che vietano alle pubbliche
amministrazioni di inserire clausole compromissorie nei contratti aventi ad
oggetto lavori, forniture e servizi, per i possibili riflessi sulla
disciplina dei rapporti di lavoro con le pubbliche amministrazioni.
Per il gruppo del PD hanno quindi preso la parola i deputati Santagata,
Berretta, Miglioli e Gatti che hanno rilevato criticamente l’estrema
eterogeneità delle norme contenute nel decreto legge n. 162, analogamente a
quanto avvenuto per numerosi altri decreti legge presentati dal Governo, nei
quali sono state inserite disposizioni la cui necessità ed urgenza è quanto
meno dubbia.
Per quanto concerne l’ar. 3-bis, gli intervenuto hanno rilevato come, anche
alla luce della citata giurisprudenza della Corte di giustizia delle
Comunità europee, la sospensione delle garanzie a favore dei lavoratori
previste dall'articolo 2112 del codice civile (anche laddove sia prevista
una prosecuzione dell'attività d'impresa e, dunque, non vi sia alcuna
cessazione del futuro aziendale), non risulti conforme alla disciplina
comunitaria, che, nel disciplinare in modo dettagliato la materia del
trasferimento d'azienda, la ha sottratta alla disponibilità del legislatore
nazionale. L'articolo 3-bis – ad avviso degli intervenuti - si pone in netto
contrasto con la normativa comunitaria anche perché opera una drastica
scissione tra capitale umano e beni aziendali, ledendo gravemente i diritti
dei lavoratori e i principi della sana e leale concorrenza tra imprese.
Infatti, nonostante la disposizione sia stata introdotta per risolvere le
questioni specifiche connesse alla trattativa Alitalia-CAI, ad avviso dei
deputati del PD, vi è la concreta possibilità che essa, così come è
formulata, trovi applicazione più estesa e generalizzata, come è avvenuto in
altri casi, ad esempio, per l'articolo 21-bis del decreto-legge n. 112 del
2008, convertito nella legge n. 133 del 2008, in base al quale, in presenza
di violazioni di norme vigenti in materia di stipulazione o proroga del
contratto, si è previsto a favore del lavoratore il versamento di
un'indennità in luogo della possibilità di reintegro. Il Governo sostenne
allora che si trattava di una misura limitata per fare fronte a situazioni
specifiche, mentre la pratica ha dimostrato che essa è stata applicata in
modo generalizzato. I deputati del gruppo del PD hnno quindi preannunciato
la presentazione di emendamenti volti in via principale a sopprimere
l'articolo citato e, in subordine, a specificare che la deroga prevista in
materia di trasferimento di azienda si applica limitatamente al caso
specifico di Alitalia.
Il presidente Saglia ha rilevato in conclusione della seduta, che le
osservazioni formulate dai deputati intervenuti nell'odierno dibattito hanno
posto con chiarezza l'esigenza di delimitare il campo di applicazione
dell'articolo 3-bis del decreto legge n. 162.
Nella successiva seduta antimeridiana di giovedì 4 dicembre, è stata svolta
l’interrogazione 5-00632 Galletti: Interpretazione della qualificazione
giuridica e fiscale delle pensioni di guerra, mentre nella seduta
pomeridiana dello stesso giorno è proseguito l’esame in sede consultiva del
disegno di legge di conversione del decreto legge n. 162 del 2008.
Il relatore on. Cazzola (PdL), ha illustrato il contenuto di una proposta di
parere favorevole con osservazioni. Nel ribadire l’avviso già espresso circa
la compatibilità della disposizione contenuta all’art. 3-bis con la
normativa comunitaria, il relatore ha dichiarato di comprendere l'esigenza
sollevata dal gruppo del PD circa la limitazione della norma al «caso
Alitalia», ma di ritenere impossibile l’inserimento di una disposizione ad
hoc sull'argomento.
L’on. Codurelli (PD), dopo aver dichiarato di condividere le considerazioni
espresse nella seduta precedente dai deputati del PD intervenuti nel
dibattito, ha preannunciato il voto contrario del suo gruppo sulla proposta
di parere formulata dal relatore. Nel manifestare le sue perplessità, in
particolare, sull'articolo 3-bis del provvedimento, che a suo parere
interviene a vantaggio di una sola parte in campo, determinando profonde
discriminazioni rispetto alle altre, ha osservato altresì che tale
disposizione è suscettibile di creare vere e proprie ingiustizie nelle
procedure di riordino e ristrutturazione delle imprese investite dalla
crisi.
La Commissione ha quindi approvato la proposta di parere favorevole con
osservazioni formulata dal relatore.
Fonte: rassegna.it
Bolzano - Salute e sicurezza sul lavoro:
via libera al Comitato provinciale di coordinamento
Nella seduta odierna la Giunta provinciale ha approvato la proposta
formulata dall’assessore al lavoro Francesco Comina di prevedere
l’istituzione del Comitato provinciale di coordinamento delle attività di
prevenzione in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro.
Il nuovo comitato sarà presieduto dal Presidente della Provincia, o
dall’Assessore al lavoro, e comprenderà rappresentanti di diversi
assessorati, enti e istituzioni che svolgono attività in materia di
sicurezza sul lavoro o ne sono interessati, nonché, e questa è una novità
assoluta, i rappresentanti delle parti sociali. I principali compiti del
Comitato provinciale riguardano l’indirizzo e la programmazione delle
attività di prevenzione e di vigilanza, di promozione delle attività di
formazione e informazione. Il Comitato ricerca inoltre soluzioni operative
volte a ridurre il fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle malattie
professionali.
La delibera prevede anche l’istituzione di un Servizio operativo, composto
dai soli organi di vigilanza, per la definizione e il coordinamento delle
concrete attività ispettive. Il Comitato, la cui composizione andrà
perfezionata attraverso la designazione dei componenti da parte delle
organizzazioni coinvolte, dovrà riunirsi ogni tre mesi e dare attuazione ad
un importante accordo per il finanziamento di attività promozionali in
materia di tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro, in particolare per
la formazione e il sostegno alle piccole e medie imprese. Per l'Alto Adige è
stata definita a livello nazionale l’assegnazione di una quota di 580mila €
a fronte di un intervento della stessa Provincia con una somma aggiuntiva
non inferiore al 30% (circa 190mila €) che implementano lo stanziamento
previsto dallo Stato.
"La costituzione del Comitato di coordinamento- sottolinea l'assessore
Comina - segna una risposta importante per un’azione concreta volta a
ridurre il fenomeno infortunistico in Alto Adige e un rilevante atto
politico della Provincia in materia di tutela della salute e della sicurezza
nei luoghi di lavoro nel corso della legislatura." Con l’entrata in vigore
del nuovo Comitato andranno a decadere gli altri organismi precedentemente
operativi sul versante della sicurezza del lavoro.
Fonte: provincia.bz.it
INAIL: ACCORDO CON ALENIA AERONAUTICA PER
SICUREZZA SUL LAVORO
Roma - L'Inail e Alenia Aeronautica hanno siglato un'intesa triennale per
sperimentare soluzioni pratiche per la prevenzione degli infortuni e la
diffusione della cultura della salute e della sicurezza.
In base all'accordo - si legge in una nota - ciascuno stabilimento del
Gruppo Alenia Aeronautica svilupperà un proprio sistema di gestione della
salute e della sicurezza condiviso con INAIL e con il coinvolgimento delle
organizzazioni sindacali.
Il progetto sarà sperimentato per un anno al termine del quale potrà essere
rivisto e migliorato attraverso l'esperienza fatta, al fine di poter esporre
anche in ambito internazionale l'esito della collaborazione tra Alenia
Aeronautica e INAIL, ponendo con cio' le basi per una collaborazione
permanente sui temi dalla sicurezza nei luoghi di lavoro.
Fonte: asca.it
Il gassificatore bomba è già scoppiato
prima di aprire
A Malagrotta posto sotto sequestro il fiore all’occhiello per smaltire
rifiuti
Sigilli al gassificatore di Malagrotta. Secondo il Tribunale di Roma,
infatti, la struttura “non è in regola con le misure antincendio”, quindi
non poteva andare in pre-esercizio, non rispettando il decreto legislativo
in materia di tutela e sicurezza nei luoghi di lavoro e non rispondendo, nel
contempo. ad altri requisiti di legge. Si tratta del decreto Seveso secondo
il quale due strutture altamente pericolose non possono stare nella stessa
area. E a Malagrotta, il gassificatore è di fronte a un altro sito
esplosivo, la Raffineria di Roma. Ma la “discarica bomba” è già scoppiata.
Le persone indagate sono il presidente del Consorzio laziale rifiuti, Manlio
Cerroni, e il vice-responsabile dell’impianto Francesco Rando. La sanzione
per le violazioni contestate prevede l’arresto da tre a sei mesi o
un’ammenda da duemila a cinquemila euro. “Sui rifiuti, nel Lazio non siamo a
rischio ’Napoli’. Se c’è qualcosa da fare a Malagrotta per la messa in atto
del piano di sicurezza, la si farà velocemente, come è già accaduto per la
messa a norma dell’impianto di stoccaggio dell’ossigeno, ma il rischio
’Napoli’ non c’è”. Così il presidente della regione Lazio, Piero Marrazzo,
dopo la chiusura del nuovo gassificatore nella discarica romana. Il blitz
dei carabinieri del Noe ha fatto saltare in aria anche la festa che era
prevista per l’inaugurazione, il divoratore di combustibile da rifiuti
doveva essere inaugurato in pompa magna da tecnici e politici, anche senza
sistema antifiamme funzionante.
I militari del Nucleo operativo ecologico di Roma sono entrati nella
megastruttura e hanno eseguito la misura disposta dal giudice per le
indagini preliminari Marina Finiti, su richiesta del procuratore aggiunto
Achille Toro e del sostituto procuratore Simona Maisto. La prima parte del
provvedimento riguarda la questione fuoco. Il gip spiega che “sottoposto al
vaglio dei carabinieri del Noe, il gassificatore è risultato privo della
indispensabile certificazione di prevenzione incendi”, per cui “tali
inadempienze sono state riferite al procuratore della Repubblica di Roma e
ai titolari del procedimento penale che hanno chiesto, in via d’urgenza, il
sequestro preventivo dell’impianto”. La seconda parte del testo è più
pesante, solleva dubbi su altri aspetti. Si concentra sulla collocazione
della struttura, soffermandosi soprattutto sul lavoro che andrà a svolgere e
sul suo vicino di casa, la raffineria. Il gassificatore brucia parte della
spazzatura sotto forma di combustibile da rifiuti, sia per contenere il
volume d’immondizia da smaltire sia per produrre energia elettrica. Il gip
Finiti parla dell’altro problema, sul sito a poca distanza dal gassificatore,
in pratica, nella sciagurata ipotesi di un problema agli impianti del
gassificatore, l’emergenza potrebbe estendersi alle condotte dove scorrono
fiumi di petrolio scaricato dalle navi alle piattoforme al largo di
Fiumicino, dirottato alla raffineria che lo trasforma in idrocarburi
derivati. Su Malagrotta gli accertamenti della procura non sono finiti.
L’inchiesta è ai primi colpi di scena.
In particolare la magistratura vuole verificare la qualità dei rifiuti
trattati e la quantità che sarà destinata alla gassificazione, fattori
questi che devono rispondere a precisi requisiti e rimanere entro i limiti
dell’impianto, per evitare che durante la combustione si disperdano
nell’aria sostanze nocive. In questi giorni Malagrotta è ancora un cantiere
aperto per sistemare l’area attorno al gassificatore, l’accesso all’impianto
sarà consentito esclusivamente per terminare i lavori edili e per la messa
in sicurezza dell’impianto. “A prescindere dall’azione della magistratura,
ci vuole un grande cambiamento nella gestione dei rifiuti – ha aggiunto il
sindaco di Roma Gianni Alemanno – e penso si debba uscire dalla logica dei
monopoli privati e fare in modo che ci sia un sempre maggiore spazio per
l’intervento pubblico, che garantisca non solo lo smaltimento dei rifiuti ma
anche una gestione realmente moderna e adeguata”. Rispondendo ad una domanda
su eventuali problemi di raccolta sulle strade, il sindaco Alemanno ha detto
“che il sequestro non riguarda la discarica ma il gassificatore. Era un
nuovo impianto che doveva partire”.
Fonte: opinione.it
Infortuni: Lazio, Assunzioni Nuovi
Ispettori e Numero Verde Per Denunce
Roma (Area Informazione Consiglio regionale del Lazio) - La Commissione
speciale “Indagine conoscitiva sul fenomeno della sicurezza e prevenzione
degli infortuni nei luoghi di lavoro”, presieduta da Fabio Armeni (Fi - Pdl)
ha dato parere favorevole alla terza annualità del “Piano straordinario
regionale di prevenzione degli infortuni e malattie professionali” (triennio
2006-2008), vincolandolo però al rispetto da parte della Giunta delle
modifiche al testo base, approvate stamane all’unanimità.
Il Piano straordinario, che aveva già nei giorni scorsi incassato l’ok delle
parti sociali mediante un apposito protocollo d’intesa, prevede stanziamenti
per 5 milioni di euro per l’anno 2008. La ripartizione di questi fondi
riguarda: piani mirati di prevenzione infortuni, programmi di formazione,
proseguimento del Piano Regionale Amianto, programmi di promozione della
salute negli ambienti di lavoro, manutenzione del portale
www.laziosaluteesicurezza.it, spese per il funzionamento delle commissioni
regionali e provinciali sui gas tossici e risorse alle Asl per nuovi
ispettori.
Proprio rispetto a quest’ultimo punto, la Commissione chiede alla Giunta di
destinare fondi adeguati all’incremento della dotazione organica finalizzata
all’attività ispettiva e di prevenzione. “Si tratta di migliaia di euro
extra Fondo sanitario regionale, che abbiamo messo a disposizione sin dal
2006 – commenta il presidente Armeni – ma che finora non sono mai stati
spesi, anche a causa del blocco delle assunzioni decretato per le nostre
Asl. Il superamento di tale blocco consentirebbe l’assunzione di 60 nuovi
ispettori, incrementando così di circa il 25% l'attuale organico. In questo
senso lanciamo un appello bipartisan al ministro Sacconi per rendere
possibile il potenziamento dei presidi ispettivi nel Lazio”.
Tra le principali modifiche approntate dalla Commissione, anche
l’istituzione di un numero telefonico unico regionale dedicato alla
sicurezza sui luoghi di lavoro, in modo da raccogliere segnalazioni anche da
privati cittadini innestando un circuito di controllo sociale generalizzato
sul delicato tema della messa a norma dei cantieri.
Tutti i consiglieri che hanno partecipato ai lavori della Commissione
(iniziati venerdì 5 dicembre) hanno infine chiesto al vice presidente della
Giunta, Esterino Montino un nuovo metodo di lavoro in vista del Piano da
approntare per il prossimo triennio 2009-2011, prevedendo maggiori forme di
partecipazione e condivisione delle informazioni tra Giunta e Consiglio.
Fonte: Adnkronos
Zingaretti: azioni concrete per sicurezza
sul lavoro
ROMA - "Aprire il consiglio provinciale ricordando i lavoratori che hanno
perso la vita alla Thyssen Krupp e' giusto non solo per ricordarli, ma
soprattutto perche' non vogliamo essere ipocriti, e percio' sentiamo il
dovere di assumere oggi un ulteriore impegno nell'intensificare le azioni
concrete a favore della sicurezza sul lavoro. E' quello che dobbiamo a chi
ha perso la vita". Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti,
rilancia l'impegno di Palazzo Valentini contro le morti bianche,
intervenendo nel corso del Consiglio provinciale dedicato al ricordo dei
lavoratori uccisi dal rogo alla Thyssen Krupp, esattamente un anno fa.
"Nella nostra provincia- dice Zingaretti- di questo rinnovato impegno c'e'
molto bisogno". Perche', ricorda il presidente, "nei primi nove mesi di
quest'anno le morti bianche nel nostro territorio si sono dimezzate rispetto
al 2007, passando da 44 a 21. Pero' questo calo- riflette il presidente- non
e' purtroppo legato ad un maggiore rigore nei controlli, ma alla mera
casualita'".
E cosi', oltre a fare propria la mozione approvata oggi dal Consiglio,
Zingaretti annuncia che nel prossimo bando di 30 milioni sulla formazione al
lavoro, che sara' presentato settimana prossima, "saranno nuovamente
dedicate ore, risorse e strumenti per l'informazione e la prevenzione degli
infortuni sul lavoro, cosi' come abbiamo gia' fatto con il precedente bando
di 45 milioni".
A queste misure si aggiungono poi gli altri provvedimenti gia' adottati
dalla Provincia: "Stop alle gare al massimo ribasso, numero verde per la
segnalazione delle irregolarita' nei canteri, task force della polizia
provinciale per segnalare irregolarita'". La Provincia, infine, "puo'
promuovere un monitoraggio anche insieme con le imprese", conclude
Zingaretti.
Fonte: dire.it
Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro:
le FAQ
dubbi interpretativi, quando si tratta
di applicare una nuova norma, sono come gli esami: non
finiscono mai!
Il
D.Lgs. 81/2008 in vigore
dal maggio di quest’anno è sostanzialmente una norma giovane
che, conseguentemente, ha parecchia strada da fare.
Soprattutto se messo a confronto con il “vecchio”
D.Lgs. 626/94, mandato in
pensione dopo circa quindici anni di più o
meno “onorata” carriera e, chissà, probabilmente ancora
rimpianto da qualche addetto ai lavori nei momenti di
disperazione, indotta da novità legislative
e scadenze incombenti dei nuovi
adempimenti.
Considerando
che mondo ed economia sono in continua evoluzione (o
forse dato il momento congiunturale dovremmo parlare di
involuzione) il Legislatore ha ritenuto che anche la
prevenzione degli infortuni, la
salute e la sicurezza nei
luoghi di lavoro necessitassero, evidentemente, non solo
di una semplice “lucidata agli ottoni” ma di qualcosa di
più consistente: una vera e propria
ristrutturazione.
Finora, per la comprensione del
nuovo
Testo unico sulla salute e sicurezza sui luoghi di
lavoro, sono state
dispiegate molte risorse, soprattutto da parte delle
Istituzioni, con
campagne mirate alla
diffusione della conoscenza della nuova normativa.
Del resto,
la nuova disciplina ha implicazioni
ancora più forti di prima per l’organizzazione
aziendale, in termini di adempimenti,
sanzioni ed anche scadenze
che, come in ogni caso di novità normativa che si
rispetti, richiede un periodo transitorio consistente
prima che ci si trovi d’accordo sul “chi fa che cosa” e
soprattutto sul “quando e come” fare il qualcosa
prescritto dalle norme.
Tra le molte fonti di informazione
(ma sembra che non siano mai abbastanza) è consultabile
anche una
pubblicazione, sul sito della
Sanità Pubblica - Prevenzione sanitaria negli ambienti
di vita e del lavoro della
Regione Piemonte, dei quesiti
pervenuti al numero verde regionale per
la sicurezza sul lavoro al mese di ottobre 2008.
I quesiti e
le relative risposte - elaborate da un gruppo di lavoro
composto da esperti delle ASL
piemontesi, della Regione Piemonte e
dell’INAIL - senza la pretesa di essere
esaustivi, sono tuttavia estesi a tutte le fattispecie
disciplinate dal D.Lgs. 81/2008, consentendo ai fruitori
un quadro di insieme più nitido sulle
novità introdotte dal nuovo T.U. in materia di salute e
sicurezza sui luoghi di lavoro.
Sicuramente,
ci vorrà ancora tempo prima che le imprese, soprattutto
Pmi e microimprese, siano nelle
condizioni di poter gestire con naturalezza la nuova
disciplina: molto dipenderà anche dalla chiarezza con
cui la conoscenza del nuovo modello di salute e
sicurezza, vigente nel nostro Paese, verrà trasferito
nei ambienti di lavoro stessi.
Fonte: blog.pmi.it
Padova fa da apripista nella sicurezza
sul lavoro
Padova sperimenterà per prima l'applicazione delle nuove norme del testo
unico sulla sicurezza. Nella provincia veneta anche la Cgil abbraccia l'idea
del fare e firma il protocollo d'intesa sottoscritto da Cisl, Uil e
Confindustria. Vuoi perché questo territorio ha un tessuto di piccole
aziende in cui imprenditori e lavoratori sono tutto il giorno fianco a
fianco e quindi c'è molta sensibilità su questo tema, vuoi perché i rapporti
tra le parti sociali sono da sempre costruttivi. In ogni caso Padova è
l'apripista nazionale.
È passato ormai un anno dalla strage della Thyssen, dove morirono sette
operai, e dai giorni in cui l'allora prefetto di Padova, Paolo Padoin invitò
imprenditori e sindacati a riflettere su quella tragedia per fare in modo
che la provincia non dovesse mai affrontare nulla di simile. Dopo la
formazione di un organismo paritetico dove siedono sei rappresentanti, 3 per
il sindacato, 3 per le imprese, è partito un confronto continuo che ha
coinvolto anche gli istituti di controllo locali, da Inail a Spisal.
«Proprio da questi ultimi ci sono arrivate molte sollecitazioni a vederne
anche il ruolo consulenziale oltre che sanzionatorio», spiega il presidente
di Confindustria Padova, Francesco Peghin.
L'accelerazione dei lavori è arrivata una volta approvato il Testo unico
sulla sicurezza di cui il protocollo padovano vuole attuare in tempi rapidi
le norme. «Abbiamo anticipato sul territorio le azioni positive che
dovrebbero essere attuate a livello nazionale», continua Peghin. Il primo
contenuto del l'accordo riguarda le 32 ore complessive per la formazione dei
rappresentanti dei lavoratori sulla sicurezza. Dodici saranno sui rischi
specifici presenti in azienda e le conseguenti misure di prevenzione e
protezione adottate, oltre all'aggiornamento dei contenuti formativi in
relazione a nuovi processi, tipologia di lavoro, caratteristiche degli
impianti.
A qualificare l'azione congiunta di industriali e sindacati padovani, in
un'area a prevalenza di piccole e medie imprese, è la scelta di organizzare
la formazione sui rischi specifici, per aziende dello stesso settore o
filiera, in modo da rendere concretamente fruibili da lavoratori e imprese
le nuove disposizioni. Il protocollo valorizza le indicazioni del testo
unico ed estende a tutti i dipendenti l'informazione sulla casistica degli
infortuni e il piano di sicurezza adottato, utilizzando un'ora dell'orario
di lavoro in conto formazione.
Nell'organismo paritetico provinciale è stato individuato lo strumento per
realizzare concretamente la prevenzione e per collaborare con le istituzioni
che si occupano di sicurezza come Inail, Spisal e il sistema scuola. L'unica
divergenza è arrivata sull'avviso comune per il controllo delle norme. «Non
sarebbe stato possibile perché non ne abbiamo titolarità – spiega Michele
Checchin, responsabile della sicurezza di Confindustria Padova –. Il nostro
compito è quello di fare in modo che si faccia prevenzione». Nel 2008 gli
sforzi per farne non sono mancati. Nei primi dieci mesi dell'anno, infatti,
le ore di formazione sulla sicurezza sono state 3.944 e hanno superato del
34,4% quelle dell'intero 2007 (2.935). A queste vanno aggiunti i progetti
condivisi nell'ambito di Fondimpresa, grazie ai quali da agosto 2008 a tutto
il 2009 si faranno 7.250 ore di formazione ai lavoratori sulla sicurezza,
con un finanziamento di un milione di euro.
Fonte: ilsole24ore.com
BERGAMO: 100 LAVORATORI STRANIERI 'A
SCUOLA' DI SICUREZZA SUL LAVORO
BERGAMO, 4 DIC - Contrastare il fenomeno dell'irregolarità e degli infortuni
sul lavoro partendo dalla formazione. Un obiettivo che ha spinto Provincia
di Bergamo, Prefettura e Azienda Bergamasca Formazione a scendere in campo
con una serie di percorsi formativi rivolti a lavoratori extracomunitari
occupati nelle aziende artigiane iscritte all'Edilcassa Artigiana di
Bergamo. Saranno avviate, a partire da domani fino al settembre 2009, 10
azioni formative, di 50 ore ciascuna, per un totale di 500 ore di
formazione, che coinvolgeranno circa 100 lavoratori. Si tratta del progetto
"Lingue italiana e cultura della sicurezza", la prima delle azioni concrete
decise e disposte dal tavolo "Legalità e Sicurezza" promosso dalla
Prefettura di Bergamo per contrastare il lavoro nero e gli infortuni e
finanziato dalla Provincia di Bergamo.
Fonte: irispress.it
Oggi il protocollo tra Provincia di Lecce
e Cpt
Luoghi di lavoro più sicuri negli appalti della Provincia di Lecce.
L'ente di Palazzo dei Celestini si impegna, assieme al Comitato paritetico
territoriale, per la prevenzione degli infortuni sul lavoro
Sarà sottoscritto ufficialmente oggi (ore 12) il protocollo d'intesa, già
approvato in sede di giunta provinciale, tra Provincia di Lecce e Comitato
paritetico territoriale (Cpt) relativo alla sicurezza dei luoghi di lavoro
sui cantieri degli appalti provinciali.
A "firmare" saranno Giovanni Pellegrino, presidente della Provincia di
Lecce, e Valentino Nicolì, presidente del Cpt.
Per la Provincia di Lecce saranno presenti anche Flavio Fasano e Luigi Calò,
assessori ai Lavori Pubblici e al Lavoro. Ma prenderanno parte all'incontro
anche Mario Tafano, prefetto di Lecce, ed i responsabili provinciali delle
organizzazioni sindacali e datoriali.
Calò, che ha proposto il protocollo in seno alla giunta provinciale, ha
espresso "grande soddisfazione per un accordo raggiunto con il Comitato
paritetico territoriale che ci permette – ha detto - attraverso la
consulenza alle imprese appaltanti, di tutelare meglio la sicurezza dei
lavoratori. La Provincia di Lecce - ha continuato Calò - ritiene che il
fenomeno degli incidenti sul lavoro resta una delle piaghe del nostro
territorio e sottoscrive il protocollo a partire da questa sensibilità,
nella certezza che esso sia un contributo importante al lavoro sinergico e
coordinato dei vari soggetti istituzionali e sociali coinvolti nelle
attività di prevenzione degli infortuni, di vigilanza sul rispetto delle
norme e di promozione dei buoni comportamenti per la sicurezza".
Fonte: iltaccoditalia.info
SICUREZZA SUL LAVORO NEL TEATRO: IL BLOG
Questo Blog ha l'ambizione di iniziare un lavoro di informazione per tutti i
lavoratori dei teatri, e non solo, che hanno interessi nel campo della
Sicurezza del Lavoro. Spesso come RLS ho sentito dire che la sicurezza in
Teatro non può essere applicata perchè altrimenti si chiude tutto. Altre
volte ho sentito dire che il teatro è come un cantiere edile, essendo
contraddistinto da allestimenti temporanei e mobili e quindi dovrebbe essere
normato dal DLgs_1996_494 e non dal DLgs_1994_626 (entrambi abrogati dal
Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81 ). Certo una cosa è sicura, parlare
ed iniziare ad affrontare le problematiche della Sicurezza in Teatro, non è
una cosa facile. E' la passione di molti colleghi, preposti e dirigenti
(oltre ovviamente le leggi vigenti), che fa si che si lavori per migliorarsi
e migliorare il proprio ambiante lavorativo. I punti di partenza sono spesso
scoraggianti ed un vecchio detto dei Tecnici Macchinisti è secondo me
significativo per capire da dove partiamo: "un bravo macchinista deve saper
lavorare pure al buio".
VAI AL BLOG
Fonte: sicurezzateatro.blogspot.com
Meno morti sul lavoro, ma la metà delle
aziende non è in regola
FORLI' - Sono stati 6.837 gli infortuni sul lavoro avvenuti nel 2007 nel
territorio della provincia di Forlì-Cesena, di cui 12 mortali. Sono i dati
diffusi della Prefettura, che ha annunciato l'istituzione di un nuovo
organismo di vigilanza per la sicurezza sul lavoro. Dal 2002 al 2007 gli
infortuni sono diminuiti del 18%, ma il lavoro su questo fronte non è certo
terminato: in 18 mesi sono state sospese per lavoro nero ben 55 aziende (di
cui 22 in edilizia e 28 nel commercio).
Esattamente la metà delle aziende della provincia di Forlì-Cesena è
irregolare: dai controlli, infatti, è emerso che il 49% dei controlli ha
mostrato irregolarità, mentre il 51% è risultato a posto.
La battaglia contro gli incidenti sul lavoro, ha garantito il prefetto
Angelo Trovato, non si fermerà. Anzi, ha spiegato che finchè ci sarà anche
un solo infortunio non verrà abbassata la guardia sul fronte della sicurezza
nei luoghi di lavoro.
Fonte: romagnaoggi.it
ASL3 CATANIA: nascono i manager della
sicurezza
“Ridurre notevolmente l’incidenza delle morti bianche è il primo obiettivo
che l’Asl3 intende raggiungere: troppe vittime, infatti, hanno subito le
conseguenze di aziende poco attente alla salute dei loro lavoratori. A
Catania negli ultimi anni il numero dei morti si è ridotto e con i nuovi
strumenti di prevenzione dei rischi sarà possibile ottenere risultati
positivi anche in futuro” queste le parole del direttore generale Antonio
Scavone che oggi, in conferenza stampa, ha presentato la guida per “Il
responsabile del servizio di prevenzione e protezione aziendale”, uno
strumento da integrare nelle aziende per garantire la sicurezza degli utenti
sul posto di lavoro.
Nella sede generale erano presenti anche il direttore sanitario dell’Asl3
Annunziata Sciacca, il direttore amministrativo dell’Asl3 Rosaria
D’Ippolito, il presidente del Comitato paritetico territoriale (Cpt) ing.
Giuseppe Piana, il direttore Cpt Francesco Moretto, il direttore settore
igiene e sanità pubblica dott. Domenico Barbagallo, il responsabile Unità
operativa assistenza informazione, formazione, educazione alla sicurezza sul
lavoro dell’Asl3 l’ing. Antonio Leonardi.
La guida per “Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione
aziendale” è stata realizzata dall’Asl3 di Catania e dal Cpt – il Comitato
per la prevenzione infortuni, l’igiene e l’ambiente di lavoro, costituito
tra Ance Catania, Feneal-Uil, Filca-Cisl; Fillea-Cgil - in linea con gli
ultimi provvedimenti governativi: recentemente infatti sono stati emanati il
decreto legislativo 81/2008, noto come «Testo unico sulla salute e sicurezza
nei luoghi di lavoro» e il nuovo «Piano straordinario della prevenzione» con
uno stanziamento di 50 milioni di euro da trasferire in parte alle regioni
per formare e informare sulle disposizioni di sicurezza. Questi i metodi per
contrastare il trend negativo delle morti bianche e dei gravissimi infortuni
che colpiscono i lavoratori.
Il Cpt, impegnato da sempre a diffondere la cultura della sicurezza
nell’intera filiera edile, ha risposto all’appello dell’Asl3 per stilare
questa guida pratica per i “manager della sicurezza” che hanno l’onere di
guidare datori e dipendenti nel rispetto della normativa prevista. La guida
rappresenta un valido strumento per coloro che verranno formati o svolgono
già questo incarico di fondamentale importanza: “La cultura della sicurezza
si sta radicando sempre più sul nostro territorio, ed è per questo che siamo
convinti che la sinergia fra Comitato paritetico territoriale e l’Asl3 di
Catania, che istituzionalmente svolge un ruolo di controllo e di
prevenzione, riuscirà a ridurre ulteriormente gli infortuni nei cantieri
edili, infortuni che finalmente hanno percentuali statistiche in
diminuzione” ha affermato il presidente Cpt, ing. Giuseppe Piana.
Il direttore settore igiene e sanità pubblica dell’Asl3 dott. Domenico
Barbagallo ha sottolineato che “l’Inail spende 45 milioni di euro l’anno per
far fronte al fenomeno delle malattie professionali, degli infortuni e delle
morti sul lavoro, un costo sociale enorme: svolgere attività di prevenzione
365 giorni l’anno ridurrà certamente l’incidenza degli incidenti”. Il
Dipartimento di prevenzione dell’Asl3, tramite l’Unità operativa assistenza
informazione, formazione, educazione alla sicurezza sul lavoro, ha già
avviato una serie di attività formative per i nuovi professionisti della
sicurezza, attraverso tre moduli: “A” - corso di base della durata di 28
ore; “B” – corso specifico per settore che dura da 12 a 68 ore in relazione
al macrosettore produttivo Ateco di riferimento; “C” – corso di
specializzazione per l’esercizio delle funzioni del responsabile, è il corso
in materia di prevenzione e protezione dei rischi, anche di natura
ergonomica e psicosociale, di organizzazione e gestione delle attività
tecnico amministrative, di tecniche di comunicazione in azienda e di
relazioni sindacali. La durata del corso è di 24 ore unico per tutti i
macrosettori Ateco (quest’ultimo raggruppa le classificazioni delle attività
economiche).
Il responsabile Unità operativa assistenza informazione, formazione,
educazione alla sicurezza sul lavoro, l’ing. Antonio Leonardi, ha spiegato
che “i corsi mirano a istituire la figura del manager della sicurezza, uno
specialista che deve essere in possesso di una specifica preparazione in
materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro nel settore produttivo di
appartenenza, al fine di promuovere e sviluppare con efficacia e continuità
la cultura della prevenzione degli infortuni”.
Per partecipare ai corsi è necessario inoltrare apposita richiesta di
iscrizione via fax al numero 095/2540203, o via e-mail al seguente indirizzo
di posta elettronica SPSAL.AFI2@ausl3.ct.it, specificando il modulo di
interesse e il comparto produttivo ATECO. Per informazioni telefonare ai
numeri 095/2540140-141-139.
Fonte: laperiferica.it
Infortuni sul lavoro, fenomeno in netta
diminuzione in regione MOLISE
CAMPOBASSO Dati incoraggianti, che dimostrano come l'attenzione al tema
della sicurezza sul lavoro possa produrre risultati significativi. Sono
quelli che emergono dall'ultimo rapporto annuale regionale dell'Inail
relativo al fenomeno degli infortuni sul lavoro, presentato ieri in
Prefettura a conferma delle sinergie che si stanno creando sulla materia tra
gli enti locali, l'Inail e l'Università, anch'essa presente alla
discussione.
Per quanto riguarda il Molise, è stata registrata una significativa
riduzione del fenomeno infortunistico (7,9 punti percentuali) rispetto agli
anni precedenti. La regione si pone tra i territori più virtuosi d'Italia.
La contrazione rilevata in regione è infatti significativamente alta
rispetto a quella relativa a tutta la penisola, per la quale il decremento
degli infortuni è pari complessivamente all'1,7%. Stesso andamento positivo
vale per gli infortuni mortali. Questi sono passati dai 10 del 2006 ai 9 del
2007. C'è da rilevare però che la diminuzione dei casi di morte, anche se si
osservano quelli inerenti il medio periodo 2004-2007, ha riguardato quasi
esclusivamente l'area dell'industria e dei servizi, mentre sono rimasti
stabili i decessi in agricoltura. «Questo conferma la difficoltà del settore
a migliorare attrezzature e macchinari, causa esclusiva degli infortuni più
gravi», ha osservato il direttore dell'Inail Michele Cataldo. Anche per
quanto riguarda le tecnopatie, ossia le malattie contratte per causa di
servizio, il decremento è stato del 20%. Il dato, complessivamente buono,
non invita però certo ad adagiarsi, ma a muoversi, anche alla luce del
decreto 81 dello scorso maggio, verso una sempre maggiore tutela del
lavoratore. «Tra gli strumenti più importanti a disposizione - ha osservato
il Prefetto Pagano - c'è la Conferenza permanente per la sicurezza». Questa,
composta da Inail, Regione, Università e Prefettura, prevede una
ripartizione dei compiti (monitoraggio del fenomeno, valorizzazione delle
buone pratiche, scambio dati tra le varie amministrazioni) che possono
portare alla costituzione di una vera e propria «rete» per la sicurezza.
Fonte: iltempo.ilsole24ore.com
Dopo denuncia mancanza misure protezione
in cantiere Campidoglio chi non rispetta norme a Roma non lavorerà
ROMA - "Ho dato mandato al capo di gabinetto di fare un'indagine. Se
questa ditta ha sbagliato pagherà, perchè non può dare questo esempio
davanti al Campidoglio. Questo è un impegno che prendo solennemente davanti
a voi, ringraziandovi per la denuncia che avete fatto". Lo ha detto il
sindaco di Roma Gianni Alemanno agli inviati dell'emittente televisiva
Retesole che ieri aveva denunciato l'assenza delle misure di protezione nel
cantiere che sta ristrutturando le facciate laterali del Campidoglio,
filmando alcuni operai senza casco. "Questa impresa e questo cantiere - ha
precisato Alemanno - le abbiamo ereditate dalla precedente amministrazione,
quindi non abbiamo nessuna complicità con nessuno. Non so da chi è stata
scelta questa impresa, ma non da noi".
Infine il sindaco di Roma, con un casco giallo in testa, donatogli da
Retesole, vestendo i panni di testiomonial, ha rivolto un appello per la
sicurezza sul lavoro: "innanzitutto gli operai per primi mettano il casco,
perchè certe volte sono proprio loro che per non avere il fastidio di questa
cosa in testa evitano, e secondo le imprese sappiano che è loro obbligo fare
rispettare queste misure perchè altrimenti a Roma non possono lavorare".
"Il cantire in questione - spiegano da Retesole - è sorto in seguito alla
delibera della Giunta Comunale n.4759 del 22/12/98. I lavori, avviati il 7
luglio del 2007, che saranno portati a termine a gennaio 2009, sono eseguiti
dalla società ATI COIMP (Cg) - ICER s.r.l. - Hi Tech Solution s.r.l. Il
Coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione è Ferdinando Catalano,
direttore dei lavori l'ingegnere Silvio De Bellis, direttore del cantiere
l'architetto Giuseppe Mapei. L'importo netto dei lavori è pari a 2.515.321
euro, di cui 222.050 per gli oneri sulla sicurezza".
Fonte: newsway.it
Protezione civile: Premier firma
direttiva su gestione emergenze
Garantire il tempestivo e costante flusso delle informazioni tra tutti i
soggetti coinvolti e ottimizzare le capacità di allertamento, attivazione e
intervento del sistema di protezione civile: sono questi gli obiettivi
principali della nuova direttiva concernente gli indirizzi operativi per la
gestione delle emergenze emanata oggi dal Presidente del Consiglio dei
Ministri, on. Silvio Berlusconi, alla presenza dei vertici di tutte le
Istituzioni e delle diverse componenti del sistema della Protezione Civile
nazionale.
In particolare, la direttiva disegna il modello organizzativo di risposta
all’emergenza, evidenziando le competenze che la legge (la n. 225 del 1992 e
la n. 401 del 2001) assegna alle diverse amministrazioni e tracciando il
quadro delle prime attivazioni in caso di evento emergenziale. Particolare
attenzione è dedicata al ruolo fondamentale dei livelli locali
nell’assicurare il primo soccorso e l’assistenza alla popolazione, ma anche
all’importanza di operare, sin dalle primissime fasi dell’emergenza, in
sinergia con tutte le altre strutture interessate e nel quadro di un forte
coordinamento operativo assicurato dal Dipartimento della Protezione Civile.
Particolare importanza riveste la disponibilità in tempo reale di tutte le
informazioni riguardanti eventi che possano costituire un rischio per la
popolazione, al fine di ridurre al minimo i tempi necessari per la
valutazione della situazione e assicurare l’impiego razionale e coordinato
delle risorse. Per questa ragione, le procedure prevedono che tutte le sale
operative, nazionali o locali, gli enti e le amministrazioni che gestiscono
reti di monitoraggio e infrastrutture di servizio, nonché i centri operativi
e di coordinamento attivati sul territorio, assicurino la tempestività,
l’attendibilità e l’accuratezza delle comunicazioni tra i diversi soggetti
riguardo agli eventi, alle risorse disponibili per farvi fronte, agli
interventi in atto e all’eventuale necessità di concorso o supporto.
Infine, la direttiva definisce l’organizzazione e il funzionamento di
SISTEMA, vero cuore pulsante del Paese, centro di coordinamento nazionale
attivo presso il Dipartimento della Protezione Civile, che garantisce la
raccolta, la verifica e la diffusione delle informazioni riguardo a
situazioni emergenziali previste o in atto, nonché l’allertamento e la
tempestiva attivazione delle componenti e strutture operative del sistema di
protezione civile. SISTEMA opera 24 ore su 24 e rappresenta il punto di
riferimento della protezione civile nazionale grazie alla molteplicità dei
soggetti che vi operano. In configurazione ordinaria è presente in sala
personale del Dipartimento della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco,
delle Forze Armate, della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia
di Finanza, del Corpo Forestale e delle Capitanerie di Porto al quale si
aggiungono in situazione di configurazione straordinaria, in caso di
emergenza nazionale, le aziende del sistema Italia componenti della
Protezione civile.
L’emanazione della direttiva, che va a formalizzare il modello di gestione
dell’emergenza messo a punto negli ultimi anni, rappresenta un passaggio
importante: la puntuale attuazione degli indirizzi operativi da parte delle
diverse componenti e strutture del sistema, infatti, garantirà sempre più e
meglio il coordinamento indispensabile per assicurare l’efficacia
dell’azione della macchina della protezione civile.
Fonte: Ufficio stampa del Capo Dipartimento per la protezione civile
MARCHE: Lotta agli infortuni sul lavoro.
Istituito il comitato di coordinamento
Si è insediato, nelle Marche, il nuovo Comitato regionale di coordinamento
nella materia della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro. Spacca:
“Collaborazione istituzionale per contenere gli infortuni”
Si è insediato, nelle Marche, il nuovo Comitato regionale di coordinamento
nella materia della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro. La
composizione dell'organismo è stata modificata, nel giugno scorso, per
recepire le nuove disposizioni nazionali che mirano a "realizzare una
programmazione coordinata degli interventi".
I Comitati regionali provvedono a monitorare le attività svolte localmente,
"per verificare il raggiungimento degli obiettivi, dandone comunicazione
annuale ai ministeri della Salute e del Lavoro e della Previdenza Sociale".
Erano presenti il presidente della Regione, Gian Mario Spacca, gli assessori
regionali alla Salute, Almerino Mezzolani, e al Lavoro, Ugo Ascoli. Entro 90
giorni il Comitato dovrà predisporre il regolamento e avviare la propria
attività.
"Abbassare l'incidente degli infortuni sul lavoro e delle malattie
professionali rappresenta l'obiettivo principale del Coordinamento", ha
evidenziato Spacca nel suo intervento. "Nella Marche stiamo ottenendo
risultati importanti, grazie alla leale collaborazione con le istituzioni e
le forze sociali. La sicurezza deve rappresentare il biglietto da visita
della nostra regione".
Secondo l'assessore Mezzolani, gli accordi Stato-Regioni, le intese
sottoscritte con Inail Marche e le scelte operate con il Piano sanitario
"hanno permesso di migliorare le performance, spostando l'attenzione verso
la prevenzione e il territorio". Recependo alcune sollecitazioni venute dai
componenti del Comitato, in merito alla qualificazione della formazione e al
ruolo delle Province, l'assessore Ascoli ha ribadito che "la formazione deve
portare a una maggiore cultura della sicurezza, anche pensando a moduli
calibrati per tipologie produttive, territoriali o di dimensione aziendale"
Fonte: ilquotidiano.it
EMILIA ROMAGNA/CRISI: ACCORDO
REGIONE-CONFIDI, 1 MLD PER CREDITO A PMI (2)
L'accordo per il credito si affianca alle misure recenti per sostenere gli
investimenti delle pmi regionali. E' tuttora in corso (fino al 31 maggio
2009) il bando del Piano triennale (Misura 1.1 azione B, ex Sabattini, L.
598) che finanzia l'acquisto di beni materiali, immateriali e servizi per
favorire l'innovazione delle imprese. Il bando e' stato riaperto dopo la
prima scadenza del 16 novembre 2008.
Il finanziamento e' concesso ad un tasso onnicomprensivo (al lordo delle
spese) non superiore, se variabile, all'euribor maggiorato di 1,25 punti
percentuali al netto delle imposte, se fisso, invece, non superiore all'irs,
maggiorato di 1,25 punti percentuali al netto delle imposte.
Sino alla prima scadenza del 16 novembre, avevano presentato domanda 1.413
imprese, pari a 483.5 milioni di investimenti e a oltre 26,1 milioni di
contributi erogati. Dalla riapertura del bando ad oggi sono gia' 255 le
imprese che hanno fatto domanda, pari a 103,7 milioni di investimenti
ammessi e quasi 6,5 milioni di contributi erogati.
Risale al marzo scorso, invece, il nuovo bando per l'erogazione di
contributi in conto interesse a favore delle imprese artigiane di produzione
e di servizio dell'Emilia-Romagna. Con il bando sono agevolati gli
investimenti per l'innovazione tecnologica, di servizio, organizzativa,
commerciale, di prodotto e di processo produttivo, oltre che alla riduzione
dell'impatto ambientale del ciclo produttivo e dei prodotti, allo sviluppo
sostenibile, ad introdurre sistemi di sicurezza sui luoghi di lavoro.
I tassi di interesse che le banche e le societa' di leasing si sono
impegnate ad applicare in relazione ai finanziamenti bancari e alle
locazioni finanziarie prevedono uno spread massimo compreso tra l'1 e l'1,5.
Al bando, aperto fino al luglio scorso, hanno fatto domanda 577 imprese,
pari a 90,88 milioni di euro di finanziamenti ammessi e quasi 6,5 milioni di
contributi erogati.
A testimonianza della vocazione delle Pmi emiliano-romagnole agli
investimenti in innovazione ci sono anche i risultati del bando per progetti
innovativi nel campo delle tecnologie energetico-ambientali.
Sino ad ora sono 145 le domande pervenute, per un totale di investimento
previsto di 43 milioni di euro e un totale di contributi richiesti di circa
18 milioni di euro.
Fonte: asca.it
Sicurezza nei cantieri: a Firenze solo
1.000 Rappresentanti dei lavoratori per 3.200 aziende
“La questione della sicurezza nei luoghi di lavoro è ormai divenuta priorità
imprescindibile da qualsiasi altra discussione che ruota intorno al mondo
dell’occupazione e della realizzazione dei cantieri”. Il Presidente del
Consiglio provinciale Massimo Mattei ha così introdotto la “IV Assemblea dei
rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza” che si è svolto in Palazzo
Vecchio. “Proprio nella nostra città una campagna straordinaria di sicurezza
nei cantieri di Firenze che ha visto impegnata la Polizia Municipale, gli
addetti del dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria e i
funzionari della Direzione provinciale del lavoro. Una serie di controlli
per verificare l’attuazione delle normative relative alla sicurezza sui
luoghi di lavoro nel settore edilizio. Piccoli e grandi cantieri – ha
continuato Mattei – che si affacciano sulla sede stradale messi sotto
osservazione sia per una maggiore tutela degli operai sia per un controllo
attento riguardo alla sicurezza e alla regolarità dei rapporti di lavoro.
Purtroppo in tanti casi registriamo ancora negligenze e scarsi controlli sui
cantieri mentre occorre porre attenzione alla presenza di lavoratori al
nero, agli aspetti della sicurezza stradale legati al cantiere come la
presenza delle transenne o di cartelli per la segnalazione dei lavori, gli
aspetti più strettamente legati agli infortuni come l’idoneità dei ponteggi
e delle attrezzature, i piani di sicurezza ed il corretto utilizzo da parte
degli operai del casco, delle cinture di sicurezza e delle scarpe
antinfortunistiche”.
In Provincia sono presenti 36.500 aziende, di cui oltre 3.200 con più di 15
addetti. Ad oggi i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza eletti o
nominati sono poco più di 1.000. Occorre maggiore educazione e formazione
per avere un RLS in ogni azienda.
Il Dipartimento della Prevenzione dell’Azienda Sanitaria 10 di Firenze
impegna nell’attività di prevenzione nei luoghi di lavoro circa 126
operatori. Per quanto attiene la vigilanza, nel corso del 2007 ci sono stati
3.873 accessi in unità locali che hanno visto mediamente la presenza di due
operai per ciascun accesso realizzato. A tale attività di controllo sono
stati emessi 1.311 provvedimenti (per lo più notizie di reato) accompagnati
da prescrizioni finalizzate a determinare la rimozione delle situazioni a
rischio riscontrate. Complessivamente sono stati controllati 907 cantieri
con 2.096 accessi nei cantieri stessi. Le irregolarità riscontrate nel corso
dei sopralluoghi sono state 1.133, tutte oggetto di comunicazione di notizia
di reato e tutte rimosse. In 186 casi il sopralluogo è stato determinato
dalla necessità di effettuare delle inchieste a seguito di infortuni che
avevano determinato lesioni gravi o mortali ed in circa la metà dei casi
sono state riscontrate delle violazioni connesse con il manifestarsi
dell’evento. Le inchieste di malattie professionali nel corso del 2007 sono
state in numero contenuto, 72, soprattutto in conseguenza del fatto che tali
patologie, molto spesso, non vengono diagnosticate e quindi non sono portate
all’attenzione né dei servizi di prevenzione né dell’Istituto assicuratore.
Fonte: nove.firenze.it
Il Testo unico sulla sicurezza nei luoghi
di lavoro ''va corretto''
Il Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ''va corretto'',
possibilmente eliminando le certificazioni inutili che costituiscono un
onere troppo gravoso per le imprese. Lo ha detto il ministro del lavoro,
Maurizio Sacconi, questa sera a Pordenone, nell'ambito di un convegno
dell'Api.
Secondo Sacconi, oggi tante imprese ''distolgono investimenti nella
formazione e nell'informazione'' perche' sono troppo occupate ad inseguire
la burocrazia. A giudizio del ministro, dunque, il Testo unico, ''liberato''
da una serie di vincoli appunto burocratici, puo' contribuire ad accrescere
la sicurezza sul posto di lavoro, che esige, secondo Sacconi, maggiore
formazione dei lavoratori.
Fonte: adige.tv
Il crollo della Fiera? Per tiranti
difettosi e fretta
«Errori nel montaggio dei
tiranti» e «difetti nelle operazioni di controllo del cantiere» generati,
con buona probabilità, dall’obbligo di rispettare una tabella di marcia a
tappe forzate e presentare il nuovo gioiello firmato dalla star
dell’architettura mondiale Jean Nouvel, in tempo per l’ormai imminente
48esimo Salone nautico.
Furono queste le cause del crollo della struttura del nuovo padiglione B, in
costruzione alla Fiera del mare di Genova, lo scorso 9 aprile, secondo la
consulenza che il sostituto procuratore Patrizia Petruzziello ha affidato
ormai sette mesi fa a Sergio Lagomarsino, professore dell’Università di
Ingegneria di Genova, specialista di tecnica delle costruzioni, e a Nicola
Augenti, docente all’Università di Napoli di diagnosi e terapia delle
strutture. Consulenza appena consegnata alla Procura.
L’obiettivo degli esperti era fare chiarezza su cosa avvenne e perché, alle
13,55 di quel pomeriggio, quando una “travatura reticolare” lunga quasi 50
metri, che era stata montata solo il giorno prima da operai e tecnici di
Coopsette per sorreggere la fantasmagorica copertura del nuovo padiglione,
si afflosciò su stessa mentre tutt’intorno infuriava una bufera di pioggia e
vento. La pausa pranzo salvò decine di operai da un incidente dalle
conseguenze potenzialmente disastrose.
La consulenza su quel crollo, oltre centoquaranta pagine corredate da un
dossier informatico fatto di simulazioni e ricostruzioni virtuali degli
scenari analizzati a partire dai rottami accatastati in un’area di 55 mq del
Padiglione C, è stata messa a disposizione degli avvocati difensori dei nove
indagati. L’accusa a vario titolo è crollo colposo e la violazioni di alcune
delle prescrizioni imposte dalla legge 1.086 del ‘71 su cemento armato e
acciaio.
I nomi dei principali indagati sono quelli di Roberto Urbani, amministratore
delegato della Fiera di Genova, Domenico Donelli, responsabile di Coopsette,
la società che ha ottenuto in appalto i lavori, Mario Santarelli (direttore
dei cantieri sempre per la Coopsette), Franco Berselli (suo omologo della
Cometal, la ditta lombarda che ha preso in subappalto i lavori), Pier Angelo
Pisoletti (progettista della struttura) e Carlo Verdanega (direttore dei
lavori per la Fiera).
«Da quanto emerge dal lavoro dei consulenti Urbani e Pisoletti non sarebbero
responsabili di quanto accaduto», anticipa l’avvocato Massimo Boggio, senza
spingersi oltre in attesa di completare l’esame del dossier. I legali degli
altri indagati, tra cui l’avvocato Sandro Vaccaro, incentrano la propria
tesi difensiva sulle condizioni meteo di quella giornata: i lavoro erano
stati interrotti a metà, dicono in sintesi, questa è la ragione per la quale
la struttura collassò.
Il punto di partenza dei due consulenti della procura è stato il verbale
degli ispettori della Asl genovese, in particolare gli esperti del “Servizio
prevenzione sicurezza del lavoro”, che aveva indicato la ditta che stava
operando sull’ ultima soletta del nuovo padiglione B della Fiera al momento
del crollo: la Cometal spa, azienda nata 35 anni fa e specializzata in
strutture di acciaio (padiglioni fieristici, areostazioni e hangar, ponti e
viadotti, fabbricati industriali ed altro ancora). Berselli era il direttore
del cantiere. La Cometal subappaltò il lavoro dalla Coopsette, e in questo
caso il direttore dei lavori era l’ingegner Santarelli.
Già la prima ricostruzione dei fatti, alla quale collaborò anche il comando
dei vigili del fuoco del capoluogo ligure, aveva ipotizzato tra le cause del
crollo un errore nel montaggio della struttura. Che all’improvviso avrebbe
ceduto lateralmente, trascinando con sé il resto del complesso - tra piloni
in cemento e putrelle d’acciaio - in un drammatico e potenzialmente
devastante effetto-domino. La costruzione del nuovo padiglione B doveva
essere ultimata entro l’ autunno prossimo, prima del nuovo Salone Nautico, e
i tempi furono rispettati nonostante il crollo.
Il nuovo padiglione B è stato la vera grande novità dell’ultima kermesse del
mondo della nautica, che si è tenuta a Genova dal 4 al 12 ottobre. Non uno
yacht super tecnologico o una barca da favola, ma i nuovi spazi espositivi
fronte mare firmati dall’architetto Nouvel.
Il nuove padiglione B ha fatto aumentare considerevolmente l’area fieristica
dai vecchi 10.000 metri quadrati del vecchio padiglione ai 20.000
dell’attuale. Al piano terra, a livello banchina, il padiglione B ha
ospitato imbarcazioni a motore fino a 16 metri e al primo piano i gommoni.
Fonte: ilsecoloxix.ilsole24ore.com
Bono (Fincantieri), Sinergie Con
Istituzioni Per l'Eccellenza Nella Sicurezza
''Riflettere sulla sicurezza nei
luoghi di lavoro significa confrontarsi con questa premessa: a prescindere
dai risultati ottenuti in termini di riduzione dell'incidenza infortunistica
esiste sempre un gradino successivo da percorrere per raggiungere
l'eccellenza.''. Lo ha affermato Giuseppe Bono, Amministratore Delegato di
Fincantieri, intervenendo ieri al seminario di approfondimento sul tema
della sicurezza nei luoghi di lavoro a Roma.
''Quando si tratta di sicurezza sul lavoro -sottolinea- norme e procedure
non sono sufficienti, così come non lo e' la mera conformità alle norme di
Legge. Fincantieri ha sempre investito molto in questo campo. Eppure -
prosegue Bono -, già all'inizio del mio mandato, i dati ci dicevano che era
necessario fare di più. Siamo partiti così con una serie di azioni a
trecentosessanta gradi che ci hanno consentito di tagliare un importante
traguardo: in quattro anni, dal 2004 al 2008, il tasso di incidenza del
fenomeno infortunistico si e' ridotto del 40%''.
L'Amministratore Delegato di Fincantieri individua tre filoni principali di
intervento: il primo prevede ''investimenti sulle infrastrutture e sugli
impianti, con un impegno economico pari al 10% degli investimenti annuali
complessivi per l'introduzione di nuove tecnologie in linea con le più
recenti norme di Legge in materia di tutela del lavoratore''. Segue, secondo
Bono il ''monitoraggio e la valutazione dei rischi, prassi consolidate e
quasi routinarie, da noi vengono approcciate in maniera innovativa e
rigorosa, dedicando risorse per analisi specifiche sul campo e avvalendosi
anche del supporto di società esterne ed enti universitari''. Terzo punto la
''formazione e informazione sui temi della sicurezza rivolta a tutti i
lavoratori diretti e non. Parliamo, per i dipendenti Fincantieri, di un
totale annuo che supera le 400mila ore di formazione, coinvolgendo circa
1.300 addetti''.
''Non ho dubbi - prosegue l'Amministratore Delegato di Fincantieri - che
molti, in Italia e all'estero, indicherebbero la nostra esperienza come una
best practice aziendale cui tendere''. ''Tuttavia, in materia di sicurezza e
prevenzione c'e' sempre un passo, un gradino successivo da fare. Quest'anno
- prosegue Bono - abbiamo avuto due morti sul lavoro nel nostro stabilimento
di Monfalcone, un dipendente dell'appalto e uno dei ''nostri''. Quali siano
state le cause, non ho potuto non riflettere. Ho lanciato pertanto la
proposta di creare un pool di esperti d'intesa con il sindacato e le
istituzioni pubbliche con l'obiettivo di elaborare un grande progetto per
affrontare il tema della sicurezza in tutti i suoi aspetti, dagli
investimenti alla formazione, alla comunicazione''.
''Credo, infatti, che ci sia una grande verità nel campo della sicurezza e
prevenzione dagli infortuni sul lavoro: nessun risultato si raggiunge da
soli. Quanto piu' riusciamo a creare sinergie con le istituzioni, con gli
enti di riferimento, con le università e con i centri di ricerca, tanto
più-afferma Bono - potremmo avvicinarci all'obiettivo di avere un sistema
per la gestione della sicurezza senza anelli deboli''.
Bono ha anche sottolineato che un eventuale calo del premio assicurativo
corrisposto all'Inail sarà reinvestito nuovamente in sicurezza in modo
innovativo con un premio corrisposto direttamente al lavoratore che si sarà
distinto in positivo''.
L'analisi dell'Amministratore Delegato di Fincantieri passa quindi alle
problematiche legislative della sicurezza: ''Spostandoci sul versante
normativo non sempre vediamo ripresa questa logica. Penso al D.Lgs. 231/01
che stabilisce la responsabilità amministrativa penale del rappresentante
legale della società. Temo che una norma che ricerchi la responsabilità
penale nelle ''morti bianche'', a parte casi eccezionali, possa essere
considerata un obbrobrio giuridico''.
''Stesso dicasi per l'amianto. Oggi Fincantieri - dichiara Bono - deve
difendersi nelle sedi preposte da accuse che, se accolte, metterebbero in
ginocchio l'azienda per fatti che risalgono a molto tempo fa. Da allora sono
cambiati non solo tecnologie, materiali, metodi di lavoro e conoscenze
scientifiche, ma anche, piu' volte, il corpo dirigente e tecnico della
società. Le malattie derivanti dall'inalazione della sostanza, quali il
mesotelioma pleurico, dovrebbero essere trattare come malattie sociali''.
''Non si possono lasciare sole Inail e aziende a sostenere l'onere delle
cure e dei risarcimenti''. Secondo l'Amministratore Delegato di Fincantieri
''un possibile percorso potrebbe essere quello di riprendere alcune delle
proposte gia' presentate in Parlamento per la creazione di un fondo sociale
con il contributo delle aziende. Si definirebbero così modalità certe per il
risarcimento degli aventi diritto, depenalizzando i reati collegati alle
conseguenze derivanti dall'impiego dell'amianto.
Conclude quindi Bono: ''La sicurezza in Fincantieri non e' seconda a nessun
altro traguardo aziendale. In un momento in cui nel nostro Paese e' alta
l'attenzione per questi temi per il susseguirsi di episodi che, in alcuni
periodi dell'anno, ci fanno leggere i giornali come se si trattasse di
bollettini di guerra, noi diciamo una cosa: abbiamo fatto molto, vogliamo
fare di piu'''.
Fonte: Metropolisinfo.it
Sicurezza sul lavoro: si’ a confronto e
collaborazione. Industriali casentinesi incontrano la Asl
Il confronto e la collaborazione
tra parti sociali, enti e istituzioni può produrre soluzioni innovative ed
idonee a tutelare ulteriormente la salvaguardia e l’integrità fisica dei
lavoratori. E’ quanto pensano gli Industriali casentinesi che recentemente
hanno incontrato il Dipartimento di Prevenzione locale della ASL 8. “Un
incontro utile per commentare insieme ed avere indicazioni sui più rilevanti
contenuti delle nuove disposizioni che disciplinano la materia della
sicurezza nei luoghi di lavoro (Decreto Legislativo n. 81 del 9 aprile 2008)
– dice Patrizio Valentini, neo eletto Presidente di zona - crediamo infatti
che occorra assumere un forte impegno comune da parte di tutte le componenti
economiche sociali e istituzionali per intraprendere adeguate iniziative in
grado di contrastare efficacemente il fenomeno degli infortuni sul lavoro”.
Valentini è stato eletto all’unanimità nel corso dell’assemblea che ha
seguito l’incontro con la ASL. Trentasette anni, è a capo dell’omonimo
pastificio che ha sede a Porrena (Poppi). Nato oltre 20 anni fa, oggi il
Pastificio Valentini vanta tra la sua clientela importanti catene della
Grande Distribuzione in Italia e all’estero (Francia, Inghilterra, Olanda e
Finlandia). Recentemente sono stati acquisiti come clienti anche i famosi
Magazzini Harrods di Londra.
Nella stessa occasione il Gruppo Imprenditori Casentino di Confindustria
Arezzo, un centinaio di aziende per 2.800 addetti, ha provveduto
all’elezione del Vice Presidente Donatella Detti (Casentino Scavi Srl) e del
componente del Comitato Piccola Industria Gastone Vangelisti (Wigam Spa).
Fonte: arezzonotizie.it
I quesiti sul decreto 81/08: la verifica
dell'idoneita' dei lavoratori
Chiarimenti sull’obbligo di
verifica delle condizioni di salute del lavoratore prima dell’affidamento
delle mansioni: di cosa deve tener conto il datore di lavoro? Quale medico
deve fare gli accertamenti? A cura di G. Porreca.
Sull’obbligo di verifica delle condizioni di salute del lavoratore prima
dell’affidamento delle mansioni: di cosa deve tener conto il datore di
lavoro? Quale medico deve fare gli accertamenti? A cura di Gerardo Porreca
(www.porreca.it).
Quesito
Il Testo Unico impone che il datore di lavoro tenga conto, nell’affidare
i compiti ai lavoratori, delle sue condizioni di salute ed inoltre che
sottoponga i lavoratori stessi alla sorveglianza sanitaria nei casi previsti
dalla legge. Non è una sovrapposizione? Non è chiaro, inoltre, se l’obbligo
di verificare le condizioni del lavoratore prima di affidargli le mansioni è
comunque limitato ai casi per i quali è obbligatoria la sorveglianza
sanitaria o è applicabile a tutte le attività.
Infine, nei casi in cui non sussiste l’obbligo della sorveglianza sanitaria
quale è il medico che accerta le condizioni di salute dei lavoratori prima
della assegnazione dei compiti., il medico competente o altri?
Risposta
Per dare una risposta al quesito formulato occorre fare una analisi
comparata degli articoli 18 del D. Lgs. 9/4/2008 n. 81, contenente il Testo
Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, sugli obblighi generali a
carico dei datori di lavoro e dei dirigenti e dell’art. 41 dello stesso D.
Lgs. sulla sorveglianza sanitaria.
Secondo l’art. 18 comma 1 lettera c) del citato decreto legislativo,
infatti, il datore di lavoro ed i dirigenti, che organizzano e dirigono le
attività lavorative secondo le attribuzioni e le competenze agli stessi
conferite, devono:
“ c) nell'affidare i compiti ai lavoratori, tenere conto delle capacità e
delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e alla
sicurezza”.
L’art. 41 sulla sorveglianza sanitaria, d’altro canto, impone che venga
effettuata da parte del medico competente la sorveglianza:
“a) nei casi previsti dalla normativa vigente, dalle direttive europee
nonché dalle indicazioni fornite dalla Commissione consultiva di cui
all'articolo 6;
b) qualora il lavoratore ne faccia richiesta e la stessa sia ritenuta dal
medico competente correlata ai rischi lavorativi”.
Si tratta, quindi, di due obblighi diversi il primo (art. 18) rientrante fra
gli obblighi generali a carico dei datori di lavoro e dei dirigenti e
finalizzato a verificare preventivamente lo stato generale di salute dei
lavoratori ed a verificare che lo stesso sia compatibile con il compito che
gli si intende affidare ed è applicabile a tutti i tipi di attività di cui
all’art. 3 del D. Lgs. n. 81/2008, indicante il campo di applicazione del
decreto legislativo medesimo, così come viene indicato nell’articolo che
fissa l’obbligo, ed il secondo invece (art. 41) è un obbligo specifico
perché è legato ad un tipo di attività particolare durante la quale il
lavoratore può essere esposto a dei rischi professionali per i quali il
legislatore ha inteso imporre una sorveglianza sanitaria ed indicati nei
vari titoli del Testo Unico relativi ai rischi specifici ed è finalizzato a
verificare la compatibilità dell’attività che il lavoratore dovrà svolgere e
nell’accertare che non vi siano delle controindicazioni al lavoro e che deve
sfociare in un giudizio di idoneità alla mansione specifica.
Tra i rischi specifici previsti dal D. Lgs. n. 81/2008 si citano quelli
legati alla esposizione a:
- movimentazione manuale dei carichi (art. 168 D. Lgs. n. 81/2008)
- videoterminali (art. 176 D. Lgs. n. 81/2008)
- rumore (art. 196 D. Lgs. n. 81/2008)
- vibrazioni (art. 204 D. Lgs. n. 81/2008)
- campi elettromagnetici (art. 211 D. Lgs. n. 81/2008)
- radiazioni ottiche artificiali (art. 218 D. Lgs. n. 81/2008)
- rischio chimico (art. 229 D. Lgs. n. 81/2008)
- agenti cancerogeni e mutageni (art. 242 D. Lgs. n. 81/2008)
- amianto (art. 259 D. Lgs. n. 81/2008)
- agenti biologici (art. 279 D. Lgs. n. 81/2008)
La sorveglianza sanitaria comprende, inoltre, così come indica l’art. 41
comma 2 del D. Lgs. n. 81/2008 una:
“a) visita medica preventiva intesa a constatare l'assenza di
controindicazioni al lavoro cui il lavoratore è destinato al fine di
valutare la sua idoneità alla mansione specifica;
b) visita medica periodica per controllare lo stato di salute dei lavoratori
ed esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica. La periodicità
di tali accertamenti, qualora non prevista dalla relativa normativa, viene
stabilita, di norma, in una volta l'anno. Tale periodicità può assumere
cadenza diversa, stabilita dal medico competente in funzione della
valutazione del rischio. L'organo di vigilanza, con provvedimento motivato,
può disporre contenuti e periodicità della sorveglianza sanitaria differenti
rispetto a quelli indicati dal medico competente;
c) visita medica su richiesta del lavoratore, qualora sia ritenuta dal
medico competente correlata ai rischi professionali o alle sue condizioni di
salute, suscettibili di peggioramento a causa dell'attività lavorativa
svolta, al fine di esprimere il giudizio di idoneità alla mansione
specifica;
d) visita medica in occasione del cambio della mansione onde verificare
l'idoneità alla mansione specifica;
e) visita medica alla cessazione del rapporto di lavoro nei casi previsti
dalla normativa vigente”.
In più il D. Lgs. n. 81/2008 con i commi successivi dello stesso art. 41
regolamenta la sorveglianza sanitaria. Infatti con il comma 4 stabilisce
che:
“Le visite mediche di cui al comma 2, a cura e spese del datore di lavoro,
comprendono gli esami clinici e biologici e indagini diagnostiche mirati al
rischio ritenuti necessari dal medico competente. Nei casi ed alle
condizioni previste dall'ordinamento, le visite di cui al comma 2, lettere
a), b) e d) sono altresì finalizzate alla verifica di assenza di condizioni
di alcol dipendenza e di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti”,
e con il comma 5 che:
“Gli esiti della visita medica devono essere allegati alla cartella
sanitaria e di rischio di cui all'articolo 25, comma 1, lettera c), secondo
i requisiti minimi contenuti nell'Allegato 3A e predisposta su formato
cartaceo o informatizzato, secondo quanto previsto dall'articolo 53”,
nonché con il comma 6 che:
“Il medico competente, sulla base delle risultanze delle visite mediche di
cui al comma 2, esprime uno dei seguenti giudizi relativi alla mansione
specifica:
a) idoneità;
b) idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o
limitazioni;
c) inidoneità temporanea;
d) inidoneità permanente”,
con l’obbligo ancora fissato dal comma 7 che:
“Nel caso di espressione del giudizio di inidoneità temporanea vanno
precisati i limiti temporali di validità”,
ed, infine, con il comma 8 che:
“Dei giudizi di cui al comma 6, il medico competente informa per iscritto il
datore di lavoro e il lavoratore”, prevedendo, infine, con il comma 9 che:
“Avverso i giudizi del medico competente è ammesso ricorso, entro trenta
giorni dalla data di comunicazione del giudizio medesimo, all'organo di
vigilanza territorialmente competente che dispone, dopo eventuali ulteriori
accertamenti, la conferma, la modifica o la revoca del giudizio stesso”.
Da quanto sopra detto, quindi, si comprende quindi che i due obblighi, pur
avendo entrambi un contenuto di tipo preventivo, come è giusto che sia
trattandosi di disposizioni finalizzate alla prevenzione delle malattie
professionali, hanno finalità di natura diversa, una mirante alla verifica
di una sorta di stato generale di sana e robusta costituzione comunque
indipendente dall’ambiente nel quale il lavoratore deve andare ad operare e
l’altro alla espressione della idoneità del lavoratore stesso a svolgere una
attività che lo può esporre a dei rischi professionali specifici e quindi
dipendenti direttamente dall’ambiente nel quale andrà ad operare. Inoltre
l’uno inoltre di natura prettamente preventiva e l’altro invece a carattere
di controllo continuo durante l’attività lavorativa tanto è che viene
prevista la verifica periodica delle sue condizioni secondo le modalità
indicate dal legislatore o dal medico competente.
In merito a chi deve effettuare tali verifiche preventive, quella di cui
all’art. 18 e quella di cui all’art. 41 un utile indirizzo può discendere
dalla lettura di una recente sentenza della Corte di Cassazione Sez. III, la
n. 26539 del 2 luglio 2008, Pres. Grassi, Est. Sarno, P.M. Salzano, Ric. L.
L., che ha affrontato tale tipo di problematica.
Con questa sentenza, infatti, la Corte di Cassazione ha confermata la
condanna di un datore di lavoro, già inflitta nei primi gradi di giudizio,
per non aver tenuto conto, in rispetto delle indicazioni fornite con l’art 4
comma 5 lettera c) del D. Lgs. n. 626/1994, oggi sostituito con l’art. 18
comma 1 lettera c) del D. Lgs. n. 81/2008, delle condizioni di salute di un
lavoratore prima di affidargli i compiti in azienda ed in particolare per
non aver avviato il lavoratore stesso al medico competente per il controllo
previsto dalla legge.
In quella circostanza il datore di lavoro si è difeso sostenendo che il
legislatore non impone esplicitamente al datore di lavoro di avviare
comunque il lavoratore, prima di assegnargli i compiti in azienda, al medico
competente per controllare il suo stato di salute sostenendo che tale
verifica doveva essere fatta a monte dallo stesso lavoratore ed a sua cura.
La Corte di Cassazione, comunque, rigettando il ricorso, non si è detta
d’accordo con le considerazioni formulate dall’imputato sostenendo che il
legislatore, richiedendo che la figura del medico competente deve essere
individuata sulla base di specifici parametri (specializzazione in medicina
del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica, o in
tossicologia industriale, o in igiene industriale, o in fisiologia ed igiene
del lavoro, o in clinica del lavoro ed altre specializzazioni individuate,
ove necessario, con decreto del Ministro della Sanità di concerto con il
Ministro dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica) e nel
richiedere contestualmente anche una comprovata esperienza professionale del
medico designato, ha inteso evidentemente individuare la figura di un medico
di qualificata professionalità, in grado di diventare il collaboratore del
datore di lavoro e del responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
aziendale.
“Ed è a questa figura”, ha concluso la Suprema Corte in questa sentenza,
“che il datore di lavoro deve rapportarsi per le finalità indicate
dall'articolo 4, comma 5, lettera c) come si rileva dalla formulazione
dell'articolo 16 che, dopo avere premesso al comma 1 che la sorveglianza
sanitaria è effettuata nei casi previsti dalla normativa vigente,
inequivocabilmente stabilisce al comma successivo che la sorveglianza di cui
al comma 1 è effettuata dal medico competente”.
Alla luce di queste conclusioni riguardanti proprio la violazione all’art. 4
comma 5 lettera c) del D. Lgs. n. 19/9/1994 n. 626 di cui al quesito, si può
fondatamente affermare che il datore di lavoro per la verifica dello stato
di salute generale del lavoratore, prima di affidargli qualsiasi compito in
azienda dovrà ricorrere, anche nei casi fuori della sorveglianza sanitaria,
ad un medico competente che rilascerà un certificato di buone condizioni
generali e di idoneità e compatibilità allo svolgimento dei compiti da
assegnargli. Se poi il medico competente individuerà nella mansione anche la
esposizione ad un rischio professionale per cui la legge prevede una
specifica sorveglianza sanitaria avvierà la sorveglianza stessa mettendo in
atto le procedure previste dalle disposizioni di legge citate.
In definitiva si conclude che comunque il datore di lavoro dovrà fare
riferimento ad un medico competente per il rilascio sia dell’una che
dell’altra certificazione che ovviamente può essere comune.
A proposito dell’attività di collaborazione del medico competente con il
datore di lavoro anche al di fuori dell’obbligo della sorveglianza sanitaria
si rammenta che la funzione che il D. Lgs. n. 81/2008 ha voluto assegnare al
medico competente è duplice, una quella appunto di collaborare con il datore
di lavoro e con il SPP che lo deve portare a partecipare alla valutazione
dei rischi finalizzata anche ad individuare la necessità di programmare una
eventuale sorveglianza sanitaria (art 25 del D. Lgs. n. 81/2008) (si
rammenti a tal proposito che secondo le indicazioni fornite dall’art. 28
comma 2 lettera e) del Testo Unico il datore di lavoro dovrà indicare nel
DVR avente data certa, con un obbligo anche penalmente sanzionato, il
nominativo del medico competente che ha partecipato alla valutazione dei
rischi) e l’altra funzione di effettuare, dietro nomina, la sorveglianza
sanitaria se obbligatoria.
Per concludere l’attività di controllo del buono stato di salute dei
lavoratori che il legislatore ha voluto imporre al datore di lavoro prima di
assegnargli i compiti in azienda, prevista dall’art. 18 del D. Lgs. n.
81/2008, può benissimo farsi rientrare fra i compiti di collaborazione che
il medico competente deve fornire al datore di lavoro e ad essa dovrà
seguire, se ne emerge la necessità al termine dalla valutazione dei rischi
alla quale ha partecipato e dietro sua esplicita indicazione, la
sorveglianza sanitaria se obbligatoria per legge.
Fonte: porreca.it
marche: SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO,
INSEDIATO IL NUOVO COMITATO DI COORDINAMENTO.
Si e` insediato, nelle Marche,
il nuovo Comitato regionale di coordinamento nella materia della sicurezza e
della salute nei luoghi di lavoro. La composizione dell'organismo e` stata
modificata, nel giugno scorso, per recepire le nuove disposizioni nazionali
che mirano a 'realizzare una programmazione coordinata degli interventi'. I
Comitati regionali provvedono a monitorare le attivita` svolte localmente,
'per verificare il raggiungimento degli obiettivi, dandone comunicazione
annuale ai ministeri della Salute e del Lavoro e della Previdenza Sociale'.
Erano presenti il presidente della Regione, Gian Mario Spacca, gli assessori
regionali alla Salute, Almerino Mezzolani, e al Lavoro, Ugo Ascoli. Entro 90
giorni il Comitato dovra` predisporre il regolamento e avviare la propria
attivita`. 'Abbassare l'incidente degli infortuni sul lavoro e delle
malattie professionali rappresenta l'obiettivo principale del
Coordinamento', ha evidenziato Spacca nel suo intervento. 'Nella Marche
stiamo ottenendo risultati importanti, grazie alla leale collaborazione con
le istituzioni e le forze sociali. La sicurezza deve rappresentare il
biglietto da visita della nostra regione'. Secondo l'assessore Mezzolani,
gli accordi Stato-Regioni, le intese sottoscritte con Inail Marche e le
scelte operate con il Piano sanitario 'hanno permesso di migliorare le
performance, spostando l'attenzione verso la prevenzione e il territorio'.
Recependo alcune sollecitazioni venute dai componenti del Comitato, in
merito alla qualificazione della formazione e al ruolo delle Province,
l'assessore Ascoli ha ribadito che 'la formazione deve portare a una
maggiore cultura della sicurezza, anche pensando a moduli calibrati per
tipologie produttive, territoriali o di dimensione aziendale'.
Fonte: ilmascalzone.it
Tecnici della prevenzione: diamo i
numeri...
Perché si muore sul lavoro?
perché le cosiddette morti bianche o omicidi bianchi ( come venivano
chiamati negli anni '70), continuano a scuotere il nostro quotidiano?
Si avvicina ormai il primo anniversario della grave tragedia della Thyssen,
una sorta di spartiacque... in seguito alla morte di quei sei operai, e ora,
dopo la sentenza storica che ha chiuso quella terribile vicenda, continuare
a chiedersi il perché non ci sia una soluzione, appare più che naturale.
Di risposte se ne possono trovare tante e diverse: fatalità, dice qualcuno,
mancato rispetto delle norme di sicurezza, scarsa manutenzione, incuria,
disattenzione... sostiene chi, con il mondo del lavoro si misura ogni
giorno, dall'interno.
Esistono infatti norme di sicurezza che sono fissate per legge ( il Testo
unico per la sicurezza sui luoghi di lavoro entrato in vigore lo scorso
anno, ma solo a "metà") e che, il più delle volte vengono disattese.
Del resto è inutile fissare delle norme se non c'è poi nessuno che controlli
e faccia in modo che esse vengano applicate, magari formando i lavoratori
stessi. Inutile piangere lacrime di coccodrillo quando ormai il danno è
fatto e non è più possibile tornare indietro, meglio sarebbe ( e ci vuole
poca logica per arrivare ad una simile conclusione) prevenire il danno,
quindi prevenire l'incidente.
"La vigilanza- scrive Vincenzo Di Nucci, Presidente dell'A.I.Te.P,
associazione italiana tecnici della prevenzione- può essere un formidabile
strumento non solo per verificare l’applicazione della legge ma anche e
soprattutto per fare “ricerca”, per costruire sul campo i nessi tra principi
normativi e realtà lavorative, per individuare le priorità, per iniziare
percorsi rivolti all’adozione di buone pratiche lavorative. A patto però che
si tratti di vigilanza “qualificata”, fatta cioè da operatori competenti ed
esperti, che sappiano non limitarsi ad una verifica burocratica del rispetto
(formale) di una serie di articoli di legge. E che a questi operatori siano
dati il tempo materiale e le risorse per fare qualcosa di più di un certo
numero di ispezioni in azienda."
La proposta: vigilanza si ma non solo in termini sanzionatori, quanto
piuttosto in termini di investimento nella prevenzione. Il punto però è un
altro. Seppure si volesse far passare questo nuovo concetto di vigilanza, ad
oggi, mancano a tutti gli effetti, i mezzi materiali e umani per ottenere
ciò.
In seguito alla legge Legge 833 del 1978, le competenze in materia di
sicurezza sul lavoro sono passate alle ASL.
Andando a guardare le tabelle relative agli organici regionali (aggiornate a
settembre 2008) il dato che emerge con maggiore prepotenza è la scarsità del
personale, al punto che, secondo quanto riporta il calcolo AITeP, con il
numero di tecnici attualemnte a disposizione, ci vorrebbero ben 34 anni per
controllare tutte le aziende presenti sul territorio nazionale.
" Se poi si considera- scrive ancora Di Nucci- che secondo le Camere di
Commercio la vita media di una società è tra i 12 e i 15 anni questo vuol
dire che quasi tutti i luoghi di lavoro hanno la certezza statistica di non
essere mai esaminati."
Stando ai dati contenuti nella tabella, i Tecnici della prevenzione
sarebbero complessivamente 2.051, con picchi che vanno dalle 354 unità per
la Toscana, alle 13 unità per il Molise, pari alla provincia autonoma di
Bolzano. 177.811 il numero totale dei sopralluoghi effettuati dai tecnici
della prevenzione nel 2007, per una media di 83 sopralluoghi per tecnico,
dunque su un totale di 6.111.674 imprese, le ispezioni hanno riguardato il
2,9% del totale.
Mentre la più virtuosa tra le regioni risulta essere la Valle d'Aosta con
l'11,9% di aziende controllate, la bandiera nera spetta alla Calabria, con
70 sopralluoghi fatti nel 2007, ovvero 2 per tecnico ( i TdP sono 32), 0,0%
in percentuale.
Ogni tanto i numeri bisogna darli, altrimenti non si capisce a pieno cosa si
intende quando si parla di mancanza di prevenzione. Chi ha memoria un po'
più lunga ricorderà poi che, esattamente un anno fa', il precedente governo
aveva assunto l'impegno di reperire fondi ulteriori da investire
nell'assunzione di nuovi tecnici, era il 15 dicembre 2007, a pochi giorni
dalla tragedia della Thyssen. Dov'è andato a finire quell'impegno?
Se si confrontano i dati attuali con quelli relativi al 2005, la variazione
è minima, e, si potrebbe dire, quasi fisiologica: il totale dei Tdp ammonta
a 1.978 unità.
Dunque bisogna desumere che le nuove assunzioni ci sono state, certo, ma in
maniera molto limitata, per non dire irrilevante.
"Con un investimento inferiore all’uno per mille dei costi globali derivanti
dagli infortuni sul lavoro, che l’INAIL calcola in quarantuno miliardi di
euro l’anno, si potrebbero assumere mediamente cinque Tecnici della
Prevenzione per ogni ASL d’Italia." Scrive ancora il nostro Di Nucci. Era
l'inizio del 2008 e nulla in quest'anno è mutato.
Chissà se qualcuno deciderà di farne un buon proposito per l'anno nuovo?
Fonte: articolo21.info
"Angeli senza ali": la «battaglia di
civiltà» per la sicurezza sul lavoro
Si è svolto
l'incontro-dibattito organizzato da Tempostretto e la Cisl di Messina.
Protagoniste le fotografie di Dino Sturiale. Tonino Genovese: «Non si parli
solo dopo eventi luttuosi, teniamo accesi i riflettori»
In Italia ci sono tre milioni e mezzo di aziende. Sono chiamati a
controllarne la sicurezza appena 430 ispettori. Questo dato sarebbe
sufficiente a rendere l'idea di quale sia il livello della cultura della
sicurezza sul lavoro nel nostro Paese. Un dato che si unisce a tutti gli
altri sciorinati da Tonino Genovese (nella foto), segretario generale della
Cisl Messina, in conclusione dell'incontro svoltosi stamani al Salone degli
Specchi della Provincia, organizzato dal nostro giornale on-line
Tempostretto.it insieme, appunto, alla Cisl sulla sicurezza sul lavoro.
"Angeli senza ali" il titolo, quasi romantico, che si è voluto dare
all'evento, che ha visto sedersi l'uno accanto all'altro istituzioni,
politica, sindacato e informazione. «L'obiettivo - ha detto Pippo Trimarchi,
nostro editore e moderatore dell'incontro - è tenere accesi i riflettori su
una problematica che, al suo interno, ne contiene a sua volta tante altre».
Le vere protagoniste, però, sono le fotografie di Dino Sturiale, già oggetto
di un lungo reportage da noi pubblicato e che meglio di qualsiasi parola
fanno capire quanto grave e diffuso sia il problema (in fotogallery una
selezione delle immagini). Scatti in certi casi sconcertanti, che hanno dato
il là al dibattito. Alle fotografie si è affidato anche Francesco Giacobbe,
ricercatore Ispesl, che ha focalizzato l'attenzione sulla percezione del
rischio, punto centrale in quale la normativa vigente sulla sicurezza nei
luoghi di lavoro imposta tutto proprio sulla valutazione del pericolo da
parte di datori e soprattutto lavoratori. Curioso il dato statistico citato
da Giacobbe sui responsabili, secondo i diretti interessati, degli incidenti
sul lavoro: secondo il 41% degli intervistati è degli imprenditori, per il
24% è delle autorità di controllo e secondo il 21% è dei lavoratori stessi.
Eloquenti anche le risposte sui Dpi (dispositivi di protezione individuale):
«Sono stati consegnati a tutti», dicono i datori. «Mi danno fastidio»,
affermano i manovali.
Assente il direttore dell’Ispettorato Provinciale del Lavoro, Elio Coletta,
una testimonianza interessante su chi è deputato al controllo è arrivata da
Antonio De Domenico, ex ispettore del lavoro, secondo il quale «uno dei
problemi più grossi è passare dalle carte burocratiche alla fattività.
Nessuno, in realtà, può dire di applicare per intero il testo unico sulla
sicurezza da poco approvato, anche se poi bisognerebbe ricordarsi che le
prime norme esistono dal 1955». Sconcertanti i numeri sulle carenze
organiche dell'Ispettorato: «Mediamente arrivano ogni anno 400 fascicoli
dalla Procura, più varie richieste da ministeri, prefetture, carabinieri,
ecc.. A fronte di tutto questo a Messina ci sono in servizio tre ispettori
di vigilanza». De Domenico fa anche una fotografia dell'impresa tipo del
messinese: «Oltre al datore di lavoro abbiamo tre dipendenti tipo, il
parente, il "regolarizzato" e l'extracomunitario. Il grado di penetrazione
della cultura di prevenzione deve fare un salto bigenerazionale, ma si
consideri che non ci vuole una scuola di alta ingegneria per non assistere a
quanto documentato dalle foto: sono tutte violazioni estremamente elementari
della normativa».
Cosa fa la politica per "disinnescare" questa bomba perennemente sul punto
di scoppiare? «Attraverso protocolli d'intesa e iniziative che partono dalle
scuole - spiega Renato Fichera, assessore provinciale con delega al Lavoro e
alla Sicurezza - stiamo cercando di fare opera di sensibilizzazione. Nel
bilancio 2009 saranno inseriti più fondi per portare avanti questa fase
progettuale». E a Fichera il segretario della Cisl Genovese chiede
formalmente un impegno, quello di sottoscrivere un codice etico dedicato
proprio alla tematica della sicurezza sul lavoro. Cisl rappresentata anche
dal segretario provinciale della Filca Santino Barbera, il quale ci tiene a
sottolineare che «non è tutto come si vede nelle fotografie il settore
edile, che anzi, rispetto ad altri campi, ha trovato un certo equilibrio. Il
problema è che tutti pensano di poter fare l'imprenditore edile o il
manovale. E' il comparto più produttivo e al tempo stesso più contagiato dal
cancro del lavoro nero (abbiamo un buon 50% di sommerso). Si dice sempre che
mancano uomini, mezzi e risorse: ma quanti impiegati potrebbero essere
convertiti?».
Salvatore Arcovito, presidente regionale dell'Ance (Associazione nazionale
costruttori edili) punta il dito sul problema della formazione, «anche per i
tecnici. Il sistema ha evidentemente delle carenze, e nessuno può tirarsi
indietro. E' necessaria un'azione condivisa, so che il presidente regionale
dell'Inail vuole rafforzare la collaborazione tra il mondo delle imprese e
le casse edili, snodo certamente necessario e inevitabile. Si pensi a un
dato: nei bandi di gara pubblici è previsto solo un 2% per il capitolato
dedicato alla sicurezza. Chi conosce il problema sa che è troppo poco». Così
come troppo poca è l'attenzione dedicata dall'Ausl al problema. Lo
testimonia la responsabile del servizio Medicina del Lavoro dell'Ausl5
Teresa Carrara: «Siamo carenti, anche se il direttore generale si sta
attivando per avere più tecnici. A fronte di oltre 30mila aziende, non solo
dell'edilizia ma di tutti i settori, abbiamo due ispettori, due tecnici e
dieci medici. Siamo pochissimi, ci vorrebbe più personale e soprattutto più
spesa per la prevenzione».
La conclusione di Tonino Genovese è che «la realtà supera le parole, per
questo ci siamo affidati alle immagini e ai numeri. Il lavoro deve essere
per l'uomo, non l'uomo per il lavoro. Non si parli di sicurezza solo dopo un
evento luttuoso, il nostro compito è tenere sempre accesi i riflettori. E'
una battaglia di civiltà, in un paese civile non si può morire di lavoro.
Dal 2007 gli incidenti sono diminuiti, ma la media è ancora di 3 morti al
giorno, sono 1 milione gli infortuni, quelli denunciati. La battaglia
diventa anche di legalità, di contrasto al lavoro irregolare. Diventa
un'assunzione di responsabilità». Poi i numeri, che insieme alla fotografia
dicono tutto: «3,5 milioni di aziende in Italia, solo 430 ispettori. Il 42%
dei decessi avviene per cadute, il 20% perché travolti da mezzi meccanici.
L'età media: 37 anni. Considerando che la vita media in Italia arriva a 79
anni, vengono tolti, rubati 42 anni di vita a chi muore sul posto di lavoro.
5607 gli infortuni denunciati in provincia nel 2007, 8 quelli mortali,
mentre nel 2008 sono già 9 i decessi. Che fine ha fatto - si chiede il
segretario della Cisl - l'impegno straordinario assunto dal governatore
Lombardo dopo i fatti di Mineo? E' impantanato nelle commissioni dell'Ars in
uno stucchevole rimpiattino tra maggioranza e opposizione».
«Non ci fermeremo qui, - annuncia Genovese - questa collaborazione nuova tra
giornale on-line e organizzazione sindacale proseguirà su internet, mentre
l'iniziativa di oggi diventerà itinerante, entrando nelle scuole della città
e della provincia».
Fonte: tempostretto.it
A Padova si sperimenta Testo unico su
sicurezza su lavoro
Andrea Castagna, segretario
Cgil Padova: ''Si tratta di un accordo raggiunto con gli imprenditori per
salvaguardare il bene primario della salute delle persone e la salubrità dei
luoghi di lavoro''.
Un ambiente lavorativo più sicuro e una cultura capillare della sicurezza
per tendere a ''zero infortuni''. E' il principale obiettivo del Protocollo
d'intesa siglato oggi a Padova da Confindustria Padova, Cgil, Cisl e Uil
provinciali per attuare in tempi rapidi le norme del nuovo Testo unico sulla
sicurezza nei luoghi di lavoro (decreto legislativo 81/2008). Parole
d'ordine, prevenzione e formazione. Per ridurre la frequenza degli
infortuni, migliorare le condizioni di sicurezza in azienda, modificare i
comportamenti scorretti, prima causa degli infortuni. Sono questi i criteri
che hanno ispirato l'azione comune e che si tradurranno in più informazione
e formazione non solo per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza
(Rls) e i responsabili del servizio prevenzione e protezione (Rspp) ma per
tutti i lavoratori delle imprese padovane.
Un impegno congiunto che sta già dando risultati: le ore di formazione sulla
sicurezza nei primi dieci mesi di quest'anno (3.944) hanno superato del
34,4% quelle dell'intero 2007 (2.935). Senza contare i progetti condivisi
nell'ambito di Fondimpresa, che da agosto 2008 a tutto il 2009 erogheranno
7.250 ore di formazione ai lavoratori sulla sicurezza, grazie a un
finanziamento di 1 milione di euro.
Il Protocollo, che anticipa a livello nazionale il recepimento del nuovo
Testo unico, e' stato firmato oggi nella sede degli industriali dal
presidente di Confindustria Padova Francesco Peghin, Andrea Castagna
segretario generale Cgil Padova, Nello Cum segretario generale Uil Padova,
Adriano Pozzato segretario generale Cisl Padova.
Il primo contenuto dell'accordo riguarda le 32 ore complessive per la
formazione di Rls previste dal Testo unico (in luogo delle 20 precedenti),
di cui 12 sui rischi specifici presenti in azienda e le conseguenti misure
di prevenzione e protezione adottate, oltre all'aggiornamento dei contenuti
formativi in relazione a nuovi processi, tipologia di lavoro,
caratteristiche degli impianti. A qualificare l'azione congiunta di
industriali e sindacati padovani, in un'area a prevalenza di piccole e medie
imprese, e' la scelta di organizzare la formazione sui rischi specifici, per
aziende dello stesso settore o filiera, in modo da rendere concretamente
fruibili da lavoratori e imprese le nuove disposizioni.
Il protocollo valorizza inoltre le indicazioni del Testo Unico ed estende a
tutti i dipendenti l'informazione sulla casistica degli infortuni e il piano
di sicurezza adottato, utilizzando un'ora dell'orario di lavoro in conto
formazione.
«Lavorare in piena sicurezza e' una sfida che ci mobilita tutti,
imprenditori, lavoratori e sindacati - sottolinea il presidente di
Confindustria Padova, Francesco Peghin - e a cui dedicare un'attenzione
massima e continua. Il protocollo e' il risultato di un confronto avviato da
tempo e conferma l'impegno concreto delle parti sociali che proseguirà con
un tavolo permanente di verifica. Datori di lavoro e sindacati si impegnano
a sensibilizzare e promuovere una cultura reale della prevenzione e
sicurezza, che ponga al centro la persona e il suo valore». Nel protocollo
Confindustria Padova e sindacati individuano nell'Organismo Paritetico
Provinciale lo strumento per realizzare concretamente la prevenzione e per
collaborare con le istituzioni che si occupano di sicurezza come Inail,
Spisal e il sistema scuola.
«Arrivare ad una convergenza in una difficile fase economica come questa e'
un traguardo importante - commenta Andrea Castagna segretario Cgil Padova -
Si tratta di un accordo raggiunto con gli imprenditori per salvaguardare il
bene primario della salute delle persone e la salubrità dei luoghi di
lavoro. Abbiamo deciso di condividere le conoscenze disponibili in modo che
ciascuno fornisca un utile contributo».
«E' il punto di partenza di un'azione congiunta che valorizza la
responsabilità di tutti - aggiunge il segretario Cisl Padova, Adriano
Pozzato - per arrivare a sensibilizzare migliaia di lavoratori e favorire il
confronto tra i soggetti che si occupano di sicurezza sul lavora, a partire
dagli Spisal. Divulgare le informazioni a tutti i dipendenti innescherà
un'azione virtuosa per creare una coscienza condivisa e rafforzerà anche il
ruolo degli Rls e Rspp».
«Il protocollo segnala una forte coerenza di intenti tra sindacati e
Confindustria - conclude Nello Cum segretario Uil Padova -. Abbiamo raccolto
l'invito del presidente Peghin a lavorare insieme per avviare un processo
culturale in tutte le imprese e tutelare il principio irrinunciabile della
sicurezza. L'obiettivo da perseguire e' uniformare i processi formativi
realizzati nel territorio ed esportare anche ad altre tematiche il metodo di
questo accordo».
Fonte: adnkronos.com
SICUREZZA LAVORO: ALEMANNO, TUTTI DEVONO
RISPETTARE NORME
“Gli operai per primi devono
indossare il casco, anche se spesso sono loro a non metterlo per non avere
fastidi. Le imprese sappiano che e’ loro obbligo far rispettare queste
misure perché altrimenti a Roma non possono lavorare”. Lo ha ribadito il
sindaco di Roma, Gianni Alemanno, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano
chiarimenti riguardo ad alcune immagini nelle quali si vedevano alcuni
operai, in cima a un ponteggio montato in Campidoglio, privi del casco di
protezione. “Non conosco bene la normativa - ha chiarito il sindaco - ma
essendo l’ultimo piano del ponteggio forse non c’e’ l’obbligo di indossare
il casco. Ma qualsiasi sia l’obbligo - ha aggiunto Alemanno - vi ringrazio
per questa denuncia. Questo cantiere lo abbiamo ereditato dalla precedente
amministrazione - ha sottolineato, annunciando di aver dato mandato al capo
di gabinetto di fare un’indagine: se questa impresa ha sbagliato deve pagare
perché non puo’ dare questo esempio davanti al Campidoglio. Questo - ha
concluso - e’ un impegno che mi prendo”.
Fonte: aziende-oggi.it
La denuncia di Retesole: operai senza
casco in Campidoglio
Era già capitato l’anno scorso a
Montecitorio, lo scandalo ora si ripete a palazzo del Campodoglio: operai
senza casco si cimentano in lavori di restauro sulle impalcature.
A quanto pare ogni giorno aumentano le morti bianche eppure gli ambienti
istituzionali continuano a fregarsene altamente del problema. Un anno fa la
sinistra guidava sia il Parlamento che l’Aula Giulio Cesare adesso la
situazione si è ribaltata eppure sembra che nulla è cambiato come denuncia
l’emittente Retesole.
Dove sono le istituzioni? Che fine hanno fatto le promesse sulla sicurezza
nei luoghi di lavoro?
GUARDA LE FOTO
Fonte: 06blog.it
Sicurezza e lavoro nero triste primato
nel Comasco
POCO MENO di 2.200 aziende
ispezionate, di cui 1.433, pari al 65%, non a norma; quasi 1.300 lavoratori
irregolari, di cui 747 in nero, e sospesa l’attività di 34 aziende, per lo
più nel settore edile. Sono questi i dati dell’attività del Coordinamento
per la sicurezza sui luoghi di lavoro nei primi 10 mesi del 2008,
controllato dalla Prefettura di Como, e che vede coinvolte Asl, Inail,
Direzione provinciale del lavoro e organizzazioni sindacali. Un’attività
fortemente voluta dal prefetto, Sante Frantellizzi finalizzata ad aumentare
la sicurezza sui luoghi di lavoro e al contrasto del lavoro nero. E ciò
anche in seguito al continuo aumento degli incidenti sul lavoro, non solo
quelli mortali (già 13 quest’anno in provincia di Como, compresi quelli in
itinere), ma anche quelli con conseguenze gravi (già 83 dall’inizio
dell’anno).
MA NON È SOLO il settore dell’edilizia quello sotto la lente d’ingradimento
del Comitato per la sicurezza. Anche altri settori non rispettano la
normativa. L’Asl ha svolto nei primi 10 mesi di quest’anno poco meno di
mille verifiche (994) in tutti i settori. Solo 400 nel settore edile. In
totale sono state elevate 362 contravvenzioni di cui 317 in edilizia, ma
anche altre nel settore del metalmeccanico (18) e nel terziario, ma un paio
di casi si sono registrati anche nel primario. L’Inail, su 201 controlli in
altrettante aziende edili ha rilevato il 97% d’irregolarità non solo per la
presenza di lavoratori in nero, ma anche per mancanza di rispetto delle
norme sulla sicurezza. «Il trend infortunistico - spiega il viceprefetto
aggiunto Nicola Venturo - rispetto agli anni precedenti si è sostanzialmente
ridotto, anche se non bisogna dimenticare che le denunce sono solo la punta
dell’iceberg, dato che chi non ha operai o dipendenti in regola non sempre,
a meno che non si tratti di infortuni gravissimi, fa denuncia. Ma aumenta il
fenomeno del lavoro nero. Non abbasseremo la guardia, dal prossimo anno
aumenteranno i controlli, in sinergia con Asl e Inail proprio per arginare
questo fenomeno che, secondo anche quanto sostenuto dalle organizzazioni
sindacali, sta alla base dell’infortunistica sul lavoro».
IL MESSAGGIO che proviene è chiaro: non si vogliono perseguire le
irregolarità solo per un scopo monetario, contravventivo, relativo
all’evasione fiscale, ma soprattutto per tutelare al massimo le persone che
lavorano. «Avvieremo anche sul territorio della provincia di Como
l’iniziativa “16 ore prima” - conclude il viceprefetto - promossa dal
Ministero del Lavoro, rivolta alle imprese edili che potranno usufruire del
vantaggio di inserire in cantiere lavoratori dotati di una formazione di
base specifica, in via preventiva, proprio finalizzata alla tutela della
sicurezza ed alla salute sul posto di lavoro. Ovviamente si tratta di
iniziative rivolte a chi ha un lavoro regolare. Il lavoro nero sarà sempre
perseguìto».
Fonte: ilgiorno.ilsole24ore.com
PRESTO IN VDA LEGGE SULLA SICUREZZA NEI
LUOGHI DI LAVORO
Oltre 2 mila denunce di
situazioni illegali sul posto di lavoro e cinque stabilimenti considerati 'a
rischio' mettono in pericolo la sicurezza dei lavoratori in Valle d'Aosta.
L'amministrazione regionale si è quindi impegnata a dotarsi di una legge in
materia e a istituire un fondo di solidarietà per i familiari delle vittime
sul lavoro. Il Consiglio Valle, su proposta del gruppo Pd, ha infatti
approvato all'unanimità una risoluzione che impegna in tale senso il governo
regionale.
La proposta di legge dovrà poi prevedere "la promozione di iniziative atte a
realizzare un effettivo coordinamento fra tutti i soggetti pubblici e
privati ai quali sono affidati compiti in materia di prevenzione degli
infortuni e sicurezza dei luoghi di lavoro".
Dal rapporto annuale dell'Inail risulta che in Valle d'Aosta, nel 2007, le
denunce di situazioni illegali sono state 2.387, in diminuzione rispetto al
2006 e al 2005 - rispettivamente 2.591 e 2.665. I morti sul lavoro nel 2007
sono state tre, nel 2006 cinque e nel 2005 due. Nel 2007, gli infortuni in
agricoltura sono stati 205, di cui uno mortale, nell'industria e nei servizi
2172, di cui due mortali, tra i dipendenti conto Stato 10.
"La creazione di un coordinamento tra soggetti delegati ai controlli è uno
dei punti del programma di legislatura della maggioranza - ha commentato il
presidente della Regione, Augusto Rollandin -, e a tal fine è già stato
ricostituito il Comitato regionale di sicurezza e controllo sui luoghi di
lavoro".
Fonte: ansa.it
Un chip che contiene la cartella
sanitaria del rischio: L'Inail Piemonte mette in pratica una norma del Testo
Unico
Un chip pilot con i dati
personali e sanitari dei lavoratori per agevolare il lavoro di medici e
operatori di Pronto Soccorso in caso di infortunio, in grado anche di
individuare tutte le sostanze tossiche che espongono al rischio i
dipendenti. L'iniziativa dell'Inail Piemonte è contenuta nel protocollo
d'intesa finalizzato a incrementare sul territorio provinciale la cultura
della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e firmato dall'INAIL regionale
con i sindacati e l'Unione industriali. "Il dispositivo - si legge in una
nota dell'inail - contiene la storia clinica dei dipendenti e in caso di
avvelenamento è in grado di rilevare a quali sostanze il soggetto è stato
esposto".
A quanto si legge, il nuovo chip è un dispositivo con diverse utilità. "Può
indicare, per esempio, se un lavoratore è sprovvisto dei mezzi di dotazione
individuale (casco, occhiali), che sono a loro volta provvisti di un chip",
spiega il direttore regionale dell'INAIL Pietro Spadafora. In questo caso un
allarme segnalerà che il lavoratore non è equipaggiato. Un'altra importante
funzione è costituita dalla cartella sanitaria di rischio, che indicherà a
quali pericoli il dipendente è stato esposto in altre aziende, e può essere
quindi utile a fini epidemiologici e assicurativi. "Inoltre", conclude il
direttore regionale, "è utile quando è necessario un intervento in ospedale.
In caso di avvelenamento o di intossicazione chimica il medico o l'operatore
del Pronto Soccorso potranno individuare subito le sostanze a cui il
lavoratore è stato esposto e intervenire tempestivamente con la terapia più
adatta".
"Questo dispositivo è sicuramente uno strumento all' avanguardia", conclude
Spadafora, "anche se si tratta soltanto di mettere in pratica quello che già
la legge prevede" , essendo la cartella sanitaria del rischio già presente
nel Testo Unico 81/2008. Il nuovo chip per la sicurezza verrà sperimentato
in due aziende chimiche: la Avigliana della Azimut in cui lavorano oltre
1.200 addetti alla fabbricazione di barche e il nuovo stabilimento di
Pinerolo della Colcos che produce accessori per il settore auto.
Fonte: inail.it
I ricercatori del Karolinska Institutet e
dell'Università di Stoccolma: Lavoratori a rischio se il capo è incapace
Tra i rischi per i lavoratori
c'è anche quello di avere a che fare con un capo non all'altezza della
situazione. A rivelarlo è uno studio effettuato dai ricercatori del
Karolinska Institutet e dell'Università di Stoccolma, pubblicato sulla
rivista Occupational and Environmental Medicine.
Stando alla ricerca fare i conti tutto il giorno con un capo incapace o
prepotente. potrebbe contribuire ad aumentare i rischi di malattie
cardiovascolari, fino a provocare un vero e proprio infarto nei dipendenti.
Lo stretto legame tra scarsa leadership e pericolo di serie malattie
cardiache e infarto, è emerso dopo un monitoraggio costante di oltre 3mila
impiegati maschi, tra i 19 e i 70 anni, per un periodo di quasi 10 anni. In
questo lasso di tempo gli esperti hanno studiato 74 casi di attacchi
cardiaci fatali e non, e di angina acuta, oltre ad alcuni decessi per
malattia ischemica del cuore. A tutti i partecipanti era stato chiesto di
dare un voto con regolarità allo stile di comando dei loro senior manager. E
così si è visto che per lo staff che giudica i capi meno competenti il
rischio di gravi problemi cardiaci sale del 25%. Per coloro che lavorano per
oltre 4 anni alle dipendenze di capi incapaci il pericolo è addirittura più
alto del 64% rispetto ai colleghi più fortunati.
Secondo gli esperti il fatto di sentirsi sottovalutati e non sostenuti nel
proprio lavoro può causare stress, favorendo cattive abitudini come il fumo
e il ricorso a un eccesso di alcolici. In questo modo a risentirne sarebbe
soprattutto il cuore. Precedenti studi hanno dimostrato che i capi incapaci
fanno salire la pressione dei loro dipendenti, e un'ipertensione persistente
può aumentare il rischio d’infarto. I ricercatori - che hanno collaborato
anche con colleghi dell'University College di Londra (GB) e del Finnish
Institute of Occupational Health (Finlandese) - sottolineano quindi che,
dato il rapporto causa-effetto evidenziato dallo studio, il comportamento
dei manager dovrebbe essere 'corretto' in modo da evitare il rischio di
serie malattie cardiache per i loro dipendenti. Innanzitutto i dirigenti
dovrebbero cominciare a fornire ai propri sottoposti obiettivi chiari di
lavoro, ma anche sufficiente potere. E infine, evitare di aggiungere altro
stress a quello che si accumula già quotidianamente, imparando a trattare
meglio i dipendenti.
Fonte: Inail
SEMINARIO ONLINE: LA NUOVA SICUREZZA IN
AZIENDA
L'elenco delle morti sul lavoro
non si arresta. La mancanza di attenzione e l'inosservanza delle norme di
sicurezza già esistenti non fa che alimentare questo triste conteggio; in
Italia si parla, infatti, di oltre 900 casi l'anno.
Come cittadino e come uomo politico non posso rimanere indifferente di
fronte a queste tragedie quotidiane, al triste dramma di queste vite
spezzate e allo strazio delle loro famiglie.
Un'attenzione particolare la vorrei dedicare alle cadute dall'alto ancora
troppo frequenti in edilizia.
I lavori in quota possono esporre i lavoratori a rischi particolarmente
elevati per la loro salute e sicurezza. A tal fine, ho redatto e
recentemente presentato in II Commissione una proposta di legge mirata al
miglioramento della sicurezza sui luoghi di lavoro.
Le direttive europee già esistenti in materia, assieme alle disposizioni
nazionali vigenti, possono essere una guida, ma spetta alle Regioni
recepirle correttamente codificando apposite leggi.
La mia proposta è dettata innanzi tutto da un dovere morale e vuole essere
un contributo concreto al miglioramento della sicurezza sul lavoro. L'idea è
quella di fornire indicazioni circa il documento di valutazione dei rischi
ed i criteri per l'individuazione e l'uso dei dispositivi di protezione
individuale contro le cadute dall'alto.
In sostanza, questa legge prevede che la Regione disponga azioni
straordinarie di controllo e di prevenzione. Entro tre mesi dalla sua
entrata in vigore, la Giunta regionale andrebbe a proporre al Consiglio un
apposito progetto obiettivo, della durata di tre anni, finalizzato allo
svolgimento di un programma straordinario di controlli nei luoghi di lavoro:
un programma atto a prevenire le cadute dall'alto ed a realizzare un'intensa
campagna d'informazione alle imprese ed alle maestranze.
Nel testo ho definito, inoltre, istruzioni tecniche sulle misure preventive
e protettive da adottare nella realizzazione di interventi edilizi, riferiti
a nuove costruzioni o ad edifici esistenti, al fine di garantire l'accesso,
il transito e l'esecuzione dei lavori in condizioni di sicurezza, tramite
particolari coperture. I percorsi e gli accessi dovranno essere di tipo
permanente; il transito e l'esecuzione dei lavori di manutenzione sulle
coperture dovranno essere garantiti attraverso elementi protettivi
permanenti.
Nei casi in cui ciò non sia possibile, dovranno essere specificate le
motivazioni in base alle quali tali misure risultano non realizzabili. Si
dovrà, in ogni caso, provvedere a predisporre misure di tipo provvisorio.
Auspico un celere intervento della II Commissione che, nel prendere in esame
la mia proposta, saprà certamente soddisfare la necessità impellente di una
legge regionale sulla sicurezza.
Fonte: primapaginamolise.it
EMILIA ROMAGNA: A "REGIONE IN" PDL PER LA
SICUREZZA DEL LAVORO
Secondo le stime Inail in Italia
si contano quasi 4 infortuni mortali sul lavoro al giorno, numero in
diminuzione, ma che induce a riflettere se si considera che fra i settori a
più alta pericolosità vi e' quello delle costruzioni, dove lo scorso anno in
Emilia-Romagna su un totale di 111 incidenti mortali, 22 hanno riguardato i
lavoratori impegnati nelle costruzioni; e le cifre salgono notevolmente se
si considera il numero totale degli infortuni: ben 11.800, molti dei quali
con conseguenze invalidanti o comunque gravi. Recentemente il pd regionale
ha presentato un progetto di legge che introduce nuove norme per aumentare
la sicurezza del lavoro nei cantieri edili e di ingegneria civile, puntando
a premiare e valorizzare le imprese virtuose, che rispettano le regole, e a
contrastare l'illegalità'. A queste problematiche e' dedicata la puntata di
regione In magazine, in onda questa settimana su emittenti televisive
regionali e locali. In studio si confrontano i consiglieri Gian Carlo
Muzzarelli (pd) e Fabio Filippi (fi-pdl); in esterno i pareri di Marco
Monari (pd) e Ubaldo Salomoni (fi-dpl). La puntata ospita inoltre i
contributi di Aklessandrio Cresci, direttore regionale dell'Inail, Villiam
Alberghini, della vigilanza cantieri dell'Ausl di Bologna, Gennarino Tozzi,
della societa' Autostrade, e valentino Minarelli di Fillea - Cgil.
Nella''controcopertina', che chiude la puntata, un servizio su ''Media e
Infanzia', il convegno svoltosi recentemente a Bologna presso l'Assemblea
legislativa, organizzato dai Corecom di Emilia-Romagna e Puglia in occasione
della Giornata Mondiale dell'infanzia. Interviste alla presidente
dell'Assemblea legislativa, Monica Donini, al presidente del Corecom
emiliano-romagnolo, Gianluca Gardini, e ad alcuni studenti che hanno
partecipato all'incontro.
Fonte: asca.it
SACCONI: «No all'equiparazione tra
volontari e dipendenti»
Cancellerò l'equiparazione tra
lavoratore dipendente e volontario contenuta nel Testo Unico sulla sicurezza
del lavoro approvato ad aprile». Così si è espresso oggi il ministro del
Welfare Maurizio Sacconi, ospite della nostra redazione per un Comitato
editoriale straordinario, in merito alle contestate norme contenute nel
Testo Unico che di fatto obbligavano a estendere le norme della 626 anche ai
volontari operanti in convenzione con l'ente pubblico o in «contesto
lavorativo con esposizione a rischi per la salute». Norme particolarmente
"pesanti" per le associazioni di volontariato, che tuttavia avrebbero dovuto
entrare in vigore nel maggio 2009, dopo l'emanazione di un apposito decreto.
Che ora - assicura Sacconi - sarà completamente rivisto.
«Si tratta di una norma assurda», ha detto il ministro, «perché è sbagliato
equiparare il volontario a un lavoratore dipendente. Semmai il volontario è
equiparabile a un lavoratore indipendente, e come tale potrebbe essere
soggetto semplicemente a obblighi essenziali quali protezioni individuali e
visita medica periodica. È una modifica doverosa, altrimenti si rischia di
ammazzare il volontariato». L'annuncio di Sacconi è stato accolto con
soddisfazione dai numerosi esponenti del volontariato presenti oggi al
Comitato editoriale.
Come è noto, il Testo unico sulla sicurezza, salute e prevenzione sui luoghi
di lavoro estende l’applicabilità della normativa sulla sicurezza sul lavoro
ai rapporti delle organizzazioni di volontariato con i propri soci
volontari. Nella normativa la figura del volontario è equiparata al
lavoratore (anche se non è ritenuto computabile ai fini della determinazione
del numero dei lavoratori, alle dipendenze del datore di lavoro) quando le
associazioni di volontariato che lo impiegano agiscono in rete con soggetti
terzi, in base ad una convezione con un Ente pubblico o in un contesto
lavorativo con esposizione a rischi per la salute (ospedale, casa di riposo,
centro di aggregazione giovanile etc…). Ne derivano costi notevoli che
sarebbero ricaduti sull’Ente pubblico o privato convenzionato con la odv, e
che avrebbero così ragionevolmente portato a una esclusione del volontariato
da queste strutture. Ora le affermazioni di Sacconi riaprono la partita.
Fonte: beta.vita.it
Cavallini: "Nuove tecnologie per la
sicurezza degli ambienti di lavoro"
Riconoscere il lavoratore e
sapere esattamente dove si trova? No, non ci troviamo di fronte ad una
rivisitazione di 1984, celeberrimo romanzo di Eric Arthur Blair (noto con lo
pseudonimo di George Orwell), ma ad una mozione di Flavio Cavallini, che
afferma: .
Il consigliere socialista cita le due maggiori novità: la prima è una scarpa
dotata di sensori, che permette di sapere in tempo reale dove si trova il
lavoratore che la indossa. In questo modo la centrale di sorveglianza sa se
la scarpa è stata indossata e se il lavoratore è entrato in aree a rischio o
vietate; inoltre, in caso di incidente, la localizzazione dell’infortunato è
immediata. La seconda è il casco “intelligente” che, oltre a far sapere se è
stato indossato, è in grado di recepire i segnali che sono inviati da chi
monitora la sicurezza.
La mozione impegna il Sindaco a verificare l’adozione delle innovative
tecniche da parte di tutti coloro che sono preposti al controllo ed alla
vigilanza degli ambienti di lavoro e di riferire dei risultati raggiunti
entro la prossima primavera.
Fonte: cittadellaspezia.com
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